Secondo me Cristo non fu un’invenzione. Fu invece lo sconosciuto autore di un ideale (un emozionale concetto o di vita) che fu poi raccolto e portato avanti da quanti lo adattarono hai loro tempi e hai bisogni di una vita sorretta da storie e da sottesi poteri quando non di vanità. Ammettendo che il più noto di questi sia Saulo di Tarso (una settantina di anni fa dopo la morte di chi stiamo chiamando Cristo) dobbiamo anche ammettere che il ricordo del personaggio che dico durò non poco. A mio pensare durò non poco perché fu tramandato come storia da raccontare davanti ad un fuoco più che in un tempio. A farla grande, in un tempio l’avrebbero dimenticato dopo una settimana: tanto più se fu un antipotere! Guaio è che i cantastorie sono come i pescatori: più parlano del pescato e più diventa grande. Così più raccontavano di quella figura (hai cantastorie iniziali non sconosciuta) e più precisavano, arricchivano, aggiungevano. Non per bisogno di aggiungere falsità ad una storia ma solo per renderla più grande ed in questo rendere più grande il soggetto del racconto oltre che la fama di cantastorie sempre più bravi, importanti, grandi, potenti, ecc, ecc. Guaio è che nessuna storia dura a lungo se non è supportata da emozioni che creano emozioni. Quella, ad esempio, provocata della morte (tanto più se tragica) di una persona, personalmente e popolarmente amata: tanto più se guida stimata o se re atteso. A portare avanti quel ricordo, allora, direi che inizialmente furono i prossimi a quel personaggio (amici e fratelli, ad esempio) e poi, quelli via via convinti dal suo pensiero e di quanti “teologi” gliene addebitarono in seguito. Si, quello che diciamo cristianesimo, tutto considerato lo dobbiamo a quello che diciamo elaborazione di un lutto per la morte di un Amato; di un figlio di Dio fu detto più tardi. Guaio è che all’epoca non c’era You Tube e che, direi necessariamente, le storie da raccontare erano più o meno sempre quelle. A maggior ragione se importanti, e se emozionalmente trainanti quando non travolgenti. Vero è che non c’era neanche Freud. C’era e c’è la vita, però, e questa prima o poi racconta sempre la sua: in genere, dopo aver tolto le inutili varianti. ps. Chissà se fra i cantastorie prossimi a quello sconosciuto ci fu anche una donna. Una donna che per quanto sacra magari fu una prostituta o magari un’Amata? Una donna davanti ad un fuoco dove ci poteva stare e parlare solo un uomo? Una donna che presa dall’elaborazione del lutto avrebbe reso “umano troppo umano” l’Amato non comune? Mah!
Categoria: Uncategorized
-
In Aristotile nolente me
Secoli che furono un blogger professore di scuola superiore mi fece notare che argomentando su Determinazione ed Accoglienza citavo Aristotile. Da me, nome a parte, totalmente sconosciuto. Diversamente, stavo citando la vita: Determinante umanità maschile tanto quanto penetrante e umanità femminile tanto quanto Accogliente. Ciò che è della Natura non può diventare anche della sua Cultura, così, ciò che è Determinante a livello naturale lo diventa anche a livello culturale. Lo stesso per l’Accoglienza, ciò che è naturale diventa anche culturale. Naturalmente non per questo il maschio muta il suo principio ma per questo muta il carattere della forza (dello Spirito) del suo principio: la determinazione che dice lo stato della sua virilità. La mutazione del carattere della sua forza che avviene tanto quanto di fa accogliente (culturalmente femminilizzato ma non di certo femmina) forma innumerevoli stati di mascolinità. Nella femminilità, invece, la determinazione culturale nell’accoglienza naturale forma innumerevoli stati di mascolinizzazione. Morale della favola: Maddalena è stata eliminata non perché altro volto magistrale di un’altra vita ma perché altro volto magistrale della stessa: ipotesi, al potere maschile separato dal femminile, tutt’ora ostica da accettare. Rileggendomi, con non poca sorpresa mi sono reso conto (dopo più di ottant’anni) di non essere un Omosessuale, bensì, un