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  • Come evadere dal vago – Lettera ad un IO confuso

    a PAOLA R.

    Ero al bar  de “La vaca de to sia” (ci lavoravo come lavapiatti) quando Paola mi disse di sentirsi con_fusa. Paola non lo sapeva ma in quel momento della mia vivenza ero con_fuso nondimeno di lei. Guaio è che non pensandolo ho sempre creduto di star aiutando la vita sua! Mi ci sono voluti più di trentanni per capire che con questo universale letterone stavo, invece, aiutando la vita mia; che potesse diventare un aiuto anche per altra vita non stava ancora fra i miei pensieri.

    Cara Paola: non posso non cominciare dal principio; e dal principio noi siamo

    NATURA

    CULTURA                        SPIRITO

    La Natura è il luogo del bene. La Cultura è il luogo della verità. Lo Spirito è il luogo del giusto che corrisponde dalla Natura nel bene per la Cultura nel vero.

    Giustizia è assenza di ogni dissidio. L’assenza di ogni dissidio è pace. In una Natura in pace vi è giustizia. La giustizia data dalla pace perché è cessato ogni dissidio non può non essere il luogo della verità dell’Io. Della Verità del Dio é il luogo della speranza. Sia nella Natura della vita della propria Cultura, che fra la propria ed altra, quando non vi è dissidio fra il bene della Natura ed il vero della Cultura perché vi è pace nello Spirito, la vita, non può non essere che nella verità di ciò che è giusto.

    Poiché pace è tacitazione di ogni dissidio e alla tacitazione di ogni dissidio segue il silenzio, nel silenzio della pace dato dalla verità che ha tacitato i dissidi, vi è il principio della ricerca dell’origine di ogni verità. Nessuno sa cosa è bene dato il vero che è nel giusto, ma, ciò che non lo sa la Cultura lo sente la Natura. Nella vita della Cultura della Natura, (il Corpo), che non corrisponde al bene per ciò che è giusto dato il vero, lo Spirito è depresso. Nella vita della Natura della Cultura, (la Mente), che non corrisponde al vero per ciò che è bene dato il giusto, lo spirito è eccitato. Poiché ciò che è depresso o eccitato non è in pace, ne consegue, che lo stato di pace in una Natura è ciò che afferma il bene di ciò che è nel giusto perché alla sua Cultura, vero.

    Le emozioni sono informazioni che lo Spirito da alla vita.

    Tanto più una Natura sente quelle informazioni e tanto più la sua Cultura le sa. Tanto più una Cultura le sa e tanto più la sua Natura le sente. Tanto più una individualità le sente perché le sa, (come tanto più le sa perché le sente), e tanto più le vive. Per sentire, sapere e, dunque, vivere secondo le emozioni date dalla forza del proprio Spirito, ciò che è della Cultura non può non essere della Natura come ciò che è della Natura non può non essere della Cultura. Secondo la forza del proprio Spirito chi non sente ciò che la sua Cultura sa, o non sa ciò che la sua Natura sente, cioè, non corrisponde a se stesso, non è la vita di sé tanto quanto non sa ciò che sente o non sente ciò che sa. Tanto più una Natura personale, sociale e spirituale, sente ciò che la sua Cultura sa, e sa ciò che la sua Natura sente e tanto più è vita.

    Nella corrispondenza con altre individualità, in ragione di quello che si è, per quello che si saprà dato quello che si sentirà, esprimendo la forza della vita data dalla propria realizzazione, si attuerà la Natura della Cultura della vita propria ed altra perché con l’altra. Tanto più una vita corrisponde a sé e con il sociale e spirituale che gli è proprio e tanto più la forza di quella identità è personale, sociale e spirituale.

    Una individualità che sente ciò che non sa conosce a metà. Una individualità che sa ciò che non sente conosce a metà. Una individualità che conosce a metà, vive a metà. Una individualità che vive a metà, (cioè, che non sa ciò che sente o non sente ciò che sa), è separata da se stessa, o per quanto non sa, o per quanto non sente, o per quanto non vive ciò che sa per quello che sente. L’individualità che non vive secondo la Natura della sua Cultura manca di una parte di sé. Ciò che gli manca può essere la vita nella sua Natura o quella nella sua Cultura. Secondo lo stato della mancanza negli stati di Natura e Cultura, l’individualità che manca di una parte di se, manca nella forza della vita: lo Spirito.

