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  • Quando le sessualità é fuoristrada

    Diversamente dall’eterosessualità culturalmente e socialmente determinata nella mia emergono maggiormente le componenti maschili (le determinanti) e femminili: le accoglienti. Mi sono accorto che c’erano e che dovevo gestirle con un certo criterio se volevo non essere messo fra i rifiutati o vittima dei pericolosi. Questo è quanto posso provare dei discorsi che seguono sulla Determinazione e l’Accoglienza come anche sul femminismo e il machismo.

    Della Determinazione e dell’Accoglienza posso dire che sono i motori del carattere della sessualità: maschile la Determinante e femminile l’Accogliente. La vita è stato di infiniti stati di vita, così la determinante e così l’Accogliente. Ne consegue che la Determinante non può non avere stati accoglienti (i culturalmente femminili) e l’Accogliente non può non avere stati determinanti: i culturalmente maschili.

    Ancora ne consegue che la sessualità sia maschile che femminile non può essere ed avere un’identità ferma nello stato prefissato dal corpo. Prefissando quanto è del Corpo, infatti, si prefissa l’esistenziale corrispondenza emotiva che ogni Corpo deve tenere (secondo la seguente immagine)

    CORPO
    (Natura della vita)

    f

    MENTE SPIRITO
    (Cultura della vita) (Forza della vita)

    con la sua Mente ed il suo Spirito. Quando non sofferenza e/o malattia vi è possibile squilibrio fra gli stati dove una forzata normalizzazione sociale paralizza la vita emozionale della sessualità maschile nella femminile come della femminile nella maschile. Di prevalenza ciò non succede tanto quanto la Società si riserva il compito di normalizzare il Cittadino che per raggiungere la forma sessuale culturale e spirituale nella naturale non può non percorrere delle soggettive strade.

    Ci sono strade che portano ad altre strade e strade che portano a sé stesse ma se ci sono queste ed altre vie ciò significa che pur non sapendo a priori il definitivo perché, comunque devono esserci per essere pensate o conosciute anche quando non agite. Naturalmente, escludere ogni costrittiva normalizzazione non necessariamente significa escludere ogni normalizzazione.

    Per quella che riguarda il Cittadino già esistono quelle deputate alla difesa della Proprietà, della Persona, dello Stato. Da normalizzare, quindi, quelle che difendono l’umanità da ogni genere di estranea intrusione. Sono intrusioni estranee alla personale umanità quelle che recano il male dato dal dissidio e dal dolore. Normalizzare l’Umanità, quindi, è impedire che finisca vittima dei due principali boia. (Per male intendo il dolore naturale e spirituale da errore culturale. )

    Terminata la lunga premessa ed il finale pistolotto vengo a dire sul Femminismo, non come lo vedo nel suo culturale essere ma come lo vedo nel suo esistenziale agire; e qua non ci siamo. Non ci siamo non perché non dovrebbe esserci ma perché c’è come cronaca più che acquisita cultura. Ero in posta quando ancora una volta la giovane deputata allo sportello mi ha mostrato come viene agita la femminilità del femminismo.

    Naturalmente non tutte le donne sono come il modello che ho considerato, esattamente come non tutti gli uomini sono degli oranghi appesi ai rami dell’Albero del bene e del male. Ora, già a vista quella deputata era accogliente come una porta chiusa per chi si trova con una diarrea da risolvere ma va beh: nessuno è perfetto! Scostato dallo sportello per un’altra questione la deputata ha iniziato a servire una signora. Ora, mentre con me era fortemente escludente con la signora è stata tutto un sorriso. No, non penso a forme di emozionale lesbismo.

    Penso piuttosto alla condivisione emozionale che succede fra vittime. Per la cultura generalmente femminista invece, chi non condivide quel fato è visto (e così mi sono sentito) come l’orco al quale non si deve nulla se no lo si rende più orco ed in questo maggiore la sua orcaggine. Per quell’atteggiamento ostile a priori ho visto che quella deputata aveva collocato la parte maschile della sua mente prima del carattere femminile che dovrebbe esserle primo principio proprio per la sua Natura.

