In trent’anni e passa di viaggio non ho mai datato le lettere. Non mi è mai stato chiaro perché lo ritenessi una perdita di tempo. In effetti non lo era ma era pur sempre l’interruzione (ricordarla e scriverla) di un dato emozionale (quello che mi faceva scrivere) che sentivo non interrompibile perché debole il messaggero più che il messaggio. Solo questa mattina, a marosi più o meno terminati e con un’influenza ancora da finire ho capito quella scelta. Naturalmente vattela a pescare la prima lettere che ho scritto; figuriamoci, quindi, la cronologia delle altre! Quello che posso affermare è che sono il mio passo, o per altro dire, lo stato del mio stato che prosegue, muta, sente, vive anche se non pare proprio. Dove ho trovato rifugio per decenni (un pensiero avuto senza cercarlo, figuriamoci volerlo!) non c’è il tempo: c’è il fluire dell’emozione senza data; e quella che viene prima o quello che viene dopo vale solo nel nostro. Così le lettere: ci sono quelle che sento un po’ prima ma solo perché le ho sentite meglio e poi quelle un po’ dopo e quelle un po’ di qua e quelle un po’ di la! Mi fermo qui con le spiegazioni perché mi sto rendendo conto di sembrare come chi non è ancora rientrato con la testa ma se ne sto lacrimando vuol dire che qualcosa ricordo.
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Royal Swedish Academy of Sciences
In oggetto: opera collocabile fra le Scienze dell’Educazione.
Culturalmente e socialmente parlando sono ancora il nessuno che anni fa vi ha segnalato il suo lavoro:
LETTERE “PER DAMASCO” VERSO LA VITA ED ALTRE STORIE
gazzabinvitaliano.wordpress.comA quel tempo, mal me ne incolse quando mi resi conto che sarebbe stato meglio che non l’avessi fatto. Guaio fu che la rivelazione trovata ancora all’inizio di quel percorso fu tale da non consentirmi alcun contenimento, così, molto probabilmente, andai anche fuoristrada come mi capitò di accorgermi nelle versioni successive. Fatto sta che non so come, quando o dove sia (oltre alla mia) la strada che mi è possibile percorrere. Almeno in potenza, infatti, lo potrei per tutte! Non so se per genio o per follia, quindi, non mi resta che bussare sulle porte degli Enti che mi paiono possibili ostelli. Certo! Non tutte le porte si aprono ma questo fa capire un dato molto importante all’Ariete che sono: oltre le chiuse non c’è trippa per gatti! L’Accademia converrà su un’indiscutibile verità: a priori, nessun randagio può saperlo.
Con i miei più Distinti saluti
Giovedì 12 Giugno 2025
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Lo Spirito che è Immobile “eppur si muove!”
Se pensiamo lo Spirito come l’Assoluta Forza che in ragione della sua assoluta Potenza muove tutti i “cilindri” dell’infinito Motore che è la vita, ne consegue che è Mobile perché la vita muove? Dipende, da come lo guardiamo: da distante o da vicino? Visto da distante vediamo che è l’assoluta Forza e la corrispondente Potenza che ha raggiunto la suprema Unità fra i suoi stati.
FORZA
b

POTENZA
VITAAvendola raggiunta, direi chiaro che non ha più ragioni per muoversi e che nessuna ragione può riuscire a muoverlo! Visto da vicino, invece, “eppur si muove!”. Come mai?
Visto da vicino è Immobile come siamo portati a temere immobile il nostro cuore quando non siamo mobili. Sappiamo invece che non è immobile perché dove non muove la nostra vita muove la nostra vivenza. Per altra immagine, è immobile perché non muove l’atto del passo ed è mobile perché muove la vita del passo. Se non ci muovesse l’atto del passo e neanche la vita del passo, cesseremmo di vivere, ma siccome muove la vita, in quel principio, la nostra vita non ci potrà mancare. Certamente ci mancherà quanto, come, o cosa avremo vissuto ma tutto è fuorché un guaio. La morte, infatti, fra le lavanderie è l’unica che ci rimette completamente a nuovo il tessuto che abbiamo consumato!
Già che ci sono: non parlo del Principio della vita pensandolo Persona. Lo penso, invece, come l’attuante@attuato atto della Forza e della Potenza che ha principiato il suo principio: la vita. Ciò significa che la Vita è il principio che ha principiato sé stesso? Lo penso, ne parlo, e non é l’unica cosa che non so: mai che mi capiti una gioia! :) :) :)
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Saulo fuori di testa?
Saulo fuori di testa c’é lo vedo ma nonostante la mia antipatia verso quella figura non lo penso nemico del Cristo evangelico del quale “conosceva” delle idee certamente rimaneggiate per decenni prima che a Saulo dicessero di chi erano. Con quel fuori di melona, allora, la metterei così: non aveva chiaramente pensato che l’uva che da il vino é la stessa che da aceto. Non sempre l’acidificazione é perseguita dagli operai della vigna. L’acidificazione del vino, invece, può succedere anche nolenti loro: dipende dalla pianta, dalla qualità della terra, dalla posizione del campo, dell’acqua, dell’aria, del sole, del tempo, della qualità della stagione, dei tini, delle botti e di quanto ancora renderebbe più verosimile l’esempio.
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Essendo assoluto
Essendo un principio assoluto perché primo e sovrano lo Spirito può dare solo il suo assoluto alla vita che vivifica, quindi, non maggior Forza ad una vita e meno ad un altra. Ciò è possibile solo al nostro Spirito quando (addizionando stato con stati) si fa sottomettere (secondo infiniti stati di attiva e/o remissiva volontà) dalle infinite misure del potere.
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Alla ricerca della vita
Alla ricerca della vita sono partito dal mio bianco per conoscere il mio giallo. Dal giallo che ho conosciuto mano a mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che origina ogni Giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

