Rivedo ancora la faccia del Dottor B. quando gli ho dato questo papiro stando alla porta dell’ufficio. Era la faccia di chi non capiva perché come quella di chi non sapeva se farmi entrare o no. Non fu per arroganza se non mi fece entrare. Non mi fece entrare perché trovò inutile far entrare un inutile: e nell’ambito tossicodipendenze lo ero pur non sapendo ancora quanto. D’altra parte, cosa mai potevo dire di nuovo ad uno psichiatra, io, che per via di studi e conoscenze manco l’ombra! Di nuovo, al più potevo solo quanto mi dicevano le emozioni che avevano agito la mia storia sino a quell’uscio; e quelle gli diedi dopo averle composte secondo delle forme “scientifiche” che mi saltavano fuori dalla mente mentre scrivevo. Non gli chiesi mai cosa ne pensasse di cotanta scienza e B. non me lo disse. Letta l’introduzione penso che non sia andato oltre la terza riga del testo seguente 🙂 ma il sospetto non ha mai turbato i miei sonni: avevo fatto quello che dovevo fare e nulla dovevo raccogliere.
ps. Non ricordavo di aver parlato della vita più che delle Tossicodipendenze in questo scritto.
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Sono anni che si sta dicendo in giro che se ha lasciato l’incarico al Sert lo si è dovuto al fatto di non avere altri mezzi per sfuggire alle mie spire, (pardon, lettere), ma dal momento che comunque la raggiungo, o ci deve essere chi semina maldicenze, o Marzana e troppo vicina a Verona! Comunque sia, “Cultura” è il prodotto esistenziale del viaggio di transizione dagli infiniti stati della conoscenza che è, a quella che segue.
Se per fare una vita ci vuole una vita, direi che la Cultura è un viaggio che non finisce mai, pertanto, Cultura, in effetti, è Transcultura. La Transcultura, allora, è il ponte per mezzo del quale transita la Cultura.
In ragione degli stati della vita, (Natura, Cultura e Spirito), la conoscenza Transculturale (anche sessuale) è stato che ha tre stati di viaggio : il naturale, il culturale e lo spirituale.
In ragione della forza della vita (lo Spirito) che si origina dalla corrispondenza fra gli stati, i tre stati di viaggio convergono in un unica direzione: l’Identità. L’Identità personale è data dalla rapporto di corrispondenza fra i suoi stati: secondo la forza del suo Spirito, Natura che corrisponde con la sua Cultura. L’Identità sociale è data dalla corrispondenza fra l’Io soggettivo e quello collettivo di prevalenza.
La corrispondenza di vita che Persona ha con se stessa e con l’ambito umano, sociale e storico in cui vive ( e che la forma quanto a sua volta forma ) la porta a ricevere vita naturale (emozioni nel corpo), culturale, (emozioni nella mente), e spirituale (emozioni di forza), anche oltre ciò che è del suo segno genitale. Per gli infiniti influssi che la compongono, la Personalità umana, dunque, è il mosaico dei dati emozionali che riceve e, comunicando, di_segna.
Nei casi della comunione di vita conseguente alle corrispondenze fra valenze emozionali reciproche ma di segno naturale opposto vi è il gruppo sessuale detto ” Etero “. Nel Gruppo Etero vi sono Figure che corrispondono con la Natura, la Cultura e lo Spirito ( e, dunque, con la vita ) con la parte prescelta per il proprio completamento. Ve ne sono altre che vi corrispondono (al proprio completamento) con la Natura ma variamente con la Cultura e, dunque, nella reciproca vita lontane tanto quanto variamente corrispondenti. Altre ancora che vi corrispondono con la Cultura ma variamente con la Natura e, dunque, nella reciproca vita lontane tanto quanto variamente corrispondenti.
