Una soglia è la zona di passaggio che sta fra due luoghi ma anche fra ciò che si sapeva e fra ciò che si sa, come pure, fra ciò che si era e ciò che si è. Viste così le cose, allora, è luogo esistenziale (naturale quanto soprannaturale) nel quale si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era) a quella seguente: coscienza di ciò che è. Soglia, allora, è il luogo, dove, la forza della Vita (sia nello stato naturale che fra il naturale ed il soprannaturale) muta lo spirito di chi non può non passare le infinite soglie degli stati della vita che stanno sia nella nostra vita che fra la nostra e quella dello Spirito. Ogni cambiamento è fatica ed ogni fatica ha la sua pena. In questo senso, Soglia è purgatorio: secondo lo stato del personale stato di spirito, luogo di chi capisce con pena culturale spirituale quando con fatica naturale. In ragione della corrispondenza di spirito fra vita e Vita, l’accettazione nella nostra Cultura delle ragioni della Vita è accettazione delle ragioni della Vita anche nella nostra Natura. Pertanto, mano a mano si attenuerà la nostra vitalità (lo spirito naturale) l’accettazione delle ragioni della Natura della Cultura della Vita, ausilieranno la forza della ragione naturale, culturale e spirituale della nostra. Le ragioni della Vita, ausilieranno quelle della nostra tanto quanto la forza delle ragioni dello spirito umano corrisponderà con la ragione dello Spirito della Vita. La Cultura della vita umana che rifiuta le ragioni della Vita è separata da se stessa e dalla Vita tanto quanto le rifiuta. Nel qual caso, non è certo la Natura della Cultura della Vita divina quella che abbandona un dolente a se stesso, bensì, è la Cultura della vita umana quella che, abbandonando quella della Vita, spoglia il dolente dell’ausilio della forza data dallo Spirito a quello umano. Succede però, che, superando la soglia, mano a mano ci si inoltra nella vita dello Spirito (nella sua forza) si inizi a conoscerla. Conoscendola, con la gradualità data dallo stato del trapasso fra vita e Vita, comunque non mancherà l’ausilio del suo Spirito.
Categoria: Uncategorized
-
Sulla Soglia: il Paraclito.
Lo Spirito che è Calibro della Natura, arbitro della Cultura e giudice della vita
Calibro perché misura il Bene

