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  • Arrivo al dunque, Israele.

    Arrivo subito al dunque, Israele. Sei in uno stagno! Ne uscirai con le bombe? Illuso! Con gli omicidi mirati? Illuso! Ne uscirai con l’appoggio del Mondo Occidentale? Sino a che servi! Tu, hai solo un modo per uscire dal pantano in cui ti trovi: bonificarlo. Come? Togliendo acqua ad antichi stagni e ponendo verità in antiche credenze.

  • Proibizionismo o Antiproibizionismo? Possibilismo!

    Dagli interventi medi quando non mediocri dei politici presenti all’incontro di Mestre il suo è emerso per la passione che vi sottostava: chiaramente, super partes quella politica. Nonostante ciò, il fatto che la contingenza ”Droga” la metta accanto ai Partiti (a dirla con W. S. ”strani compagni di letto” e, secondo me, carriole d’intenzioni sulle quali chiedono la tangente della mano morta) ombra di sospetto le sue affermazioni di libertà, così, come la frequentazione di un qualsiasi genere di diverso ombra quella cultura (ad opinione altrui, ovviamente) una qualsiasi normalità.

    Sarà anche un sospetto che non la può toccare; ma essendo di per sé ingiusto vedere che può esserne toccato non è detto che faccia piacere a tutti: me compreso. Che il possibile sospetto non leda la sua Persona e/o la sua causa a Lei il giudizio, come a me, il solo fastidio di averlo anche dovuto considerare prima di escluderlo.

    Se la sua indipendente posizione, la rende al di sopra del sospetto che le dico in via di ipotesi, comunque, quanto la rende al di sopra del pensiero di essere da quelli strumentalizzato se non nella Persona, quantomeno nella sua Figura? Che anche questo aspetto sia nolente implicito (e/o positivo e/o negativo alla sua opera) solo suo può essere il giudizio.

    Ancora per quanto mi riguarda, mi prefiggo il solo scopo di farla ulteriormente riflettere. Lei sa bene perché ama ciò che fa (ed io so bene perché ho amato chi si faceva) che nella tossicodipendenza vi sono due predominanti fasi. Chiamo la prima, quella di ”Pinocchio nel Paese dei Balocchi ” e, la seconda, quella di ”Lucignolo alla Stanga“. 

    Il Tossicodipendente è nel Paese dei Balocchi nella fase della scoperta della droga e delle collegate emozioni e/o storie ancora potenti. I Lucignoli, invece sono identità di confermata tossicodipendenza e nessuna illusione. Di fatto, rami piegati che a raddrizzarli secondo norma si rischia di spezzarli di se stessi, o quanto meno di recare un dolore che per quanto motivato da un bene non per questo fa meno male. Si può evitare questo errore? Si, evitando gli interventi in over.

    In media, i Pinocchi che prima o poi si ritroveranno Lucignoli sono sulla trentina. Per la gran parte, fisicamente quanto psichicamente provati (anche gravemente quando non in maniera irreversibile) e, pertanto, oltre modo pessimisti sia verso sé che verso il mondo. Sono soggetti, difficilmente accettati in Comunità: con altri motivi perché rischiano di elevare le statistiche dei mancati recuperi.

    Anche qualora decidessero per l’ingresso comunitario le Personalità t.d. di questo livello si trovano a dover affrontare un pesante momento: quello, cioè, nel quale devono spogliarsi di ciò che sono per rivestirsi di ciò che (forse) riusciranno ad essere. Purtroppo, quell’atto di conversione culturale (ma anche esistenziale) deve accadere quando, essendo ”scoperti“ sono anche liberi ma appunto perché mentalmente liberi tutt’altro che pronti ad ancorarsi ai valori sociali che fanno il Cittadino.

    L’atto della spoliazione del vecchio vivere implica la forza di affrontare un periodo di transizione da nudi di sè. Per essere vestiti seppure nudi di sè, oltreché delle certezze di identità che solo una raggiunta personalità possiede ci vuole del coraggio: un coraggio che forse non hanno mai avuto dal momento che hanno sempre trovato la forza di affrontare la realtà (propria quanto altra) solo dopo aver anestetizzato, anche i dolori che procura oltre agli errori.

