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  • Le Favole

    SI SPECCHIO LA VANITA’

    Si specchiò la vanità nello stagno che-si-sa! Come sono, si diceva: sembro proprio una malìa. Passò Verità. Seccata dai bla – bla la spogliò di proprietà e la rivestì, via – via, a righe di psicologia.

    UN FALCO CHIESE A LUNA

    Un falco chiese a Luna: cos’è la norma? La luna gli rispose: norma, è lo stato della corrispondenza fra ciò che vuoi secondo te, e ciò che puoi secondo vita.

    SOPRAVVISSUTA ALL’INVERNATA

    Sopravvissuta all’invernata, la Cicala rivide la Formica ancora affaticata. Formichetta, Formichetta! Guarda o cielo, guarda o mare! Smettila di faticare! Rispose Formica, seccatina per la solita manfrina: chi no laora no magna, e chi no magna sparagna! Lo so, lo so! (rispose Cicala alla solita lagna) però non t’ho detto di non lavorare! T’ho detto: di riposare! Già, come fai tu! Tutto il dì davanti la Tv! E’ vero, tutto il giorno me ne vado poco attorno ma cantando nel caldo della sera accompagno chi spera.

    IL RE SI SILOSO’

    Il re Siloso, aveva due consiglieri: il Ma ed il Però. Se qualcuno gli diceva – Guardi che il punto è questo! – subito convocava il Ma. Se altri gli dicevano – Forse è meglio l’altro, oibò! – lo stesso faceva con il Però. Nella morale della storia si racconta, che i Ma ed i Però, sono l’onta di chi tergiversa l’opinione per aver ultima la ragione.

    FARFALLA INNAMORATA

    Farfalla innamorata di Tulipano, gli domandò: perché non c’è lo stesso sentimento fra di noi? Gli rispose Tulipano: perché non mi è ala la tua ragione, e la mia, non ti è radice.

    VOLENDO ESSERE MERLO

    Volendo essere Merlo, Passero tinse il becco di giallo. Credendo l’accorgimento sufficiente assieme ai merli andò alla fonte. Come quelli mise il becco a mollo, è vero ma lo ritrasse ancora nero. Morale della storia: una parte che non sia vera dura un sorso e buona sera!

    DECISE FIORDALISO

    Decise Fiordaliso di adottare Giaggiolo e l’accolse nel vaso! Che strano fatto, miagolò Gatto a Ortensia pensosa. Qui cova qualcosa, disse, bianca, la Rosa. Lasciali dire, raccomandò Fiordaliso al suo piccolo Fiore. Curati di quelli che sanno amare.

    EBBE PERO UNA BRUTTA SORPRESA!

    Ebbe Pero una brutta sorpresa! Per la vergogna coprì di foglie quella rogna ma Mela, rubiconda, sbucava lo stesso dalla fronda. Scosse Pero tutto il suo tronco e i rami pregò di scrollare ma non ci fu niente da fare! Cosa dirà il mio vicino?! E che figura ci faccio, con quell’impiccio?! Venne Contadino: prese Mela con mano lesta e la mise nella cesta. Dice la morale di quell’arte: ogni vita può la sua parte.

    FILIPPO AVEVA DUE PARENTI

    Filippo, aveva due parenti, velenosi come serpenti. Io – Sono, uno si affermava. Io – Faccio, l’altro gli diceva.

    Me ne impipo, Sono diceva a Faccio, quando discordava. Me ne impipo, Faccio diceva a Sono, quando si fermava. E, la storia durava, durava! Ma un bel giorno Filippo si scocciò! Prese Sono e prese Faccio e senza alcun però, in – dis – so – lubil – mente li legò! La morale nulla dice perché, ora, Filippo tace. GALLINA CURIOSA Gallina curiosa domandò (o era un pollo, non lo so) sono nata prima io, o l’uovo mio? Il Gallo gli rispose: prima di te c’ero io! Cala il rostro che te lo dimostro! Per chi non l’avesse capita, il gallo, è la vita. A CHI VOLEVA ASCOLTARLO

    A chi voleva ascoltarlo, un antico filosofo cinese (un certo, Vi – talia – no) così raccontava: la vita è una scuola dove insegnano due saggi: il Maestro Stare – bene, ed il Maestro Stare – male. Gli alunni sono liberi di frequentare le lezioni dei docenti che preferiscono ma se nonostante il dolore che hanno imparato frequentando le lezioni del Maestro Stare – male non seguono quelle del Maestro Stare – bene, vi pare che possa convincerli questa storiella?

