Secondo le mie vissute conoscenze (non entro nel merito di quelle di altri) é medium chi sta in mezzo fra due stati della vita o della mente: un’ipotesi non esclude l’altra. Come la vita é stato di innumerevoli stati, così la Medianità. Ovviamente non parlo della Medianità creduta oppure recitata. Ha ragione la psichiatria a dirla da schizofrenia. Non ha ragione, però, se lo afferma solo come malattia o ha ragione se pensa che é malattia anche il Dolore quando travolge e/o scardina. Malattia mentale ed esistenziale lo diventa quando un medium si blocca e/o é bloccato in uno stato mentale in Oltre. Per Oltre intendo uno stato sconosciuto della vita. Può anche essere, però, uno stato sconosciuto della mente.
Premesso questo vengo a me.
Questa mattina un urlo dal tono estremo m’ha scosso dal sonno violentemente. Pareva fatto a tutto volume da chi mi stava pressoché vicino all’orecchio! Anche in altri casi avevo udito voci. Di quansi nessuna capito cosa intendessero dire. Rari casi quelle capite. Le non capite é come se mi fossero state dette in un altra lingua. La parola é l’emozione della vita che dice sé stessa. Non potevo conoscere le parole, quindi, perché non potevo conoscere chi le pronunciava. Prima dell’urlo stavo mentalmente vedendo quello che mi pareva un grosso cantiere edile. E’ stata visione da un nano secondo. L’ho pensato cinese ma non so proprio da dove avrei ricavato quell’impressione.
Oltre a questo caso ne ho avuti altri e non pochi. Nei primi vedevo delle immagini. Parevano schede elettroniche. Vidi anche paesaggi e villaggi. Nulla di riconoscibile perché molto in piccolo. Vidi sfilate di volti sconosciuti ed in qualche spiegabile caso di conosciuti. Tanto quanto avevo iniziato a non cogliere più le emozioni che derivavano da quelle visioni e tanto quanto si sono fatte rare ma non cessate come dimostra il caso di questa mattina: indipendentemente da cosa apre una mente, chiuderla poi é impossibile. Possibile lo sarebbe se il cervello possedesse il reset! Come energia per le mani mi passa una facoltà di cura. la diciamo pranoterapia. L’esprimo con un calore nelle mani ma é successo anche con il corpo. E’ un calore che sente solamente chi sto “curando”. Cosa ci sia da curare in una data persona me lo dice la persona. Non per questo so quanto gli necessita. Quello che non so io, però, lo sa l’energia. Visto che comunque allevia arguisco (esemplificando di molto :) ) che se un dato sofferente necessita di caffè gli arriva caffè e se necessita di grappa gli arriva la grappa! A me non arriva proprio niente! E’ un peccato ma va bè! Sono contrario alle guarigioni da medianità non di certo perché il dolore altrui non mi incide ma perché le guarigioni così ottenute finiscono per far deviare un percorso esistenziale che non può non essere personale. Mi rendo ben conto delle conseguenze del mio rifiuto di essere variamente guaritore ma l’autore della vita altrui deve restare la vita altrui: costi quello che costi anche per me.
