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  • Non sono i soldi

    Vedo lo sterco del diavolo nel potere non sui soldi. Dove i soldi servono a costruirlo e a protrarlo, quindi, non c’è stato dello spirito umano che possa pensarsi esente dalla possibilità di sporcarsi come di essere sporcato da quel rifiuto quando è usato oltre un’esistenziale misura di bene. Secondo la misura di infiniti stati di potere é così in Basso come in Alto. Si potrebbe anche dire che non sporca dove serve la vita e sporca dove serve la propria: vero! Guaio è che se siamo portatori di verità arteriose, nel contempo siamo anche portatori di verità venose. Nell’impossibilità di impedire che la verità della mente arteriosa possa essere con_fusa con quella venosa ed esserne inquinata come venirne a capo? Direi, ascoltando la voce del dolore: dove la sentiamo non ci può essere verità perché il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Ai piedi di quel presunto papa, il dolore che la visione suggerisce non è stato impedito, appunto per ricerca di potere. Parlo del potere e non dei suoi portatori perché di nessuno si può dire che sa quello che fa. Tutti, infatti, facciamo quello che di prevalenza crediamo vero non non quello che sappiamo vero. Ne consegue che a chi non sa non si può addebitare colpa. Si può addebitare, invece, il peso del dolo arrecato. Solo le verità scientifiche non sottostanno alla colpa perché (almeno in quelle appurate) sono verificabili in tutte le parti. Dove è impossibile ogni verifica sottostanno all’errore. A proposito di errori mi è venuto in mente il ricordo dell’evangelica parabola che quasi mai volente per acquisita coscienza generalmente vivo nella parte del Buon seminatore e che per niente vivo in quella non scritta del Buon raccoglitore. E’ una parte, questa, che non ho mai sentito mia. Figuriamoci adesso a ottanta e passa anni! Che cavolo me ne farei dei frutti di quel genere di parte ora che mi manca il fiato anche dopo pochi scalini! Che cavolo me ne farei ora che per poter viaggiare leggero verso l’Oltre non posso non lasciare qui tutti gli inutili bagagli? Ciò vuol dire che sono un pentito? No, ciò vuol dire che ho agito quello che dovevo fare. Ne consegue che devo lasciare qui anche le aureole che per infantile vanità più che per adulta verità ho pensato di star portando? Si! Anche le spente che ho temuto di star indossando per gli errati giudizi che al caso mi sono dato? Sì! Sto parlando troppo di me? Lo penso anch’io ma non posso diversamente. Per averla conosciuta, infatti, sono fra le fonti che considero attendibili.