Tag: vita
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Spinoza: ragioni e no.
Si, ma qui Spinoza ha ragione e nello stesso tempo no. Mi spiego, vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Al principio dello stesso Principio: Natura, Cultura, Spirito. Tanto quanto gli stati sono corrispondenti e tanto quanto sono unitari. L’unità di uno stato è permesso dall’amore permesso dalla comunione fra gli stati. Così è per la vita. La Comunione permette il bene che diciamo amore. Si può dire, allora, che l’amore fa bene tanto quanto è frutto della corrispondente unione fra stati e fa male tanto quanto è frutto della mancata unione fra stati. Dove allora, il vero stato di verità nello stato dell’amore? Direi nella prevalente misura di bene sul male, di vero sul falso, e di giusto su l’ingiusto. Quale stato può negare lo stato di verità nella misura di prevalenza? Lo può il dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. L’amore come Principio del bene detto dal vero per quanto è giusto è uno stato assoluto. Come tale, a noi raggiungibile solo nello stato di somiglianza. Non possiamo non badare meglio, quindi, su dove volgiamo il giudizio. In questo avvertimento, Spinoza ha assolutamente ragione!

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Sui miracoli
Sui miracoli mi ritrovo distante da Spinoza vuoi perché la vita è stato dalle infinite possibilità (conosciamo solo quelle che abbiamo capito) vuoi perché miracolo è un minestrone dalle infinite verdure e dagli innumerevoli nomi. Quando la vedo a questo modo non posso non ridurre la dimensione dello sguardo. Lo faccio tornando al principio. Il principio della vita che Spinoza dice Sostanza io dico Spirito: forza naturale della vita e potenza culturale e spirituale quando comunque incarnata. Quanto incarnato è in ogni luogo. Così, direi necessariamente, in ogni luogo c’è la sua Forza e la sua Potenza: ovviamente, anche in noi. In noi è vita in ragione dello stato della corrispondenza fra tutti ed in tutti i nostri trinitario_unitari stati. Al principio (e dello stesso principio: Natura, Cultura, Spirito. Ora, il nostro spirito può sentire lo Spirito in ragione dello stato dell’elevazione della forza e della Potenza. In quello stato mentale e spirituale può succedere che il nostro spirito possa venir maggiormente influito dallo Spirito, esattamente come avvicinandosi ad un falò possiamo sentir maggior calore. In quei casi di maggior influsso possono succedere maggiori possibilità di vita o (a dire con Spinoza) la maggior sostanzialità che permette quell’irrazionale oltre che diciamo miracolo. Chiaro sia che non tutti sono da prendere senza molle.
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Vita e stati al principio
Vita, è stato di infiniti stati in tutti e fra tutti gli stati. Al principio dello stesso Principio
Natura

Cultura >>>>>< <<<<Spirito.
Tanto quanto gli stati sono corrispondenti e tanto quanto sono unitari. L’unità di uno stato è permesso dall’amore permesso dalla comunione fra gli stati. Così è per la vita.
La Comunione permette il bene che diciamo amore. Si può dire, allora, che l’amore fa bene tanto quanto è frutto della corrispondente unione fra stati e fa male tanto quanto è frutto della divisione fra stati.
Dove allora, il vero stato di verità nello stato dell’amore? Direi nella prevalente misura di bene sul male, della verità su l’errore, di Forza su dissidianti forze..
L’amore come principio è uno stato assoluto. Come tale, a noi raggiungibile solo nello stato di somiglianza.
[Per male intendo il dolore naturale e spirituale da errore culturale.]
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2) Ciao, Vita! La sai l’ultima?
Il mio uomo ha fatto le valige! Ha lasciato la casa, mi dice l’amica. Mi ha detto che la famiglia è un impegno troppo pesante, che è depresso, che non c’è la fa. Se ne è andato da quasi due mesi. Qualche giorno fa mi ha richiamato dicendomi disposto a ritornare. Gli ho detto di no!
Cos’altro posso fare, Vitaliano?
Mia cara: la vita fa pere e banane. Legittimo amare le une come amare le altre ma se pensiamo di poter trasformare una pera in una banana (per quanto lo si faccia per virtù d’amore) vuol dire che siamo destinati a restare senza pera o senza banana. Certamente possiamo amare frutti da innesto. Ma, allora, siamo pronti ad amare un frutto che non è una pera e neanche una banana come può essere l’insieme delle due?
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Vivere presumo!
… la vita tua l’hai fatta: piano!

