Saulo fuori di testa c’é lo vedo ma nonostante la mia antipatia verso quella figura non lo penso nemico del Cristo evangelico del quale “conosceva” delle idee certamente rimaneggiate per decenni prima che a Saulo dicessero di chi erano. Con quel fuori di melona, allora, la metterei così: non aveva chiaramente pensato che l’uva che da il vino é la stessa che da aceto. Non sempre l’acidificazione é perseguita dagli operai della vigna. L’acidificazione del vino, invece, può succedere anche nolenti loro: dipende dalla pianta, dalla qualità della terra, dalla posizione del campo, dell’acqua, dell’aria, del sole, del tempo, della qualità della stagione, dei tini, delle botti e di quanto ancora renderebbe più verosimile l’esempio.
Tag: cristo
-
La vattimina idea di Cristo
L’idea di Cristo che avete detto di Vattimo secondo me sta in piedi solo avendone una visione romanticata. (permettetemi il neologismo
) Dove non lo cLa vattimina idea di Cristoondivido, condivido invece quella che sosteneva sulla Chiesa temporale. Si, quella Chiesa merita di essere distrutta ma riuscirci temo sia impossibile da tanto può contare su “l’incasto connubio” che la Religione agisce con il Principato: ben “strani compagni di letto”. Si può solo aspettare che i tempi la erodano sino a farla crollare da dentro : “nutro speranza”. Nutro speranza, inoltre, che per erosione dell’emozione giunga a crollare su sé stessa anche “omosessualità”. Di fatto se è vero che i cosiddetti gay non sono etero, è anche vero che non sono solo omosessuali come da costruito nome. Sono, invece, simili al principio maschile (la Determinazione) e non di meno simili al principio femminile: l’Accoglienza. Assomigliando ad ambo i principi ne potrebbe conseguire ben altro riconoscimento: quello, cioè, di InterOmo, nel senso, appunto, di dentro ciò che è simile ai sessualmente diversi. Ne sia prova il fatto che così mi penso! 
-
Cristo al suo inizio
Secondo me Cristo al suo inizio non fu un’invenzione. Fu invece lo sconosciuto autore di un ideale (un emozionale concetto o di vita) che fu poi raccolto e portato avanti da quanti lo adattarono hai loro tempi e hai bisogni di una vita sorretta da storie e da sottesi poteri quando non di vanità. Ammettendo che il più noto di questi sia Saulo di Tarso. dobbiamo anche ammettere che il ricordo del personaggio Cristo durò non poco se Saulo lo poté riprendere una settantina di anni dopo. A mio pensare durò non poco perché fu tramandato come storia da raccontare davanti ad un fuoco più che in un tempio. A farla grande, in un tempio l’avrebbero dimenticato dopo una settimana: tanto più se fu un antipotere! Guaio è che i cantastorie sono come i pescatori: più parlano del pescato e più diventa grande. Così più raccontavano quella figura e più precisavano, arricchivano, aggiungevano. Non per bisogno di aggiungere falsità ad una storia ma solo per renderla più grande ed in questo rendere più grande il soggetto del racconto oltre che la fama di cantastorie sempre più bravi, importanti, grandi, potenti, ecc, ecc. Guaio è che nessuna storia dura a lungo se non è supportata da emozioni che creano emozioni. Se non succede, con le emozioni si dimentica anche la storia. Quella, ad esempio, provocata della morte (tanto più se tragica) di una persona, personalmente e popolarmente amata: tanto più se guida stimata o se re atteso. A portare avanti quel ricordo, allora, direi che inizialmente furono i prossimi a quel personaggio (amici e fratelli, ad esempio) e poi, quelli via via convinti dal suo pensiero e di quanti i “teologi” da evangeli gliene addebitarono in seguito. Si, quello che diciamo cristianesimo, tutto considerato lo dobbiamo a quello che diciamo elaborazione di un lutto per la morte di un Amato; di un figlio di Dio fu detto più tardi. Guaio è che all’epoca non c’era You Tube e che, direi necessariamente, le storie da raccontare erano più o meno sempre quelle. A maggior ragione se importanti, e se emozionalmente trainanti quando non travolgenti. Vero è che non c’era neanche Freud. C’era e c’è la vita, però, e questa prima o poi racconta sempre la sua: in genere, dopo aver tolto le inutili varianti.
ps. Chissà se fra i cantastorie prossimi a quello sconosciuto ci fu anche una donna. Una donna che per quanto sacra, fu magari una prostituta sacra, o perché no, un’Amata? Una donna davanti ad un fuoco dove ci poteva stare e parlare solo un uomo? Non c’è la vedo. Una donna che presa dall’elaborazione del lutto avrebbe reso “umano troppo umano” l’Amato non comune? Una donna che magari subì l’ostilità di quella che (almeno per quanto si racconta) il Cristo accolse ma non amò? Mah!
