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  • La ragione del silenzio

    Nessun potere durerà più di me.

    Avevo intenzione di conservare questa lettera come personale e associativo memento, perché, per quanto giusta, sentivo che non dovevo spedirla.  Tutt’ora, ho la stessa sensazione di allora. Fra me e questa questione, sotto, sotto, c’è qualcosa che non afferro. La riabilitazione di una vanità, e/o di una mia verità, e/o di un amor proprio offesi? Ho superato di peggio!  Se, “per Damasco” è via della coscienza di sé stessi, potrebbe essere che sia giusto pubblicarla, allo scopo di riabilitare la necessità della provocazione, come mezzo di rottura di un Costituito, (legale e/o politico, e/o quanto d’altro), che ferma il futuro? Questo, mi convince già di più. A proposito di coscienza! Che sia giusto pubblicarla per far capire, che non solo un potere può fermare il futuro, ma anche una figura, fissata in un tal amore di sé, da non tollerare alcun tipo di tocco? Se tutto ciò che fissa la ragione è droga, allora, a maggior ragione la devo pubblicare: sono o non sono, contro ogni forma di intossicante dipendenza? La ragione è buona, tuttavia, non smuove alcuna emozione. A questo punto, decido di ascoltare la ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

  • Giusto per la cronaca

    Questa non è un lettera: è una conferenza spacciata per lettera! Peggio ancora, ma, purtroppo, è un confuso soliloquio. Avete presente quando si pianta una sonda per cercare l’acqua? Magari venisse subito limpida! Invece, prima viene il fango. Da me, sonda, è venuto fuori del fango per anni. Solo adesso sta venendo fuori dell’acqua. Non sempre potabile, per carità, ma, almeno, chiara. Ora, però, mi manca la forza che avevo quando davo fango pensando fosse acqua. Ci sarà ben della giustizia in tutto questo, ma, mi venga un accidenti, se capisco dov’è! .

    “Come Associazione e persona sono vicino a Dipendenti da tossico sostanze, in età variante dai 30 ai 40 anni. Sono età, nella quale il sapere e la vitalità si temperano nella riflessione personale. Tuttavia, su di loro imperano ancora le sostanze legale ed illegali. Sono imperi che mostrano la corda ai tossicodipendenti che le dico. Nel riconoscerne tutti i fili, (anche se nel non contrapporre azione di rigetto), sta, la loro maturità.”

    “Nella contrapposizione fra ciò e chi opera per il loro recupero, e ciò è chi opera per mantenere lo stato quo del tossicodipendere. la persona td. sta, come la corda del gioco. L’opera di trazione cui è sottoposta la personalità tossicodipendente, è sfibrante, logorante, angosciante. Se la “pera” ha tanta presa, è anche perché cura quegli stress.”

    “Non da meno stress, sono soggetti anche quelli che operano contro la Tossicodipendenza. Questi, si devono difendere da quello che il Tossicodipendente butta loro addosso.”

    ” Vi sono di quelli che si difendono, essendoci solamente con la professione. Incauti quelli che credono di essere difesi perché ci hanno messo la vita. Comunque sia, vuoi prima o vuoi dopo, ambedue i generi di comportamento vengono lesi dalla costante frustrazione, che, per servitù alla droga, il Tossicodipendente non può non provocare. Così, fra “tossici” e antitossicità, la droga inietta un’altra faccia del suo veleno: l’inimicizia. Sarà anche una inimicizia educata, amorosa, ma sempre velenosa, ed avvelenante, è.”

    “Volentemente nolente, il Tossicodipendente in questa situazione sente che tutto gli è nemico. Sia l’antisociale, (per quanto sia passivo – attivo complice), sia un Sociale, che non riesce ad essere sufficiente amico perché non sufficiente “pera”.

    “Non c’è pippa di ragione, che sappia dire la solitudine che è in questi casi. Solo il cuore lo potrebbe, ma, lo vendono a poco. Forse perché è considerato a livello frattaglia”.

    “Quindi, non rimane che la “roba”. Il senso placenta che da, rimane un amico anche se sanno che li isola da qualsiasi alternativa. Se ne rammaricano ma finiscono per coprirsi, perché fuori, fa freddo.”

    “In attesa di capire che non si può osteggiare una intossicazione di quel genere, , o rimanendo da parte, o sostenendo una parte, o rinchiudendola in vari modi dentro una parte, il Tossicodipendente sta, senza arte e ne’ parte, o si fa per continuare la sua parte, se non proprio l’arte.”

    “E’ vero che il “farsi” è sod – disfarsi, ma è anche vero che è medicarsi, oltre che, identificarsi.”

    “I tempi e i respiri della vita non hanno nulla a che spartire con ideologie legali e/o terapeutiche. Ma le terapie sono costi e, i costi, rendono merce la vita. La vita trattata come merce, ci condanna a riprendere in carico, la vita che trattiamo come merce.”