    Fatto sta, che anche per questo, gran pochi se la sentono di affrontare una Comunità che presso le Personalità in questione è anche vista come un galerante fallimento. E’ possibile fare di meglio? E’ amaro dirlo ma la droga permette di fare solo quello che si può. Sino all’ultima parola, il resto deve farlo la vita; e non c’é Congresso o Politica che tenga, tolga, o aggiunga.

  • A B. E AI SUOI CONDIVISORI

    (No, B. non sta per B.)

    a B. e ai suoi condivisori desidero ricordare “che non di solo pane vive l’uomo”. Vive anche di bisogno di giustizia; ed è il bisogno di giustizia che innerva le istanze del mondo in Lgbt.

    Dice B: dovremmo scindere le problematiche dei diritti individuali dalle responsabilità collettiva.

    Non vedo cosa impedisce di portarle avanti assieme! Una sottaciuta volontà intimamente contraria ma non detta per non apparire conservatori destrorsi quando non fascisti?

    Dice B: portare avanti queste battaglie su diritti più o meno marginali.

    Già: prima gli interessi della mangiatoia politica, prima i soldi ai partiti, prima i vari parassitismi dei dediti al proprio potere, ecc, ecc.

    Dice B. ognuno può fare quello che vuole nella vita ma quando si passa a strutturare una società è necessario far prevalere le regole naturali e condivise.

    I generi di B. si appellano sempre alle regole naturali. Le culturali proprio non esistono! Neanche fossero ancora appesi agli alberi!

    Pur odiernamente sostituita da qualche siringa la regola naturale per la procreazione prevede l’uso del genitali maschile e di quello femminile. La regola culturale invece prevede anche l’uso della sessualità maschile nella femminile e della femminile nel maschile; che è quella che rende veri a sé stessi. La regola dello Spirito della vita, invece, prevede anche che dall’uso degli insieme secondo corpo e secondo il genere di mente, comunque e indipendentemente dallo stato sessuale dei generandi si generi vita: la culturale dove la non naturale. Imporre regole non proprie all’identità procura infelicità, tendenze suicidarie, omicidi, femminicidi, e malattie di genere psicologico quando non psichiatrico.

    Ora, signor B. dove é il problema se il mondo in Lgbt manda avanti la sua volontà di vita per suo mezzo visto che, casi a parte, non è sua la strada naturale? Quale é il problema se, nel suo desiderio di alleanza, anch’esso cerca l’avanzamento fisico-psichico-spirituale che è offerto da ogni genere di legame sentimentale?

    La vita per mezzo della Cultura e dello Spirito anziché per mezzo dellla Natura Lgbt toglie qualcosa al mezzo della procreazione secondo natura? Non vedo! Vedo invece che toglie potere ai parassiti della vita altrui: quelli cioè che sono come gli scorpioni sulla schiena della rana?

    Parassita dello spirito altrui è la religione quando (indispettita perché non sono parte della loro raccolta) opera contro le infinite possibilità della vita. Ha cominciato 2000 anni fa e non ha ancora smesso tuttavia ama chi ha ucciso e non dimentica di portargli i fiori! Tante grazie! Il Crocefisso ne sentiva proprio la mancanza!

    B: comportamenti fuorvianti e innaturali, è necessario riportarli in carreggiata, sempre con un’azione umanitaria.

    Tante grazie, signor B, per l’intento umanitario! Sento di doverle ricordare, però, che anche gli hitleriani usavano azioni umanitarie. Prima di bruciare le vittime di cotanto sentimento, infatti le gasavano!

    B: anche per me il matrimonio è concepibile solo tra uomo e donna per il mantenimento della specie e per l’avanzamento fisico-psichico-spirituale.

    Sul quantitativo fallimento del cosiddetto avanzamento psicofisico offerto dal matrimonio ci sarebbe molto da dire ma lascio la parola alla cronaca nera! Chiaro che ci sono matrimoni felici e che durano tutta la vita: mi commuovono sempre perché niente mi rende più felice della felicità altrui! In quei casi anche della mia infelicità non me ne può fregar di meno!

    B:  si fanno passare tante cose nella vita come progressiste ma spesso esse sono in netto contrasto con la natura interiore degli esseri umani e questo determina conflittualità personale e collettiva.

    Il che vuol dire: fermi tutti altrimenti andiamo a fondo?! La paura di andare a fondo è sempre stata dei profeti di sventure, e da quelli usata per far mantenere nel fondo pur dando idee di salvazione!