Arbitro perché decide il Vero <> Giudice perché sentenzia il Giusto
è la forza che non può non mediare la vita che calibra, arbitra e giudica. Non può non mediarla perché, la sua forza è vita tanto quanto i suoi stati corrispondono fra di loro ed è dolore (non vita della forza tanto quanto è dolore) tanto quanto non corrispondono. Nel trapasso fra uno stato e l’altro, mediando la vitalità della vita, in ambo gli stati ed in tutti i suoi stati, non può non mediare anche il dolore motivato dal male che indebolisce la forza naturale che informa quella culturale. Mi dirai: se lo Spirito è già misericordioso perché l’ausilio dato dalla sua forza media il dolore entro una data soglia, perché, già che c’è, non si fa più misericordioso togliendolo anche prima?
E’ dolore fisico, il giudizio di male che una Natura da alla sua Cultura.
E’ dolore culturale il giudizio di male che una Cultura da alla sua Natura.
E’ dolore spirituale il giudizio di male che una data vita da a se stessa.
Il bene (che è gioia naturale e culturale tanto quanto corrisponde a quella spirituale) ed il male (che è dolore naturale e culturale tanto quanto corrisponde a quello spirituale) sono i massimi termini di riferimento (naturale, culturale e spirituale) con i quali, in ragione degli stati della sua forza, la vita discerne su se stessa secondo la ragione (la forza) del suo spirito. Se la vitalità che lo Spirito soprannaturale da alla vita che passa fra uno stato e l’altro non alimenta il bene naturale per non condizionare il giudizio con una forza che non è della Persona, per lo stesso motivo non ne alimenta il male. Non lo può fare, appunto, se non interloquendo (con la Sua forza) sulla data vita che dovrà discernere su se stessa solamente in ragione di quanto ha personalmente capito perché personalmente sentito. Se la vita dello Spirito soprannaturale intervenisse anche minimamente sulla vita naturale che sta discernendo su se stessa, certamente interferirebbe sul giudizio che essa darà di sé. Ciò che dunque pare indifferenza è solamente giustizia. Che la Sua misericordia non possa passare la soglia della Sua giustizia non ci farà molto comodo, ma, lo sento così giusto, questo principio, che non può non essere che divino.
-
Sulla Soglia: il Dolore.
Data la corrispondenza fra gli stati della vita (Natura, Cultura e Spirito) ciò che è della Natura (il sentire) non può non essere vita della Cultura: il sapere. Così, in ragione dello stato di spirito (della forza della vita) un bene o un dolore naturali non possono non diventare culturali e spirituali. Nella Cultura, allora, è stato di soglia il momento nel quale, essa, altro non sa di ciò che la sua Natura sente. Da ciò ne consegue che in ragione della forza della sua vita (lo Spirito) nel dolore è soglia il momento nel quale la Natura (il corpo) non sente più di quello che la sua Cultura (la conoscenza sa. Se nei dolenti siamo in grado di verificare (per vista, udito o tecniche d’accertamento) ciò che una Natura sente sino alla soglia, negli stessi non siamo in grado di sapere ciò che, sulla soglia, la sua Cultura sa. Si può dire, allora, che sulla soglia, una Cultura che di più non sa, di più non è. Siccome ciò che è della Cultura è anche della Natura, allora, alla soglia, anche una Natura che di più non sente perché la sua Cultura di più non sa, di più non è. Dal momento che ciò che non è e non sa non ha vita tanto quanto non è e non sa, allora, mano a mano la Natura più non è, e la Cultura più non sa anche il dolore più non è, perché, di più non si sente, oltre ciò che di più non si sa.
-
Il trinitario_unitario cammino
Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio e ciò che è a sua Somiglianza si limita alla nostra vita la facoltà di porre il nostro spirito con giusta volontà presso lo Spirito. Quale verità contiene l’illimitatezza dell’Essere che vuole il suo Bene? Dove la Cultura non la sa con certezza, con certezza lo comunica il Dolore quando allarma il Bene che è uscito dal suo Vero a causa dell’ingiusto uso della Forza del suo Spirito. Secondo Natura, secondo Cultura, e secondo Spirito, il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale.
-
Le Corde del Canto
PAROLA E’ L’EMOZIONE DELLA VITA CHE DICE SE’ STESSA

L’Amore é Comunione con la Vita: Parola che dice lo stato dell’assoluta unione fra i suoi stati. L’Amore é Comunione anche fra stati di non assoluta unione fra stati.
Dicendo la sua principiante emozione, ogni stato della vita pronuncia il suo corrispondente Verbo (IO SONO) e la corrispondente parola: VITA. Questa natività è all’origine di ogni stato della Vita con cosciente proprietà di parola.
Il Verbo e la Parola sono inscindibilmente legati allo stato del proprio stato. Dove é carente e/o Altro il Verbo IO SONO é carente e/o Altro anche la VITA che dice lo stato del suo Essere. A proposito di un Essere e del corrispondente agire, dimostra di non aver capito il proprio stato l’asino che canta da cavallo. Questo non vuol dire che gli asini non possono cantare anche da cavalli ma sanno quello che fanno? Se si ascoltano, si. Se non si ascoltano, no. Questo vuol dire che se un asino non si ascolta potrebbe giungere a pensarsi cavallo? Non patisce confusione chi canta la vita secondo le sue corde.
-
I colori alla partenza

sono partito dal mio bianco per conoscere il mio giallo. Dal giallo che ho conosciuto man mano verificavo il mio bianco sono andato alla ricerca del Bianco che origina ogni Giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all’amore che porta alla verità che porta all’amore e l’amore è la trinitario_unitaria alleanza fra gli stati
della Comunione

nell’Amore
per la Vita
-
C’è ancora il Mercante di Venezia?
Alla Cortese attenzione della Senatrice Segre e dei Citati
presidenza.figlidellashoah@gmail.com

