Tag: spinoza

  • La metterei così

    La metterei così: ammessa l’esistenza di un Principio che originò il suo principio (la vita) ne consegue che, a nostra somiglianza, lo si può pensare anche come Padre. Poiché tutti siamo generati dai principi di quel Principio ne consegue che tutti siamo figli di quel Padre. In quanto origine della Materia ( corpo comunque effigiato) lo siamo secondo Natura. Ciò che è della Natura della vita (il bene dato il Bene) non può non essere anche della Cultura della vita: il vero dato il Vero. Per quella verità, quindi, possiamo dirci figli anche della Cultura del Padre in ipotesi. Possiamo dirci Figli de Padre anche come forza e potenza che dico Spirito. Esattamente tanto quanto il Cristo evangelico, quindi, siamo tutti figli dello stesso Padre: la vita. Ora, ammesso che il Cristo la pensasse come la penso ha avuto ben tre motivi per dirsi Figlio del Padre che pensiamo per molti nomi. Guaio è che il Padre è un principio assoluto e che i principi assoluti possono generare solamente degli altri assoluti e che noi non lo siamo. Di quale Padre allora possiamo dirci figli? Direi del Padre (la vita) a Somiglianza del padre: la vita. Si, nel Tutto, nessuna parte è scissa dal tutto ma nessuna parte può diventare un tutto. Per sua Natura, per sua Cultura, e per il suo Spirito solo il Padre lo può. La vita figliata dal Padre, invece, può dirsi prossima all’Immagine in ragione dello stato di conoscenza del Padre. A questo massimo limite della conoscenza nessuno sfugge perché al principio ci può essere un solo Principio. Le teologie del Libro se ne facciano una ragione!

  • La Sostanza di Spinoza

    Concepisco quella Sostanza (Dio nell’idea di Spinoza) come una Forza (naturale) che diventa corrispondente Potenza culturale dove la Forza, ponendo la sua sostanza nella materia, si pone in vita nella materia. Il Principio della vita (la vita) è una Forza acefala. Con cefalo diventa dove vita diventa. Non per questo diventa l’identità della vita a cui ha dato vita. Della data identità a cui ha dato vita rimane il principio della cosa non la cosa. Esemplificando: il Principio della vita che vivifica una rosa non per questo diventa una rosa. Questo vale anche per una vivificata umanità; è il principio della Cosa ma non è la Cosa così come un Assoluto non è mai un relativo, o un relativo non è mai un Assoluto.

  • Dell’Alto e del Basso

    Per quanto mi pare di aver capito mi differenzio da Spinoza perché, per Alto, intendo i principi universali della vita (il Tutto dal principio e dello stesso Principio) e quanto (secondo stati di Xstati) vi corrisponde. Per Basso quanto la vita (Il Tutto del nostro principio) somiglia alla Vita e quanti (secondo stati di Xstati) vi corrispondono. Se ciò che è dell’immagine della nostra vita (da qui il mio pensiero) può non essere dell’Immagine della vita? Non lo è tanto quanto il Dissidio causato dall’Errore nega il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine dell’Alto (Principio che vanamente nominiamo Dio) e quanto è a sua Somiglianza: il Basso. Vero è che il Basso comincia a principiarsi già dall’Alto perché (sempre secondo stati di Xstati) è differenza dal Principio, non, scissione. Nello stato che si differenzia dal Principio a causa dello stato di Somiglianza inizia sia il principio materiale della nostra vita che la materiale conclusione del nostro scopo spirituale: perseguire i principi assoluti della Vita (il Bene, il Vero, ed il Giusto) per rinascere nel Bene, nel Vero, nel Giusto secondo quanto siamo, possiamo, e stiamo.

  • Madre, Padre, Vita.