Indipendentemente dalla parte sessuale a noi corrispondente ci siamo ancora tutti e due in questa paccia. Che fare? Non lo so. Vivere, presumo! Per quanto riguarda l’ano_terapia (una vecchia battutaccia) la caldeggio sia per la Sinistra che per la Destra. Non vorrai mica far godere solamente una parte del tuo popolo, vero? Saresti antidemocratico! Non vorrei sembrarti cicì e cicià ma quanto mi esponi è vita arteriosa e venosa. Concordo sul fatto che il giovane dovrebbe essere più interessato alla vita che lo circonda oltre che alla propria. Ripensando a me, giovane, però, mi par di aver finito di essere stupido solo da ieri: forse. Non in grado, quindi, di far lezioni e per via di consigli solo con estrema cautela. Si, per quanto so e posso sto facendo un qualcosina per i Crescenti. Come avrai constatato sul Blog lo faccio “con un po’ più di distacco” ma non c’è distacco che ripari dagli schizzi del dolore! In questa incapacità di proteggermi dal dolore, sono, forse, ancora giovane, e quindi, in grado di sentirti. Dico sentirti e non capirti perché se fossimo frutti lo saremmo di piante di diversi climi, e quindi, di maturazione non contemporanea. Indipendentemente da questo, però, nulla ci vieta di porre clemenza nel giudizio che diamo su atti non sempre all’altezza che vorremmo. Fanno parte del sistema venoso di capire la vita. Per differenza, anche di quello arterioso.
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Per spiriti intendo
Per spiriti intendo le forze della vita che furono nella personale potenza ed ora sono in un ulteriore stato dell’esistenza oppure (come si può anche ipotizzare) in un ulteriore stato della mente. Nessuna ipotesi é da escludere e nessuna si può provare: solo vivere per capire o non vivere se fanno dipendere. In ragione di infiniti stati di vita questo vale anche per gli spiriti in corpo odiernamente incarnati.
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Accademia Vita
La consapevolezza è lo specchio
in cui il cuore contempla la sua attività. (Piers Antony)