    Conseguenza fu che mi sono ritrovato a relazionarmi con una mente prevalentemente maschile in corpo femminile. La vedevo così non perché era cambiata la figura della deputata ma perché erano cambiate in maschile le emozioni in femminile che mi aspettavo dal suo essere di Donna per quanto immatura per età. Ben vero quanto ho sostenuto sulla vita (stato di infiniti stati di vita) e che pertanto avrei dovuto accoglierla oltre che determinare il mio maschile giudizio ma è anche vero che pur sapendomi capace di mobilità psicologica non per questo mi è di immediata azione.

    Così, per tutto il tempo necessario per le varie operazioni postali mi sono ritrovato con quella ragazza come si comportano i cavi che entrano in corto quando sono entrambi positivi o entrambi segativi: salta la linea: per altro dire la corrispondente comunicazione. A mente fredda, dal biemozionale che sono questi giochetti della psiche sono castelli di sabbia da far crollare. In genere ne rido ma la notte prima avevo dormito poco e quando mi succede mi alzo dal letto con la mente poco elastica.

    Tornando a casa ho pensato come può sentirsi un maschio etero che in casi del genere si ritrova ad aver a che fare con una figura culturalmente simile e cioè, determinante prima che accogliente quando (come uomo ed anche come sessualità) non viene accolto proprio per nulla. Sessualmente parlando, ammessa come etero anche la deputata è ancora un rapporto eterosessuale quello dei casi in esempio o è un rapporto fra simili ed in questo omoculturale?

    Non so rispondermi, ovviamente, ma tutte le volte che mi succede una cosa del genere penso al femminismo e alle donne non preparate ad agirlo senza patirlo quando lo applicano in misura rigida e/o prevaricante. Per gli stessi motivi penso così anche agli uomini preparati a viverlo come debolezza da rifiutare anche al maggior costo se capita; e fra Uomini e Donne in mezzo ci resto io: ad ogni psiche avverso quando quando si fa delitto.

  • Le voci dello Spirito

    PAROLA E’ L’EMOZIONE DELLA VITA CHE DICE SE’ STESSA

    Lo spirito umano emana le sue emozioni (le sue voci) secondo lo stato della sua vitalità e della sua vita. Poiché la vita é stato di infiniti stati, così le parole.

    Può dire sé stessa una identità sine corda? Secondo parola  no, Secondo emozioni si. Le emozioni (come la vita stato di infiniti stati di vita) sono come le note musicali.

    Come ascoltando le note riconosciamo una canzone, così ascoltando ed interpretanto le emozioni possiamo sentire lo stato della vita (la voce) che le emana.  Lo possiamo, ovviamente, tanto quanto siamo in grado di accogliere la vita sia del Particolare che dell’Universale.

    Le parole dello Spirito sono:

    DEPRESSIONE

    ESALTAZIONE PACE

    DEPRESSIONE:

    Errore verso ciò che siamo per difetto e/o eccesso delle informazioni che riguardano

    il Corpo:

    luogo del Bene della Natura

     del Vero della Cultura >< del Giusto dello Spirito.

    ESALTAZIONE:

    Errore verso ciò che sappiamo per eccesso e/o difetto delle informazioni che riguardano

    la Mente: luogo della coscienza attuata

    dalla conoscenza emersa >< e stagno della non emersa.

    PACE:

    stato della vita naturale

    culturale spirituale

    dell’identità che ha raggiunto la condizione trinitario_unitaria per aver messo

    ciò che sente il Corpo

    conosce la Mente prova lo Spirito

    nello stato della maggior corrispondenza fra:

    il Bene per la Natura

    Il Vero per la Cultura >< Il Giusto per lo Spirito

    Come la vita é stato di infiniti stati così le emozioni che si fanno voce dello stato.