Intermedio o se proprio proprio un InterHomo nel senso di in medio, appunto perché nello Spirito simile a chi Determina (maschio o femmina che sia) come simile a chi Accoglie: femmina o maschio che sia. Vista la faccenda ancor più da vicino, ogni vita sessuale è un intermedio fra i due massimi caratteri dello Spirito della vita: la Determinazione e l’Accoglienza: a parte il sabato ebraico poso ogni altra etichetta nella millenaria differenziata. Lo salvo perché anche il Dio ebraico si fermò in quel giorno giusto per vedere se era cosa buona e giusta quanto aveva determinato. Poteva vederlo senza accoglierlo? Chiaro che no, quindi, anche Jaweh non può non essere (oltre che spiritualmente maschile) anche spiritualmente femminile; ammalato Sé la vita che non lo è. Quello che vale per ogni nome di Dio vale anche per ogni nome dei deificati principi della vita. Ammesso l’insieme delle ipotesi ciò nega percentuale verità ad ogni fondamentalismo dal carattere spirituale esclusivamente maschile.
-
Vita e stati al principio
Vita, è stato di infiniti stati in tutti e fra tutti gli stati. Al principio dello stesso Principio
Natura

Cultura >>>>>< <<<<Spirito.
Tanto quanto gli stati sono corrispondenti e tanto quanto sono unitari. L’unità di uno stato è permesso dall’amore permesso dalla comunione fra gli stati. Così è per la vita.
La Comunione permette il bene che diciamo amore. Si può dire, allora, che l’amore fa bene tanto quanto è frutto della corrispondente unione fra stati e fa male tanto quanto è frutto della divisione fra stati.
Dove allora, il vero stato di verità nello stato dell’amore? Direi nella prevalente misura di bene sul male, della verità su l’errore, di Forza su dissidianti forze..
L’amore come principio è uno stato assoluto. Come tale, a noi raggiungibile solo nello stato di somiglianza.
[Per male intendo il dolore naturale e spirituale da errore culturale.]
-
In modo fondamentalista
Amare Dio in modo fondamentalista non può non implicare la disumanizzazione dello stesso credente: disumanizzazione che avviene tanto quanto la sua Natura (corpo del sentire) arriva a contare meno della sua Cultura: Corpo del sapere. In quello stato di mancata corrispondenza fra il Sentire ed il Sapere lo Spirito umano si espande oltre il soggettivo Sé. Oltre il soggettivo Sé alberga ogni possibilità di Delirio Ammessa l’ipotesi, non è del nazismo o altra simile schifezza lo spirito che soffia su Israele; è quello del fideista che ha rinunciato a sentire la vita nel Tutto per potersi dire che sta agendo la Volontà che gli ha promesso una Terra. Ammettendo che quella Terra sia sotto un deserto di quale luogo? Della Palestina o dell’animo che il fideista ebreo non si rende conto di star diventando?
-
Ammesso Gedeone
Ammesso il carro di Gedeone mi si consenta, qui, di presentare il mio. Jaweh’ come apparso a Mosè è uno spirito e uno spirito può essere Forza della vita ma non corpo della vita. Per poterlo doveva avere come minimo le mani ma nessun Spirito che è Soffio della sua Forza e Potenza del suo Fiato ha le mani! Lo Spirito, quindi può solo promettere e realizzare la Promessa man mano che, chi lo segue, riesce a conquistare la Promessa raccolta. Raccogliere la Promessa e realizzarla è quello che il Netanyahu sta facendo. Si fermerà in Palestina dopo aver realizzato la Promessa in quel luogo? Dipende da come intenderà (o gli faranno intendere) dove stanno i perimetri della Promessa! Nulla esclude, purtroppo, che possa intenderli anche oltre quanto odiernamente pensato o detto o non detto. Intendendoli anche oltre potrebbe originare la necessità di impedire che vada oltre. Ammesse le ipotesi, la vedo brutta sia per il Presente che per il Futuro ma per fortuna confido nello Spirito: non quello di Netanyahu ovviamente come neanche in quello cattolico. Io confido nello Spirito: Forza e Potenza che ha Promesso e vivificato la vita come universale terra e che noi stiamo marterizzando ancora prima di averla pienamente goduta! Cin cin!