Non ricordo quando ho iniziato a concepire questo progetto di un recupero culturale che non tocca solamente la tossicodipendenza. Secondo la datazione di questo Index è stato nel 2002. Le restanti pagine, invece, sono datate 2006. I casi sono due: nel 2006 ho sbagliato a scrivere la data su l’Index, oppure l’ho iniziato alla data dell’Index e rivisto nella stesura ultima nel 2006 ma definitivamente ultimata nel 2008 da altri collegamenti che vedo. Comunque stiano le cose, come bozza è nato e come bozza è rimasto; forse perché, come struttura ideologica di una comunità secondo me, è risultato troppo secondo me a chi l’ho proposto per una verifica. Ci sono anche altri motivi ma ci stendo un pio velo. Almeno per ora. Nonostante gli anni e le possibili ingenuità, tutt’ora non mi pare male, così, nella versione 2013 lo ripropongo pari – pari; grafica a parte che ho cambiato nel 2015.
Antefatto
Al Dottor Giovanni S.
Ignoro se nel frattempo si sia capito perché il tossicodipendente vuole tutto e subito perché manco dalla piazza da parecchio. Nell’ipotesi non sia stato compreso, suggerisco questa interpretazione. Il tossicodipendente vuole tutto e subito, perché ragiona secondo forza e, la forza, non ha il senso del tempo, ma quello dei suoi stati, quindi, la forza è lo stato del subito, mentre la debolezza è lo stato del dopo. Se non si crede a me, si provi a sollevare un peso, il che vuol dire, a raggiungere una meta. Se lo si solleva subito, (meta raggiunta) si è forti. Se lo si solleva con difficoltà, (o per difficoltà), si è deboli. Nel caso lo si sollevi a tempo, subentra una crisi: ce la farò, o non ce la faro? Il che vuol dire: avrò, o non avrò? Sarò, o non sarò? Il Tossicodipendente non accetta crisi. Per farlo dovrebbe convertire, (per elaborazione da mediazione), il suo indirizzo psichico. Non lo può fare per due prevalenti idee di forza: quella dell’idea di sé come forza, e quella della droga: sostanza che afferma l’idea, coprendo chimicamente e consolando psichicamente i dubbi sulla soggettiva forza. Per questo la roba è “madre”. E’ donna, invece, perché accoglie il “tossico” in un assoluto abbraccio. “Puttana”, invece, lo diventa tanto quanto, (o quando), quell’abbraccio si rivela di scadente presa, oppure, tanto quanto, (o quando), i costi si rivelano sempre più onerosi, e, le conseguenze, sempre più pesanti. Il fatto che la droga distrugga un vivere, è un concetto culturale, quindi, in sottordine come la ragione rispetto alla passione: altro concetto che appartiene alla vitalità. Quale considerazioni trarre da tutto questo? Non lo si chieda a me. Non sono mica un professore americano! Da lavapiatti italiano, ho solamente notato che nei tossicodipendenti, la vitalità fisica è preponderante rispetto alla vita culturale a – specifica, quindi, non ho potuto non trarre che una considerazione: l’indirizzo esistenziale della loro Cultura, è determinato dalla loro Natura, pertanto, elaborando e fortificando la loro Natura, si dovrebbe metterli nella condizione di aver di che paritariamente relazionare, vuoi con altra Cultura, (personale e/o sociale), vuoi con altra Natura. In soldoni: fortificando l’amor proprio con forti dosaggi di coscienza sulla forza fisica si potrebbe dar di che contrastare i dubbi sulla forza dell’identità individuale – sociale, o, quanto meno, dar di che compensare la sofferenza psichica conseguente ad un disadattamento di non semplice o complessa individuazione. Se le parlo di forza ma non di spirito è perché fra i dottori non si usa. Come non la trattengo più sullo spirito, mi auguro che gli psicologi non la trattengano più con discorsi sulla mente: continuano a sbagliare muscolo! Tanto più, se extra Comunitario
INTANTO CHE VAI MEDITANDO
Intanto che vai meditando sull’antefatto, ti mando sta “roba”. Quando la smetterò di avere visioni che non so da che parte realizzare?! Comunque sia, se questa idea ti pare più di la che di qua, fammi il favore di dirmelo. Ho scelto “Vita” come nome dell’Accademia, perché la globale materia di studio sarà la vita. L’uccello che ti spaccio come Gru, potrebbe essere un Airone, o chissà quale altro volatile. Ai dettagli ci penserò quando mi dirai se ne vale la pena. Valendone la pena, fammi le tue domande ed avrai le mie risposte. Stammi bene.
SECONDO ME
Secondo me questo progetto è incompleto perché è come un appartamento semi arredato: se ti interessa abitarlo, è chiaro che dovrai arredarlo secondo te. Avendone l’intenzione, basterà porre in relazione la scienza, (tua), con la poetica: mia.
HO SAPUTO
Ho saputo che l’uso terapeutico della ginnastica è comune in molte comunità, ma non so quali significati danno a cotanto sudare. Per poter affermar Narciso? Prima, durante, o dopo averlo colto sul fatto, o meglio, sul fattaccio? L’idea de sto’ ambaradan potrebbe non essere nuova. Tutt’al più, potrebbe può esserlo il modo, se finalizzato a nuovo fine. Uso il dubitativo “potrebbe”, perché non è la prima volta che invento l’ombrello. A proposito di ombrello! C’è qualche altro insegnamento per il detenuto oltre a quello che da la stessa galera? Ebbene, pur con tutte le sue ignoranze, questo progetto ha di che diventare una scuola alternativa a quella. Se proprio inefficace come scuola, può essere pur sempre un più fruttuoso contenimento; se non altro, perché diversamente motivante.
GLI SCOPI DELL’ACCADEMIA
L’Accademia Vita si propone lo scopo di porre la Persona di fronte a sé stessa. Non tanto secondo coscienza, (buco nero e/o pozzo senza fondo) ma secondo il grado della sua forza.
Con altre parole:
nella forza naturale, è ciò che il suo Corpo può;