    Vi è l’errore che porta al male che porta al dolore dove l’emozione detta dallo Spirito si fissa (o viene fissata) nella mente. Ciò che si fissa nella mente non può non fissare la vita in cieli emotivamente spenti come nel caso della Depressione, o fortemente luccicanti come nel caso dell’Esaltazione. La fissazione dello Spirito nella mente genera dipendenze senza arbitrio: le diciamo tossicodipendenze. Vi è vitalità non in Pace nel cielo che secondo infiniti stati attua o subisce la nuvola, o il temporale, o la tempesta.

    Secondo lo stato della sua vitalità e della sua vita anche lo spirito animale (la sua vitalità) emana le sue voci: ad ogni animale la sua. Da masticati forse gridano anche i sedani ma non voglio pensarci: non ne verrei a capo.

  • L’Amore

    Tanto quanto una vita é in Comunione con sé stessa come anche con altra vita da sé (naturalmente, in ragione della personale esistenza) e tanto quanto può dirsi parte sia con quanto gli è prossimo sia con quanto non lo è. Permessa dalla Comunione, l’unione fra le parti di quanto esiste permette l’amore.

    Il principio dell’Amore é la verità.

    Chi ama ciò che sente prima di ciò che sa é principiato dalla passione. La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta a vita.

     
  • Gli esami non finiscono mai

    Al risveglio mi sono ricordato dei mie esami di Scuola Media. Alla tarda quando non torda età andai preparato da una Scuola privata, anche per le possibilità sindacali che a nessuno si negano. Sostenni l’esame a Oppeano: un paese vicino a Verona. Ricordo ancora la faccia dell’esaminante. Stava fra il non voler ridere e il non poter piangere! Mi chiese di parlargli del Foscolo! Solo per un attimo non ebbi risposta ma nel successivo venne quasi di corsa! Il Foscolo?! Ossignur! El pianse su le Are! El pianse su so mare! El pianse sul fradel! El pianse su Zante! Insomma, el pianse sempre! Fui promosso con la voce “Distinto”. Certamente dissi il vero sul Foscolo e molto probabilmente feci ridere tutti gli esaminanti. Anni dopo, però, dovetti ammettere di aver detto una miseranda sarcasticità! Me ne accorsi quando, non più tordo ma di anni più tardo, piansi sul niente che mi era rimasto.

  • La Strada

    “per Damasco” porta al principio e ai principi della vita.

    Il Principio della vita è indipendentemente dallo stato della Conoscenza di quanto è a Coscienza. Dove il Principio necessariamente è perché nulla è senza principio, necessariamente vi sono i principi del Principio:

    il Bene per la Natura della Vita

    Il Vero il Giusto

    per la Cultura della Vita <> per la Cultura dello Spirito.

    Senza la trinirario_unitaria alleanza fra questi principi non vi sarebbe vita, quindi, nessun

    Bene

    nessuna Verità <> nessuna Giustizia

    In assenza dei principi del Principio

    vivremmo stati del Dolore

    dell’Errore e del Caos

    che si origina quando la Forza della vita (il suo Spirito dato lo Spirito) entra in dissidio con la Potenza della Conoscenza fuor di Coscienza.

  • Con i patemi dell’età

    Con i problemi dell’età sto’ a zero perché ho vissuto. Provo inquietudine, invece, se penso al possibile destino di questo lavoro. Visto il mio momento non mi seguirà solo se salvato, penso. Privato o non privato che sia, nessuno mi deve e/o mi dovrà qualcosa, quindi, può farlo liberamente.

  • Il di _ segno dello Spirito

    Spirito è ciò che anima.

    Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita animata dalla forza dello Spirito La forza dello Spirito è la vita della Natura. La vita dello Spirito è la Forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura. La corona è simbolo di sovranità. La colomba è simbolo dello Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Perché forza che principia la vita, lo Spirito è principio sovrano.