L’area di lontananza per non corrispondenza di vita può essere una zona di vissuti (variamente espressi, contenuti o repressi) non conformi alla Regola che, o la Persona ha scelto di praticare o che il Sociale l’ha indotta a praticare. Nel Gruppo “etero” non sono vissuti conformi alla Regola sessuale che si è data quelli verso età e/o stati di vita non equamente corrispondenti a quelli di chi la prova. Fra le variamente espresse e/o represse e/o rimosse vi sono: la pulsione pedofila, la gerontofila, la necrofila, la feticista. Vi sono anche gusti e variegate fantasie in amare.
Nei casi delle personalità variamente e/o diversamente corrispondenti al segno opposto quanto al simile, vi sono i casi di
Omosessualità: prevalente comunione di vita con il simile al proprio segno genitale;
Bisessualità: comunione di vita con diversi del proprio segno genitale ma anche con il simile;
Transessualità: estremo ricongiungimento psichico e financo somatico con il segno di ideale corrispondenza culturale e sessuale;
Travestimento: sul proprio sesso, sovrapposizione dell’abito (anche culturale ma non necessariamente di quello sessuale) dell’altro.
Come l’Eterosessualità, l’Omosessualità è uno stato sessuale che ha moltissimi stati di vita. Fra i prevalenti: vi è quella che corrisponde con la Natura, con la Cultura e lo Spirito (e, dunque, con la vita) con la parte prescelta per il proprio completamento;
vi è quella che corrisponde con la Natura simile (maschile e/o femminile che sia) ma non con la sua Cultura. Con altre parole, corrisponde con la figura maschile o femminile ma non con il pensare al maschile o al femminile simile al proprio segno. Ancora come l’Eterosessualità, anche l’Omosessualità ha comportamenti non ortodossi con la sua Regola. Fra i prevalenti vi è la Pedofilia. Anche nell’Omosessualità vi sono gusti e variegate fantasie in amare. Non so a Lei ma nell’amare Omosessuale non mi risultano i casi di Necrofilia (presenti nell’Eterosessualità) se non come un amare in sé o in altri da sé delle “morte” vitalità culturali e spirituali. Questo genere di Necrofilia, però, è presente in tutti i Gruppi sessuali tanto fa parte dei dolori del male: errori verso la vita.
Indipendentemente dalla personalità sessuale di prevalente identità, coloro che corrispondono con la Cultura simile ma non con la simile Natura, formano un Gruppo che dico Omoculturale. Lo cito in ultimo ma non perché sia ultimo: in effetti è primo. Questo Gruppo è come se fosse l’insieme dei vasi capillari che pur non defluendo nelle vene di altre valenze sessuali oltre la propria (e ne in arterie di altre identità sessuali altre la propria) permettono il passaggio transculturale anche della vita oltre la propria.
Ammesso il concetto di Transcultura e, dunque, dell’indefinibilità della vita (anche sessuale) se non come il prevalente stato di infiniti stati di vita del dato momento, ciò, ovviamente, implica che vi sino stati non prevalentemente conformati e, come tali, crescenti: é stato di infiniti stati anche la Crescita. I Crescenti, individualità che non hanno ancora definito il corrispondente carattere sessuale culturale e, dunque, neanche di vita, sono delle personalità sessuali che dico ” Esposte “. Gli “Esposti” (che pur sentendo vari ruoli non hanno sufficienti conferme culturali e, dunque, identità) sono come degli adottandi in attesa della famiglia (la Norma sessuale) in cui collocarsi. Non hanno sufficiente identità perché non sanno trovare la propria e ne la corrispondente?
Non la trovano perché la loro è ancora transculturale, cioè, di passaggio?
Non la trovano perché la Transcultura (anche sessuale) pur essendo la loro specifica condizione umana, non ha Regola culturale e sociale di riferimento?
Non la trovano perché i concetti ” normali ” sulla sessualità gli impediscono di trovarla se non truffando vita, cioè, mentendo a se stessi e alla controparte: persona, famiglia o società che sia?
