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  • Sarà anche

    Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma anche uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.

  • Mi hanno detto

    Più che altro a me risulta di aver disegnato in senso trinitario_unitario dei principi noti da secoli. Se questo è follia sono folle. Se questo è genialità sono genio. Sono tendenzialmente portato a pensare, però, più alla prima ipotesi che alla seconda. Ironia o poco amor proprio? Mah!

  • La Grande Israele

    La grande Israele ha scelto di diventare la grande Fossa della sua vita. Mi sto chiedendo come gli israeliani potranno vivere e dormire dentro il cimitero che pensano di star conquistando e che invece sta cimiteriando il loro animo. L’Israele che vedo agire come posseduta dal suo biblico Spirito andrebbe esorcizzata ma al livello di possessione che vedo nessuna ragione può nulla. Se mai, lo potrebbe solo quella della Vita. La stessa che nel suo Libro già una volta ha fatto scrivere: “a me la vendetta”. L’hai dimenticato, Israele?

  • La vattimina idea di Cristo

    L’idea di Cristo che avete detto di Vattimo secondo me sta in piedi solo avendone una visione romanticata. (permettetemi il neologismo 😁 ) Dove non lo cLa vattimina idea di Cristoondivido, condivido invece quella che sosteneva sulla Chiesa temporale. Si, quella Chiesa merita di essere distrutta ma riuscirci temo sia impossibile da tanto può contare su “l’incasto connubio” che la Religione agisce con il Principato: ben “strani compagni di letto”. Si può solo aspettare che i tempi la erodano sino a farla crollare da dentro : “nutro speranza”. Nutro speranza, inoltre, che per erosione dell’emozione giunga a crollare su sé stessa anche “omosessualità”. Di fatto se è vero che i cosiddetti gay non sono etero, è anche vero che non sono solo omosessuali come da costruito nome. Sono, invece, simili al principio maschile (la Determinazione) e non di meno simili al principio femminile: l’Accoglienza. Assomigliando ad ambo i principi ne potrebbe conseguire ben altro riconoscimento: quello, cioè, di InterOmo, nel senso, appunto, di dentro ciò che è simile ai sessualmente diversi. Ne sia prova il fatto che così mi penso! 😁

  • I colori della partenza

    Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all’amore che porta alla verità che porta all’amore e l’amore è la trinitario_unitaria alleanza fra gli stati

    della Comunione

    nell’Amore per la Vita

    L’amore é per sempre quando è giustificato dall’amore per la Vita universale. Quando giustifica la vita particolare, dai suoi termini cala tanto quanto non vengono rinnovati.

  • Cammini

    Non ricordo perché ho mandato questa lettera alla persona in indirizzo: un responsabile della Lila. Probabilmente, per farmi conoscere anche come persona. Anche per un bisogno di condivisione, forse. Non ho sbagliato nel credere nella cultura di quella persona. Ho sbagliato nel credere che fosse persona. Poveretta.

    Per quasi sei anni ho condiviso la vita con un dipendente da tossico sostanze. Con lui ho girato le “piazze” di Verona. Con lui ho esplorato la sua tossicodipendenza: quella da eroina. Con lui ho esplorato la mia tossicodipendenza: confusa, disordinata, disarmonica somma del suo stato e del mio. Lui era la “roba” di me, dipendente da lui, sia affettivamente che sessualmente.

    Oltre alle piazze dello smercio, con lui ho esplorato la famiglia: dalla sua, al concetto di famiglia.

    Abbiamo esplorato Ospedali e Centri medici deputati alle tossicodipendenze. 

    Abbiamo esplorato i Referenti di vario genere e grado che si occupavano di tossicodipendenze.

    Assieme siamo andati per uffici. Abbiamo conosciuto “gente per bene” e “gente per male” assieme.

    Nel nostro girare, abbiamo trovato del bene, dove, normalmente non avrebbe dovuto esserci e, dell’errore che ha portato al dolore fuori luogo presso il bene.

    Ora, lui ha finito il suo giro.