    La Natura che non sente la sua emozione, compensa la sua forza, (il suo spirito), con quello che la sua Cultura sa. La Cultura che non sa la sua emozione, compensa la sua forza con quello che la sua Natura sente. La vita che non vive la sua emozione secondo la Natura della Cultura del suo Spirito, compensa la carenza della sua forza gratificandola per mezzo della Natura o per mezzo della Cultura. L’individualità è spiritualmente attrice quando supplisce la parte che gli manca, (o quella naturale, o quella culturale, o quella spirituale), con ciò che non è della Natura della Cultura della sua vita.

    L’individualità spiritualmente attrice, è quella che recita la vita della parte che non sa o non sente o non vive per ciò che sa e sente. E’ autrice, l’individualità spirituale che vive ciò che è per quanto sa per quello che sente. La Persona è portatrice di valori spirituali propri, del sociale e dello spirituale cui corrisponde, tanto quanto, (in ragione di ciò che è per quanto sente di ciò che sa), è in comunione sia con il sé personale e con il sociale che gli è proprio, quanto con la vita: volontà del nostro spirito, se, e tanto quanto, in comunione con quella del Principio: lo Spirito. La comunione di sé permette l’amore di sé. La comunione fra il proprio sé, quello sociale e lo spirituale, permette l’amore per la vita.

    Se vi è, (o non vi è), corrispondenza di spirito fra gli stati di Natura e Cultura propri, e fra i propri e quelli sociali e spirituali, vi è o non vi è vita tanto quanto vi è, (o non vi è), comunione di vita. Dove non vi è comunione di vita, vi è separazione di vita. Secondo lo stato della separazione, ogni separazione è divisione dal bene: vero per quanto è giusto allo Spirito proprio quanto del Principio della vita: la vita. Secondo il proprio stato, (ciò che si è), e dato ad ognuno il proprio stato, (ciò che si sa in ciò che si è per ciò che si sente), allo Spirito il bene è giusto quando fra Natura e Cultura vi è comunione di verità.

    Dove la separazione dal bene, lede la comunione di verità, vi è dolore tanto quanto vi è separazione. Poiché, il bene, è il vero da ciò che è giusto, lo stato che è separato dal Bene (o nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nella sua vita), non è nel giusto dello Spirito proprio e della Vita tanto quanto non è nel vero. Lo stato della vita che è separato dal bene, (e dunque nel dolore dato da ciò che non è giusto perché non è vero), brama il ritorno allo stato nel quale non vi è alcun male. Lo stato nel quale non vi è alcun male è il Bene: in ogni stato di vita, principio del bene naturale, del culturale e dello spirituale.

    In ragione della condizione dello stato della mancata comunione di una Natura, o di una Cultura, o di una vita con il Principio del Bene, non vi è comunione col Bene, tanto quanto vi è insoddisfatto desiderio di unione con l’Origine. Qualsiasi desiderio di bene che non corrisponde al vero, è arbitrio su di sé o su altro sé perché non è corrispondente vita: forza di ciò che allo Spirito è giusto. L’arbitrario desiderio di una Natura che non corrisponde secondo quanto è bene per ciò che è vero di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Natura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una Cultura che non corrisponde secondo quanto è vero per ciò che è bene di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Cultura propria che altra.

    L’arbitrario desiderio di una vita, che dato il bene che è nel vero non corrisponde secondo quanto è giusto sia alla vita propria che ad altra, si pone contro sia la vita propria che altra. Ogni arbitrio è una violenza: sia sugli stati propri che sugli stati altri. Violenza, (contro sé e/o contro altro da sé), è la forza della vita che non vuole sentire e, dunque sapere, la ragione del suo Spirito. La forza della violenza da arbitrio contro se e/o altro da se è corrispondente alla forza dello stato di ciò che non si vuole sentire, sapere e, dunque, capire. Una individualità non vive la sua vita con giusto Spirito, (cioè, con la giusta forza), tanto quanto il sapere dato dalla sua Cultura non corrisponde al sentire dato dalla sua Natura, come di converso, tanto quanto il sentire dato dalla sua Natura non corrisponde al sapere dato dalla sua Cultura.

    Una individualità che non corrisponde a sé stessa, cioè, con gli stati di Natura, Cultura e Spirito propri, necessariamente, è separata da sé stessa tanto quanto non si corrisponde. Una individualità che non è in comunione con sé stessa perché in vario grado separata, è, perché esiste, ma, non vive tanto quanto non attua, (o vive tanto quanto attua), in primo ciò che lo accomuna a sé e, corrispondendo, ciò che lo accomuna ad altro da se. La vitalità è la forza di spirito della Natura. La vita è la forza dello Spirito della Cultura. Lo Spirito è il Principio della forza della Natura della Cultura della vita. La vitalità dello Spirito delle individualità che corrispondono al se proprio, al sociale e allo spirituale comprende la vita e ne è compresa.