nella forza emozionale è ciò che il suo Spirito sente; <> nella forza Culturale è ciò che sa perché può e sente.
L’IMMAGINE
Per confermare di maggior segno il Corsista e il grado del Corso ho sentito il bisogno di avere un’immagine carismatica consona all’Accademia e alle sue intenzioni. Ho scelto l’immagine della Gru.

La Gru è il simbolo di chi reca i valori della vita perché e’ considerata la “Cavalcatura degli Immortali”.
Sono immortali i principi della vita:
il bene per la Natura

il vero per la Cultura <> il giusto per lo Spirito
I PRINCIPI DELL’ALLEANZA
Fra il signor T. C. Sempronio e l’Accademia Vita si stipula quanto segue…
Premesso che l’Accademia Vita si prefigge lo scopo di porre la Persona di fronte a sé stessa;
Premessi i mezzi che si riveleranno più idonei;
Premesso l’accettazione del dolore come via della verifica di sé;
Premesso che la somministrazione della fatica fisica e del dolore culturale hanno il solo scopo di permettere una più ampia visione di sé;
Premesso che l’Accademia agisce per amore della Persona anche quando sembra disprezzare la sua vita,
Punto Primo
Il Corsista delega all’Accademia il compito di rivedere la sua Persona.
Punto Secondo
Il Corsista accetterà la direzione dell’Accademia e/o dei suoi Delegati anche quando il fine non gli risulta immediatamente chiaro.
Punto Terzo
Il Punto Secondo non implica che il Corsista debba essere prono nei confronti di ogni arbitrio, bensì, implica che il Corsista debba accettare la Ragione dell’Accademia, con fiducia.
Punto Quarto
La fiducia che l’Accademia e/o i suoi Delegati chiedono al Corsista è la stessa che un Minore ha verso un Maggiore, che un Alunno ha verso un Maestro, che un Figlio ha verso il Padre.
Punto Quinto
Onde essere il Maggiore che è, il Maestro di sé, e il Padre della vita che sarà, il Corsista deve tornare bambino.
Punto Sesto
Il Corsista che non troverà in sé questa forza, vanificherà le intenzioni di questa Scuola. In tale accadimento, il Corsista comunicherà all’Accademia le sue decisioni. L’Accaemia ne prenderà atto.
Punto Settimo
Per quanto letto e accettato, il Corsista si atterrà a quanto d’altro gli verrà comunicato.
SUL TIPO DI ISTRUZIONE
Per giungere al fine di porre una vita di fronte a sé stessa, l’Accademia si avvarrà di tre convergenti vie: La Naturale, la Culturale, la Spirituale. La via Naturale comprenderà un attività fisica non esente da considerazioni culturali, psicologiche, e quanto di necessario si rivelasse; la via Culturale comprenderà tutto ciò che favorirà il rapporto di collocamento della storia personale nella storia collettiva; la via spirituale comprenderà le tecniche e le filosofie che educano il soggetto all’ascolto del sé: corrispondente unione fra la forza della vitalità naturale e della vita culturale.
LINEE GUIDA IN ORDINE SPARSO
Nella scuola dell’Accademia, l’essere deve essere dedotto dal fare. Allo scopo: analisi psicologica dei gesti, dei comportamenti, delle dinamiche singole e di gruppo, e quanto al fine. Per vedere se è fatto di mattoni o di pietra, il Corsista deve accettare di essere come un muro da scalcinare. Per quello scopo, i Corsisti devono sapere, da subito, che saranno provati fisicamente, e psicologicamente e culturalmente destrutturati. L’operazione della generale destrutturazione non deve recare dolore. Se motiverà della violenza, ciò vorrà dire che si starà destrutturando il Corsista oltre il suo limite di tolleranza. L’eventuale violenza non segnerà un errore del Corsista ma un errore del Consigliere che opera su quella vita. Qualora ci si trovi nella impossibilità di non recare dolore, sarà indispensabile premettere l’eventuale accadimento, onde dirigere le tensioni verso il fine che ci si prefigge: abbattere, ma, per ricostruire! Sarà necessario un Regolamento e un Manuale di Addestramento. L’Accademia si propone per bando. L’Ingresso andrà richiesto al “Consiglio di Auto – Recupero. Il Consiglio è la Commissione che valuta la richiesta come il Richiedente. Il suo giudizio è insindacabile. La Commissione sarà composta da i tre generi di Istruttore. Nelle Accademie militati ci si prefigge lo scopo di rendere corpo collettivo il corpo individuale. Nell’Accademia Vita, invece, dal corpo collettivo (il normale – convenzionale) si deve ricavare l’individuale. Il fondamentale compito dell’Istruttore, quindi, sarà quello di evidenziare la diversità, in quanto valore dell’unicità. Allo scopo: maieutica, maieutica, maieutica!
LA TERAPIA SILENZIO
Il silenzio è l’officina dove la mente lavora; è la stanza dove riposa; è il luogo dove risiede.
Alla disciplina del corpo dovrà essere insegnata e applicata la disciplina del silenzio. La disciplina del silenzio, allenerà, il Corsista, a contenere le sue voci, le sue emozioni. Tanto più il Corsista imparerà a contenere le sue voci, e tanto più potrà contenere “la voce”: l’emozione che l’ha condotto alla “roba”: sia come sostanza che come stile di vita. In una vita comunitaria non è semplice trovare la stanza dove stare solamente con sé stessi. A questo scopo, il silenzio può diventare la stanza della personale privacy. Come sapere se il Corsista è in quella stanza, o non lo è? A mio avviso lo si può sapere se si da modo al Corsista di segnalarlo.
Ad esempio:

