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  • Per spiriti intendo

    Per spiriti intendo le forze della vita che furono nella personale potenza ed ora sono in un ulteriore stato dell’esistenza oppure (come si può anche ipotizzare) in un ulteriore stato della mente. Nessuna ipotesi é da escludere e nessuna si può provare: solo vivere per capire o non vivere se fanno dipendere. In ragione di infiniti stati di vita questo vale anche per gli spiriti in corpo odiernamente incarnati.

  • Secondo Roll

    lo Spirito è intelligente!

    L’affermazione mi trova assolutamente concorde! Non mi è mai capitato di leggere perché Roll sostenesse la sua convinzione. Sarà anche perché all’epoca avevo sempre la testa da qualche altra parte! Sia chiaro che nel dire la mia non perseguo alcun genere di competizione fra pensieri.

    Fra le tante, proverò l’intelligenza dello Spirito con due basilari convinzioni:

    a) Solo l’intelligenza può avergli impedito di far nascere i polmoni al posto del sedere! Certo! Ci sono casi di vita che farebbero dubitare dell’intelligenza dello Spirito ma sono originati dalla vita secondo la nostra forza e la nostra potenza quando è in molti modi carente (non necessariamente per opera propria)

    o secondo Natura

    e/o secondo Cultura <> e/o secondo Spirito

    b) Lo Spirito é intelligente perché mi ha fatto Omosessuale! Se mi avesse fatto Etero, infatti, quando mai (preso come sarei stato da moglie, figli e bollette) avrei trovato il tempo di raccontare la vita come la vedevo mentre ancora non riuscivo a seguirla; figuriamoci poi a prenderla?!

    Altri ci sono riusciti? Si, ma perché necessari alla vita per altre strade! Il che vuol dire che gli è necessaria la mia? Se sono un suo interesse sì. Se non sono un suo interesso no! Lascio ai posteri l’ardua sentenza anche perché non ho mica così tanta fretta di saperla!

  • Non si sfugge

    Chi possiede delle persuasive rivelazioni é posseduto da quanto possiede. Guaio è che tanto più sono potenti e tanto più travolgono. Guaio è che il posseduto potrebbe non sapere mai di essere un travolto e che solo a dissidi finiti potrà cominciar a credere di aver raggiunto “le placide acque”.

     

  • Quando la vita é paracleta

    Come mi sono detto e ho detto più volte sono una sorta di psicologico e culturale meticciato. Di fatto (almeno per quanto posso dire di conoscere) per la parte ideale corrispondo

    con il mio bene per quanto

    è giusto >>> <<<al mio vero

    mentre la reale la faccio sottostare alle sentenze del pio velo! Non per questo l’assolutorio sudario che mi sono messo sopra giunge a deprimere una vitalità solo parzialmente coperta dal misericordioso velo. Non lo può perché vengo tenuto in piedi da un ideale altrettanto misericordioso. Direi di potermi vedere, allora, come una bilancia se lo potesse, cioè con i piatti tendenzialmente alla pari. Dico tendenzialmente perché nessuna bilanciatura dell’umanità può dare delle misure alla pari. Non tanto o non sempre perché generalmente mancante

    secondo Natura

    e/o secondo Cultura <> e/o secondo Spirito

    ma perché la vita è mobile non di meno di quello che si dice della Donna ed anche di quello che si tace dell’Uomo. La vita, infatti, è stato di infiniti stati trinitario_unitari e si origina dalla corrispondenza di Forza (la dico Spirito) fra tutti ed in tutti i suoi stati. Diventa Potenza, quella Forza, tanto quanto vivifica la vita a cui ha dato il suo Spirito. Per quanto riguarda il Come non me ne curo: tanto, quando mai lo capirei! La vita che bilancia la corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati può ben dirsi sommamente paracleta. Io riesco ad essere paracleto molto meno di quello che vorrei tuttavia mi accontento anche di quello che posso. A nessuno è lecito chiedere di più: neanche a me! La vita bilanciata dai principi trinitario_unitari che decanto potrebbe non apparire così mediatrice come la mostro. Al caso, la vita altra non manchi di chiedersi se il mio discorso non è convincente perché viaggia per l’ideale aeree a bordo di spirituali mongolfiere personali, oppure, se é la vita altra che viaggia con le sue mongolfiere (ideali o no che siano) per gli stati inconsci del personale aeree.