    La vitalità dello Spirito delle individualità che, pur corrispondendo con il sociale non corrispondono a se, comprendono la vita sociale e ne sono comprese ma non comprendono la propria, che non le comprende tanto quanto non si corrispondono. La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono a se ma non con il sociale, comprendono la propria vita ( che le comprende ) ma non comprendono quella sociale che non le comprende tanto quanto non si corrispondono. La vitalità dello spirito delle individualità che non corrispondono a se, ne al sociale e ne allo spirituale, non comprende la vita propria, sociale e spirituale, che non la comprende tanto quanto non si corrispondono.

    La relazione di corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri costituisce la personale identità. La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura della Cultura della vita sociale costituisce l’identità personale – sociale. La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura personale e sociale della Cultura della vita secondo lo Spirito, costituisce l’identità personale – sociale – spirituale. Nella vita, (stato di infiniti stati dello Spirito che si origina dalla relazione fra Natura e Cultura), la corrispondenza fra gli stati è via della destinazione di sé. Ciò che la motiva è la simpatia.

    Vi è simpatia verso una Natura e/o la Natura; vi è simpatia verso una Cultura e/o la Cultura; vi è simpatia verso una vita e/o la Vita. Nella simpatia, la Natura desidera ciò che l’altro è; la Cultura desidera ciò che l’altro sa; la vita desidera ciò che vivifica il suo Spirito. La simpatia ha tre stati di percezione: nel primo stato, la si sa perché la si sente ma non si sa perché la si sente. Il primo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Cultura della Natura: il Corpo. Di una simpatia, in quanto se ne conoscono i motivi culturali nei naturali, nel secondo stato di percezione si sa perché la si sente. Il secondo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Natura della Cultura.

    Quando la Natura degli stati corrispondenti sentono ciò che sanno e la loro Cultura sa ciò che sentono, la simpatia è propria dello Spirito: forza della vita e terzo stato di conoscenza da simpatia. La simpatia è proprio ed altro desiderio di vita: essa, nella vitalità che motiva, è la via che sostiene la corrispondenza degli stati in moto di destinazione verso la meta naturale, culturale e spirituale propria ed altra. La simpatia veicola gli stati della personalità individuale, sociale e spirituale verso sentimenti affini. La meta di prevalenza della destinazione degli infiniti moti di vita cui si corrisponde per simpatia segna di sé il personale destino.

    Una individualità non vive, (culturalmente, spiritualmente), la vita di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, tanto quanto non corrisponde con lo stato culturale e spirituale identificante. Quando una individualità in identificazione (moto della ricerca di se) non corrisponde con lo stato culturale e spirituale referente di identificazione vi è separazione fra il soggetto identificante e quello in identificazione tanto quanto fra i due stati non vi è corrispondenza. Quando fra lo stato identificante e quello in identificazione non vi è corrispondenza di stati l’individualità in identificazione è confusa tanto quanto la corrispondenza è mancante.

    Di converso: quando fra lo stato identificante e quello in identificazione vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione è certa di sé tanto quanto, è, lo stato di vita dato dalla comparazione fra il sé proprio e quello identificante. La personalità divisa da se stessa perché non sente quanto sa o non sa quanto sente (e, dunque non vive ciò che sente per quanto sa), subisce e/e provoca i danni originati dalla separazione, tanto quanto è separata da se stessa. L’io che si conosce è come una casa, (Natura), che poggia su un terreno, (Cultura), idoneo a reggerne la costituzione, (la vita), in tutte le sue parti.

    L’io che non si conosce, è come una casa, (Natura), che non sa qual’è la parte, (Cultura), più idonea a reggere la vita della sua costituzione. L’Io, che non costituisce la sua vita secondo il proprio se ma secondo altro da sé, è come una casa, (Natura) abitata da un inquilino, (Cultura), alieno al suo Spirito. Una individualità che si costituisce incosciente della parte di sé, (la naturale, o la culturale, o la spirituale), più idonea a reggere il peso dell’edificio, (la sua vita), è soggetta a crepe: le crisi di identità. La crisi di identità, o denuncia che un io si è estraniato da una parte naturale, culturale o spirituale di sé, o che è stato espropriato di una parte naturale, culturale, o spirituale di sé, o che si è estraniato da se perché espropriato di se e/o invaso di altro da se.

    Una identità è in crisi quando non è ultimata dai suoi principi. Ad una identità non ultimata dai suoi principi necessitano continui sostegni. Sostiene la personalità in crisi di sé, ciò che di naturale, culturale, o spirituale, di volta in volta occorre allo stato naturale, culturale, e spirituale. Ogni separazione di una parte di sé è una ferita: come tale è un male. Poiché, per essere vita, ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, il male naturale è anche male culturale. Un male nella Natura che diventa male anche della sua Cultura è male anche nello Spirito, cioè, nella forza della vita.