Divieto di parola stabilito dal’Accademia o scelto dal Corsista con il segno rosso;
Permesso di parola stabilito dal’Accademia o scelto dal Corsista con il segno verde;
Scelto dell’Accademia o dal Corsista, permesso di parola per contingenti necessità.
Onde favorire la costituzione della personale “stanza del silenzio”, il Corsista dovrà essere addestrato, non alla meditazione (pur sempre voce) ma all’assenza della meditazione, cioè, al vuoto mentale che è dato dall’assenza di ogni voce: è meno difficile di quello che si crede.
ACCADEMIA – CORSISTA – MANIFESTAZIONI – NECESSITA’ SOCIALI
Da porre in visibile e multifunzionale relazione. Gli interventi coordinati con la Protezione Civile, la Croce Rossa, e/o quanto di paritari significati non solo sono altre scuole pedagogiche ma anche ap – paganti capitali che compensano e provano i valori in acquisizione.
SU L’ACCADEMIA
Hai presente l’Accademia militare? Togli il militare ma lascia disciplina e addestramento fisico. Con quelli, un piano di cultura specifica o generale secondo il caso.
IDENTIITA’ DELL’ACCADEMIA E DEL CORSISTA
Il Corsista è quello che è: non senza definizione, non fuori da ogni definizione, ma, vita per definizione, cioè,
Natura per quello che è

Cultura per quello che sa <> Spirito per quello che sente
REGOLAMENTO
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I GRADI DEL CORSO E DEL CORSISTA*