    Capisco cosa intende dire Spinoza ma dissento. Premetto: quando parlo di Dio non intendo nulla di quanto generalmente si crede. Escludendo tutto che rimane? Rimane la parola e Dio è la prima parola perché il credente la pone al principio di ogni parola. Ora, quanto ha ragione Spinoza nel dire che chi obbedisce a Dio è un debole? Possiamo dire debole chi non supera un dato contrasto e/o una data forza. Si può superare il dato contrasto e/o forza per volontà di potere (di EGO su EGO) oppure non superarlo perché si accetta come superiore un altro EGO. Se il superiore viene addebitato ad un Dio possiamo dire che se da un lato ogni credente è un sottomesso a più livelli, dall’altro è un forte appunto perché accetta di essere debole. Se per quel niente che conosco interpreto bene Freud, un figlio che non “uccide” il padre (non lo supera) rimane variamente fissato negli schemi mentali di figlio. Ora, può un credente superare gli schemi mentali di Dio? E’ inverosimile anche solo pensarlo, ovviamente! Si può dire, quindi, che il destino del credente sta nel rimanere nella sottomessa condizione di figlio ubbidiente oppure di rifiutare l’ubbidienza al Padre rifiutando il credo. Chi rifiuta di credere al Padre, direi necessariamente, rifiuta (culturalmente e spiritualmente parlando) l’essere di figlio del padre. Può essere definito forte chi rifiuta di obbedire al Padre? Non direi. Lo direi, invece, figlio di altro padre o per altro dire figlio di altra parola che se posta al principio, sempre di altro padre si tratta. E se dopo quella non c’è nulla, figlio di nessuno si potrebbe anche erroneamente affermare. Dico erroneamente perché prima del nome vi è cosa si nomina. Con ciò intendendo dire che prima del nome di padre (o Dio) non può non esserci la “sostanza” (la vita come atto generante) che nominiamo come padre o come Dio. Per questo, si potrebbe anche dire che, nella vita, nessuno è orfano tanto quanto accetta di obbedire al Padre (naturale o spirituale) che gli ha originato la vita. Concludendo mi viene da dire che se da un lato Spinoza riuscì ad “uccidere” un Padre_ Dio (e che per questo lo possiamo dire più forte del Padre) dall’altro lo possiamo pensare debole perché non riuscì (almeno per quel niente che conosco) a trovarne un altro. Lo doveva perché la filosofia non dovrebbe concepire il vuoto che è del nulla: la vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Dove è mancante la corrispondenza fra stati si origina il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Si, Spinoza trovò l’errore (obbedire senza sapere) ma non trovò la medicina (sapere per obbedire) e che per questo ebbe una sola scelta: lasciar morire il Padre per aver lasciato che si dissanguasse anche di quanto era giusto. Fu la scelta di uno spirito forte? Non lo so. I giudizi ultimi io li lascio alla vita: nel Tutto, principio madre tanto quanto mi accoglie e principio padre tanto quanto mi determina: ad un Generante così non vedo proprio come sia possibile disobbedire!

  • Chi c’è al principio?

    Sono giunto al punto da domandarmi cosa può dire un Dio collocato al principio di ogni principio. Mi sono risposto così: sentendosi vivo e quindi esistente che altro può dire se non che IO SONO? E fu il VERBO. Nel sentirsi quello che era che altro può dire se non VITA? E fu la PAROLA. Così il VERBO fu presso la PAROLA (dove vi è vita non può essere diversamente) e il VERBO e la PAROLA sono VITA; e la vita è il cielo (lo stato elevato) dove, al principio di ogni principio, Dio è sostanza secondo Spinoza o, secondo me, Forza naturale che diventa Potenza culturale nella vita materiale posta in vita dal suo Fiato (flatus o respiro) o per altro dire dal suo Spirito.