    “L’unica virtù che non rende merce la vita, è la gratuità. Sarebbe una grandissima gratuità, già il capire, che se la droga è il piacere che fa male, in successione, è il male che solleva dal piacere che fa male.”

  • L’dea che seguo

    Come “per Damasco” e come persona seguo l’idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio è la vita:

    bene per la Natura

    Vero per la Cultura e Giusto allo Spirito

    Se lo stato che segna la verità che è della giustizia è lo Spirito e, lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

  • I sensi che l’amare

    dovrebbe conoscere o evitare.

    Ero di chiara ignoranza ma di istinto altrettanto chiaro, così, non subii alcun genere di trauma quando fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti del collegio. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato quando era ancora vergine del senso dell’amore.

  • Non credo di essere pericoloso

    … tuttavia, sono pazzo perché credo di sapere chi è lo Spirito.

    Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

  • In questa occasione

    In due parole: sono Vitaliano secondo il mio reale e sono “per Damasco” secondo il mio ideale.

    In quest’occasione mi firmo Vitaliano_perdamasco_Vitaliano, giusto per dire che sono Vitaliano quando percorro il mio reale e, perdamasco quando percorro il mio ideale. Dal mio ideale torno ad essere Vitaliano quando “rincaso” nella mia realtà. La volontà di ritorno alla soggettiva realtà impedisce la sclerosi della vita mentale e spirituale che si manifesta come fanatismo.

    Con questo lavoro mi è successo quello che capita quando si scava un pozzo: prima esce acqua mescolata a fango. Diventa chiara, quell’acqua man mano la si filtra: mai abbastanza, temo.

    Ho iniziato a scrivere la mia storia e le mie storie nella Primavera del 1991. Fatti ed emozioni particolari a parte in tutte sostengo la vita culturale (scoperta del di dopo la spirituale) che stavo ritrovando man mano (scrivendo) mi allontanavo dall’esistenza minata dal Dolore e dall’Errore.

    Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale.

    Male

    Dolore Errore

    Vero è che senza rendermene conto caddi dalla padella alle braci, e cioè, dalla conoscenza del Qui alla conoscenza dell’Oltre. L’ulteriore conoscenza iniziò quando cercai nell’Oltre quanto avevo perso in questo: me lo permise lo spiritismo che all’inizio di quel pezzo della mia strada non conoscevo.

    Nelle braci in cui ero caduti mi scottai? Direi tanto quanto vi posi fede e tanto quanto mi riservai il giudizio. Comunque sia, lo spirito dell’Amato che ritrovai in più casi mi lascio perplesso quando non diffidente. Due le opzioni: o chiudevo tutto (ma non solo non ero ancora pronto e ancora non sapevo che lo spiritismo è una via che non si sbarra più perché in coscienza resta! ) o (dal continuar ad essere a servizio delle esigenze di vita che quello spirito ancora mi manifestava) passar ad amare un altro spirito (ora incarnato, ovviamente) esattamente come da un amante che si lascia o si viene lasciati si passa ad un altro amante.

    Così, sempre senza rendermene conto (non solo emozionalmente parlando) passai dal ritrovamento di uno spirito non più affine alla ricerca di un altro spirito. Per altro dire dalla vita di una forza e di una Potenza dello stato della vita in Basso alla Forza e alla Potenza dello Spirito dell’Alto: il tutto, come un sughero nel canale!

    Nonostante questo o forse per questo alla emozionale decisione mi si apersero le cataratte della Confusione e non di meno quelle della Rivelazione. Adesso, che sia pure dopo più di un trentennio di sballottamenti mi sento prevalentemente giunto a placide acque, penso di non aver altro da dire: solo (potendolo e sapendolo) da raccontare e precisare cominciando sempre dal principio.

    Spiritismo e medianità si possono pensare sia come cose dell’altro Mondo come anche appartenenti ad una parte sconosciuta della mente di questo. Certo è che queste potenziali facoltà si presentano negli spiriti (incarnati o no che siano) identitariamente lacerati e quindi scissi nel loro bene, nel loro vero, e nel loro giusto dal Dolore e dall’Errore. Non si presentano in quelli che vivono il loro bene, il loro vero, e il loro giusto senza le lacerazioni e le scissioni provocate dal Dissidio fra stati.

    Darò l’idea di parlare dell’alto (il Principio) come se ci andassi a pranzo molto spesso. L’ho potuto perché ho basato la mia ricerca dei principi della vita sulle corrispondenze fra Immagine e Somiglianza. Secondo le corrispondenze, quello che è di una Somiglianza non può non essere anche dell’Immagine. Constatando lo stato della Somiglianza, quindi, si constata (elevando i concetti) anche lo stato dell’Immagine. Chi ha detto “Così in Alto, così in Basso” non può non aver fatto che un ragionamento simile.