    Il “netto contrasto da conflittualità personale collettiva” succede dove l’influenza religiosa sulle coscienza del cittadino è accolta acriticamente. No, invece, dove, pur nella conservata spiritualità, vi è decondizionata conoscenza. Comunque sia, ad ognuno il suo pane, signor B. ma sollevi le mani da un mondo che non le ha mai chiesto di usare la farina in Lgbt per impastarlo a sua immagine.

  • LA VITA NEI PRINCIPI E FUORI

    A P. ho detto che la vita è solo Bene. Mi dirai, allora, perché ne troviamo gran poco o quanto meno da non bastarci mai?

    Per vita, intendo il Bene della Natura,

    il Vero della Cultura <> il Giusto dello Spirito.

    Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio si è originato il suo principio: la vita. Come dire che la Potenza del Principio (la Vita) ha originato l’atto che è la nostra. Vivere è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati: gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio dai nostri non è una diversa quantità di stati bensì la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio.

    Il Principio della vita (la vita che in molti modi chiamiamo Dio) non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé (un altro assoluto) non sarebbe Assoluto perché conterrebbe due principi: ’IO e l’Altro. Quindi se il principio di Dio è il Bene ne consegue che non può contenere l’Opposto. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? No, solo un non assoluto può contenere più principi. Allora, P. quando parliamo di dolore nella vita facciamo pure a meno di alzare gli occhi al cielo.

    A me non risulta “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta che ci chieda di vivere! E se il nostro vivere ha della sofferenza che centra la Vita che di per sé è solo Bene! Se è solo Bene e se come Assoluto non può contenere altri assoluti posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza perché la posizione di vittima che adottiamo è più “comoda” di quella di imputato?

  • A massima pena

    “… ma per me eutanasia e suicidio sono sinonimi di non coraggio a vivere la vita. Attenzione! Non ho usato volutamente la parola vigliaccheria perché avrei giudicato qualcuno che non la pensa come me, e giudicare è l’ultima cosa che voglio fare.”

    Potresti dirmi, Giancarlo, dove trovi diverso il senso di non coraggio e quello di vigliaccheria? A mio avviso, il problema non è eutanasia si, o eutanasia no. Il problema è che ognuno dovrebbe avere il diritto di gestire in proprio il grado di dolore che può sopportare. E se per qualcuno la vita gli diventa un massimo dolore, gli si dovrebbe dare massima scelta. E’ giusto? E’ sbagliato? Prima o poi lo saprò. In attesa di questo, “ognuno da quello che può”. La considerazione contiene due impliciti: se ognuno non può dare nulla perché può dare quello che può, neanche a nessuno si può chiedere di dare più di quello che può!

  • Con il “corpo” dei principi vissuti

    Con il “corpo” dato dai principi vissuti

    secondo Natura

    secondo Cultura    e    secondo Spirito

    la vita torna al principio

    come disincarnata presenza della raggiunta Forza naturale che è stata. Come disincarnata presenza della raggiunta Potenza culturale che è stata. Come disincarnata presenza del raggiunto stato dello Spirito che è stato ma la vita è un principio che indipendentemente dallo stato della vivenza non cessa il suo principio (la vita) così, l’identità che in vita è stata Bassa potrebbe essere meno bassa come anche più bassa. Alla stregua, l’identità che in vita è stata Alta potrebbe essere meno alta come più alta. Della Metempsicosi, allora, si può credere sulla possibilità (infinite le vie della vita) ma non sui vissuti delle presenze che al vero caso si rivelano, o alle persone che si dicono portatori di date presenze.

    Di fatto, nessun vissuto è un Assoluto (solo il Principio della vita lo è) e per questo nessun precedente vissuto può reincarnarsi in toto: solo la vita in quanto tale lo può. La vita che proviene dal Principio certamente non può avere nessun errore originale. Ne consegue che non si può reincarnare un peccato che non esiste.

    Il peccato é errore per chi studia a Scuola. L’errore é peccato per chi studia in Canonica.

  • 2) Ciao, Vita! La sai l’ultima?

    Il mio uomo ha fatto le valige! Ha lasciato la casa, mi dice l’amica. Mi ha detto che la famiglia è un impegno troppo pesante, che è depresso, che non c’è la fa. Se ne è andato da quasi due mesi. Qualche giorno fa mi ha richiamato dicendomi disposto a ritornare. Gli ho detto di no!

