
Quanto affermo a proposito di spiriti e di Spirito farà certamente ridere l’identità esclusivamente pratica e razionale. Sarei anch’io come quella se la vita non mi avesse fatto andare fuori la strada che avevo percorso senza particolare gloria o disonore. Mi buttò fuori strada (la vita) servendosi del lutto che patii per la morte di più tre quarti della vita che amavo secondo quanto dell’amare sentivo: il massimo che sentivo possibile indipendentemente da quello che sapevo. Incapace di accettare l’idea che non avevo più niente ricorsi alla medianità; ammesso il caso fu per quello. Nella medianità ho certamente trovato di che dissetare il prevalente deserto che ero diventato. Cominciai a badare al fango che c’era in quell’acqua man mano conobbi quell’acquitrino e man mano calava il mio bisogno di sete a qualsiasi condizione; e quando l’acqua diventò imbevibile sia per la ragione che per il mio bisogno di amare cercai un’altra fonte. Passai così, a cercare lo Spirito dopo che capii che lo spirito che avevo cercato era ancora lo sciagurato :) che era stato. Della strada “per Damasco” detta qui, allora, si può anche dire che secondo psicologia è l’elaborazione di un lutto e che secondo vita é il rientro di un particolare nel suo universale. Quando ho cominciato il rientro ero così:

Ad un amico del tempo andato parsi Silvio Pellico e le sue prigioni. In quanto a “prigioni” l’intuizione della Gaby fu più che giusta! E’ anche vero che ignorò le sue e mal gliene incolse perché fu ucciso da un “imprigionato” di squallida vita.
