Tag: voce

  • “Quando verrà il Consolatore”

    ATTENDENDO IL PARACLETO

    Più o meno dopo mangiato sono andato a letto un tantinello stanco devo dire a causa del tempo che investo per strutturare questi pensieri sul Sito. Mi sono svegliato verso le sei (epperò!) raccontandomi una tesi che in verità mi ero già detto da tempo ma non in modo così complessivamente pronto, unitario, limpido. (La voce narrante era la mia.) La lettera è lunga ma siccome é principalmente rivolta a quelli che non sanno, devo per forza partire dal principio.

    Chi possa aver originato la vita a sua Somiglianza (la vita, non, la vivenza che é ben altra cosa!) è oltre la mia conoscenza. Direi oltre anche della fede generalmente intesa dai credenti (oltre che da me sino a che lo sono stato come quelli) perché (emozionalmente parlando) lo stato di assoluto rende quel principio pressoché emozionalmente estraneo alla nostra capacità di sentire.

    Alzi la mano, infatti, chi può dire di star amando veramente chi ne ha conosciuto l’esistenza solo per sentito dire. Per sentito dire si può restar affascinati ma non di certo convinti da idee rette da idee! Va bene che bisogna tornare fanciulli per conoscere il Padre, ma non senza la ragione che ci permette di dividere la sciocchezza dall’innocenza! Della mia innocenza, ad esempio, i credenti maggiori ne hanno fatto strame per decenni!

    Non emozionalmente estraneo per la fede, pensa, chi crede di poterlo sentire. Chi crede di poterlo, però, quanto può separare quello che sente del DIO in cui crede da quello che sente l’IO in cui magari non sa quanto crede o non crede di poter sentire quindi se capita si grida al miracolo della fede quando sarebbe forse più efficace un ansiolitico? Al credente, quindi, non resta che un’ultima fede? Cioè, confidare sul fatto che ha la capacità di saper riconoscere suoi? Ognuno creda quello che sa, può, o vuole. Il credente sappia capire, però, se questa libertà è data dalla Speranza che comunque giustifica, o se è data dalla fede che comunque giustifica.

    Comunque stiano le cose, ad ognuno il suo pensiero!

    Ammesso e non concesso che possa dirlo, il discorso che segue, invece, è mio. Mi auguro che il Lettore* abbia tempo e voglia di seguirlo. Se no, gli sarà più difficoltose capirlo.

    Al principio della vita vi è la Vita del Principio. Il Principio é il primo luogo della vita e (direi necessariamente) ne é il primo ventre: lo possiamo dire Padre anche per ragione perché è la parte naturale di un principio generante. Chi ha fecondato quella parte? Essendo Principio

     

    direi che il Principio ha fecondato il suo principio. Ovviamente, è un’idea non una certezza!

    Lo stato assoluto del Principio é dato dalla sovrana comunione fra i suoi stati:

    Forza come Natura

    Potenza Vita

    come Cultura <> come Esistenza

    L’assoluta Comunione fra questi principi ha fatto sì che il suo Trinitario stato diventasse un unico stato: lo diciamo l’UNO.

    La Comunione fra stati è possibile tanto quanto vi è mediazione fra stati. La mediazione fra stati è assoluta tanto quanto gli stati raggiungono la stessa misura di stato.

    Essendo al principio, il Principio di ogni principio può essere solamente 1. Quindi,

    1 per la Forza

    1 per la Conoscenza <> 1 per l’Esistenza

    La vita è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti suoi stati. Essendo al principio è certamente somma ma non per questo addizione. L’addizione fra stati è un’imprescindibile regola del Potere sulla vita, non, del Potere della Vita.

    Per quanto teorizzo, allora, si può sostenere che il Consolatore é da quando vita é. Chi nella Bibbia ne ha parlato certamente lo sapeva per mistica Speranza. Ha dimostrato, però, di non saperlo per certa Conoscenza. Ovviamente, neanch’io lo so per certa Conoscenza del della prima Parola: VITA. Lo so, però, per quanto si può dir di conoscere le parole che dicono la Parola.

    A quell’Immagine somigliante, anche la nostra vita possiede gli stessi principi

    Forza come Natura

    Potenza Vita

    come Cultura <> come Esistenza

    In noi si sono trinitariamente incarnati

    Come Vita del Corpo

    come vita  come vita

    della Mente dell’Esistenza

    Come vita dell’Esistenza è simile al Padre perché (in ragione dello stato della Comunione) la mediazione fra stati permette ai nostri principi di raggiungere un’unità.

    L‘unificazione dei nostri stati, però, non può ricongiungersi in assoluto al Centro del nostro Essere (l’Esistere) appunto perché al principio può esserci solamente Principio; e qui la Ragione conferma quello che conferma la Fede. Ambedue confermano inoltre che l’attesa del ritorno del Paraclito non ha senso: non se n’é mai andato!

    Ha senso seguirne la magistrale ragione, però, tanto quanto ci fa ricordare che, nello stato della nostra vita, la consolazione del Paraclito viene scostata dall’errore che porta la vita nel dissidio che porta al male

    naturale

    culturale spirituale

    che porta al dolore.