    SI NARRA CHE AD UN ANTICO FILOSOFO

    Si narra che ad un antico filosofo cinese, un certo Vi – talia – no, fu chiesto come distinguere le personalità volpi dalle non volpi. Il filosofo rispose: una vita è come un pollaio. La porta di quella vita è sempre aperta così che tutti i generi di pollami vi possono entrare. Gli obiettarono: senza immediato controllo, come sapere chi delle personalità è stata volpe? Rispose il filosofo: le non volpi non rubano polli.

    FRA LE NUVOLE A CORONA

    Fra delle nuvole a corona una stella girava attorno alla luna. Affascinata si seppe colpita da tanta massa ma c’era un pareva che non la convinceva in quella matassa! Gira che ti rigira infine capì la lezione: la differenza fra brillante e zircone.

    NON TANTO TEMPO FA

    Non tanto tempo fa, Alberello di Bosco, in sé turbato, chiede udienza al re dei Boschi. Addentratosi nella sala degli ” Alberi che ora possono”, e giunto alla presenza del re, s’inchinò, scuotendo con deferenza le sue foglie. Dagli antichi rami intrecciati a trono, il Sovrano, l’invitò a parlare.

    Mio signore: sento che la linfa stenta a percorrere le mie vene e tanto sono sovrastato da edere che la luce mi raggiunge poco. Guarda! Il verde delle mie foglie è opaco, ed i bordi ingialliti. Sono a conca, non come quelle che raccolgono per dare, ma come mani che si protendono ad elemosinare altra luce, che quella che hanno, le lascia come vedi.

    Se generalmente occorre un grammo di clorofilla per guadagnare il giorno, con la stessa quantità, ne ho solo per qualche ora. Il poco guadagno messo a fronte della fatica, piega la mia vita al punto, che non so più come trovare la forza e/o le motivazioni, per raddrizzarmi.

    Il riconoscerlo, è l’ulteriore veleno che ancora di più mi piega, così, l’ora di guadagno che mi si riduce sempre di più, è una costante usura della mia vitalità! Certamente non posso dire che sto morendo a me stesso, ma posso dire che sto vivendo, o quanto meno, nella giusta misura, e nel giusto luogo? Ecco! Il mio turbamento, sta nelle risposte che non so darmi.

    >Il Re fermò i commenti di Alberi dei quali era Signore e, nel silenzio che seguì, si raccolse in meditazione. La voce che giunse ad Alberello lo meravigliò, tanto pareva venire da dentro di lui, e, sul momento, ne fu quasi spaventato, ma poi l’udì, come comunemente udiamo.

    Mio Alberello, (disse il Re), neanche noi, possiamo intervenire nelle leggi che regolano il luogo nel quale siamo. Per questo, tanto meno possiamo ordinare che ti sia maggiore lo spazio che occupi. Nel farlo, turberemmo le ragioni che di Bosco non tutte conosciamo. Se ti può consolare, sappi che il tuo turbamento fu anche di Alberi che ora possono.

    >Noi Re, tuoi principi, possiamo solamente confermarti che il posto che occupi nel tuo bosco, è, nel bene e nel male, ciò che sino ad ora hai saputo, e/o voluto, e/o potuto raggiungere. Se ciò non ti soddisfa, in primo ti invitiamo a riflettere se il tuo nome, (ti sei presentato al nostro cospetto dicendoti della famiglia dei Castano), sia effettivamente quello che sostieni di essere. Se ti senti indebolire anzitempo, può essere perché il tuo nome (e, dunque, tutta la tua funzione di Albero nella tua famiglia) è diversa da ciò che pensi di conoscere.