    Il male, (naturale tanto quanto culturale e spirituale), deforma la vitalità e, conseguentemente, deforma la vita. Ogni male richiama la corrispondente cura: naturale se ad esserne colpita è la Natura; culturale se ad esserne colpita è la Cultura, spirituale se ad esserne colpita è la forza della Natura della Cultura della vita. Una individualità diretta verso la Vita cura il suo male con atti di vita sia verso sé che verso altro da sé. Tanto quanto non è diretta verso la Vita, una individualità si cura con atti di non vita, o contro sé o contro altro da sé. Il discernimento è il più corrispondente strumento di cura: esso è il mezzo che pone nella giusta corrispondenza ciò che è sano con ciò che è da sanare.

    Il discernimento su sé o su altro da sé, è attiva transazione culturale ogni qualvolta permette il proseguo della vita propria, sociale e spirituale. E’ passiva transazione di vita, il discernimento che principalmente attua la mera esistenza. Il discernimento è il medico che cura se stesso. Le individualità separate da sé stesse soffrono della mancanza di vita nella parte che il loro sé non vive. Gli elementi di compensazione cui ricorre una individualità sofferente per carenza di Spirito, possono anche diventare particolarmente complessi, quando: è inappagata da se stessa e dal sociale; inappagata di sé per quanto variamente appagata nel sociale inappagata nel sociale per quanto variamente appagata di sé.

    Per giungere al proprio completamento attraverso l’appagamento, le individualità totalmente o parzialmente inappagate perché personalmente, socialmente e spiritualmente non comprese dallo stato proprio e/o sociale e/o spirituale, possono anche diventare dipendenti, (quanto tossicodipendenti), di elementi compensativi, (“leggeri ” e/o ” pesanti “), sia naturali che ideologici e/o chimici. Tanto più la forza della vita, (lo Spirito), è depressa per la mancanza di risposte alla domanda di equilibrio posta dalla vitalità in sofferenza, (o esaltata per eccesso di risposte e/o una loro erronea interpretazione), e tanto più complessi sono gli elementi di compensazione cui ricorre la data individualità.

    La parte dell’individualità depressa o eccitata perché non vive ciò che sa per quello che è, può principalmente essere quella naturale, (la vitalità), o quella culturale, (la conoscenza), o quella spirituale: elevazione verso il Principio dei significati esistenziali. Se ciò che principalmente manca riguarda la vita naturale o culturale, una individualità si compensa, (semplicemente o complessivamente), o con della vita naturale o con della vita culturale. Se ciò che principalmente manca riguarda la Natura della Cultura della Vita, (ricerca delle origini e degli scopi di vita), una individualità si compensa, (semplicemente o complessivamente), elevando i principi della propria.

    Se ciò che manca è rilevante al punto che ne ciò che è, (Natura), e ne ciò che sa, (Cultura), e ne la forza, (lo Spirito), data da ciò che è di quanto sa di ciò che sente sono l’un l’altro sufficientemente compensativi, allora, una data individualità, la dove non sa o non può rivedere il suo vissuto, può avvertire la necessità di compensarsi più fondamentalmente. Nei casi di più fondamentale compensazione, se una individualità giunge sino a compensare la totalità dell’essere certamente non si può dire che è ciò che sa per quello che sente, ma, che è ciò che sa per quello che gli fa sentire la totale compensazione adottata. Tanto più quella individualità è ciò che sa per quello che la più fondamentale compensazione adottata gli fa sentire, e tanto più assume la personale identità data dalla compensazione complessivamente adottata a sua integrazione.

    Se la compensazione adottata è alcolica, tanto più una individualità sofferente compenserà la sua Natura con quell’elemento e, tanto più la sua Cultura sarà la vita di quello che è per ciò che saprà di ciò che l’alcool gli farà sentire. Nel caso in esempio, l’identità conseguente sarà quella dell’alcolista. Nel massimo processo di identificazione dato dall’essere l’identità della sostanza naturale, chimica, quanto ideologica, che si raggiunge quando una vita ” si fa ” con la vitalità che genera una sostanza totalizzante, quello che vale per le droghe che diventano la forza della Natura della Cultura nella droga, vale anche per le ideologie e/o gli edonismi se diventano droghe, (fissatrici d’arbitrio), per la Cultura della Natura della vita che necessita di forza.