-
La metterei così
La metterei così: ammessa l’esistenza di un Principio che originò il suo principio (la vita) ne consegue che, a nostra somiglianza, lo si può pensare anche come Padre. Poiché tutti siamo generati dai principi di quel Principio ne consegue che tutti siamo figli di quel Padre. In quanto origine della Materia ( corpo comunque effigiato) lo siamo secondo Natura. Ciò che è della Natura della vita (il bene dato il Bene) non può non essere anche della Cultura della vita: il vero dato il Vero. Per quella verità, quindi, possiamo dirci figli anche della Cultura del Padre in ipotesi. Possiamo dirci Figli de Padre anche come forza e potenza che dico Spirito. Esattamente tanto quanto il Cristo evangelico, quindi, siamo tutti figli dello stesso Padre: la vita. Ora, ammesso che il Cristo la pensasse come la penso ha avuto ben tre motivi per dirsi Figlio del Padre che pensiamo per molti nomi. Guaio è che il Padre è un principio assoluto e che i principi assoluti possono generare solamente degli altri assoluti e che noi non lo siamo. Di quale Padre allora possiamo dirci figli? Direi del Padre (la vita) a Somiglianza del padre: la vita. Si, nel Tutto, nessuna parte è scissa dal tutto ma nessuna parte può diventare un tutto. Per sua Natura, per sua Cultura, e per il suo Spirito solo il Padre lo può. La vita figliata dal Padre, invece, può dirsi prossima all’Immagine in ragione dello stato di conoscenza del Padre. A questo massimo limite della conoscenza nessuno sfugge perché al principio ci può essere un solo Principio. Le teologie del Libro se ne facciano una ragione!
-
La Sostanza di Spinoza
Concepisco quella Sostanza (Dio nell’idea di Spinoza) come una Forza (naturale) che diventa corrispondente Potenza culturale dove la Forza, ponendo la sua sostanza nella materia, si pone in vita nella materia. Il Principio della vita (la vita) è una Forza acefala. Con cefalo diventa dove vita diventa. Non per questo diventa l’identità della vita a cui ha dato vita. Della data identità a cui ha dato vita rimane il principio della cosa non la cosa. Esemplificando: il Principio della vita che vivifica una rosa non per questo diventa una rosa. Questo vale anche per una vivificata umanità; è il principio della Cosa ma non è la Cosa così come un Assoluto non è mai un relativo, o un relativo non è mai un Assoluto.
-
Dell’Alto e del Basso
Per quanto mi pare di aver capito mi differenzio da Spinoza perché, per Alto, intendo i principi universali della vita (il Tutto dal principio e dello stesso Principio) e quanto (secondo stati di Xstati) vi corrisponde. Per Basso quanto la vita (Il Tutto del nostro principio) somiglia alla Vita e quanti (secondo stati di Xstati) vi corrispondono. Se ciò che è dell’immagine della nostra vita (da qui il mio pensiero) può non essere dell’Immagine della vita? Non lo è tanto quanto il Dissidio causato dall’Errore nega il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine dell’Alto (Principio che vanamente nominiamo Dio) e quanto è a sua Somiglianza: il Basso. Vero è che il Basso comincia a principiarsi già dall’Alto perché (sempre secondo stati di Xstati) è differenza dal Principio, non, scissione. Nello stato che si differenzia dal Principio a causa dello stato di Somiglianza inizia sia il principio materiale della nostra vita che la materiale conclusione del nostro scopo spirituale: perseguire i principi assoluti della Vita (il Bene, il Vero, ed il Giusto) per rinascere nel Bene, nel Vero, nel Giusto secondo quanto siamo, possiamo, e stiamo.