    Come sapere se anziché Castano, sei Salice, o Robinia, o altro nome? E’ molto semplice! Confronta le tue foglie con le altre! Guardane il disegno! Se ha spine! Controlla il colore della tua scorza!

    Insomma, oltreché dirigere lo sguardo su te stesso, volgiti anche a Bosco, non solo per vedere, ciò che per te è più verde o forte, e, dunque, apprendere il modo per diventarlo, ma per vedere anche il Tutto.

    Nel farlo, non trascurare di riflettere sulle radici di ciò che vedi, se vuoi imparare le cose, sino al loro principio. Noi sappiamo bene che gli Alberi che ora possono hanno in spregio quelli che ancora non possono, perché di non paritaria condizione di vita.

    Sappiamo anche, che gli Alberi che ancora non possono vengono reputati diversi e/o inferiori, ecc, ecc. Abbiamo sempre condannato, questa arbitraria condizione, del giudizio di chi può, ma, neanche noi, possiamo estirpare i nodi, che ammalano di brutture la scorza dei nostri sudditi.

    >

    Altresì sappiamo che per gli Alberi che ancora non possono, questo giudizio è un ulteriore peso, ma, sappiamo anche bene, che molti Alberi che ancora non possono, si reputano diversi, non perché giudicati tali, ma perché così si giudicano!

    In genere, ma in prevalenza, si giudicano così, perché amerebbero essere l’idea che sognano, al di là di ciò che effettivamente sono! Da questa impossibilità, in loro nasce scontentezza, e senso di pochezza.

    Per quanto conosciamo, supponiamo che il genere di lamentela che forma il tuo turbamento, possa anche essersi originata da una scontentezza di te stesso in molti modi motivata, più che dal luogo e/o dalla condizione, in cui ti trovi a vivere la tua funzione di vita.

    <p

    >Fra altre cose, la scontentezza di se stessi può essere la fuga da Bosco, che tanto più dimostra, che si vuole essere ciò che si vede con gli occhi del desiderio verso altro da sé, più che con quelli della ragione del proprio stato. Questo, in genere ma in prevalenza, è ciò che maggiormente forma la matrice culturale del senso della diversità, non solo sessuale.

    Se fosse ciò che supponiamo, non la condizione di Bosco, e/o le Edere, potrebbero essere la causa che ha motivato la tua presenza al nostro cospetto, ma lo sradicamento dalle tue radici, che fai ogni volta aspiri a non essere il tuo nome: vuoi perché non sai esserlo, o perché non sai come esserlo, o perché ti si impedisce di esserlo, o perché non accetti di esserlo, o per un insieme dei fattori che testé ti stiamo dicendo. Il re, poi, tacque. Alberello uscì dalla sala del trono. Tornò da dove era partito. Ad altro vento le foglie.

    AD UN CERTO VI-TALIA-NO

    A un certo Vi – talia – no della dinastia cinese Non – lo – so chiesero: perché la bellezza non è clemente? Rispose il filosofo: per non ultimare.

  • Poesia o Anima mia

    Caro Futuro:

    per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c’eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due. Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell’amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente ma incosciente. Pensavo all’Infinito e a te, allora Presente.

    Adagio mi troverai.
    Adagio mi conoscerai.
    Adagio mi amerai.
    Adagio mi conoscerai così
    spinta da un refolo di divinità.
    E non ti sembrerà più anima tua,
    quella che adagio ascolta la mia.
    Adagio ti culleranno i miei respiri.
    Adagio sarai mossa da risata
    appena sussurrata dalla mia emozione.
    Nella mia Creazione tu,
    mia ventura e creatura
    che adagio mi troverà
    adagio mi conoscerà
    adagio mi amerà.

