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  • Le date nelle lettere

    In trent’anni e passa di viaggio non ho mai datato le lettere. Non mi è mai stato chiaro perché lo ritenessi una perdita di tempo. In effetti non lo era ma era pur sempre l’interruzione (ricordarla e scriverla) di un dato emozionale (quello che mi faceva scrivere) che sentivo non interrompibile perché debole il messaggero più che il messaggio. Solo questa mattina, a marosi più o meno terminati e con un’influenza ancora da finire ho capito quella scelta. Naturalmente vattela a pescare la prima lettere che ho scritto; figuriamoci, quindi, la cronologia delle altre! Quello che posso affermare è che sono il mio passo, o per altro dire, lo stato del mio stato che prosegue, muta, sente, vive anche se non pare proprio. Dove ho trovato rifugio per decenni (un pensiero avuto senza cercarlo, figuriamoci volerlo!) non c’è il tempo: c’è il fluire dell’emozione senza data; e quella che viene prima o quello che viene dopo vale solo nel nostro. Così le lettere: ci sono quelle che sento un po’ prima ma solo perché le ho sentite meglio e poi quelle un po’ dopo e quelle un po’ di qua e quelle un po’ di la! Mi fermo qui con le spiegazioni perché mi sto rendendo conto di sembrare come chi non è ancora rientrato con la testa ma se ne sto lacrimando vuol dire che qualcosa ricordo.