-
Madre, Padre, Vita.
Capisco cosa intende dire Spinoza ma dissento. Premetto: quando parlo di Dio non intendo nulla di quanto generalmente si crede. Escludendo tutto che rimane? Rimane la parola e Dio è la prima parola perché il credente la pone al principio di ogni parola. Ora, quanto ha ragione Spinoza nel dire che chi obbedisce a Dio è un debole? Possiamo dire debole chi non supera un dato contrasto e/o una data forza. Si può superare il dato contrasto e/o forza per volontà di potere (di EGO su EGO) oppure non superarlo perché si accetta come superiore un altro EGO. Se il superiore viene addebitato ad un Dio possiamo dire che se da un lato ogni credente è un sottomesso a più livelli, dall’altro è un forte appunto perché accetta di essere debole. Se per quel niente che conosco interpreto bene Freud, un figlio che non “uccide” il padre (non lo supera) rimane variamente fissato negli schemi mentali di figlio. Ora, può un credente superare gli schemi mentali di Dio? E’ inverosimile anche solo pensarlo, ovviamente! Si può dire, quindi, che il destino del credente sta nel rimanere nella sottomessa condizione di figlio ubbidiente oppure di rifiutare l’ubbidienza al Padre rifiutando il credo. Chi rifiuta di credere al Padre, direi necessariamente, rifiuta (culturalmente e spiritualmente parlando) l’essere di figlio del padre. Può essere definito forte chi rifiuta di obbedire al Padre? Non direi. Lo direi, invece, figlio di altro padre o per altro dire figlio di altra parola che se posta al principio, sempre di altro padre si tratta. E se dopo quella non c’è nulla, figlio di nessuno si potrebbe anche erroneamente affermare. Dico erroneamente perché prima del nome vi è cosa si nomina. Con ciò intendendo dire che prima del nome di padre (o Dio) non può non esserci la “sostanza” (la vita come atto generante) che nominiamo come padre o come Dio. Per questo, si potrebbe anche dire che, nella vita, nessuno è orfano tanto quanto accetta di obbedire al Padre (naturale o spirituale) che gli ha originato la vita. Concludendo mi viene da dire che se da un lato Spinoza riuscì ad “uccidere” un Padre_ Dio (e che per questo lo possiamo dire più forte del Padre) dall’altro lo possiamo pensare debole perché non riuscì (almeno per quel niente che conosco) a trovarne un altro. Lo doveva perché la filosofia non dovrebbe concepire il vuoto che è del nulla: la vita, infatti, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Dove è mancante la corrispondenza fra stati si origina il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Si, Spinoza trovò l’errore (obbedire senza sapere) ma non trovò la medicina (sapere per obbedire) e che per questo ebbe una sola scelta: lasciar morire il Padre per aver lasciato che si dissanguasse anche di quanto era giusto. Fu la scelta di uno spirito forte? Non lo so. I giudizi ultimi io li lascio alla vita: nel Tutto, principio madre tanto quanto mi accoglie e principio padre tanto quanto mi determina: ad un Generante così non vedo proprio come sia possibile disobbedire!
-
Chi c’è al principio?
Sono giunto al punto da domandarmi cosa può dire un Dio collocato al principio di ogni principio. Mi sono risposto così: sentendosi vivo e quindi esistente che altro può dire se non che IO SONO? E fu il VERBO. Nel sentirsi quello che era che altro può dire se non VITA? E fu la PAROLA. Così il VERBO fu presso la PAROLA (dove vi è vita non può essere diversamente) e il VERBO e la PAROLA sono VITA; e la vita è il cielo (lo stato elevato) dove, al principio di ogni principio, Dio è sostanza secondo Spinoza o, secondo me, Forza naturale che diventa Potenza culturale nella vita materiale posta in vita dal suo Fiato (flatus o respiro) o per altro dire dal suo Spirito.