Ho immaginato il Cristo evangelico nella sua orfanezza più o meno come ho vissuto la mia. Anche nella mia non so chi sia il mio padre naturale e anche di quello adottivo ho pochi ricordi e pressoché nessun affetto. Era solo (più o meno presente) quello che mia madre aveva detto che era. Sotto l’aspetto paternità, quindi, sono stato un orfano abbastanza incurante del mio stato. In età adulta non fui per niente incurante, invece, quando mi mancò il principio guida che secondo il mio pensiero (non quello dell’epoca) mi fu padre e maschio tanto quanto determino la mia vita e mi fu madre e femmina tanto quanto l’accolse. L’amore è vero in ragione dello stato della comunione fra gli amanti. Non che ve ne fosse molta fra di noi devo dire ma lo stesso, la passione fu così potente da farlo sentire un bene nonostante l’errore che portò al dolore. Rimasto senza quella verità e nulla con cui sostituirla feci quello che non feci per la paternità: cercai la Verità che sostituisse quella che mi era mancata. L’elevazione verso un principio guida superiore è il massimo bisogno di chi si sente pesantemente orfano di una vita guida. Dato il pensiero sociale della sua epoca il Cristo evangelico si senti orfano, magari anche pesantemente. Cosicché, anche lui (condizionato tanto più da una orfanezza da giustificare) passò dalle verità paterne che non aveva avuto a quelle di un Padre più grande. In quello trovò l’amore che gli era mancato per mancante paternità. Può anche essere, però, che abbia amato il Padre che si è costruito per ideale afflato! Se è vero che nulla smentisce l’ipotesi, è anche vero che nulla la prova. Si può solamente dire, allora, che é fra le storie che stanno in mezzo. Luogo dove nessuno può veramente sapere per quale Via la Vita ci comunica le sue Verità. Men che meno mentre ancora si percorre le sue strade.