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  • L’dea che seguo

    Come “per Damasco” e come persona seguo l’idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio è la vita:

    bene per la Natura

    Vero per la Cultura e Giusto allo Spirito

    Se lo stato che segna la verità che è della giustizia è lo Spirito e, lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

  • La metterei così

    La metterei così: ammessa l’esistenza di un Principio che originò il suo principio (la vita) ne consegue che, a nostra somiglianza, lo si può pensare anche come Padre. Poiché tutti siamo generati dai principi di quel Principio ne consegue che tutti siamo figli di quel Padre. In quanto origine della Materia ( corpo comunque effigiato) lo siamo secondo Natura. Ciò che è della Natura della vita (il bene dato il Bene) non può non essere anche della Cultura della vita: il vero dato il Vero. Per quella verità, quindi, possiamo dirci figli anche della Cultura del Padre in ipotesi. Possiamo dirci Figli de Padre anche come forza e potenza che dico Spirito. Esattamente tanto quanto il Cristo evangelico, quindi, siamo tutti figli dello stesso Padre: la vita. Ora, ammesso che il Cristo la pensasse come la penso ha avuto ben tre motivi per dirsi Figlio del Padre che pensiamo per molti nomi. Guaio è che il Padre è un principio assoluto e che i principi assoluti possono generare solamente degli altri assoluti e che noi non lo siamo. Di quale Padre allora possiamo dirci figli? Direi del Padre (la vita) a Somiglianza del padre: la vita. Si, nel Tutto, nessuna parte è scissa dal tutto ma nessuna parte può diventare un tutto. Per sua Natura, per sua Cultura, e per il suo Spirito solo il Padre lo può. La vita figliata dal Padre, invece, può dirsi prossima all’Immagine in ragione dello stato di conoscenza del Padre. A questo massimo limite della conoscenza nessuno sfugge perché al principio ci può essere un solo Principio. Le teologie del Libro se ne facciano una ragione!

  • Madre, Padre, Vita.

    Capisco cosa intende dire Spinoza ma dissento. Premetto: quando parlo di Dio non intendo nulla di quanto generalmente si crede. Escludendo tutto che rimane? Rimane la parola e Dio è la prima parola perché il credente la pone al principio di ogni parola. Ora, quanto ha ragione Spinoza nel dire che chi obbedisce a Dio è un debole? Possiamo dire debole chi non supera un dato contrasto e/o una data forza. Si può superare il dato contrasto e/o forza per volontà di potere (di EGO su EGO) oppure non superarlo perché si accetta come superiore un altro EGO. Se il superiore viene addebitato ad un Dio possiamo dire che se da un lato ogni credente è un sottomesso a più livelli, dall’altro è un forte appunto perché accetta di essere debole. Se per quel niente che conosco interpreto bene Freud, un figlio che non “uccide” il padre (non lo supera) rimane variamente fissato negli schemi mentali di figlio. Ora, può un credente superare gli schemi mentali di Dio? E’ inverosimile anche solo pensarlo, ovviamente! Si può dire, quindi, che il destino del credente sta nel rimanere nella sottomessa condizione di figlio ubbidiente oppure di rifiutare l’ubbidienza al Padre rifiutando il credo. Chi rifiuta di credere al Padre, direi necessariamente, rifiuta (culturalmente e spiritualmente parlando) l’essere di figlio del padre. Può essere definito forte chi rifiuta di obbedire al Padre? Non direi. Lo direi, invece, figlio di altro padre o per altro dire figlio di altra parola che se posta al principio, sempre di altro padre si tratta. E se dopo quella non c’è nulla, figlio di nessuno si potrebbe anche erroneamente affermare. Dico erroneamente perché prima del nome vi è cosa si nomina. Con ciò intendendo dire che prima del nome di padre (o Dio) non può non esserci la “sostanza” (la vita come atto generante) che nominiamo come padre o come Dio. Per questo, si potrebbe anche dire che, nella vita, nessuno è orfano tanto quanto accetta di obbedire al Padre (naturale o spirituale) che gli ha originato la vita. Concludendo mi viene da dire che se da un lato Spinoza riuscì ad “uccidere” un Padre_ Dio (e che per questo lo possiamo dire più forte del Padre) dall’altro lo possiamo pensare debole perché non riuscì (almeno per quel niente che conosco) a trovarne un altro. Lo doveva perché la filosofia non dovrebbe concepire il vuoto che è del nulla: la vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Dove è mancante la corrispondenza fra stati si origina il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Si, Spinoza trovò l’errore (obbedire senza sapere) ma non trovò la medicina (sapere per obbedire) e che per questo ebbe una sola scelta: lasciar morire il Padre per aver lasciato che si dissanguasse anche di quanto era giusto. Fu la scelta di uno spirito forte? Non lo so. I giudizi ultimi io li lascio alla vita: nel Tutto, principio madre tanto quanto mi accoglie e principio padre tanto quanto mi determina: ad un Generante così non vedo proprio come sia possibile disobbedire!