    Perché sovrano

    principio della vita a cui da la sua forza, non può essere spodestato da nessun altro spirito. La sottomissione dello Spirito, quindi, indipendentemente da chi o cosa la procura, è errore contro la vita, contro il Principio, contro il suo principio, lo Spirito. Tanto quanto la sottomissione dello spirito è perseguita, è tanto quanto è male se diventa errore coscientemente perseguito.

    Il 92 correva

    più di me quando ho trovato l’immagine originale in un mercatino di oggettistica: a Bolzano. Aveva uno sfondo a goccia: di plastica nera. Sordo a chi mi diceva che era un gabbiano (o un uccello simile) per decenni l’ho sempre intesa come l’interpretazione di una colomba da parte dell’autore; da quell’intendere, le conclusioni che ne ho tratto. Va beh! Vuol dire che è un O.S.M = Oggetto Spiritualmente Modificato; che è quello che da allora ho iniziato a diventare. Sopra la corona ho fatto aggiungere un brillantino. In quanto bianco, puro, e brillante, di quel diamantino si può dire che simbolizza la luce. La luce, simbolizza la verità. Elevando il pensiero, si può dire, allora, che sulla cima della corona che segna la sovranità, (dello Spirito, in questo caso) c’è la luce della verità. (Me le sto facendo e dicendo? Mah!)

  • La Gru

    Secondo un’interpretazione scintoista la Gru simbolizza la

    “CAVALCATURA DEGLI IMMORTALI”

    Secondo questa Strada sono Immortali i principi della vita:

    il Bene per la Natura

    il Vero per la Cultura >< il Giusto per lo Spirito:

    forza della vita della Natura tanto quanto corrisponde con la potenza della sua Cultura.

    Nessuno può affermare la misura della corrispondenza fra stati. Verosimile verità è quella detta dal “Tanto Quanto”. Ovverossia ed esemplificando, siamo in un dato stato tanto quanto non siamo nell’opposto. Secondo le necessità di tutti i generi di Potere questa Verità ha un guaio: si può gestire tanto quanto non si può gestire.

    E MO’?

    La risposta é presto detta: gestibile la Cittadinanza. Non gestibile l’Umanità.

    L’Immortalità della vita riguarda i principi animanti della Forza dello Spirito. Non é fra i miei pensieri il destino della materia non animata, anche perché non da oggi non conosciamo lo stato finale della materia:

    polvere ma pur sempre disanimata esistenza.

  • “Quando verrà il Consolatore”

    ATTENDENDO IL PARACLETO

    Più o meno dopo mangiato sono andato a letto un tantinello stanco devo dire a causa del tempo che investo per strutturare questi pensieri sul Sito. Mi sono svegliato verso le sei (epperò!) raccontandomi una tesi che in verità mi ero già detto da tempo ma non in modo così complessivamente pronto, unitario, limpido. (La voce narrante era la mia.) La lettera è lunga ma siccome é principalmente rivolta a quelli che non sanno, devo per forza partire dal principio.

    Chi possa aver originato la vita a sua Somiglianza (la vita, non, la vivenza che é ben altra cosa!) è oltre la mia conoscenza. Direi oltre anche della fede generalmente intesa dai credenti (oltre che da me sino a che lo sono stato come quelli) perché (emozionalmente parlando) lo stato di assoluto rende quel principio pressoché emozionalmente estraneo alla nostra capacità di sentire.

    Alzi la mano, infatti, chi può dire di star amando veramente chi ne ha conosciuto l’esistenza solo per sentito dire. Per sentito dire si può restar affascinati ma non di certo convinti da idee rette da idee! Va bene che bisogna tornare fanciulli per conoscere il Padre, ma non senza la ragione che ci permette di dividere la sciocchezza dall’innocenza! Della mia innocenza, ad esempio, i credenti maggiori ne hanno fatto strame per decenni!