Non la trovano perché non se ne comprende la Cultura e/o pur comprendendola intellettualmente la si riconosce solamente come “devianza” ?
Ebbene, è una zona sessuale (quella degli Esposti) che non può non preoccupare. L’ignoranza di sé in cui generalmente li si lascia finisce per essere come la terra che copre, oltre che la loro vita, anche gli errori dei deputati a far conoscere.
Porre chiarezza nella sessualità degli Esposti non può non implicarne l’accettazione: presa in carico culturale che, se non necessariamente significa condivisione personale, non per questo significa esclusione della manifestazione culturale della loro transizione sessuale.
Della sessualità della vita si può dire che la Natura (il corpo è macchina; la Cultura (la mente) è motore; lo Spirito (la forza) è carburante. Da ciò non si può non prendere atto che lo Spirito (la forza della vitalità naturale e della vita culturale è trinitaria ed inscindibile parte del viaggio esistenziale della sessualità personale quanto e non di meno della Natura e/o della Cultura.
Sia fra i segni naturali, culturali e spirituali simili al proprio segno genitale o diversi, come da quelli variamente corrispondenti o non, per l’influsso di forza data dallo Spirito alla vita (e, per corrispondenza di stati, che la vita da allo Spirito) ne deriva che tutti stati della vita (ivi comprese le emozioni sessuali, a loro volta stati di forza) contribuiscono alla ricerca e alla conformazione della personalità che dal periodo della transizione transculturale sfocerà in quella di prevalente scelta. Con altre parole è come se dicessi che l’influsso del tutto che è contribuisce a formare il tutto che sarà. Ciò significa che l’influsso dell’universale sul particolare comporrà una identità sessualmente promiscua? Certamente no.
Essendo la vita corrispondenza di stati, direi che (in ragione dello stato delle corrispondenze fra i suoi stati) ) ad ordinare se stessa, ed in ciò a costituire la Norma, è la stessa sua vita. E’ la stessa sua vita perché dove non vi è corrispondenza fra gli stati la vita ha dolore: secondo infiniti stati di questo stato, male naturale e spirituale da errore culturale. Dall’affermazione ne consegue che, in ogni stato di vita il Bene naturale è via della Norma culturale (il Vero) che permette di raggiungere la spirituale, quella, cioè, del Giusto.
Evidentemente esclusa da sotto i cavoli, la radice della Transcultura non può non essere che quella dei Generanti: famiglia, società e storia. Dato il rapporto di dipendenza dei Crescenti, quando i Generanti sono figure in molti modi e stati predominanti (nel senso che dominano ciò che influiscono secondo schemi emozionali non corrispondenti) non possono non influire del loro carattere (soperchiandola) la personalità di chi fanno crescere.
Fra le prevaricate per l’eccesso di influsso dato dal soverchiamente di un carattere su l’altro, oltre che quelle che l’hanno subito e/o elaborato nelle “devianze” e/o nelle ignoranze, vi sono quelle che l’hanno rigettato. Se il rigetto del prevaricante influsso ha impedito l’acquisizione della forza del carattere dell’influente (ed in ciò ha “tutelato” il proprio) non per questo quella “salvezza” è stata indolore. Non è indolore quando, per rigettare l’influsso non corrispondente all’individuale sé, si giunge, in parte e/o in toto, a rifiutare parte e/o toto dei Generanti: famiglia o componenti, società o ceti, storia o momenti storici.
Nel bene e nel male, il Generante rifiutato perché se ne rifiuta l’influsso è pur sempre amato. Lo è, perché nel bene e nel male e indipendentemente dallo stato parentale (famigliare, sociale e/o storico) presso la vita del Crescente è pur sempre la Figura di principio della nascita della conoscenza sia dell’amare naturale che dell’amore culturale e spirituale.
Il rigetto dell’influsso della Figura prevalentemente determinante, quasi sempre costituisce una identità in dissidio con se stessa perché in dissidio con la Generante influente in eccesso.