  • Dio anche prima di Nicea

    Dio inventato a Nicea? Direi molto prima. Dio è stato inventato dalla vita: la stessa che l’ha reso “inventore” di quella a sua Somigliante perché non principio al principio. Pur non essendo al principio (e quindi non assoluta) però, comunque ha gli stessi principi del Principio. Non ne ha, però, la vivenza: assolutamente unitaria nel solo Principio. Ipotesi confermata dalla fede come dalla ragione perché non vi possono essere due principi assoluti così come non vi possono essere due Dio. La Somiglianza non è l’1 perché vivenza con più stati: necessariamente 3. La Somiglianza (che è stato stato trinitario_unitario) si origina dallo stato della corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati: la Natura come Corpo comunque formato, la Cultura come Pensiero comunque concepito e lo Spirito come Forza che nella corrispondente conoscenza forma la corrispondente Potenza. Se questa è l’immagine di principio della vita a somiglianza del Principio che sta al principio (e che è fuor di definizione perché nessuno lo conosce) può non essere l’Immagine della vita dello stesso Principio? Direi di sì se accettiamo che fra Immagine e Somiglianza vi sia similitudine. Direi di no se escludiamo la similitudine. Se escludiamo la similitudine, però, ammettiamo che la vita possa avere anche altre forme in altri stati di alieni principi. Comunque siano formati quegli stati, però, non possono non essere trinitario_unitari perché non possono avere più di una Natura (corpo del Bene) più di una Cultura (Corpo del Vero) più di uno Spirito (corpo del Giusto) cosicché, per principio, non possono essere meno di 3 o più di 3. Non possono essere meno o più perché la vita è corrispondenza di stati, non, addizione o sottrazione di stati. L’addizione di stati è di chi (persona, popolo, o nazione che sia) tende a maggiorare il suo potere sommando altra Natura, o altra Cultura o uno Spirito altro perché reso più forte a motivo di una Potenza da maggiorata conoscenza. A livello umano la vita + 3 (di aggiunto stato naturale e/o culturale e/o spirituale) tende a sottomettere la vita di minor e/o di disinserito stato che è della vita a livello + 2. Anche questo, però, è iniziato ben prima di Nicea.

  • Al principio della vita c’è sempre un padre

    Ammesso che il Gesù raccontato sia giunto a pensare come penso la vita, chiamò Padre il principio attuatore della sua esistenza. Perché non disse che è un Principio universale? Perché, preso da quella rivelazione, si sentì unico! Fu per quel senso di elettiva esclusività che sulla croce disse che il Padre lo stava abbandonando. Di fatto lo stava abbandonando la vitalità della sua vita non il Padre che se abbandonasse la vita abbandonerebbe sé stesso. Fu fondamentalista anche quando fece pensare di sapersi Dio. Avendo la vita dal Padre, infatti, poteva non sentirsi come il Padre in quanto sia il Padre che il “Figlio” avevano la vita come stesso principio? Oltre per quanto ipotizzo lo penso mentalmente fondamentalista per quanto mostrano di essere fondamentalisti gli ebrei che tuttora escludono la ragione dalla fede. Per quanto riguarda i miracoli narrati sono stati come il pesce che aumenta di dimensioni (e con il pesce anche il pescatore) man mano il racconto del pescato passa da bocca a bocca e per interessi ad altri interessi. Si racconta che disse anche “vi farò pescatori di uomini”. Di uomini o della Vita che è in ogni vita? Direi di uomini se tendeva a maggiorare un suo potere, o di vita se intendeva maggiorare (in altre conoscenza) la sua conoscenza ma un’ipotesi non esclude l’altra. Nell’ ambaradan di ipotesi pensate e fondate come verità per secoli, quale il Cristo più verosimile? Universalizzando il suo pensiero (sempre ammesso che lo sia stato) direi chi ama il principio particolare (la vita) in nome del principio universale: la Vita che Cristo disse Padre. Lo pensò per tutti? Direi di no: un fondamentalista non pensa per tutti. Non lo può tanto quanto la sua divinità è presa dalla sua umanità. Non lo può tanto quanto è egocentrica sia la sua divinità che la sua umanità.