    Se nel caso dell’over compensazione da alcool, l’identità globale che ne consegue sarà quella dell’alcolista, nell’over compensazione culturale e/o spirituale, (o in altri casi con cui si compensi la Cultura della Natura), la personalità risultante rischia di essere naturalmente o culturalmente, o spiritualmente fanatica. E’ fanatica, l’individualità che ha delegato la totalità del proprio arbitrio alla realtà che ha invaso di se, o la forza della sua Natura, o di quella della sua Cultura o la forza della sua vita. Tanto più il fanatico è forte d’altro, e tanto più è debole di sé. Quando una identità assume quella dei totalizzanti artifici che usa per essere, non è mai ciò che è per quello che vive per quanto sa di ciò che sente, cioè, sé stessa.

    Non è mai sé stessa, perché, quando è totalmente compensata, è sua identità la totale compensazione, e, non è mai se stessa quando non è compensata, perché la sua identità, in assenza di compensazione, è vita che non si sente perché non si sa, (se il suo principio di vita è la vita della sua Cultura), o non si sa perché non si sente, se il suo principio di vita è la vita della sua Natura. Una individualità asservita ad un artificio perché carente nella forza della propria vita in quanto la sua Natura non vive ciò che sa la sua Cultura, (o la sua Cultura non vive ciò che sente la sua Natura), è fuori di sé già prima che compensi quel fuori con altri buttafuori. Una individualità che vive quello che è per quello che sa in ciò che sente, non necessita di artifici, perché, tanto quanto è indipendente, è sovrana.

    Vi è potere della Natura sulla Cultura quando una Natura ama ciò che sente più di ciò che sa. Vi è potere della Cultura sulla Natura, quando una Cultura ama ciò che sa più di ciò che sente. Sulla Natura di una Cultura vi è il potere della forza quando ama la sua emozione, (il suo Spirito), più di quanto sa per ciò che sente. Poiché, il potere, per sua Natura non può ammettere la mediazione, non l’amore (che essendo comunione per sua Natura l’ammette ) è fonte di potere, ma, solamente il desiderio dato dal piacere. Il desiderio dato dal piacere (ambedue gli stati non ammettono che se stessi), è una volontà di potere e, una volontà di potere che non ammette che se stessa, è sempre un sopruso: verso se stessi non meno che verso altri.

    Quando, a causa di norme estranee allo spirito dell’amore, (ciò che permette la comunione sia in se che con altro/i da sé), la volontà data dal desiderio di un piacere diventa il prevaricante potere naturale, e/o culturale e/o spirituale di uno stato, (anche se amoroso), su un altro, nell’anima sottomessa alla volontà del desiderio, (come imposto ad altro anche imposto al proprio sé), si generano delle ” tossine ” naturali, culturali e spirituali, che ammalano ora di depressione e/o ora di esaltazione sia la vita che pratica la volontà del potere che la vita che lo subisce: la ammalano, tanto da mandarla anche oltre arbitrio. Dove non vi è comunione di vita nella persona o fra persone, (e/o una corrispondenza da compassione per il reciproco spirito), non vi è amore sia nella persona che fra persone tanto quanto la nostra vita è inadempiente verso il suo principio: la Vita.

    La dove verso la vita, (nostra, altra e del Principio), non vi è amore, o vi è indifferenza da mancata condivisione di Spirito, vi è inimicizia tanto quanto non vi è amore e/o non vi è compassione da condivisione verso la nostra ed altra vita. La dove vi è inimicizia, tanto quanto non vi è amore e/o compassione, vi è ignoranza, (sia contro sé che contro altro da se), verso tutto ciò che non si ama perché non lo si conosce a causa della mancata comunione sia di se con se, come di se con altro da se. L’ignoranza, quando è rifiuto di confronto, o è Natura della paura, o è Cultura dell’arroganza: overdose di difesa da paura, o piacere del sopruso.

    Ogni volta si impedisce la vita data dalle corrispondenze fra Natura, Cultura e Spirito, (impedire la corrispondenza è separare la vita sia in se che la propria da altri), si pone inimicizia sia fra gli stati propri che, indipendentemente dagli stati, fra altri stati. Poiché l’inimicizia non permette la conoscenza, e poiché l’ignoranza non permette la comunione, e la mancata comunione non permette l’amore, ecco che non potendo conoscere, (o per Natura, o per Cultura, o per lo Spirito), non si può amare ciò che ci è stato diviso, tanto quanto siamo separati da ciò che ci è stato diviso.

