(in preparazione)
Gayenna è isola e isolamento, fortino e carcere dei confinati da giudizio, . In Gayenna vengono reclusi o si recludono. Da Gayenna evadono o si rifiutano. Qualche volta si raccontano: siamo diversi perché noi stessi
o perché no.

Gayenna: la vissuta La circumnavigata In rima
Come un cieco t’ho percorso con le dita. Pensavo di capire l’amante: ho capito la vita.
C’è penna e Penna Penna e pena in Sandro
Penna e pena in Sandro
“La bellezza di quelli che non sanno, non è più bella di quelli che sanno?”
Sandro Penna, qui declama la bellezza e la forza fisica dei suoi amori e/o amanti. L’amava, perché fonte della vitalità, a suo pensare (penso) da incontaminata naturalità. E’ la bellezza di chi ricorre alla forza muscolare come sostituto della debole quando non mancante forza culturale. Sia pure generalizzando, prova ad accostare il fisico di un muratore con il fisico di un impiegato e capirai meglio. Tanto più se non ti fai deviare l’occhio dall’opera di adulteranti palestre. Di naturale, gli adulterati da palestre non hanno più la psiche da origine, ammesso che l’abbiano avuta. Ripensandoci, anche gli adulterati da filosofie e/o religioni di vario genere hanno perso la psiche virile di prima: ammesso che l’abbiano avuta. L’ho constatato confrontando le immagini dei miei ragazzacci con quelle degli oranti visti a Telepace. Belle anche queste, per carità, ma comuni sans sel. Il dispiacere m’ha ricordato
Beati i diversi essendo loro diversi. Guai ai diversi essendo loro comuni.
Non penso si riferisse solamente al mondo gay. I poeti registrano anche altri universi.
perdamasco Gayenna – Memorie di un tardo adolescente Modifica”Penna e pena in Sandro”
Gayenna in rima – Spoglie

L’occasionale incontro con il motociclista è un mito nel mondo gayoso. Qui interpreto speranze di “piazza” e forse anche quello che mi sarebbe piaciuto vivere almeno una volta.

Dopo un saluto te ne vai con la moto: e me?
Fante, cavallo, re, o soltanto una sveltina per te?
Tutto è in sospeso. Nulla è di peso.
Anche la sera mi resta il caso,
del povero coso che hai lasciato
non più di tanto meravigliato,
se ho già dimenticato il tuo viso.
Tu sei stato il mio cavalletto,
ed io ho sbagliato petto:
questa è la verità!
E va beh! Che sarà!
Ma tutto vuoi sospeso.
Che nulla ti sia di peso.
Lasciare vuoi alla sera,
giudizio e caso.