  • La verità del paracleto

    Non sono certamente in grado di provare quanta verità vi sia nel pensiero di Spinoza su Gesù. Certo è che se è non vero è molto più verosimile di quanto i Vangeli raccontano. Ora, mi permetta Spinoza :) di accostare il mio pensiero al suo. Il mio pensiero dice che Gesù fu un fondamentalista. Non tanto perché volle farlo intendere ma per un carattere che si ritrova in tutti i portatori di verità: generalmente incapaci di mediare fra fideistica convinzione e umana ragione. Non ne sono capaci perché non sono degli spiriti paracleti. Abbiamo il Paracleto sotto gli occhi da quando vi è vita ma stiamo ancora aspettandolo! Va bèh!

  • Romanzata Presenza

    Non sono in grado dii sapere se è una romanzata la descrizione della visita di una Presenza a Spinoza o se è storia ma in ambo i casi si racconta il rapporto extrasensoriale che accade nelle manifestazioni medianiche. Manifestazioni certamente corrispondenti alla storia di un filosofo particolarmente coinvolto (e per questo in medium) fra principi di conoscenza e principi di verità. La medianità si rivela tanto quanto una vita patisce stati di scissione nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nel suo Spirito: uno stato di scissione non esclude l’insieme degli stati. E’ massima scissione fra stati quando una vita scinde il suo essere dall’Essere. In questo stato (come negli altri detti) la scissione diventa l’apertura che permette l’ingresso nei propri stati (come anche nel proprio stato) di stati della vita altra: quella che diciamo soprannaturale. In quei casi di scissione si può parlare di malattia tanto quanto chi vive la conseguente medianità non rientra nel suo stato perché non sa, o perché non può, o perché non vuole o per l’insieme dei casi. Siccome non ci sono altri casi successi a Spinoza (almeno per quel niente che ne so io) quell’accaduto non gli divenne schizofrenia. Restò, bensì, via di elevata conoscenza. Penso, infine, che gli rimase unica perché non è mica facile reggerla (sia a livello psichico che a livello spirituale) quando raggiunge la globale intensità raggiunta da Spinoza. Sento di poter dire, quindi, che se ve ne furono altre, non furono accolte, oppure, non ritenne di doverle raccontare.

  • Il Potere religioso

    Il potere religioso si basa su gli Avvinti che si pensano Credenti, sui vinti ma non convinti e per questo protestanti, e sugli indifferenti tanto che per questo possono essere contati (quando assente il diniego) sia con gli Avvinti che con i Vinti. Se è vero che il Cristo evangelico disse di essere il Buon Seminatore è anche vero che il potere papale (religioso è cosa altra) non può far capire di essere invece l’Equivoco che alla trebbia non separa il grano (le verità funzionali al potere suo associato a quello politico) dalla pula: le verità non funzionali al suo potere e neanche a quello politico. Si basa, poi, sui bisognosi di Fede perché fuori di quelle non saprebbero come essere e stare. Si basa inoltre sulle incantanti forme della vita del Potere estorto a quello della Vita: Sostanza e Coscienza. Ogni illuminato dalla luce del Potere sulla vita è stato educato a piegare la mente quando non il ginocchio. Sollevare il ginocchio e la mente da quanto ci ha fatto inginocchiare é tutto fuorché facile ma facilitarci la liberazione entrando in altri conventi è prevalentemente inutile. Altro non faremmo, infatti, che uscire da una gabbia per entrare in un’altra. E nella Vita (il tutto dal Principio) che bisognerebbe entrare. E’ ben vero che anche la Vita può essere vissuta come una gabbia. Diversamente da quella del Potere, però, non ferma il passo di chi si sente ingabbiato. Sia pure percorrendo non si sa quante strade, infatti, quella libertà permette di raggiungere la vitale postura che più corrisponde al suo passo e alla sua mente.