É un dissidio (la guerra fra l’amore e l’odio verso chi si ama ma che si rifiuta per eccesso d’influsso) che (coscientemente o incoscientemente che sia) tarla di dubbi la condizione sessuale che comunque non può non essersi costituita.
Non solo. Il dubbio da cui consegue l’incertezza di sé, può rendere la persona ostile (anche sino alla violenza più estrema o contro se o contro altra da se) verso chi (volontariamente quanto involontariamente) porta verso la superficie di quell’identità le tensioni sessuali che presso le persone in questione sono motivo di dolore culturale e spirituale. Alla stregua dei naturali, quando i dolori culturali e spirituali non hanno chiare risposte, come risposta possono ricorrere anche ad elementi compensanti: non escluse, appunto, le droghe.
La Transcultura anche sessuale è viaggio verso il personale principio? È ritorno verso il personale principio? È rivendicazione di sé? È rivoluzione contro le convenzioni?
In attesa ci si dica come sinora non è bastato (se fosse bastato non vi sarebbero dolori e, dunque, neanche sessualità diversa nel senso di anomala) nelle domande che faccio credo vi siano anche le risposte.
Dal momento che vi è vita, il Principio della vita (Stato originante comunque lo si chiami o se lo si dica naturale o soprannaturale) è attuare vita. Ne consegue che attuare vita è il principio di vita di chi segue quella del Principio della vita.
Dal momento che il Principio della vita non può essere stato il Male (essendo non vita, il Male, se fosse avrebbe attuato non vita tanto quanto è male) ne consegue che il Principio della vita non può essere che il Bene. Il Bene è la Natura del Vero di ciò che è Giusto alla Cultura della forza della vita: lo Spirito.
Lo Spirito è sempre stato considerato a parole ma (almeno nella nostra Cultura) mai sufficientemente praticato se non a parole, eppure, nella linea viaria che è la nostra vita, è Capo stazione.
Lo è, perché è la forza che indica al nostro convoglio (la somma delle informazioni) se nel binario (la Norma) deve arretrate, fermarsi, procedere, o cambiarlo perché di erroneo tratto. Attraverso il dolore, infatti, lo Spirito indica alla forza della Persona che sta sbagliando percorso; attraverso il bene (vero per quanto è giusto) che può procedere nella sua volontà; attraverso le esaltazioni o le depressioni, che deve rivalutare le sue decisioni e/o gli stati della sua forza prima di procedere nella sua volontà; Attraverso la sua pace (cessazione dei dissidi) che, di volta in volta, è giunto alla stazione che corrisponde al viaggio della Persona, cioè, alla sua verità.
Direi, allora, che se la Persona (necessariamente Transculturale sino a che non ha costituito l’identità di prevalente scelta) segue le indicazioni del suo Capo Stazione, in ogni stato di vita è normale a sé ed al Sociale anche se sessualmente non corrisponde al tipo ed al genere della prevalente Norma che, sinora, il sociale ha adottato per la sua costituzione.
Tornando al bene, se il Bene è l’Immagine del Principio della vita: essendolo è Norma di principio. Dato il principio, sia a livello di vita personale che sociale se ciò che ci si prefigge è dare bene in ogni aspetto della vita, allora, tutto è normale in ragione del bene che si origina o del male che non si origina. Se tutto è normale in ragione del bene che si origina o del male che non si origina, allora, non la Personalità sessuale è meta del giudizio, tutt’al più, lo è il suo vivere.
Ogni adeguamento culturale (normalizzazione) che non tiene conto di ciò che è normale al viaggio della Persona (cioè, alla sua personale esistenza) è deviante e, pertanto, pericoloso arbitrio.
La normalizzazione una naturale normalizzazione) dovrebbe essere l’opera di potatura per la quale e con la quale una identità stacca da se stessa ciò che si è seccato dopo aver compiuto la sua funzione, il suo ciclo vitale.