Mi viene da raccontare che per ore e ore sto al Pc rubando tempo al sonno e pure in colpa se ne uso per mangiare o per altre indelegabili o irrimandabili necessità. Penso capiti a quelli che temono di non avere tempo che basta per mandare oltre l’opera che giustifica la loro intera esistenza. La tua storia, Israele, dice che di questi spaventati dall’imprevedibile destino della loro carne ne hai avuti non pochi. Si, ma che c’entro io, mi dirai! C’entro, c’entro! Non tanto perché mi penso veramente come i tuoi e con la stessa opinione su di sé e sulla propria opera ma perché, non sapendo cosa mi é possibile credere tutto mi è possibile pensare, e quindi, temere! Si, lo so: mica posso provare quanto penso! Questo, però, tutto può fuorché alleggerire il delirio che potenzialmente grava sui lucidi in eccesso. Ho un bel dirmi: Vitaliano, stai tranquillo accidenti! Tanto, ti sarà lecito fare esattamente quello che riuscirai a fare: nulla di più e nulla di meno! Ha un bel dire la ragione che più che certa della sua potenza può far fare 4 anche su l’orlo dell’ultimo respiro! Ciò che di per sé può dirsi certa la Potenza, non altrettanto certo può dirsi di sé il potente, che di potenze ne ha viste affossate a josa! Come ti vedo nella tua storia, allora, così mi vedo nella mia mentre (come è stato per i tuoi) vado temendo di non poter dire la Parola raggiunta perché terminati dall’inevitabile. Penso a quante ne hai scartate tu e penso a quante ne ho scartate io prima di trovarla dove é sempre stata: al principio. No, Israele. Non può essere quella che pensi di aver trovato al principio perché prima di ogni nome che dice l’assoluta Cultura dell’essere che lo porta vi è l’assoluta Natura dell’essere che lo porta: e la Natura è Hayim! E se la Natura è Vita già dal suo principio, chi, oggi, stiamo inchiodando al suo principio: hayim che nel tuo pensiero è principio di Jawé o Jawé che è principio hayim? Si, Israele: stiamo potendo sulla carne hayim quello che non ci è lecito potere sul sangue hayim! Sto pensando al Mercante di Venezia: c’é ancora?!

Vi allego quest’ultimo pensiero. Guaio è che a me vengono a rate! :)
Se la Natura della Vita è haym e se quello che è della Natura non può non essere della sua corrispondente Cultura direi impossibile scindere la totalità dell’Essere haym dal suo primo Nome: haym. Con altro dire, è impossibile scindere la Vita (il Tutto dal principio) dalla sua vita: dal suo principio, la vivenza! La Natura haym è carne e sangue! E se dove si inchioda la carne possiamo dire che non si sta inchiodando anche il sangue? E dove si pensa che carne e sangue haym hanno in Haym un unico principio, a quale stato della vita stiamo negando la vita? Al sangue e la carne dell’haym umano, o quello haym che al suo principio diciamo Dio? Mi stai dicendo, Israele, che nessuna vita può essere accusata di deicidio perché nessuno ha mai visto la carne ed il sangue di un Dio? E se nessuno l’avesse mai vista perché non badiamo mai a quello che la Vita ci mette sotto il naso nella forma della carne e del sangue che prima di ogni nome sta, divina ed umana, inscindibilmente haym. Mah!
Nella lettera precedente ho mancato i saluti. Non l’ho fatto per maleducazione: non sono così semplice! Diciamo che sono l’ansioso che per più di un tanto non si sopporta vicino a nessuno e che meno temo di disturbare meglio mi sento.
Con i miei più distinti saluti
Vitaliano
-
Giunto alla fine
sui principi della vita (fu indotta da un Lutto) ho visto l’Origine che crediamo di sapere per fede quando non per ragione. L’ho rivista in questa trinitario_unitaria forma:
NATURA

CULTURA
SPIRITO
LA NATURA E’
La Natura E’ perché la Vita (il Tutto dal principio e dello stesso Principio) non può originare Contenuti dove prima non origina i corrispondenti Contenitori.
LA CULTURA E’
perché senza i suoi corrispondenti Contenuti è Contenitore non intelligente di per sé pur avendo l’intelligenza della Potenza originante.
LO SPIRITO E’
perché senza la sua Forza e la sua Potenza nessun Contenuto come nessun Contenitore avrebbe vita. Ciò significa che nel Tutto dato dal Bene per la Natura

nel Vero della Cultura<> per quanto <> è Giusto allo Spirito
sono portatori di vita sia i servi felici che gli infelici.


ALLA VISTA CHE PASSO DOPO PASSO
Alla vista che passo dopo passo ho pienamente inteso solo da vicino,
la Natura mi è “apparsa” come Corpo della vita comunque effigiata;
la Cultura come pensiero della vita comunque concepita;
lo Spirito come Forza della vita comunque agita dalla sua Potenza.