    In ultimo ma non per ultimo: per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza, tuttavia, escludo l’errore verso la Vita. Non lo escludo verso altre storie. Ovviamente, in queste pagine sostengo quello che almeno in Basso da l’Idea di essere vero. Che lo sia anche in Alto prima o poi andrò a verificare se, quanto, e come.

    I miei studi sono titolati solamente dall’opinione altrui. Un paio indecise fra genio e follia: molto variamente le altre.

    Non ho mai datato le lettere. Sarà anche perché i perimetri del tempo spariscono quando spariscono quelli dello stato.

  • Cortese signora e citati

    Alla cortese attenzione della Dottoressa Solito, delle altre Dottoresse e per conoscenza alla Cooperativa Pia Opera.

    Cortese signora e citati: sento il bisogno di fare il punto.

    Quando è iniziata l’assistenza dell’odierna Cooperativa (succedeva però anche con le precedenti) le Operatrici mi lasciarono parecchio perplesso. Succedeva nello scendere le scale. In quei casi si ponevano dietro di me. Ora, nel caso di possibili capitomboli un’assistenza dietro la persona (pesante o leggera che sia ma a peso morto nessuno diventa leggero) non serve a nulla. Serve di più, invece, se si pone davanti o subito dopo nello scalino seguente. Quando l’ho fatto notare l’assistenza si adegua ma sempre se lo chiedo. Dal mio punto di vista ciò significa che nella mente dell’assistenza non gli è diventata una Cultura da rendere vita a psicologica disposizione dell’assistito. Non per ultimo pensiero, la Cultura dell’assistito* (dovrebbe essergli diventata la Cultura professionale dell’Assistente) potrebbe non essere seguita tanto quanto un’assistente pone la sua volontà (o amor proprio o vanità) sulla volontà (o amor proprio o vanità) dell’assistito*.

    Con l’assistente di stamattina è successo cosa con la stessa dinamica psicologica che ho rilevato in quasi tutte quelle che (raggiunto l’eccesso) non ho più accolto. L’assistenza deve diventare le mani dell’assistito* ma non per questo diventargli una mente putativa. Naturalmente lo deve diventare dove la mente dell’assistito comincia a non esserci più: non è il caso del sottoscritto e non è il caso che diventi una imposizione che può essere sentita dall’Assistito come un violenza . Quindi, dove la mente è ancora sufficiente, all’assistito* che dice bianco, l’assistenza non può stressarlo* dicendogli che è meglio il meno bianco! Non può stressarlo con alternativi motivi, tanto più se l’Assistito non è in grado di reggere confronti emotivi: tanto più se è un cardiopatico! Il bisogno di porre (anche mere varianti alle richieste dell’Assistito*) ancora una volta mi dimostra che la Cultura professionale dell’Assistente non gli è diventata una vita professionale.

    Se è vero che la mia mente conserva ancora della buona mobilità psicologica, così non è per il mio movimento. Succede allora che la mia mente di adesso entra in conflitto con il mio corpo di adesso. Pur rimanendo con lo stesso quantitativo orario, devo chiederle allora di cambiarlo in questo modo:

    Martedì 1 ora per la spesa e Venerdì tre ore per altre necessità. Due ore per le altre necessità non sono più sufficienti. Si, è vero: possono anche diventarlo ma a priori non sono in grado di saperlo. Chiedo il Martedì anziché il Lunedì perché non sono poche le festività in quel giorno e perché (anche fuori festività) è pressoché chiuso dappertutto. Prima di quanto chiedo è stato un superabile problema ma temo che stia diventando un problema.

    Sono mesi che le dovrei comunicare quanto le ho scritto ma, vuoi perché me ne dimentico, o vuoi perché a dire della segreteria “la Dottoressa la richiamerà appena finito il colloquio in corso”. Siccome non succede quasi mai ne traggo la conclusione che finito quello in corso ne capita un altro di maggior assistenza. Lo posso ben capire ma doverla richiamare più di una volta mi costringe a pensare che sto assillando sino alla noia chi mi risponde. Non penso che il mio arietesco sospetto abbia ragione d’essere, tuttavia è un ombra ed io ho bisogno di “più luce”.

