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  • Ah, l’amore che cos’é!

    L’amore! Se ne parla da quando abbiamo la parola. Cosa non abbiamo detto ancora! Eppure, non abbastanza se ci ritroviamo a non distinguere quando è culla e quando è carcere. Non dovrebbe essere così difficile! E’ culla quando non toglie nulla alla vita che si ama, mentre, è carcere, quando la vita “amata” si trova parassitata della sua. E’ così chiaro! Per quali arcani lo facciamo così nero? E, per quale arcano, le due righe che dico di scrivere, diventano molte di più, mano a mano le scrivo?

    Ho saputo che ad un certo punto te n’eri andata. Cin, cin! Te lo meriti. Non credo ce tu l’abbia fatto per ripicca e/o per sterile contrapposizione, ma perché ti sei rifiutata di farti invadere dalla vita degli altri: padre compreso. Ben fatto! Nessuno può invadere un’altra persona, a meno che non la voglia rendere suddita, usando il sentimento come ricatto. La strada dell’indipendenza è piena di questi ricatti. Dicono di essere amore, invece, sono catene! Separarsi da quelle catene, non solo è necessario ma doveroso!

    E’ ovvio che se i ricatti amorosi hanno la sudditanza come prezzo, altrettanto è ovvio che anche il riscatto da quei ricatti ha un costo: il dolore che è in ogni separazione. Separare come hai fatto, non significa rivoluzionare dei rapporti. Questo lo temono quelli che basano il proprio essere, detenendo la vita dell’altro. Da questi, ogni inversione di ruolo, viene vissuto come un attacco alla personalistica carica. Separarsi, invece, significa prendere atto che ogni persona è distinta da un’altra.

    Caso mai, dipendente, ma, non sino al punto da essere coartata, coperta, prevaricata. Nel crescere, queste separazioni sono all’ordine del giorno. Sono così comuni che (almeno nei fatti meno dolorosi) non ci facciamo più caso, pure, hanno tutte lo stesso significato: la distinzione fra sé e l’altro. Il dolore nella separazione (appropriazione di un sé), è importantissima componente della strutturazione del personale carattere. Il dolore, (come anche il piacere), sono due ordini pedagogici.

    Entro questi, il crescente si prova, si conosce, capisce quanto è in grado di sopportare (nel dolore) la mancanza del piacere. Il piacere, (essendo vita), gli dice quanto è giusta la sua rivendicazione. Il dolore, invece, gli dice quanto è sbagliata. La verità è nel mezzo fra i due maestri. Ad ognuno, poi, la propria ricetta. Non può che essere così, se, ognuno, vuol diventare sé stesso. Un’ultima cosa. Tu sei sempre disponibile verso gli altri. Le persone disponibili sono come delle case sempre aperte.

    Veglia sulla tua disponibilità, se non vuoi ritrovarti come una casa svuotata dagli approfittatori. Questo non significa che ti devi chiudere. Gli estremi sono sempre erronei. Significa solo che alla porta della tua casa – disponibilità, deve far la guardia la tua capacità di scelta, il tuo discernimento. Bada anche ad un altro aspetto della disponibilità. Può apparire sempre disponibile, chi ha una tal fame di vita da non porre limiti alla fame altrui.

    Stai attenta: vi sono fiori che aprono al mondo la propria bellezza, ma, quel che pare generosità, altro non è che una più generale esca per la fame del fiore, oltre a quella di chi si serve di un fiore per soddisfare la sua fame. Quindi, distingui: soffri perché ti manca l’amore, o soffri perché il tuo essere è un’esca insufficientemente appagata quando non sufficientemente attrattiva?

  • Amore non amato

    Amore non amato Amor perdona chi non ha l’ha amato.

    Amore non amato (quello dell’amata o del amato) Amor perdona (l’Amore come principio deificato) chi (nell’amore dell’amata o dell’amato) non l’ha amato. L’Amore non può non perdonare perché è un principio e i principi (in quanto assoluti) non possono mutare il loro principio, quindi, se il Principio dell’Amore è l’amore ne deriva non può non amare anche chi non lo ama.

