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  • Cortese signora e citati

    Alla cortese attenzione della Dottoressa Solito, delle altre Dottoresse e per conoscenza alla Cooperativa Pia Opera.

    Cortese signora e citati: sento il bisogno di fare il punto.

    Quando è iniziata l’assistenza dell’odierna Cooperativa (succedeva però anche con le precedenti) le Operatrici mi lasciarono parecchio perplesso. Succedeva nello scendere le scale. In quei casi si ponevano dietro di me. Ora, nel caso di possibili capitomboli un’assistenza dietro la persona (pesante o leggera che sia ma a peso morto nessuno diventa leggero) non serve a nulla. Serve di più, invece, se si pone davanti o subito dopo nello scalino seguente. Quando l’ho fatto notare l’assistenza si adegua ma sempre se lo chiedo. Dal mio punto di vista ciò significa che nella mente dell’assistenza non gli è diventata una Cultura da rendere vita a psicologica disposizione dell’assistito. Non per ultimo pensiero, la Cultura dell’assistito* (dovrebbe essergli diventata la Cultura professionale dell’Assistente) potrebbe non essere seguita tanto quanto un’assistente pone la sua volontà (o amor proprio o vanità) sulla volontà (o amor proprio o vanità) dell’assistito*.

    Con l’assistente di stamattina è successo cosa con la stessa dinamica psicologica che ho rilevato in quasi tutte quelle che (raggiunto l’eccesso) non ho più accolto. L’assistenza deve diventare le mani dell’assistito* ma non per questo diventargli una mente putativa. Naturalmente lo deve diventare dove la mente dell’assistito comincia a non esserci più: non è il caso del sottoscritto e non è il caso che diventi una imposizione che può essere sentita dall’Assistito come un violenza . Quindi, dove la mente è ancora sufficiente, all’assistito* che dice bianco, l’assistenza non può stressarlo* dicendogli che è meglio il meno bianco! Non può stressarlo con alternativi motivi, tanto più se l’Assistito non è in grado di reggere confronti emotivi: tanto più se è un cardiopatico! Il bisogno di porre (anche mere varianti alle richieste dell’Assistito*) ancora una volta mi dimostra che la Cultura professionale dell’Assistente non gli è diventata una vita professionale.

    Se è vero che la mia mente conserva ancora della buona mobilità psicologica, così non è per il mio movimento. Succede allora che la mia mente di adesso entra in conflitto con il mio corpo di adesso. Pur rimanendo con lo stesso quantitativo orario, devo chiederle allora di cambiarlo in questo modo:

    Martedì 1 ora per la spesa e Venerdì tre ore per altre necessità. Due ore per le altre necessità non sono più sufficienti. Si, è vero: possono anche diventarlo ma a priori non sono in grado di saperlo. Chiedo il Martedì anziché il Lunedì perché non sono poche le festività in quel giorno e perché (anche fuori festività) è pressoché chiuso dappertutto. Prima di quanto chiedo è stato un superabile problema ma temo che stia diventando un problema.

    Sono mesi che le dovrei comunicare quanto le ho scritto ma, vuoi perché me ne dimentico, o vuoi perché a dire della segreteria “la Dottoressa la richiamerà appena finito il colloquio in corso”. Siccome non succede quasi mai ne traggo la conclusione che finito quello in corso ne capita un altro di maggior assistenza. Lo posso ben capire ma doverla richiamare più di una volta mi costringe a pensare che sto assillando sino alla noia chi mi risponde. Non penso che il mio arietesco sospetto abbia ragione d’essere, tuttavia è un ombra ed io ho bisogno di “più luce”.

    Con i miei più sentiti saluti

    gazzabinvitaliano.wordpress.com

  • All’Assistenza Anziani


    ALLA CORTESE ATTENZIONE dell’Assistente Sociale dott.sa S. e dell’Assessorato deputato all’Assistenza Anziani.

    In oggetto: Anziani, Servizi, Delegati… (Datata)

    Dandomi del cibo non convenuto (non consegnato è successo anche il Giorno di Natale!) un Consegnatario m’ha detto che non mi devo permettere di dire che “i Consegnatari non capiscono”. Ciò che evidentemente non capiscono (o non possono capire perché impediti a farlo) è molto semplice, per niente impegnativo, e neanche oltre ruolo: si tratta di capire questo. Soffro dei problemi che procura il pancreas quando non fa più quello che deve fare. Badando all’alimentazione e agli conseguenti effetti sulla ghiandola (li patisco già mentre sto mangiando) man mano ho capito di cosa posso cibarmi. E’ stata una selezione che, purtroppo, può anche aver spazientito qualche consegnatario.

