Capisco cosa intende dire Spinoza ma dissento. Premetto: quando parlo di Dio non intendo nulla di quanto generalmente si crede. Escludendo tutto che rimane? Rimane la parola e Dio è la prima parola perché il credente la pone al principio di ogni parola. Ora, quanto ha ragione Spinoza nel dire che chi obbedisce a Dio è un debole? Possiamo dire debole chi non supera un dato contrasto e/o una data forza. Si può superare il dato contrasto e/o forza per volontà di potere (di EGO su EGO) oppure non superarlo perché si accetta come superiore un altro EGO. Se il superiore viene addebitato ad un Dio possiamo dire che se da un lato ogni credente è un sottomesso a più livelli, dall’altro è un forte appunto perché accetta di essere debole. Se per quel niente che conosco interpreto bene Freud, un figlio che non “uccide” il padre (non lo supera) rimane variamente fissato negli schemi mentali di figlio. Ora, può un credente superare gli schemi mentali di Dio? E’ inverosimile anche solo pensarlo, ovviamente! Si può dire, quindi, che il destino del credente sta nel rimanere nella sottomessa condizione di figlio ubbidiente oppure di rifiutare l’ubbidienza al Padre rifiutando il credo. Chi rifiuta di credere al Padre, direi necessariamente, rifiuta (culturalmente e spiritualmente parlando) l’essere di figlio del padre. Può essere definito forte chi rifiuta di obbedire al Padre? Non direi. Lo direi, invece, figlio di altro padre o per altro dire figlio di altra parola che se posta al principio, sempre di altro padre si tratta. E se dopo quella non c’è nulla, figlio di nessuno si potrebbe anche erroneamente affermare. Dico erroneamente perché prima del nome vi è cosa si nomina. Con ciò intendendo dire che prima del nome di padre (o Dio) non può non esserci la “sostanza” (la vita come atto generante) che nominiamo come padre o come Dio. Per questo, si potrebbe anche dire che, nella vita, nessuno è orfano tanto quanto accetta di obbedire al Padre (naturale o spirituale) che gli ha originato la vita. Concludendo mi viene da dire che se da un lato Spinoza riuscì ad “uccidere” un Padre_ Dio (e che per questo lo possiamo dire più forte del Padre) dall’altro lo possiamo pensare debole perché non riuscì (almeno per quel niente che conosco) a trovarne un altro. Lo doveva perché la filosofia non dovrebbe concepire il vuoto che è del nulla: la vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Dove è mancante la corrispondenza fra stati si origina il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Si, Spinoza trovò l’errore (obbedire senza sapere) ma non trovò la medicina (sapere per obbedire) e che per questo ebbe una sola scelta: lasciar morire il Padre per aver lasciato che si dissanguasse anche di quanto era giusto. Fu la scelta di uno spirito forte? Non lo so. I giudizi ultimi io li lascio alla vita: nel Tutto, principio madre tanto quanto mi accoglie e principio padre tanto quanto mi determina: ad un Generante così non vedo proprio come sia possibile disobbedire!