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  • Circa la Terra Promessa

    Secondo un pensiero che ho rivisto perché il precedente non mi convinceva del tutto, la Terra promessa non è da intendersi come uno spazio geografico, bensì come luogo dell’Ebreo che ha smesso di errare; errare sia nel senso di cammino sia nel senso di errore. Mi viene di pensarlo come il “luogo” della sua anima. Ammessa l’ipotesi questo “luogo” sta dove sta l’Ebreo. Ammessa un’ulteriore ipotesi, quindi, stava anche nei campi del suo massimo dolore. Sostengo poi l’inattendibilità della Promessa perché uno Spirito assoluto può concedere solo l’assoluto che il suo principio é: la vita. Solo gli spiriti dello stato Basso della vita possono promettere quanto concerne la vivenza. I rapporti fra spiriti avvengono in ragione della somiglianza di forza e di potenza fra spirito incarnato e spirito disincarnato. L’incarnato che vive il suo spirito nel dissidio, quindi, corrisponderà con uno o più spiriti in dissidio. Uno spirito in dissidio non necessariamente è uno spirito coscientemente avverso ai principi della vita. Giusto per limitare i casi, può esserlo, però, per incoscienza da ignoranza. Maggiore l’incoscienza da ignoranza, maggiore il dissidio nella forza della vita e più in errore lo spirito che si rivela. Nel caso di Mosè vincolando i suoi possibili dubbi ad una risposta valida “per tutte le stagioni”. Ammesso il dissidio in Mosè (per quanto si era promesso non poteva non averne e subirne un bel carico) ne consegue (direi per forza di cose) la similitudine di intenti fra lo spirito apparso e lo spirito di Mosè: mostrare di più per potere di più. Ammesso quanto sostengo, la parte di Israele che sulla divinità di quello spirito nutre non pochi dubbi ha perfettamente ragione.