    Conosco il giorno e la notte
    Il mare ed i monti
    La giovinezza, e gli amanti
    il dolce e l’amaro
    la bellezza e la vanità.
    Conosco l’alba dei miei pensieri.
    Il tramonto nel mio oggi e dei miei ieri
    Conosco la vita quando nasce
    e quando ultima finisce.

    Cosa ci vuole, Vita, per darci una mano!
    Basta aggiungere dei t’amo.
    Togliere vermi ai pomi.
    Moltiplicare i domani.
    Accogliere desideri.
    Lasciar risposte sotto cuscini.

    Ei fu!
    Siccome immobile
    sta la legge
    Come chi regge
    Bordone
    A una contro tenzone
    Che lo vide
    Mi si consenta
    Come una merda
    Su la polenta.

    Contestano le foglie
    verdi rimaste
    l’età che rifiuta
    già dette stagioni.

    Ho messo da parte
    l’ultimo amante.
    Hai dovuto mi dice
    la ragione clemente.

    I cieli muti
    Gli “irti colli” superi
    L’acqua mossa calmi
    La melma crespi
    Dall’alto vedi
    Con Alto imperi
    Sussurri appena
    i miei pensieri.

    Il giorno mi dice
    non hai nulla è vero
    ma il tuo debito è zero.
    Girerò la notte
    conti cercando.

    Anima
    d’almeno

    sogna!

    Infranti
    Amorosi
    Sentimenti
    Leciti
    Mancamenti
    Memorie
    Maglioni
    Stagioni
    Postini
    Stipi
    Cassetti
    Segreti
    Treni
    Stazioni
    Momenti
    Toccamenti
    Calori
    Documenti
    Abbracci
    Passioni
    Diluvi
    Sospetti
    Meraviglie
    Paccottiglie
    Ciprie
    Ciniglie
    Lutti
    Presenti
    Passanti
    Futuribili
    Istanti
    Cime
    Venti
    Silenzi
    Infranti
    Sentimenti
    Lontani orli

    Monti come turisti non coinvolti
    dicono i riflessi composti
    dalla corrente del fiume.
    L’acqua non se ne cura: scorre.
    Come non avesse niente di meglio da fare.

    Nel buio
    Sto
    Paura?
    No
    Conosco la luce

    Non contare il tempo. Non dirmi: è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    Lasciami lunare, astro solare, cometa passare, stella brillare, senza tracce, senza facce. Lasciami cielo, lasciami mare, lasciami decantare, ma, non contare il tempo, non dirmi è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    Lascia che sia sulle maree, sulle foglie, sulle azalee, come neve non banale, come luce boreale, come amore che vale, come età che non pesa sulle ali, come acqua nei canali, ma non contare il tempo, non dirmi è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    Lascia che sia le tue sere. Nell’alba non mancare. Lasciami sussurrare, scivolare, sollevare, anelare, palpitare, e, forse, invocare, ma non contare il tempo, non dirmi è l’ora.

    Lasciami così, ancora.

    REgali pensieri
    MI accordano
    FAscini
    SOLari
    LA dove
    SI tace il
    DOminio

    Primo fra tanto dal nulla, poi goccia, palpito, fame, carne, primo cervello, primo piacere, primo doppio, primo oltre, primo passo, primo vacillo, primo fuoco, primo uso, primo abuso, dissanguante nei deliri, debole nei fini, nelle croci rinascita o forse commedia, distruttore nei progressi, costruttore nei regressi autore di genti, architetto di nazioni. Nelle ere tacendo, di me incurante.

    (Chissà dove ero andato con la testa quando ho scritto questa! :) )

    Spiazzati tempi
    che sono stati tronchi
    Alla base
    fosse non scavo

    Un desiderio
    mi è giunto
    da molto lontano.
    M’ha detto
    piano
    vedremo
    forse
    speriamo.

    Era buio
    l’uomo

    alla luce
    amato.