    Quello che mi pareva bene oggi, infatti, magari non lo era più domani. Dagli e ridagli, però, ne sono venuto a capo. In primo, eliminando pressoché tutti i secondi per non dire della frutta e dei dolci da essere pagati ben poco da tanto erano di miserrimi qualità. In fondo in fondo poco male perché sono pure diabetico. In successione, ho eliminato tutti i contorni. Quasi sempre surgelati e pressochè crudi. Non digeribili quando non lo erano. Digeribili, invece, i fagiolini. Una volta alla settimana, un tempo, mentre adesso sto perdendo il ricordo dell’ultima volta che li ho visti. Ho dovuto eliminare la pasta al tonno, il tonno, e lo sgombro perché mi bloccavano la digestione per più giorni.

    A quelli nella mia condizione consigliano il pesce: troppo caro. Non cari i bastoncini ma tremenda la panatura e sconsigliabile la friggitura. Stante la situazione avevo chiesto una pasta in più e me l’hanno portata. La pasta è al pomodoro. Salvo rare eccezioni è generalmente mediocre, e da qualche tempo, al dente in eccesso. Può essere perché l’Assessorato deve risparmiare sul gas e sul servizio pasti dove non può risparmiare per riduzione del personale? Esperienza di vita può farlo pensare, ma a caval donato non si dovrebbe guardare in bocca! Vero, ma se magari ha il fiato che sa di sterco non farlo diventa impossibile?

    Le forme del risparmio che si possono attuare in una cucina non sono poche. Ciò comporta, però, quando quel genere di economia può reggersi se (volentemente o nolentemente) è viene retta da assistiti che non hanno voce in capitolo e che quando c’è l’hanno è grido nel deserto: l’ho constatato più volte. Ho dovuto rinunciare anche al baccala: industriale o no che sia stato era sempre buono. Mevavigliosa possibilità poterlo contatare perchè miserrima la quantità. Pesata una volta, risultò di 10 grammi più i cinque della vaschetta. Devo averlo detto a qualcuno perché le volte successive mi arrivò sopra la polente. Si poteva pesare lo stesso. Se non l’ho fatto è stato perché impedito da acida risata. Anche il risotto (ne ho la passione) è sempre stato degno di considerazione.

    Non da qualche tempo: di grano ancora internamente crudo e da burro e/o margarina, assolutamente astinente. Anche le lasagne (industriali o no che sia) sono generalmente buone. Il ragù, invece, è scadente. Viene macinato con nervi e siccome si sentono come si sente l’odore e il gusto del grasso che lasciano, rinunciarvi non mi è costata alcuna fatica. Dopo sta fava e sta rava cosa mi è stato possibile chiedere? Mi è stato possibile chiedere tre paste in bianco. L’ho detto ad un consegnatario e il consegnatario l’ha detto al responsabile del servizio: ora ricordo, un certo Roberto.

    M’ha detto che lo dovevo dire a lui, non al consegnatario. Vero ma l’ho fatto perché la responsabile precedente, da qualche tempo non rispondeva più al telefono, quindi, a chi lo dico: ai muri? I muri tutti non hanno sempre sentito le mie proteste perché qualche volta ebbe a rispondermi il personale di cucina: sempre cortese. Dopo quanto dissi a un Consegnatario (cortese, paziente, disponibile e non di oggi) mi chiamò il signor Roberto. Dopo la chiamata mi vennero portate la paste solamente in bianco? Il giorno seguente no. Il successivo neanche. Nel terzo una in bianco e due in rosso. Perso la pazienza avevo voluto restituire quanto portato all’operatore del 21 c.m!

    Il Consegnatario non l’accetta e alterato ripete che io non mi devo permettere di dire quello che ho detto non mi ricordo a chi. Alterato scende dalle scale. A mia volta reso alterato lo rincorro con il sacchetto. Oltre che per le scale lo faccio anche per il cortile. L’operatore, infatti, (incurante delle mie chiamate) procede imperterrito verso la macchina. Ivi giunto l’apre, si siede, chiude la porta, non apre vetri per prendere il sacchetto che gli stavo porgendo, e l’avvia con la chiara intenzione di lasciarmi in strada con il sacchetto in mano! Prego?!!! Mi sono messo davanti la macchina e gli ho detto che avrei chiamato i carabinieri: sono più che capace di farlo come sono capace di esporre delle indubitabili ragioni!

    M’ha detto di chiamarli pure però ha aperto la portiera ed io gliel’ho buttato fra le braccia! Da gravemente cardiopatico sono tornato a casa senza fiato, senza forze, ma almeno senza nulla che mi facesse ulteriormente male e senza nulla da buttare per forza di cose. Nel primo pomeriggio sono andato a prendermi dei riso, del pomodoro in scatola, due jogurt e due formaggi: è quella è stata la mia cena e quella sarà domani come anche i successivi giorni, quando non avrò più la necessità di agire secondo gli armati motivi del Cavaliere Nero: celebre la barzelletta ed è anche sul YouTube.

    Giunti al punto, o l’Assistenza mi offre un’alterna mano, oppure, gli capiterà di dover restare, malgrado me, con le mani in mano. Se succedesse, nella raggiunta tranquillità me ne farò una miglior ragione: tanto più perché devo mangiare poco; per il niente mi sto preparando.