Succede, invece, che la rinuncia alle proprie particolarità sia degenerata nella culturale pretesa di doverlo fare in modi e tempi quasi mai corrispondenti allo stato personale ma quasi sempre corrispondenti allo stato sociale. I motivi per cui lo stato etico – sociale, pretende l’attuazione della rinuncia di se (anche se prematura) non sono pochi.
Vi sono motivi riconducibili ai vari poteri del “Principato e della Religione” (Padre Aldo B.) ed altri riconducibili all’odierno sistema economico, nel quale anche la Persona è diventata uno dei tanti prodotti.
Per quanto la pretesa della normalizzazione al Sociale possa anche essere legittima, certamente non lo è dove procura dolore: male da errore e contrasto di vita con il Principio: il Bene che non può non dare che lo stare bene.
Certamente vi sono identità che sanno adeguarsi alle pretese sociali perché le sentono anche proprie ma vi sono personalità che: o non hanno lo stesso sentire, o non ne hanno lo stesso stato, o gli stessi tempi.
Una identità forzosamente inserita o che forzosamente si inserisce in una Norma che se non di fatto almeno in potenza pretende comportamenti di ortodosso rigore quando è ancora alla ricerca di sé, o si adegua più o meno forzosamente (e si ” normalizza ” castrandosi) o non potendo vivere il proprio sé, o si ammala della vita che non gli appartiene o, estraniandosi dal sociale contingente e storico che non l’accetta, si difende normalizzandosi in proprio.
I Carcerati dalla Norma (i resi malati dall’impossibilità di raggiungere se stessi e/o quelli che si sono normalizzati castrandosi) o gli Evasi (i cosiddetti devianti, sani che siano riusciti ad essere nonostante tutto, o ammalati perché succubi del tutto) non potranno non sentirsi soli. Diversamente, sono unici perché non trovano corrispondenti con i quali completarsi.
E’ anche vero che li si può dire impropri al Sociale perché diversi, ma è anche vero che possono essere impropri al Sociale perché il Sociale accetta gli unici (i se stessi) solamente quando, o gli sono adatti o vi si adattano.
Si può essere propri (perché se stessi in quanto unici) e nel contempo corrispondere con il Principato, la Religione ed il vigente Sistema? Se non in toto certamente per parti culturali quanto per stati emozionali.
Tutto sta a vedere se il Sociale accetta (di fatto oltre che per l’impotenza nell’impedirlo) il concetto di “Transnormalità” derivante dalla Transcultura: lo stato di passaggio fra stati e stati della Norma che sostengo: il Bene.
La diversità (sia quando è segno della proprietà di sé che quando è la via per giungervi) certamente è uno stato che “spaura” non solo ogni Ordine costituito sulla Persona ma anche la stessa Persona quando teme sia la propria realtà che quella del contesto in cui vive.
Come, dunque, normalizzare la vita propria e normalizzarsi nella vita sociale senza ferire sé stessi con una precoce rinuncia di sé, o senza ferire il sociale o con la diversità o con la paura del diverso?
Come non ferire la vita propria quanto la sociale con gli stati suicidari che non possono non sortire dalle sofferenze che derivano da passivi e/o pessimistici confronti fra la Norma detta dall’Io individuale e quella detta dall’Io sociale?
Come non essere feriti dal sociale e come non ferire il Sociale per reciproca emarginazione?
Direi, ritrovando i principi del Contratto: Il bene nella Natura (propria ed altra) detto dal vero nella Cultura (propria ed altra) per quanto è giusto allo Spirito della vita (alla forza della propria e della propria con l’altra) che nella pace non può non trovare la verità di sé. Nella pace, non si può non trovare la verità di sé perché, pace, è cessazione dei conflitti e, dunque, silenzio, nel corpo, nella mente e nella vita.
Mi rendo ben conto che ciò che esprimo in questo scritto non è particolarmente scientifico ma come ho avuto occasione di dire per la chimica la mia ragione è il cuore.