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  • L’Inferno a mio capire

    A mio capire l’Inferno non è il luogo di un altro stato della vita. E’ lo stato, invece, della vita nel massimo errore che perdura (se perdura) sia in questo stato che in quella che diciamo soprannaturale. Nessuna vita è uguale ad un’altra, pertanto, non eguali gli errori e non eguali gli stati di spirituale sofferenza. Come afferma Dante e prova la vita naturale neanche può essere il luogo delle fiamme eterne. Non risulta a nessuno, infatti, che nelle fiamme eterne si digrignino i denti. I denti, invece, si digrignano al freddo. Per quale causa? In quella spirituale, direi per la mancanza della vitalità che patiscono i lontani dalle verità che scaldano ma non ardono: quelle della vita. Come sapeva Dante che negli stati infernali si digrignano i denti? Secondo me (ma non so quanto totalmente) perché ha conosciuto e vissuto delle esperienze spiritiche.

  • Inferno, Paradiso, Purgatorio

    Sia pure per strade diverse da quelle di Spinoza (non condivido le sue per casi che non ho ancora trovato) anch’io penso che non esiste l’Inferno come non esiste il Paradiso e, già che ci sono, neanche il Purgatorio. Non possono esistere, infatti, perché se la vita è (come penso) infinita corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati ne consegue che non può essere contenuta dentro perimetri in studiata convenzione. Nell’ulteriore stato della vita, invece, (ma sempre secondo stati di infiniti stati) ci sono figure (quelle che diciamo spiriti) che in ragione della loro forza e della raggiunta potenza sono prossimi al Principio della vita per aver vissuto (prossimi alla loro) i principi del Principio. Nella stessa misura e condizione vi sono, per lontananza dai principi del Principio, i non prossimi da quel Principio. Vi sono poi, quelli che in parte purgano e in parte non purgano perché sono per parte prossimi al Principio e per parte non prossimi. Se così in Basso, così non può non essere in Alto. Siccome la vita è uno stato di infiniti stati di vicinanza come di lontananza dai principi del Principio ne deriva che nessuno può dirsi, pensarsi, o temersi, o comunque presumere di essere sempre prossimo o sempre lontano dal Principio. Nessuno, inoltre, può affermare la misura della vicinanza come anche della lontananza dal Principio. La verità della misura sta solo in questo metro: sono vicino al Principio tanto quanto non sono lontano dal Principio. Per altro verso: sono lontano dal Principio tanto quanto non sono vicino al Principio. Giunti al punto vi potrà essere chi si chiede: da dove gli salta fuori tutta questa sapiente sicumera a Vitaliano? Semplice! L’ho trovata nella Parola dopo averla ripulita dalle parole. Nulla di che: lo possono fare tutti. Tornando a quanto dicono del Cristo evangelico mi limito a considerare che hanno raccontato quanto pensavano di sapere (o poter immaginare) e che è questo quello che ho fatto anch’io: ad ognuno il suo cielo. :)

    ps. Non ricordo più dove ho letto il racconto di un filosofo greco (Socrate o Platone? ) a proposito di una visione onirica o mentale che sia stata. Se non ricordo male narrava di aver visto delle luci salire e scendere da due punti. E’ un racconto che per decenni mi è rimasto vincolato nella mente da non so cosa. Solo oggi, in questo commento è riuscito a liberarsi.