    Finita la stagione estiva al Cavallino di Venezia (correva il 64) trascorrevo l’inverno a Maia Alta di Merano. Come cameriere, lavoravo in casa del rappresentante italiano della NSU. Più che una casa era un castellotto d’epoca. Ex proprietaria (o una ex proprietaria) fu la sorella della Petacci, se ricordo bene. Il proprietario aveva una cagna di tipo pastore. Simpaticissima perché del genere lupo felix nonostante la brodosa polenta che dovevo preparagli. Ero già a letto verso le 23 di un qualsiasi giorno ma proprio non riuscivo a dormire. Avevo caldo. Mi giravo e rigiravo. Ad un certo punto fui preso da una forte ansia. Il fiato mi stava mancando. Per respirare meglio dovetti alzarmi. Dove andare oltre quel trextre che era la camera?! Chi chiamare se non c’era nessuno? La famiglia del guardiano che abitava sotto? E cosa dirgli che già c’era ripulsa di me non tanto come persona ma come italiano? Non so che fare e l’ansia non cessa. Da dove mi salta fuori non so ma sento che devo scrivere! Strano caso e da me non messo, sul comodino c’è foglio e penna. Scrivo, così, la mia prima poesia. Terminata che l’ebbi il malessere finì e mi addormentai di piombo.

    Mirka xè la cagna de casa mia
    Ghe voio ben ma la xè imbambìa.
    L’altro giorno,
    sul far del mexogiorno
    ghe portavo da magnare.
    La me xe vegnù incontro
    Co’ la so’ voia de sogare
    ma a furia de girarme in torno
    la mà fato andar par tera
    mi, el magnare, el bevare
    e anche el contorno.
    Me so’ alsà!
    Ghe volevo dare
    ma cossa vòto
    la jera lì che gnanca la se moveva!
    Go’ da na gratada fra le rece.
    Un legero scapelòto!

    Non è questo granché di poesia, in effetti. Mirca era uno stupendo pastore tedesco. Sempre gioiosa. Sempre giocosa. Con lo stesso stampo di Mirca ho trovato solamente un altro cane, Ettore, guardiano in un magazzino di merci dove ho lavorato come magazziniere_facchino. Aveva tutti i denti limati a furia di mordere sassi ma nonostante il guaio era riuscito a sottomettere un pastore più grosso e più aggressivo! Anche Ettore era di una simpatia introvabile.

    A proposito di Poesia o Anima mia

    Calliope non mi dice più niente così non so più come definire questi scritti. Poesie? Prose in rima? Rivelazioni di verità? Ho pensato di dirle in Calliope. Vero o no, lascio alla Dea il diritto di confermarlo. Volgendomi verso quanto sono stato vedo la poetica come acne nell’anima della mia giovinezza. Ora mi parla la poetica che rivela la vita quando è croce. Orientamento, questo, per bisogni dì verità senza edulcoranti. Dove non la trovo, le voci altre non nego ma guardo e passo.

    ps. Ho buttato le cianfrusaglie. A parte due o forse tre sono a rischio anche le rimaste.

  • Il di_segno della vita

    L’Immagine è composta da tre simboli: un cerchio, tre orbite, una croce. Il cerchio è formato da infiniti punti. Poiché si principia da ogni suo punto è simbolo di principio infinito. Poiché in un cerchio tutto sta e il cerchio tutto contiene è simbolo di universalità. Le orbite rappresentano il trinitario stato della vita: Natura, Cultura, Spirito. Le orbite sono intersecate. L’intersecazione segna l’unitaria corrispondenza fra gli stati. La Croce simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura.

