Condivido le ragioni di Spinoza sulla Resurrezione ma penso che le avrebbe dette diversamente (almeno in ipotesi) se solo la Natura non gli fosse stata il prevalente centro dei suoi pensieri. Per me, invece, è stato e continua ad essere lo Spirito: Forza della vita sino dal principio (e dello stesso Principio) che diviene Potenza culturale della vita che pone in vita. Ora se è chiaro (almeno per me) che lo Spirito al principio e dello stesso Principio non può finire proprio perché essendo principio è un assoluto, altrettanto è chiaro che non può rinascere perché lo stato di uno spirito assoluto non può essere soggetto a mutazioni. Sia pure nel diverso stato della Forza, così non può non essere anche per lo stato dello spirito della vita che origina. Nello stato della nostra vita, termina invece la Natura. Terminando la Natura (di certo le prove non mancano) necessariamente termina anche la corrispondente Cultura. Non risorge ma continua, invece, il nostro spirito in quanto è della stessa sostanza del Principio al principio. Se con la Natura necessariamente termina anche la sua Cultura per terminazione del supporto (il cervello) ne consegue che la continuità del nostro spirito non possiede più la potenza culturale che è stato in vita pur mantenendo (al caso aumentando o diminuendo) la potenza spirituale. In conseguenza della culturale tabula rasa che è diventato il nostro spirito ne consegue che torna ad essere una Natura nuova tanto quanto la sua sostanza (lo spirito) è simile alla Sostanza: lo Spirito. Se nuova Natura, nulla potrà ricordare e quindi sapere ed essere di quello che è stato. Chi dice di sapere e di essere quello che è stato, o mente, oppure è spiriticamente influito da uno spirito dello stato basso della vita, oppure, da bassi stati della sua: un’ipotesi non necessariamente esclude l’altra. Una vita nello stato basso, non necessariamente vive della diabolicità. Certamente vive, però, delle verità in carente stato. Ad esempio per poca conoscenza e per la conseguente incoscienza.