    Negli intenti l’ho scritta come lettera ma più che così la direi un letterone da perdersi dentro; ed infatti, anche dopo decine di anni non riesco ad entrarci. Forse non tanto per i concetti ma per averli scritti in momenti particolarmente burrascosi. Rientrarci, quindi, è ricavalcare le onde della burrasca ma senza il fiato di allora: lascio tutto come sta.

  • Per quanto premesso

    Questo pensiero intende ausiliare la formazione dell’essere e la conferma dell’esistere secondo il personale spirito.

    La Cultura “per Damasco” non illumina misteriosi come e sfuggenti perché. Anche se è una Pedagogia che non ignora l’Oltre, infatti, non per questo è una Teologia.

    Al proposito e detto fra di noi sono giunto a questa conclusione: i teologi conoscono Dio per quanto si dicono quando non c’é.

    Alcune immagini ho dovuto farmele. Devo ammettere che sono più capace a rovinarle che a farle. Questo vale anche per le fotografie.

    Per non parlare, poi, della strutturazione del sito: non vado oltre il sei politico. Scarsa tima? In molti casi posso essere interpretato anche così, ma in genere sembra così perché mi piace stare fra gli ultimi. Non fra i primi perché non possono far altro che stare o scendere, mentre gli ultimi da come stanno non possono far altro che salire: ad ognuno le sue scelte.

  • Poesia o Anima mia

    Non tentate, non sapete, non potete:

    io sono quello che sono.

    Sono la Parola e la sua Forza. Sono il silenzio e la sua emozione. Non mi trovate nei perché e nei percome. Sono l’irraggiungibile stazione delle vostre tesi su di me.

    Io non sono il Divisore. Io sono l’Amore. Sono chi allevia la vostra croce. Sono la vostra voce.

    Non sono lo scranno della vostra brama di potere. Non mi tocca la fama: nessun sapere.

    Io sono la Chiesa che dura. Non mi serve muratore: nessuna struttura.

    Io sono il Verbo. Sono la vostra mano. Il vostro piede. Sono il principio di ogni luce. Sono dove il dissidio tace.

    Io sono Pazienza, Clemenza, Pietà, Umiltà, Semplicità. Sono la vostra profondità.

    Io sono il Finito e il non Finito: sono l’Infinito.

    Io sono la vostra fede. Sono dove intercede. Sono l’Universo che tutto contiene. La Promessa che mantiene. Sono acqua per la vostra sete. Il vostro mare quand’è in quiete.

    Non sono Figlio. Non sono Madre. Io sono il Padre.

    Sono Sovranità, Libertà, Carità. Sono l’Immagine della vita: mio primo e indubitabile profeta.

    Sono il Basso e sono l’Alto. Sono Larghezza e Lunghezza. Sono Geometra e Geometria.

    Io sono la tua poesia.

    ADAGIO MI TROVERAI.
    Adagio mi conoscerai.
    Adagio mi amerai.
    Adagio mi conoscerai così
    spinta da un refolo di divinità.
    E non ti sembrerà più anima tua,
    quella che adagio ascolta la mia.
    Adagio ti culleranno i miei respiri.
    Adagio sarai mossa da risata
    appena sussurrata dalla mia emozione.
    Nella mia Creazione tu,
    mia ventura e creatura
    che adagio mi troverà
    adagio mi conoscerà
    adagio mi amerà.

    Conosco il giorno e la notte
    Il mare ed i monti
    La giovinezza, e gli amanti
    il dolce e l’amaro
    la bellezza e la vanità.
    Conosco l’alba dei miei pensieri.
    Il tramonto nel mio oggi e dei miei ieri
    Conosco la vita quando nasce
    e quando in ultima finisce.

    Non quando viene.

    Cosa ci vuole, Vita, per darci una mano!
    Basta aggiungere dei t’amo.
    Togliere vermi ai pomi.
    Moltiplicare i domani.
    Accogliere desideri.
    Lasciar risposte sotto cuscini.

    Ei fu!
    Siccome immobile
    sta la legge
    Come chi regge
    Bordone
    A una contro tenzone
    Che lo vide
    Mi si consenta
    Come una merda
    Su la polenta.

    Contestano le foglie
    verdi rimaste
    l’età che rifiuta
    già dette stagioni.

    Ho messo da parte
    l’ultimo amante.
    Hai dovuto mi dice
    la ragione clemente.

    I cieli muti
    Gli “irti colli” superi
    L’acqua mossa calmi
    La melma lischi
    Dall’Alto vedi
    Con l’Alto imperi
    ma sussurri appena
    ai miei 2pensieri.

    Il giorno mi dice
    non hai nulla è vero
    ma il tuo debito è zero.
    Girerò la notte
    conti cercando.