    Ammessa ma non necessariamente concessa l’inesistenza degli spiriti e ammesso ma non necessariamente concesso che la medianità sia solamente il frutto di un’altra parte della mente ci sarà da capire come il medium (un amico che ho perso strada facendo) sia riuscito (nel giro di un paio di minuti, forse neanche) a comporre quest’immagine senza mai staccare la penna dal foglio e senza fermarsi un attimo. Se accettiamo invece che l’autore sia uno spirito, con quell’immagine si è manifestato durante un incontro. Dopo la composizione dell’immagine scrisse che era un segno universale. Raccomandò di non fotocopiarla. (?) Non aggiunse altro. Sull’immagine (in b/n) non osai chiedere spiegazioni ma sentivo di dover dirne almeno i possibili significati. Con quelli detti ci sono riuscito o non riuscito? Non so: per un caso o per l’altro non ho mai ricevuto conferme ed ora che ci penso diversamente non potevano. Se l’avessero fatto avrebbero anche concretamente condizionato non tanto la mia opinione, forse, bensì quella dei lettori a venire che credendo a tutto per motivi e/o legami amicali di vario genere non hanno ancora imparato ad alzare almeno il sopracciglio quando vi è chi tratta le cose dell’Oltre! Incosciente poi, chi, dalla Medianità e/o dallo Spiritismo che sia, suppone di non poter subire conseguenze negative. Finirebbe come la rana che molto incautamente diede un passaggio alla Natura della Cultura dello scorpione: iniettare il veleno della mal posta conoscenza in chi pone il proprio credo su dubbie basi!

  • Il principio dell’amore

    Il principio dell’amore è la verità

    Chi ama quello che sente prima di quello che sa è principiato dalla passione. La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta la vita.

  • Spirito è ciò che anima

    Spirito è ciò che anima.  Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita animata dalla forza dello Spirito.

    La forza dello Spirito è la vita della Natura. La vita dello Spirito è la Forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

    Lo Spirito essendo Forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

    Per Natura intendo il corpo della vita comunque figurata; per Cultura il pensiero della vita comunque raggiunto; per Spirito la Forza della vitalità naturale nella corrispondente Potenza culturale.

  • La vita non vive

    La vita non vive i principi del Principio tanto quanto è presa dal Dolore e dall’Errore.

    Il Dolore è il male

    naturale e spirituale

    da errore culturale

  • La Natura è il luogo

    La Natura é il luogo del bene dato il Bene

    La Cultura è il luogo del vero dato il Vero

    Lo Spirito è il luogo del giusto dato il Giusto.

  • Vita è stato di innumerevoli stati

    Si origina dalla trinitario_unitaria corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti i suoi stati: al principio e dello stesso Principio

    Natura

    Cultura Spirito

    Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata. Per Cultura il pensiero della vita comunque concepito. Per Spirito la Forza della vita comunque agita.

  • Secondo lo stato dei suoi stati

     Secondo lo stato dei suoi stati ogni stato della vita  ha la trinitario_unitaria

    Coscienza dell’essere

    Coscienza del Sapere Coscienza dell’Esistere

  • Il principio della vita

    L’Immagine al principio é data dalla massima unità fra i suoi stati. Per questo la diciamo UNO. Quanto si è emanato dalla Forza e dalla Potenza dell’Uno al principio ha preso vita con gli stessi stati del Principio. Non è vero mi si dirà perché un assoluto può emanare solamente sé stesso. Se no, al principio vi sarebbero due Principi in Dissidio fra loro per questioni di varia sovranità.

    Dove si basa, allora, il rapporto di eguaglianza fra l’Immagine del Principio e l’immagine del nostro principio? Mi sono risposto che si basa su due principi necessariamente eguali e quindi sovrani. E quale sarebbero i principi eguali fra un Assoluto e uno stato che non lo è? Dove non la vivenza, mi sono risposto, certamente nel Verbo (IO SONO)che si è fatto Parola: VITA. C’era vita prima della vita? La ragione dice di no mentre la Fede dice quello che Crede.

    Vita é stato di infiniti stati

    Vita cercando

    Secondo lo stato dei suoi stati

    La vita non vive

    Particolare e Universale

    Immagine e Somiglianza

    Errore, Dolore, Male.

    Le ragioni della Verità

    La vita é somma ma non é una somma

    La parola

    L’amore

    La verità