Lo Spirito Paracleto

Mi sono approssimato alla questione secondo discernimento. Dove é simile alla fede discerno secondo ipotesi. Secondo fede ci sarei riuscito accecando la ragione. Per decenni ho creduto necessario quel sacrificio: sbagliavo! Esperienza mi dice  che dovrò rivedere ancora questo testo. Potrà succedere anche dopo tempo.

La vita in questo piano dell’esistenza è stato di infiniti stati. Si origina dalla corrispondenza di Forza e di Potenza in tutti e fra tutti i suoi stati: al principio

la Natura come Corpo

la Cultura come Mente > <lo Spirito come Forza

naturale e Potenza culturale.

Se ciò é dell’immagine generata dalla vita (del Basso) ciò non può non essere della Vita generante: l’Alto.

Fra l’Immagine della vita e questo stato della vita non vi è differenza di principi. Vi è, invece, differenza di stato: principio uno e principiato l’altro.

Di un principio si può dire che è l’inscindibile verbalizzazione di un concetto. Per questo lo è quello di “vita” e non lo è quello che dice come si vive.

In ragione dello stato della Forza e della Potenza che attua la corrispondenza fra gli stati la vita trinitaria tende all’unitario.

La convergenza fra gli stati diventa vita dello stato in ragione della sua Forza (vitalità) e della suo Potenza (pensiero in coscienza) del dato stato.

La convergenza fra gli stati raggiunge nell’Uno (nel Principio) la sua massima unità.

In quanto Vita al principio (e dello stesso Principio) la massima Unità che è dell’Alto emana la sua Forza e la sua Potenza (lo Spirito al Principio somigliante) che nel Basso si concretizza nella realtà che è in continua evoluzione perché in continua vita.

La vita dal principio (e dello stesso Principio)  è il luogo del

Bene per la Natura

del Vero per la Cultura ><   del Giusto per lo Spirito

Data l’assoluta corrispondenza di Forza e di Potenza fra i suoi stati, la vita al principio (e dello stesso Principio) è uno stato assoluto. Uno stato assoluto non può com_prendere stati di non assoluto: per questo il Principio é

l’Uno

Il nostro principio, invece, è tre in uno.

La vita (come atto del principio della sua incarnazione) non potrebbe agire l’unitaria convergenza fra i suoi stati se gli stati avessero una diversa misura di Forza e di Potenza. Ad esempio:

3 per la Natura

2 per la Cultura                  4 per lo Spirito

Ciò che non può il nostro principio, però, lo può il nostro vivere il principio. Lo può, secondo infiniti casi (personali e/o indotti) e secondo infiniti stati di coscienza: personale e/o indotta che sia.

Il principio naturale della vita è il bene

Il bene corrisponde allo spirito giusto per quanto alla cultura è vero. Dove non è così il bene è meno bene, il vero è meno vero, il giusto è meno giusto.

Poiché la vita è stato di infiniti stati di bene, di vero, e di giusto, così il meno bene, il meno vero, il meno giusto.

Ogni altro giudizio è dato per convenzione fra ragioni. Diciamo verità la massima conoscenza da convenire.

Dove non è propria della soggettiva individualità l’unione fra stati di diversa misura comporta il dissidio fra le diverse misure di vita.

Il Dissidio fra stati è la massima fonte dell’errore culturale che porta al male naturale e spirituale. La vita naturale subisce l’errore ma non il dolore.

Può vivere nell’errore senza averne coscienza, infatti. Gli è impossibile, però, non avere coscienza naturale del dolore e con quello poter vivere bene. L’impossibilità di vivere il bene altera il senso del vero e quindi del giusto.

Non é così dove la Forza e la Potenza della vita (il nostro spirito) pone equilibrata misura fra gli stati: come nell’Immagine

1

1                                                    1

1 + 1 + 1 = 1

Non é = 4 e superiori o inferiori perché vita è corrispondenza di stati, non, somma di stati.

Lo Spirito pone equilibrata corrispondenza fra stati tanto quanto media la misura fra gli stati. Come è Paracleto in Basso, così é Paracleto in Alto.

Nell’Alto la vita del Principio lo é in assoluto. Nel Basso dello Spirito in Alto come nel basso dello spirito in Basso la vita fa quello che può.

Errore che porta al dolore quando agisce diversamente