-
Cristo prima dell’invenzione
Secondo me Cristo non fu un’invenzione. Fu invece lo sconosciuto autore di un ideale (un emozionale concetto o di vita) che fu poi raccolto e portato avanti da quanti lo adattarono hai loro tempi e hai bisogni di una vita sorretta da storie e da sottesi poteri quando non di vanità. Ammettendo che il più noto di questi sia Saulo di Tarso (una settantina di anni fa dopo la morte di chi stiamo chiamando Cristo) dobbiamo anche ammettere che il ricordo del personaggio che dico durò non poco. A mio pensare durò non poco perché fu tramandato come storia da raccontare davanti ad un fuoco più che in un tempio. A farla grande, in un tempio l’avrebbero dimenticato dopo una settimana: tanto più se fu un antipotere! Guaio è che i cantastorie sono come i pescatori: più parlano del pescato e più diventa grande. Così più raccontavano di quella figura (hai cantastorie iniziali non sconosciuta) e più precisavano, arricchivano, aggiungevano. Non per bisogno di aggiungere falsità ad una storia ma solo per renderla più grande ed in questo rendere più grande il soggetto del racconto oltre che la fama di cantastorie sempre più bravi, importanti, grandi, potenti, ecc, ecc. Guaio è che nessuna storia dura a lungo se non è supportata da emozioni che creano emozioni. Quella, ad esempio, provocata della morte (tanto più se tragica) di una persona, personalmente e popolarmente amata: tanto più se guida stimata o se re atteso. A portare avanti quel ricordo, allora, direi che inizialmente furono i prossimi a quel personaggio (amici e fratelli, ad esempio) e poi, quelli via via convinti dal suo pensiero e di quanti “teologi” gliene addebitarono in seguito. Si, quello che diciamo cristianesimo, tutto considerato lo dobbiamo a quello che diciamo elaborazione di un lutto per la morte di un Amato; di un figlio di Dio fu detto più tardi. Guaio è che all’epoca non c’era You Tube e che, direi necessariamente, le storie da raccontare erano più o meno sempre quelle. A maggior ragione se importanti, e se emozionalmente trainanti quando non travolgenti. Vero è che non c’era neanche Freud. C’era e c’è la vita, però, e questa prima o poi racconta sempre la sua: in genere, dopo aver tolto le inutili varianti. ps. Chissà se fra i cantastorie prossimi a quello sconosciuto ci fu anche una donna. Una donna che per quanto sacra magari fu una prostituta o magari un’Amata? Una donna davanti ad un fuoco dove ci poteva stare e parlare solo un uomo? Una donna che presa dall’elaborazione del lutto avrebbe reso “umano troppo umano” l’Amato non comune? Mah!
-
Nell’orfanezza di Cristo
Ho immaginato il Cristo evangelico nella sua orfanezza più o meno come ho vissuto la mia. Anche nella mia non so chi sia il mio padre naturale e anche di quello adottivo ho pochi ricordi e pressoché nessun affetto. Era solo (più o meno presente) quello che mia madre aveva detto che era. Sotto l’aspetto paternità, quindi, sono stato un orfano abbastanza incurante del mio stato. In età adulta non fui per niente incurante, invece, quando mi mancò il principio guida che secondo il mio pensiero (non quello dell’epoca) mi fu padre e maschio tanto quanto determino la mia vita e mi fu madre e femmina tanto quanto l’accolse. L’amore è vero in ragione dello stato della comunione fra gli amanti. Non che ve ne fosse molta fra di noi devo dire ma lo stesso, la passione fu così potente da farlo sentire un bene nonostante l’errore che portò al dolore. Rimasto senza quella verità e nulla con cui sostituirla feci quello che non feci per la paternità: cercai la Verità che sostituisse quella che mi era mancata. L’elevazione verso un principio guida superiore è il massimo bisogno di chi si sente pesantemente orfano di una vita guida. Dato il pensiero sociale della sua epoca il Cristo evangelico si senti orfano, magari anche pesantemente. Cosicché, anche lui (condizionato tanto più da una orfanezza da giustificare) passò dalle verità paterne che non aveva avuto a quelle di un Padre più grande. In quello trovò l’amore che gli era mancato per mancante paternità. Può anche essere, però, che abbia amato il Padre che si è costruito per ideale afflato! Se è vero che nulla smentisce l’ipotesi, è anche vero che nulla la prova. Si può solamente dire, allora, che é fra le storie che stanno in mezzo. Luogo dove nessuno può veramente sapere per quale Via la Vita ci comunica le sue Verità. Men che meno mentre ancora si percorre le sue strade.