    Con i miei più sentiti saluti

    gazzabinvitaliano.wordpress.com

  • Quando il desiderio dell’IO diventa desiderio di un DIO

    Apro una parentesi: riconosco volontà di possesso in Jawè spirito, oltre per le storie che la dimostrano anche perché è tipico della forza spiritica che per sua Natura (la Forza) e per sua Cultura (la Potenza) non può non sommare quella umana al suo stato. Partendo dal Basso verso l’Alto, allora, si può anche pensare che la Terra promessa fu il desiderio di un Uomo a cui corrispose il desiderio di Terra (di vita materiale) di uno Spirito potente ma non per questo Dio. Essendo il principio assoluto della vita Dio può promettere solo quello che è: vita. Tanto quanto al desiderio di forza e potenza di un Uomo corrisponde il desiderio di Forza e di Potenza di uno spirito dio e tanto quanto quello spirito dio ingloba lo spirito umano. Lo stato della possessione da inglobamente è provata dallo stato del fondamentalismo: più é assoluto e più è mentalmente preso. Dal mio pensiero convinto, ora posso chiudere la parentesi.

  • Il coltello di Abramo

    DOVEROSA PREMESSA: non è detto che il pensiero che segue sia attendibile. E’ detto, invece, che può anche stare tra le non poche inattendibilità che ci raccontano come attendibili.

    Non per sentenziare sul tuo Dio, Israele. ma solo per bisogno di storica conoscenza mi domando quanta verità vi sia nella versione di Yahweh che ferma la mano di Abramo prima che gli sacrificasse Isacco, allora ragazzo e per questo innocente tanto quanto non sapeva ancora come girava il suo mondo? Si racconta, infatti, che gli chiese di farlo giusto per verificare la saldezza delle sue convinzioni. E se invece non fosse andata così ma solo narrata così perché lo stesore che iniziò la sua versione di quella storia trovò che il Dio che non ferma la mano contro l’innocenza avrebbe ottenuto del dubbioso credito mentre raccontando che l’ha fermata avrebbe ottenuto di poter mostrare che il suo Dio é Giusto e Clemente? Ammessa l’ipotesi di un Dio che non ferma la mano di Abramo neanche contro l’Innocenza se è necessario per i suoi scopi (anche oggi l’ha ampiamente dimostrato in quelli che non gli erano prossimi) cosa esclude che non abbia trovato necessario sacrificare i figli di Israele che andando a ballare su musica profana hanno provato (a fondamentalista giudizio) di non essergli prossimi e quindi utilmente sacrificabili per maggiorare il castrante potere sulla vita di Isacco_Israele che ha scelto di essergli prossima? Viste le cose da quest’angolo come non farci venire in mente che Hamas non é stato il coltello di Abramo che la mano di Yahweh non ha fermato ancora una volta? Mah, mah, mah!

  • Campagne Contro

    Alcune idee per Campagne Contro nella realtà che ancora non conoscevo. Non sono andate da nessuna parte!

    L’immagine si presenta da sé. Nella realtà veronese di quel fango ho mosso solo una qualche infinitesimale e delebile increspatura. In quel settore assistenziale un nulla ero all’inizio e un nulla sono rimasto. Tanto più, perché amico di tutti ma partigiano di nessuno. Tanto più perché più portato al pensiero (in Accademia Vita, un esempio) che alla concreta realizzazione. Tanto più, perché “è un bravo ragazzo, ma…” Cronaca non molto felice il resto di questa iniziativa. Certamente perché ero in un altrove di nessuna presa a livello contestuale. Parlai dello Spirito, infatti. Avreste dovuto vedere le facce dei presenti. Va bè! Cosa fatta avrà avuto un capo!

    Sarà anche perché ogni scarafone è bello a mamma soia, ma a me, questo Richiamo piaceva e ancora piace. Nessuna proibizione o allarme: solo com_passione, nel senso di condivisione della pena che è nel vivere, comunque si viva. Associativamente parlando, potevo andare avanti nelle Tossicodipendenze con idee come queste? E infatti, non sono andato da nessuna parte. Al più, ho “battuto il passo”. Siccome non mi faccio mancare nulla, a qualche referente della piazza del Bene ho rotto pure le palle, non perché non gestibile io, ma perché non ad occhi chiusi; e siccome si capiva, non ero usabile. E va beh! Oggi ho cambiato immagine ma non ho cambiato idee. Quello che è stato è stato, ed io ho fatto quello che ho potuto. Sensi di colpa zero.

    Come nella precedente, anche in questa immagine mi piace l’invito, però, mi piace poco la rosa. La trovo violenta, appariscente, prepotente, arrogante. In genere, anche il “tossico” è così. Un tossicodipendente con quei caratteri, avrebbe riso di quell’invito, perché, in genere, solo in ultima si accorgono che i suoi vissuti l’hanno appassito. Si accorgono in ultima, che a farli rinvenire è inefficace ogni acqua. A quel punto al Pinocchio alla stanga, inizia la rassegnazione: iniziano i rimpianti. Sono voci, i rimpianti, che se gli va bene, sussurrano la sua rassegnazione: sempre. Invano la tacitano continuando a coprirsi di “roba”: qualche volta con l’ultima nolenti. qualche volta volenti.