Per chi inizia il corso: il primo quadro simbolizza una vita verso la meta: per chi inizia il corso;
Il secondo simbolizza la vita che ha provato ed esaminato, lo stato e/o gli stati del suo Spirito ;
Il terzo simbolizza la vita che ha provato ed esaminato, lo stato e/o gli stati del suo Spirito;
Il quarto simbolizza la vita che ha verificato e provato la sua conoscenza.
Il quinto simbolizza la vita che ha raggiunto sé stessa.
Questi valutazioni saranno giornalmente riconosciute dai Corsisti e annualmente votate.
SUL TIPI DI ISTRUTTORE
In primo: il Consigliere che sa essere padre, (spirito determinante), ma non sa essere madre (spirito accogliente) è operatore non adatto all’Accademia Vita. Ai tre tipi di insegnamento devono corrispondere i tre tipi di istruttori:
addestratore fisico con esperienza militare o paramilitare, o comunque fortemente sportiva;
addestratore culturale: insegnante con preparazione umanistico – filosofica;
addestratore mentale: psicologo capace di interpretare i simboli e le dinamiche che sono negli atti della preparazione fisica, quanto i simboli e le dinamiche che sorgono e/o si attuano nelle manifestazioni del fare.
Nello svolgimento del compito consigliare,
l’istruttore non deve mai dimenticare di essere “Accademia”, quindi, non artefice di educazione ma strumento. Ciò gli eviterà ogni personalizzazione e, quindi, il rifiuto della sua persona. L’Istruttore, inoltre, non deve dimenticare che è pagato e appagato per un compito, non, per un cottimo. Ciò per dire che deve produrre vita, non, merci. L’opera di destrutturazione di una identità,(spoliazione naturale, per conversione culturale e spirituale), è un’azione comunque dolorosa. Contro quel necessario dolore vi è è un solo anestetico: la con – passione. Per con – passione non si intende un atteggiamento pietistico più o meno cristiano e/o più o meno religioso, ma la sentimentale con – divisione, dell’esperienza che tutti abbiamo provato: la fatica di crescere. Nel ricordo di quella fatica accumunati, nessuno può dirsi più capace di altri, tutt’al più, di averla superata, in senso cronologico, prima di altri. Il ricordo di quella fatica è il peso che bilancia il piatto che porta l’orgoglio di aver superato quella fatica. A questo punto, la com – passione che si chiede al Consigliere, altro non è che una disponibilità di spirito verso la giustizia.
DIVISA: ABITO ESTERIORE CHE COAUDIOVA L’ABITO CULTURALE
Come divisa di ordinanza vedrei bene quella dell’aviazione. Sopratutto per il colore. Su quella base, se il colore fosse più intenso, tanto meglio. Sua nella divisa di ordinanza che in quella fuori ordinanza, il cappello dovrebbe essere a “bustina”. Per le manifestazioni ufficiali e/o di gala, non vedrei male un mantello del colore della divisa e un cappello di quelli da matricola universitaria. La forma di quel cappello, mi ricorda il capo della Gru.
LA BANDIERA

il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.
Per i significati indicati dai colori, la bandiera dice che per giungere all’amore personale e sociale, non si può non partire dalla nostra verità; punto di avvio, per quell’ulteriore e volontario viaggio che è la ricerca della vita nella Verità, quindi, bianco, giallo, bianco.
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Pedagogia dell’Amore e della Comunione

Sino dal principio della sua esistenza l’individualità è strutturata dalla ricerca del maggior Bene mosso dal desiderio del piacere naturale per il maggior senso del vero culturale che porta al maggior senso del giusto che porta al maggior senso del bene che porta al maggior senso del vero che porta al maggior senso del giusto che porta a …


Vita è stato di infiniti stati. Dove vi è corrispondenza di vita fra stato e stato

vi è l’amore indicato dalla comunione naturale e/o culturale e/o spirituale. Essendo la massima comunione fra i suoi stati il Principio (l’UNO) è il massimo segno dell’Amore. in amore gli stati trinitariamente fondanti tanto quanto corrispondenti sono tre:
passione secondo Corpo

Comunione Spirito
secondo Mente secondo Vita
In ragione del raggiunto stato della comunione fra gli stati la vita vive l’Amore che può
per quanto è

per quanto sa per quanto sente
Nella Pedagogia dell’Amore e della Comunione sono figure l’Immagine del Principio della vita e quella a sua Somiglianza
Natura