  • Non sono i soldi

    Vedo lo sterco del diavolo nel potere non sui soldi. Dove i soldi servono a costruirlo e a protrarlo, quindi, non c’è stato dello spirito umano che possa pensarsi esente dalla possibilità di sporcarsi come di essere sporcato da quel rifiuto quando è usato oltre un’esistenziale misura di bene. Secondo la misura di infiniti stati di potere é così in Basso come in Alto. Si potrebbe anche dire che non sporca dove serve la vita e sporca dove serve la propria: vero! Guaio è che se siamo portatori di verità arteriose, nel contempo siamo anche portatori di verità venose. Nell’impossibilità di impedire che la verità della mente arteriosa possa essere con_fusa con quella venosa ed esserne inquinata come venirne a capo? Direi, ascoltando la voce del dolore: dove la sentiamo non ci può essere verità perché il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Ai piedi di quel presunto papa, il dolore che la visione suggerisce non è stato impedito, appunto per ricerca di potere. Parlo del potere e non dei suoi portatori perché di nessuno si può dire che sa quello che fa. Tutti, infatti, facciamo quello che di prevalenza crediamo vero non non quello che sappiamo vero. Ne consegue che a chi non sa non si può addebitare colpa. Si può addebitare, invece, il peso del dolo arrecato. Solo le verità scientifiche non sottostanno alla colpa perché (almeno in quelle appurate) sono verificabili in tutte le parti. Dove è impossibile ogni verifica sottostanno all’errore. A proposito di errori mi è venuto in mente il ricordo dell’evangelica parabola che quasi mai volente per acquisita coscienza generalmente vivo nella parte del Buon seminatore e che per niente vivo in quella non scritta del Buon raccoglitore. E’ una parte, questa, che non ho mai sentito mia. Figuriamoci adesso a ottanta e passa anni! Che cavolo me ne farei dei frutti di quel genere di parte ora che mi manca il fiato anche dopo pochi scalini! Che cavolo me ne farei ora che per poter viaggiare leggero verso l’Oltre non posso non lasciare qui tutti gli inutili bagagli? Ciò vuol dire che sono un pentito? No, ciò vuol dire che ho agito quello che dovevo fare. Ne consegue che devo lasciare qui anche le aureole che per infantile vanità più che per adulta verità ho pensato di star portando? Si! Anche le spente che ho temuto di star indossando per gli errati giudizi che al caso mi sono dato? Sì! Sto parlando troppo di me? Lo penso anch’io ma non posso diversamente. Per averla conosciuta, infatti, sono fra le fonti che considero attendibili.

  • Delle cose di Fatima non credo

    In particolare dove si dice sulla figura di un bianco vestito (un papa?) che hai suoi piedi ha l’interessata versione di martiri della chiesa mentre implorano giustizia. Ovviamente, i vicari del potere religioso di bianco impersonato hanno escluso un’altra spiegazione: quella di anime che implorano giustizia al potere ecclesiastico che per quel bianco (simbolo di quanto è cadaverico oltre che della luce della verità) le ha martirizzate? Ammesso che questa visione culturale sia già stata pensata e detta prima di me mi scuso se non la cito: lo faccio perché non so, non perché non voglio. Mi si dirà: c’è pur sempre la possibilità di informarsi anche prima di parlare o in questo caso di scrivere! Me ne rendo ben conto ma non lo posso come anche non saprei da che parte cominciare. Per dire la mia emozionale conoscenza, infatti, devo tutelare la mia ignoranza. A proposito di anime martirizzate. Per un lungo periodo il “Santo subito” ha manifestato una maggiorata opposizione verso l’Omosessualità. L’ho trovata particolarmente strana anche perché mica é peggiorata nel peggiore che è sempre stata detta. A motivo di quella persistente stranezza ho cominciato a dirmi: vuoi vedere che gli istituiti dal potere ecclesiastico sanno bene che fra quelle anime prostrate c’è anche lo spirito dell’Omosessualità che hanno martirizzato? Certamente non lo posso affermare per reale conoscenza ma per quanto conosco della medianità, sì!

  • Alla cortese attenzione di Eva

    Alla cortese attenzione di Eva

    Non mi rompere le balle!

    Proprio non riesco a trovare ragioni in Eva quando sostiene questo diritto. Non troverei ragioni neanche in Adamo se lo sentissi dire:

    Non mi rompere l’utero!

    E’ come se avessimo dimenticato che ad ognuno va dato il suo principio e che ciò che è del taglio delle mutande non è quello della camicia per quanto ambedue siano state fatte con lo stesso cotone e dallo stesso sarto!

    Per quest’opinione trovo che la donna che urla spazientita: non mi rompere la valle! è coerente almeno a livello figura. Sulle restanti incoerenze della vita maschile nella femminile e femminile nella maschile non ho verità: solo opinioni. Sul fatto che possano trovare il tempo che trovano non ho alcun dubbio.