    Nell’amare non corrisposto non si sa le volte che ho usato la lente per ingrandire e la gomma per cancellare; ed è stata la mia Commedia. Malgrado il soggetto e/o la povertà di quanto mi tornava é anche vero che ne ho ricavato di che vivere e la vita, indipendentemente dal soggetto motivante “… é un piacer sì forte che come vedi, ancor non m’abbandona.”

  • Pedagogia dell’Amore e della Comunione

    Sino dal principio della sua esistenza l’individualità è strutturata dalla ricerca del maggior Bene mosso dal desiderio del piacere naturale per il maggior senso del vero culturale che porta al maggior senso del giusto che porta al maggior senso del bene che porta al maggior senso del vero che porta al maggior senso del giusto che porta a

    Vita è stato di infiniti stati. Dove vi è corrispondenza di vita fra stato e stato

    vi è l’amore indicato dalla comunione naturale e/o culturale e/o spirituale. Essendo la massima comunione fra i suoi stati il Principio (l’UNO) è il massimo segno dell’Amore. in amore gli stati trinitariamente fondanti tanto quanto corrispondenti sono tre:

    passione secondo Corpo

    Comunione                                       Spirito

    secondo Mente                                secondo Vita

    In ragione del raggiunto stato della comunione  fra gli stati la vita vive l’Amore che può

    per quanto è

    per quanto sa              per quanto sente

    Nella Pedagogia dell’Amore e della Comunione sono figure l’Immagine del Principio della vita e quella a sua Somiglianza

    Natura

    Cultura                                          Spirito

    Per Natura intendo il corpo della vita comunque formato; per Cultura, il pensiero della vita comunque concepito; per Spirito, la forza della vita comunque agita.

    Se così è in Basso (nella Somiglianza) così non può non essere l’Immagine in Alto. Ne consegue che

    Natura

    Cultura                                Spirito

    sono gli stati di principio in ambo le figure.

    Le corrispondenze fra gli stati sono relazioni di trinitario_ unitaria interdipendenza fra gli stati. Sono le Vie che permettono la Comunione che permette l’Amore. Comunione è l’unitaria corrispondenza fra i trinitari stati di

    Natura

    Cultura                                       Spirito

    personali, sociali e, per elevazione culturale, spirituali.

    In ragione dello stato della Comunione fra stati, quindi, si può affermare che uno stato che corrisponde ad un altro è uno stato che ama l’altro secondo la misura della raggiunta Comunione.

    Indicando ciò che deve essere posto in Comunione per poter essere Amore questa visione della vita ausilia la conformazione dell’essere e la conferma dell’esistere.

    Poiché vita è corrispondenza di stati ed il Principio il massimo stato della comunione che li permette ne consegue che il Principio è il massimo stato dell’Amore per il massimo stato della Comunione fra i suoi stati.

    Non vi sarebbe Amore detto dalla Comunione fra l’Immagine della vita e la vita a sua Somiglianza (come fra Somiglianza e Somiglianza) se non vi fosse (naturale, culturale e spirituale) un intrinseco patto fra vita e vita quando non fra la vita particolare e la vita universale.

    La comunione fra gli stati è lo stato della vita che permette l’Alleanza fra vita e vita come l’Alleanza fra vita e Vita.

    Non può non esservi Alleanza fra la Natura del Principio

    la sua Cultura              e il suo Spirito

    e la nostra Natura

    la nostra Cultura < e > il nostro Spirito

    essendo la Comunione fra gli stati della vita l’inscindibile legame che in ragione dello stato della Comunione rende prossimi o non prossimi ai principi del Principio.

    Dove non vi è prossimità fra stati, vi è errore, dissidio e dolore tanto quanto vi è separazione fra stati. Senza alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero fra vita e Vita) non vi sarebbe cellula a sé prossima, né vita ad altri e/o altro prossima.

    Ognuno partecipa all’alleanza fra vita e vita (o elevando i concetti fra vita e Vita)

    per quello che secondo Natura è

    per quello che secondo Cultura sa e per quello che secondo Spirito sente.

    Per tale partecipazione, ognuno da, in quello che è, quello che può. Non può diversamente, se non esaltandosi e/o deprimendosi

    ed in ciò ferire la sua

    Natura

    falsare la sua Cultura * alterare il suo Spirito

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