    Non emozionalmente estraneo per la fede, pensa, chi crede di poterlo sentire. Chi crede di poterlo, però, quanto può separare quello che sente del DIO in cui crede da quello che sente l’IO in cui magari non sa quanto crede o non crede di poter sentire quindi se capita si grida al miracolo della fede quando sarebbe forse più efficace un ansiolitico? Al credente, quindi, non resta che un’ultima fede? Cioè, confidare sul fatto che ha la capacità di saper riconoscere suoi? Ognuno creda quello che sa, può, o vuole. Il credente sappia capire, però, se questa libertà è data dalla Speranza che comunque giustifica, o se è data dalla fede che comunque giustifica.

    Comunque stiano le cose, ad ognuno il suo pensiero!

    Ammesso e non concesso che possa dirlo, il discorso che segue, invece, è mio. Mi auguro che il Lettore* abbia tempo e voglia di seguirlo. Se no, gli sarà più difficoltose capirlo.

    Al principio della vita vi è la Vita del Principio. Il Principio é il primo luogo della vita e (direi necessariamente) ne é il primo ventre: lo possiamo dire Padre anche per ragione perché è la parte naturale di un principio generante. Chi ha fecondato quella parte? Essendo Principio

     

    direi che il Principio ha fecondato il suo principio. Ovviamente, è un’idea non una certezza!

    Lo stato assoluto del Principio é dato dalla sovrana comunione fra i suoi stati:

    Forza come Natura

    Potenza Vita

    come Cultura <> come Esistenza

    L’assoluta Comunione fra questi principi ha fatto sì che il suo Trinitario stato diventasse un unico stato: lo diciamo l’UNO.

    La Comunione fra stati è possibile tanto quanto vi è mediazione fra stati. La mediazione fra stati è assoluta tanto quanto gli stati raggiungono la stessa misura di stato.

    Essendo al principio, il Principio di ogni principio può essere solamente 1. Quindi,

    1 per la Forza

    1 per la Conoscenza <> 1 per l’Esistenza

    La vita è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti suoi stati. Essendo al principio è certamente somma ma non per questo addizione. L’addizione fra stati è un’imprescindibile regola del Potere sulla vita, non, del Potere della Vita.

    Per quanto teorizzo, allora, si può sostenere che il Consolatore é da quando vita é. Chi nella Bibbia ne ha parlato certamente lo sapeva per mistica Speranza. Ha dimostrato, però, di non saperlo per certa Conoscenza. Ovviamente, neanch’io lo so per certa Conoscenza del della prima Parola: VITA. Lo so, però, per quanto si può dir di conoscere le parole che dicono la Parola.

    A quell’Immagine somigliante, anche la nostra vita possiede gli stessi principi

    Forza come Natura

    Potenza Vita

    come Cultura <> come Esistenza

    In noi si sono trinitariamente incarnati

    Come Vita del Corpo

    come vita  come vita

    della Mente dell’Esistenza

    Come vita dell’Esistenza è simile al Padre perché (in ragione dello stato della Comunione) la mediazione fra stati permette ai nostri principi di raggiungere un’unità.

    L‘unificazione dei nostri stati, però, non può ricongiungersi in assoluto al Centro del nostro Essere (l’Esistere) appunto perché al principio può esserci solamente Principio; e qui la Ragione conferma quello che conferma la Fede. Ambedue confermano inoltre che l’attesa del ritorno del Paraclito non ha senso: non se n’é mai andato!

    Ha senso seguirne la magistrale ragione, però, tanto quanto ci fa ricordare che, nello stato della nostra vita, la consolazione del Paraclito viene scostata dall’errore che porta la vita nel dissidio che porta al male

    naturale

    culturale spirituale

    che porta al dolore.

  • Nella forma la vita informa

    Tanto più una coscienza conosce la vita dello Spirito (conosce perché in ragione del suo stato ne sente la forza) e tanto più è piena di quella forza in ragione dello stato della forma della sua vita:

    Bene per la Natura

    Vero per la Cultura Giusto per la forza

    della Natura che corrisponde con la potenza della sua Cultura.