    Sogna di almeno anima

    Infranti
    Amorosi
    Sentimenti
    Leciti
    Mancamenti
    Memorie
    Maglioni
    Stagioni
    Postini
    Stipi
    Cassetti
    Segreti
    Treni
    Stazioni
    Momenti
    Toccamenti
    Calori
    Documenti
    Abbracci
    Passioni
    Diluvi
    Sospetti
    Meraviglie
    Paccottiglie
    Ciprie
    Ciniglie
    Lutti
    Presenti
    Passanti
    Futuribili
    Istanti
    Cime
    Venti
    Silenzi
    Infranti
    Sentimenti
    Lontani orli

    Monti come turisti non coinvolti
    dicono i riflessi composti
    dalla corrente del fiume.
    L’acqua non se ne cura: scorre.
    Come non avesse niente di meglio da fare.

    Nel buio
    Sto
    Paura?
    No
    Conosco la luce

    Non contare il tempo. Non dirmi: è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    Lasciami lunare, astro solare, cometa passare, stella brillare, senza tracce, senza facce. Lasciami cielo, lasciami mare, lasciami decantare, ma, non contare il tempo, non dirmi è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    Lascia che sia sulle maree, sulle foglie, sulle azalee, come neve non banale, come luce boreale, come amore che vale, come età che non pesa sulle ali, come acqua nei canali, ma non contare il tempo, non dirmi è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    Lascia che sia le tue sere. Nell’alba non mancare. Lasciami sussurrare, scivolare, sollevare, anelare, palpitare, e, forse, invocare, ma non contare il tempo, non dirmi è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    REgali pensieri
    MI accordano
    FAscini
    SOLari
    LA dove
    SI tace il
    DOminio

    Primo fra tanto dal nulla, poi goccia, palpito, fame, carne, primo cervello, primo piacere, primo doppio, primo oltre, primo passo, primo vacillo, primo fuoco, primo uso, primo abuso, dissanguante nei deliri, debole nei fini, nelle croci rinascita o forse commedia, distruttore nei progressi, costruttore nei regressi autore di genti, architetto di nazioni. Nelle ere tacendo, di me incurante.

    (Chissà dove ero andato con la testa quando ho scritto questa! :) )

    Spiazzati tempi
    che sono stati tronchi
    Alla base
    fosse non scavo

    Un desiderio
    mi è giunto
    da molto lontano.
    M’ha detto
    piano
    vedremo
    forse
    speriamo.

    Alla luce amato era buio l’uomo.

    Finita la stagione estiva al Cavallino di Venezia (correva il 64) trascorrevo l’inverno a Maia Alta di Merano. Come cameriere, lavoravo in casa del rappresentante italiano della NSU. Più che una casa era un castellotto d’epoca. Ex proprietaria (o una ex proprietaria) fu la sorella della Petacci, se ricordo bene. Il proprietario aveva una cagna di tipo pastore. Simpaticissima perché del genere lupo felix nonostante la brodosa polenta che dovevo preparagli. Ero già a letto verso le 23 di un qualsiasi giorno ma proprio non riuscivo a dormire. Avevo caldo. Mi giravo e rigiravo. Ad un certo punto fui preso da una forte ansia. Il fiato mi stava mancando. Per respirare meglio dovetti alzarmi. Dove andare oltre quel trextre che era la camera?! Chi chiamare se non c’era nessuno? La famiglia del guardiano che abitava sotto? E cosa dirgli che già c’era ripulsa di me non tanto come persona ma come italiano? Non so che fare e l’ansia non cessa. Da dove mi salta fuori non so ma sento che devo scrivere! Strano caso e da me non messo, sul comodino c’è foglio e penna. Scrivo, così, la mia prima poesia. Terminata che l’ebbi il malessere finì e mi addormentai di piombo.

    Mirka xè la cagna de casa mia
    Ghe voio ben ma la xè imbambìa.
    L’altro giorno,
    sul far del mexogiorno
    ghe portavo da magnare.
    La me xe vegnù incontro
    Co’ la so’ voia de sogare
    ma a furia de girarme in torno
    la mà fato andar par tera
    mi, el magnare, el bevare
    e anche el contorno.
    Me so’ alsà!
    Ghe volevo dare
    ma cossa vòto
    la jera lì che gnanca la se moveva!
    Go’ da na gratada fra le rece.
    Un legero scapelòto!

    Non è questo granché di poesia, in effetti. Mirca era uno stupendo pastore tedesco. Sempre gioiosa. Sempre giocosa. Con lo stesso stampo di Mirca ho trovato solamente un altro cane, Ettore, guardiano in un magazzino di merci dove ho lavorato come magazziniere_facchino. Aveva tutti i denti limati a furia di mordere sassi ma nonostante il guaio era riuscito a sottomettere un pastore più grosso e più aggressivo! Anche Ettore era di una simpatia introvabile.