    Per me, ed anche come Associazione, l’Aids si è rivelato una grande lezione di storia e di vita. Il tutto, per la caratteristica di essere sindrome, complesso di sintomi, confluenza di variabili, condizioni, stati. Se prima ragionavo per settori, dopo, ho dovuto cominciare a ragionare per totalità. Da questa conclusione, la necessità di vedere sindrome, anche la Persona, anche la vita. Sotto questo aspetto, l’Aids che tanto “spaura”, è stato il maestro che mi ha indicato la via. Quella che avevo cercato per anni, e che ho trovato dove non me lo sarei mai aspettavo: alla fine di una strada.

  • Il peccato

    Il peccato non è in chi o cosa si ama ma in come si ama e si insegna ad amare

    Ho passato la mia fanciullezza, agli ” Esposti ” e la prima giovinezza in un collegio retto da ecclesiastici. Con uno di loro, (stavo facendo la terza elementare), vi è stato un sentimento anche sessuale. E’ ben vero che a quell’età non si sa, però già all’ora mi sentivo con istintiva chiarezza. Per quella lucidità non subii nessuna violenza psichica e ne fisica: tanto più, che, al proposito, non vi fu alcun tentativo. Nonostante i sentimenti che provavo e vivevo fossero informazioni di per sé, quando lo vennero a sapere i Superiori, nessuno me le spiegò, così, se proprio si vuole riscontrare violenza, certamente, la più deleteria fu l’ignoranza ed il silenzio in cui mi si lasciò.

  • A causa della fine dell’Amato

    A causa della fine dell’Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985)  nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l’Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all’epoca non c’era proprio nulla di che farlo. All’epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada “per Damasco”. Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre. All’epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento (giusto per non far mancare nulla al caso) ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte andando in stazione a leggere un libro. C’era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l’Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno; e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto. Mancandomi l’Amato, mi mancò tutto, ma l’assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è assenza di vita; e per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che, non  ci diventi vivere, la conservazione del dolore che c’è, come sostituto della conservazione dell’amore che non c’è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua se, è alla vita e non al dolore che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti. Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato “per Damasco” per similitudine di incontro (indipendentemente dall’identità che si è dichiarata, che comunque è inverificabile) con uno spirito della vita: quello dell’Amato nel mio caso; l’incontro fu medianico. Proseguendo la mia strada e l’amorosa corrispondenza, però, ho sentito che il mio fato (l’Amato) non aveva per niente cambiato il suo intendere la vita; a questo ci è giunto con gli anni, e anche con i litigi (la sua forza sulla mia e il mio rifiuto di accettarla) che non sono mancati. Il mio procedere il percorso in compagnia dello spiritello ancora birbantello ma non più accettato come tale, m’ha portato ad incontrare lo Spirito della vita. E’ accaduto, come accade quando, delusi da un amore, se ne cerca un altro, o non avendo un padre se ne cerca uno. L’incontro è stato culturale, ovviamente. Quindi, niente tuoni, niente lampi, niente magie e alberelli che prendono fuoco; è stato tutto un discorso (e qualche volta un pianto) fra la mia vita e la vita. L’incontro è stato anche spirituale, ma per quanto è possibile al mio spirito: ora tot, ora meno tot, ora più tot, ora niente tot. Adesso, sento il birbantello molto meno di prima e solo in certi casi. Avrà iniziato anche lui la sua strada, e visto che di litigi è da parecchio che non ne facciamo, suppongo che la stia percorrendo con la pace che in vita non aveva mai avuto se non da preso dal suo amore: l’eroina. Triangolo vi fu nel mio pensiero verso quella vita, e triangolo vi è nel mio pensiero di adesso verso la vita. Vorrà dir qualcosa?!

  • I miei studi

    Dopo le elementari in collegio, studiando alle serali, verso i trentacinque, (anno più anno meno), ho conseguito la licenza media e la prima superiore. Siccome errare è umano e Ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ” quasi sempre ” o ” quasi mai ” alle domande e, perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo, (capire e capirmi), ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore. L’ho lasciata dove sta.

  • Sino ad ora

    Dopo l’esperienza come Associazione (fatta bene e finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché. Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho autorizzato nessuno, neanche per l’uso totale o parziale dell’opera, ma, per farlo, basta solamente chiederlo. Non è obbligatorio: ad ognuno la sua civiltà.