Lungo il mio percorso sono giunto anche oltre la mia realtà. Sono tornato nella mia man mano l’ho conosciuta.
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Del mio viaggio
Del mio viaggio non so se posso dire di averlo fatto perché ho ascoltato le mie emozioni, oppure perché sono stato scritto dalle mie emozioni. Per ambo le ipotesi scrivo quello che sento. Tutto vero come è vero che le mie emozioni non hanno mai badato alle cronologie e alle date così (neanch’io badandoci) mi ritrovo con delle storie che non sono nate per stare in fila: paiono me a militare. Ciò vale anche per l’Italiano ma a dirla con Dante:
“NONDIMEN RIMOSSA OGNE MENZOGNA
tutta tua vision fa manifesta e lascia pur grattar dov’è la rogna.
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Lo stato dell’identità
Lo stato dell’identità é dato dallo stato dell’unità della sua trinità


Tanto più è unitaria e tanto più é sé stessa. Tanto più é sé stessa e tanto più é sovrana.
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La Carta di Gerusalemme
Ascolta Israele! Siccome non manco di fantasia e siccome nessuno bada a quello che dico mi sento libero di proporti gli Articoli Primo e Secondo della Costituzione che dovrai darti quando dovrai decidere di rinascere come chi ha un solo Stato: sé stesso. Il primo articolo comincerà così: IO SONO VITA (è lo stato della Carta che parla e secondo la mia emozione lo sta facendo per biblico tono) PRIMA DEL VERBO E DEL NOME CHI ORIGINA OGNI VERBO E OGNI NOME. Il secondo lo completerà così: NON AVRAI ALTRA VITA AL DI FUORI DI ME. Il resto a seguire secondo conoscenza di quanto è a tua coscienza ma aspetta, aspetta! M’è venuto in mente il terzo articolo! MI CHIAMERAI LA CARTA DI GERUSALEMME. AMANDO MA NON ADORANDO LE PIETRE CHE FURONO STARO’ DOVE TU STARAI. Questa Carta ti sarà tanto più necessaria (penso) perché potresti ritrovarti nella situazione di dover abbattere i muri che non ti stanno recludendo (dici) perché durante l’ora d’aria puoi ancora respirare.
Dimenticavo! Dalla rivista di geopolitica Limes apprendo quello che non sapevo: Israele è uno Stato dai molti stati. Va beh! Fermo restando i principi iniziali per tutte le Carte vorrà dire che ogni stato di Israele farà la sua Carta. Nello stipulare i particolari di ognuna non trascurare di allegarci i comuni.
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Circa la banalità del vero
Da decenni sono preso dalle emozioni che scrivo. Tanto più perché le sento particolarmente innovative. E’ vero che mi capita di sentirle anche nuove ma a questo proposito avrei raggiunto qualche dubbio. Dei principi che tratto, infatti, se ne parla da quando l’umanità ha cominciato a porsi le prime domande e a darsi le prime risposte. Come non pensare, così, che anche nella forma trinitario_unitaria dei concetti non sto ripetendo il già detto? A suo tempo e tramite il suo segretario, Don Baget Bozzo mi fece sapere che il pensiero trinitario che stavo scrivendo gli era noto ma per altre storie ed altre versioni. Fra le righe, mi parve anche di leggere un pensiero in stasi, forse per poca convinzione sullo stato trinitario della vita (e quindi sulla Trinità) o forse per non proseguire con discorsi fra conoscenze decisamente dispari. Sia come sia, fu da allora che cominciò a girarmi per la testa (sempre di più) un disturbante pensiero: sto dicendo delle verità veramente nuove, o sono nuove perché al principio non le conoscevo? Vero é che proseguendo il viaggio mi è capitato (in altre culture) di leggere concetti e significati simili. Naturalmente, questo m’ha fatto piacere ma non m’ha tolto dalla mia strada. E’ successo, invece, che quelle letture a mozziconi hanno contribuito a rendere ancora più grigia la persistente nuvoletta: conosco perché ho scoperto il nuovo o conosco perché ho scoperto il già detto che sentivo nuovo perché non conoscevo? Vorrei rispondermi ma non sono in grado di poterlo. Sono solo in grado di capire che la mia conoscenza sta fra i principi che elevano la vita a maggior principio: quello in cui tutto nasce dallo stesso principio: la Vita al principio.