  • La vita quando é paracleta

    Come mi sono detto e ho detto più volte sono una sorta di psicologico e culturale meticciato. Di fatto (almeno per quanto posso dire di conoscere) per la parte ideale corrispondo

    con il mio bene per quanto

    è giusto al mio vero

    mentre la reale la faccio sottostare alle sentenze del pio velo! Non per questo l’assolutorio sudario che mi sono messo sopra giunge a deprimere una vitalità solo parzialmente coperta dal misericordioso velo. Non lo può perché vengo tenuto in piedi da un ideale altrettanto misericordioso. Direi di potermi vedere, allora, come una bilancia se lo potesse, cioè con i piatti tendenzialmente alla pari. Dico tendenzialmente perché nessuna bilanciatura dell’umanità può dare delle misure alla pari. Non tanto o non sempre perché generalmente mancante

    secondo Natura

    e/o secondo Cultura <> e/o secondo Spirito

    ma perché la vita è mobile non di meno di quello che si dice della Donna ed anche di quello che si tace dell’Uomo. La vita, infatti, è stato di infiniti stati trinitario_unitari e si origina dalla corrispondenza di Forza (la dico Spirito) fra tutti ed in tutti i suoi stati. Diventa Potenza, quella Forza, tanto quanto vivifica la vita a cui ha dato il suo Spirito. Per quanto riguarda il Come non me ne curo: tanto, quando mai lo capirei! La vita che bilancia la corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati può ben dirsi sommamente paracleta. Io riesco ad essere paracleto molto meno di quello che vorrei tuttavia mi accontento anche di quello che posso. A nessuno è lecito chiedere di più: neanche a me! La vita bilanciata dai principi trinitario_unitari che decanto potrebbe non apparire così mediatrice come la mostro. La vita altra non manchi di chiedersi, allora, se il mio discorso non è convincente perché viaggia per l’ideale aeree a bordo di spirituali mongolfiere personali, oppure, se é la vita altra che viaggia con le sue mongolfiere (ideali o no che siano) per gli stati inconsci del personale aeree.

     

     

     

  • 1) Caro Francesco

    Caro Francesco: da più parti ti segnalano che la Capra pedofila ti sta mangiando i Cavoli che non riesci a tener chiaramente protetti. Mi sto domandando perché oggi ci riesce di più, e cosa una volta riusciva a trattenere meglio il suo appetito. Tanto o poco, tutti agiamo (e siamo agiti) da due tensioni: l’ideale e la reale. La prevalenza dell’ideale sul reale può originare un santo come un fanatico. La prevalenza del reale sull’ideale, un razionale quanto un cinico. E’ equilibrata la personalità che agisce i piatti mantenendoli allo stesso livello.

    Ciò vale anche nella sessualità. Tornando a quanto più ti interessa, constato che nel sacerdozio odierno pesano di più i piatti della sua umanità. Perché succede nei preti che vivono la sbilanciatura dei piatti? Mi sono risposto: succede ogni volta una missione si fa professione. Nella missione, l’ideale è il carisma che ancora fa da sfondo alla ritualità sacerdotale. Nella mestierata, invece, il carisma agito non ha più alcuna fondamentale emozione. Giusto per farti sorridere, è come se gli avessero spento l’aureola!

    Ecco, così, che nel prete mestierante emerge una compensante fame di vita (anche sessuale) tanto maggiore quanto l’ideale (invano castrato per il Regno dei Cieli) l’aveva contenuta. Se vere le ipotesi (e le credo vere) ti ritrovi, allora, a dover operare per la ricomposizione (ideologica e di fede nella verità che rappresenti) dei momenti di un sacerdozio che non contiene più l’uomo. Per fermare la sessualità dell’uomo che tracima nel prete, è necessario che tu non faccia la parte del medico contraddittorio che ti vediamo fare.

    Dove c’è affermata cancrena, infatti, inutili i cerotti. Soprattutto quelli che la chiesa (ogni chiesa come ogni società) crede di poterci mettere sugli occhi, senza accorgersi, che di fatto, li sta mettendo sui propri. Caro Francesco: dove in una sessualità idealizzata c’è cancrena perché l’anticorpo che è l’ideale ha perso la facoltà di opporsi alle immuno deficienze che colpiscono anche lo spirito che non può non vivere anche il suo reale, devi (perdonami l’imperativo) avere il coraggio di separare l’arto dal restante corpo.