    Caro Futuro:

    per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c’eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due. Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell’amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente ma incosciente. Pensavo all’Infinito e a te, allora Presente.

    A proposito di Poesia o Anima mia

    Calliope non mi dice più niente così non so più come definire questi scritti. Poesie? Prose in rima? Rivelazioni di verità? Ho pensato di dirle in Calliope. Vero o no, lascio alla Dea il diritto di confermarlo. Volgendomi verso quanto sono stato vedo la poetica come acne nell’anima della mia giovinezza. Ora mi parla la poetica che rivela la vita quando è croce. Orientamento, questo, per bisogni dì verità senza edulcoranti. Dove non la trovo, le voci altre non nego ma guardo e passo.

    ps. Ho buttato le cianfrusaglie. A parte due o forse tre sono a rischio anche le rimaste.

  • Il di_segno della vita

    L’Immagine è composta da tre simboli: un cerchio, tre orbite, una croce. Il cerchio è formato da infiniti punti. Poiché si principia da ogni suo punto è simbolo di principio infinito. Poiché in un cerchio tutto sta e il cerchio tutto contiene è simbolo di universalità. Le orbite rappresentano il trinitario stato della vita: Natura, Cultura, Spirito. Le orbite sono intersecate. L’intersecazione segna l’unitaria corrispondenza fra gli stati. La Croce simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura.

    Ammessa ma non necessariamente concessa l’inesistenza degli spiriti e ammesso ma non necessariamente concesso che la medianità sia solamente il frutto di un’altra parte della mente ci sarà da capire come il medium (un amico che ho perso strada facendo) sia riuscito (nel giro di un paio di minuti, forse neanche) a comporre quest’immagine senza mai staccare la penna dal foglio e senza fermarsi un attimo. Se accettiamo invece che l’autore sia uno spirito, con quell’immagine si è manifestato durante un incontro. Dopo la composizione dell’immagine scrisse che era un segno universale. Raccomandò di non fotocopiarla. (?) Non aggiunse altro. Sull’immagine (in b/n) non osai chiedere spiegazioni ma sentivo di dover dirne almeno i possibili significati. Con quelli detti ci sono riuscito o non riuscito? Non so: per un caso o per l’altro non ho mai ricevuto conferme ed ora che ci penso diversamente non potevano. Se l’avessero fatto avrebbero anche concretamente condizionato non tanto la mia opinione, forse, bensì quella dei lettori a venire che credendo a tutto per motivi e/o legami amicali di vario genere non hanno ancora imparato ad alzare almeno il sopracciglio quando vi è chi tratta le cose dell’Oltre! Incosciente poi, chi, dalla Medianità e/o dallo Spiritismo che sia, suppone di non poter subire conseguenze negative. Finirebbe come la rana che molto incautamente diede un passaggio alla Natura della Cultura dello scorpione: iniettare il veleno della mal posta conoscenza in chi pone il proprio credo su dubbie basi!

  • Il principio dell’amore

    Il principio dell’amore è la verità

    Chi ama quello che sente prima di quello che sa è principiato dalla passione. La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta la vita.

  • Spirito è ciò che anima

    Spirito è ciò che anima.  Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita animata dalla forza dello Spirito.

    La forza dello Spirito è la vita della Natura. La vita dello Spirito è la Forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

    Lo Spirito essendo Forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

    Per Natura intendo il corpo della vita comunque figurata; per Cultura il pensiero della vita comunque raggiunto; per Spirito la Forza della vitalità naturale nella corrispondente Potenza culturale.

  • La vita non vive

    La vita non vive i principi del Principio tanto quanto è presa dal Dolore e dall’Errore.

    Il Dolore è il male

    naturale e spirituale

    da errore culturale

  • La Natura è il luogo

    La Natura é il luogo del bene dato il Bene

    La Cultura è il luogo del vero dato il Vero

    Lo Spirito è il luogo del giusto dato il Giusto.

  • Vita è stato di innumerevoli stati

    Si origina dalla trinitario_unitaria corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti i suoi stati: al principio e dello stesso Principio

    Natura

    Cultura Spirito

    Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata. Per Cultura il pensiero della vita comunque concepito. Per Spirito la Forza della vita comunque agita.

  • Secondo lo stato dei suoi stati

     Secondo lo stato dei suoi stati ogni stato della vita  ha la trinitario_unitaria

    Coscienza dell’essere

    Coscienza del Sapere Coscienza dell’Esistere