Cultura Spirito
Per Natura intendo il corpo della vita comunque formato; per Cultura, il pensiero della vita comunque concepito; per Spirito, la forza della vita comunque agita.
Se così è in Basso (nella Somiglianza) così non può non essere l’Immagine in Alto. Ne consegue che
Natura

Cultura Spirito
sono gli stati di principio in ambo le figure.
Le corrispondenze fra gli stati sono relazioni di trinitario_ unitaria interdipendenza fra gli stati. Sono le Vie che permettono la Comunione che permette l’Amore. Comunione è l’unitaria corrispondenza fra i trinitari stati di
Natura

Cultura Spirito
personali, sociali e, per elevazione culturale, spirituali.
In ragione dello stato della Comunione fra stati, quindi, si può affermare che uno stato che corrisponde ad un altro è uno stato che ama l’altro secondo la misura della raggiunta Comunione.
Indicando ciò che deve essere posto in Comunione per poter essere Amore questa visione della vita ausilia la conformazione dell’essere e la conferma dell’esistere.
Poiché vita è corrispondenza di stati ed il Principio il massimo stato della comunione che li permette ne consegue che il Principio è il massimo stato dell’Amore per il massimo stato della Comunione fra i suoi stati.
Non vi sarebbe Amore detto dalla Comunione fra l’Immagine della vita e la vita a sua Somiglianza (come fra Somiglianza e Somiglianza) se non vi fosse (naturale, culturale e spirituale) un intrinseco patto fra vita e vita quando non fra la vita particolare e la vita universale.
La comunione fra gli stati è lo stato della vita che permette l’Alleanza fra vita e vita come l’Alleanza fra vita e Vita.
Non può non esservi Alleanza fra la Natura del Principio

la sua Cultura e il suo Spirito
e la nostra Natura

la nostra Cultura < e > il nostro Spirito
essendo la Comunione fra gli stati della vita l’inscindibile legame che in ragione dello stato della Comunione rende prossimi o non prossimi ai principi del Principio.
Dove non vi è prossimità fra stati, vi è errore, dissidio e dolore tanto quanto vi è separazione fra stati. Senza alleanza fra vita e vita (o elevando il pensiero fra vita e Vita) non vi sarebbe cellula a sé prossima, né vita ad altri e/o altro prossima.
Ognuno partecipa all’alleanza fra vita e vita (o elevando i concetti fra vita e Vita)
per quello che secondo Natura è

per quello che secondo Cultura sa e per quello che secondo Spirito sente.
Per tale partecipazione, ognuno da, in quello che è, quello che può. Non può diversamente, se non esaltandosi e/o deprimendosi
ed in ciò ferire la sua
Natura

falsare la sua Cultura * alterare il suo Spirito


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Il principio della vita

L’Immagine al principio é data dalla massima unità fra i suoi stati. Per questo la diciamo UNO. Quanto si è emanato dalla Forza e dalla Potenza dell’Uno al principio ha preso vita con gli stessi stati del Principio. Non è vero mi si dirà perché un assoluto può emanare solamente sé stesso. Se no, al principio vi sarebbero due Principi in Dissidio fra loro per questioni di varia sovranità.
Dove si basa, allora, il rapporto di eguaglianza fra l’Immagine del Principio e l’immagine del nostro principio? Mi sono risposto che si basa su due principi necessariamente eguali e quindi sovrani. E quale sarebbero i principi eguali fra un Assoluto e uno stato che non lo è? Dove non la vivenza, mi sono risposto, certamente nel Verbo (IO SONO)che si è fatto Parola: VITA. C’era vita prima della vita? La ragione dice di no mentre la Fede dice quello che Crede.

Vita é stato di infiniti stati
Vita cercando
Secondo lo stato dei suoi stati
La vita non vive
Particolare e Universale
Immagine e Somiglianza
Errore, Dolore, Male.
Le ragioni della Verità
La vita é somma ma non é una somma
La parola
L’amore
La verità