    I se, i ma, i distinguo, i perdoni che lasciano il tempo che trovano, altro non fanno che favorire il pascolo della Capra. Vediamo, invece, che la sposti di ovile: aperti o chiusi secondo i casi. Se in quelli chiusi la disattivi forzosamente, se in quelli aperti, altro non fai che allarmarla, e quindi, renderla più vigile. Non è detto che questo basti a fermarla. Secondo me, devi accettare l’idea che tutto è via per capire la vita: anche quella di Capra pedofila. Nessuna Capra pedofila, però, deve essere giudicata a priori.

    Ci sono anche di quelle che rifiutano di cibarsi dell’erba consona al loro stato sessuale. Tutto si deve fare fuorché di ogni erba un fascio! Nessun genere di umanità lo merita!Non so se tu abbia idea delle sofferenze psichiche ed esistenziali che subisce la Capra pedofila (sia del tuo gregge o no) che castra la sua sessualità per il rifiuto di godere del regno del’IO. Sofferenze psichiche, certamente più facilmente contenibili in una Capra dalla sessualità (pedofila come no) vitalmente tiepida.

    Per via di analoghe sofferenze, ne sappiamo ben qualcosa noi Omosessuali, castrati dal tuo regno e dai regni della terra, almeno sino a quando non diciamo BASTA! ad ambedue. I religiosi che ti dicono “io riesco a contenermi sessualmente” che ne sanno della loro vitalità al momento di una scelta sacerdotale, magari avvenuta in giovinezza, quando ancora non si è certi sul genere di Capra che si diventerà in età maggiormente consapevole? “Beati” i sessualmente tiepidi, allora, che più facilmente potranno spacciarsi per virtuosi.

    Tieni in debito conto, però, che non sono attendibili. Io sono Via, Verità, e Vita, ebbe a dire il tuo Maestro. E’ anche il mio ma qualche volta ci litigo. Anche se figli dello stesso Padre, fra fratelli succede. Non preoccuparti più di tanto, Francesco, lo faccio con tutti quelli che amo.Da buon Arabo (egocentrico e tendenzialmente fondamentalista) quello che pensava di sé, resta comunque un’immagine suprema. Non di meno, vale anche per noi poveri cristi.

    Anche noi, infatti, siamo vie della verità della nostra vita nella Vita, e per capirle, dobbiamo percorrerle, faccia comodo o no al Principato e/o alla Religione. Amo pensare, che prima o poi avrebbe precisato il punto che ti sto dicendo, ma come sai bene gliel’hanno impedito. Per fortuna la vita è come l’acqua: oltre che carsica, la fermiamo solo in apparenza.

  • Babele

    La storia della Torre mi gira per la testa da anni. Mi sono bastati tre micro secondi di Wikipedia per perdermi in quel tanto, così, butto via tutto e te la racconto secondo me. Vedo la Torre di Babele come la struttura che rappresenta l’innalzamento della nostra conoscenza. Per quell’innalzamento, siamo persino giunti a replicare la creazione umana, animale, vegetale. Non solo. Per quell’innalzamento, i referenti religiosi (non esenti da commistione con il potere politico) sono giunti, persino a dir di conoscere la Verità, e quel che è peggio (a mio avviso) a pretendere d’imporla. Non occorre che ti dica il Caos che ne è derivato e che tutt’ora ne deriva.

    Tornare a tempi prima della costruzione è assolutamente illusorio, e chi li predica assolutamente fanatico. Eppure, è necessario ridistruggere la Torre. E’ necessario, mica perché Dio si preoccupi più di tanto di vedersi tampinato dall’IO, ma perché stiamo rischiando di porre in delirio la mente. Cosa che, Natura docet, succede ogni volta saliamo cime dove l’ossigeno (la conoscenza) è più rarefatto. Certamente, è ben difficile (quando non pericoloso e/o vano) poter distruggere quel simbolo del collettivo orgoglio intellettuale. Tuttavia, il collettivo è composto di parti, ed ogni parte, è suo mattone.

    Ciò che non si può fare nel collettivo, quindi, lo si può, nel singolo, o lo può il singolo. Lungi da me l’idea di invitare il singolo mattone a suicidarsi (culturalmente) onde poter permettere lo smantellamento del collettivo orgoglio detto dalla Torre. Più vicino a me, invece, è l’idea di contenimento dell’orgoglio. Come? Auto_riducendosi. In che senso? Ritrovando la misura uomo, che abbiamo perso nella misura Scienza. Come? Ad ognuno la sua risposta. Rispondere al posto d’altri è continuar a costruire la Torre.