  • Al principio della vita c’è sempre un padre

    Ammesso che il Gesù raccontato sia giunto a pensare come penso la vita, chiamò Padre il principio attuatore della sua esistenza. Perché non disse che è un Principio universale? Perché, preso da quella rivelazione, si sentì unico! Fu per quel senso di elettiva esclusività che sulla croce disse che il Padre lo stava abbandonando. Di fatto lo stava abbandonando la vitalità della sua vita non il Padre che se abbandonasse la vita abbandonerebbe sé stesso. Fu fondamentalista anche quando fece pensare di sapersi Dio. Avendo la vita dal Padre, infatti, poteva non sentirsi come il Padre in quanto sia il Padre che il “Figlio” avevano la vita come stesso principio? Oltre per quanto ipotizzo lo penso mentalmente fondamentalista per quanto mostrano di essere fondamentalisti gli ebrei che tuttora escludono la ragione dalla fede. Per quanto riguarda i miracoli narrati sono stati come il pesce che aumenta di dimensioni (e con il pesce anche il pescatore) man mano il racconto del pescato passa da bocca a bocca e per interessi ad altri interessi. Si racconta che disse anche “vi farò pescatori di uomini”. Di uomini o della Vita che è in ogni vita? Direi di uomini se tendeva a maggiorare un suo potere, o di vita se intendeva maggiorare (in altre conoscenza) la sua conoscenza ma un’ipotesi non esclude l’altra. Nell’ ambaradan di ipotesi pensate e fondate come verità per secoli, quale il Cristo più verosimile? Universalizzando il suo pensiero (sempre ammesso che lo sia stato) direi chi ama il principio particolare (la vita) in nome del principio universale: la Vita che Cristo disse Padre. Lo pensò per tutti? Direi di no: un fondamentalista non pensa per tutti. Non lo può tanto quanto la sua divinità è presa dalla sua umanità. Non lo può tanto quanto è egocentrica sia la sua divinità che la sua umanità.

  • Nell’orfanezza di Cristo

    Ho immaginato il Cristo evangelico nella sua orfanezza più o meno come ho vissuto la mia. Anche nella mia non so chi sia il mio padre naturale e anche di quello adottivo ho pochi ricordi e pressoché nessun affetto. Era solo (più o meno presente) quello che mia madre aveva detto che era. Sotto l’aspetto paternità, quindi, sono stato un orfano abbastanza incurante del mio stato. In età adulta non fui per niente incurante, invece, quando mi mancò il principio guida che secondo il mio pensiero (non quello dell’epoca) mi fu padre e maschio tanto quanto determino la mia vita e mi fu madre e femmina tanto quanto l’accolse. L’amore è vero in ragione dello stato della comunione fra gli amanti. Non che ve ne fosse molta fra di noi devo dire ma lo stesso, la passione fu così potente da farlo sentire un bene nonostante l’errore che portò al dolore. Rimasto senza quella verità e nulla con cui sostituirla feci quello che non feci per la paternità: cercai la Verità che sostituisse quella che mi era mancata. L’elevazione verso un principio guida superiore è il massimo bisogno di chi si sente pesantemente orfano di una vita guida. Dato il pensiero sociale della sua epoca il Cristo evangelico si senti orfano, magari anche pesantemente. Cosicché, anche lui (condizionato tanto più da una orfanezza da giustificare) passò dalle verità paterne che non aveva avuto a quelle di un Padre più grande. In quello trovò l’amore che gli era mancato per mancante paternità. Può anche essere, però, che abbia amato il Padre che si è costruito per ideale afflato! Se è vero che nulla smentisce l’ipotesi, è anche vero che nulla la prova. Si può solamente dire, allora, che é fra le storie che stanno in mezzo. Luogo dove nessuno può veramente sapere per quale Via la Vita ci comunica le sue Verità. Men che meno mentre ancora si percorre le sue strade.