    Cos’altro posso fare, Vitaliano?

    Mia cara: la vita fa pere e banane. Legittimo amare le une come amare le altre ma se pensiamo di poter trasformare una pera in una banana (per quanto lo si faccia per virtù d’amore) vuol dire che siamo destinati a restare senza pera o senza banana. Certamente possiamo amare frutti da innesto. Ma, allora, siamo pronti ad amare un frutto che non è una pera e neanche una banana come può essere l’insieme delle due?

  • Processo alla vita: é nostra?

    Ancora nell’ottobre del 2006, scrivevo quello che, senza ricordarlo, ho scritto in una lettera recentemente spedita al giornale di Verona: è nostro il quadro che pure comperiamo? Come prodotto direi di si ma come arte no. Così per la vita. Non è nostra come arte: è nostra come acquisito prodotto. Per tale forma di proprietà, possiamo decidere di rinunciarvi? A mio avviso, si, perché, non è l’arte della vita data dal Principio che neghiamo (non lo potremmo neanche volendolo) ma solo la vita come prodotto della nostra arte di vivere.

    La persona, dice la società, è il prodotto di una eredità culturale ed economica basata (vuoi per tutela dei soci aderenti, vuoi per le molte forme di sviluppo, vuoi per quelle della difesa) su una millenaria opera di mutuo soccorso, quindi tu non sei tuo, sei di tutti e quindi nostro.

    Di tuo c’è soltanto il tuo essere seme di persona, seme di cittadino, seme di religione, seme di te, ma dal momento che il tuo essere pianta di quei semi è stata opera di una cura prevalentemente nostra (dice sempre la società) ne consegue che la decisione della società non può che prevalere sulla tua.

    Ogni altra forma di decisione ti renderebbe anormale con ciò intendendo, diversamente aderente al contratto che ha permesse sia la tua nascita che la tua crescita. In quanto normale cittadino, tu sei mantenitore_produttore_mantenitore di società anche quando non vuoi più esserlo, e anche quando non puoi più esserlo. Lo sei anche quando vuoi morire. Lo sei quando non ti permettiamo di morire. Lo sei anche da morto.

    Poiché ti reclami l’unico prodotto della tua arte, allora, della vita nostra non puoi che esserci di danno perché palese esempio di dis_ordine di quanto abbiamo costituito.

    La persona, annuisce la Religione, non è proprietaria della vita. La vita è del Creatore che l’ha data, e che in quanto Padre la mantiene in vita perché tutto è una sua creatura. La mantiene in tutto anche se il tutto non sa che c’è e che lo fa. Come vita è certamente vero (dicono i credenti) ma come vivenza certamente no dico io: credente tanto quanto la ragione non viene offuscata dalla fede.

    La Società tace. La vita anche. Chi tace acconsente? Non è detto.

  • Vivere presumo!

    … la vita tua l’hai fatta: piano!

    Indipendentemente dalla parte sessuale a noi corrispondente ci siamo ancora tutti e due in questa paccia. Che fare? Non lo so. Vivere, presumo! Per quanto riguarda l’ano_terapia (una vecchia battutaccia) la caldeggio sia per la Sinistra che per la Destra. Non vorrai mica far godere solamente una parte del tuo popolo, vero? Saresti antidemocratico! Non vorrei sembrarti cicì e cicià ma quanto mi esponi è vita arteriosa e venosa. Concordo sul fatto che il giovane dovrebbe essere più interessato alla vita che lo circonda oltre che alla propria. Ripensando a me, giovane, però, mi par di aver finito di essere stupido solo da ieri: forse. Non in grado, quindi, di far lezioni e per via di consigli solo con estrema cautela. Si, per quanto so e posso sto facendo un qualcosina per i Crescenti. Come avrai constatato sul Blog lo faccio “con un po’ più di distacco” ma non c’è distacco che ripari dagli schizzi del dolore! In questa incapacità di proteggermi dal dolore, sono, forse, ancora giovane, e quindi, in grado di sentirti. Dico sentirti e non capirti perché se fossimo frutti lo saremmo di piante di diversi climi, e quindi, di maturazione non contemporanea. Indipendentemente da questo, però, nulla ci vieta di porre clemenza nel giudizio che diamo su atti non sempre all’altezza che vorremmo. Fanno parte del sistema venoso di capire la vita. Per differenza, anche di quello arterioso.