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Commenti e Contatti
Per il timore di superare lo spazio gratuito messo a disposizione da WordPress ho pensato di chiudere i commenti. E un timore, questo, certamente più in la di quanto temo. Potrebbe rivelarsi, però, quando non sarei più in grado di risolvere la preoccupazione. Avendo tempo, quindi, non aspetterò tempo. A maggior ragione per la lezione che secoli fa mi diede Cesira. Abbiamo due mani, mi disse, perché una possa ricevere e l’altra ricambiare; l’e_mail che ho aggiunto, quindi, al posto dei commenti che ho tolto.
vitalianogazzabin@gmail.com -
Opposizione e Accettazione
Verissimo (circa il potere) ma l’opposizione come l’accettazione non sono mosse da un Si o da un No, Sono mosse da un So o da un Ni: ed è per questo che prima o poi i poteri cadono. Cadono quando (esaurendo le emozioni della forza che permettono al potere di reggersi in bilico fra ragione e dimostrazione) mostrano l’inattendibilità di quanto dichiarano.
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Fatto un papa se ne fanno un altro
A me questo papa lascia assolutamente indifferente come mi lascerebbe indifferente una santità per statuto. Titolazione non nuova peraltro perché non da oggi lo dicono sua santità. Simbolicamente parlando, però, non mi lasciano indifferente le immagini. Quella della mano in questa fotografia, ad esempio. Dice una binarietà, non, la Trinità. Il terzo dito infatti (quello che dice lo Spirito) la mano lo pronuncia appena. E’ come se l’avesse detto per amor di cronaca che, va bè, dobbiamo pur dirla anche se non ci contiamo più di tanto. Elevando il pensiero a maggiori conseguenze mi è venuto da pensare che Francesco sia stato l’ultimo papa trinitario e che Leone sia la prima guida di un altro magistero; un binario pur sempre istituzionale ma spiritualmente parlando non papale. Ciò mi fa inoltre pensare (lo dico giusto per far sorridere) che il Conclave sia durato poco perché lo Spirito (resosi conto che nessuno l’ascoltava) sia uscito dalla Sistina sussurrando… fate un po’ quello che vi pare!
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Spinoza: ragioni e no.
Si, ma qui Spinoza ha ragione e nello stesso tempo no. Mi spiego, vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. Al principio dello stesso Principio: Natura, Cultura, Spirito. Tanto quanto gli stati sono corrispondenti e tanto quanto sono unitari. L’unità di uno stato è permesso dall’amore permesso dalla comunione fra gli stati. Così è per la vita. La Comunione permette il bene che diciamo amore. Si può dire, allora, che l’amore fa bene tanto quanto è frutto della corrispondente unione fra stati e fa male tanto quanto è frutto della mancata unione fra stati. Dove allora, il vero stato di verità nello stato dell’amore? Direi nella prevalente misura di bene sul male, di vero sul falso, e di giusto su l’ingiusto. Quale stato può negare lo stato di verità nella misura di prevalenza? Lo può il dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. L’amore come Principio del bene detto dal vero per quanto è giusto è uno stato assoluto. Come tale, a noi raggiungibile solo nello stato di somiglianza. Non possiamo non badare meglio, quindi, su dove volgiamo il giudizio. In questo avvertimento, Spinoza ha assolutamente ragione!

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Sui miracoli
Sui miracoli mi ritrovo distante da Spinoza vuoi perché la vita è stato dalle infinite possibilità (conosciamo solo quelle che abbiamo capito) vuoi perché miracolo è un minestrone dalle infinite verdure e dagli innumerevoli nomi. Quando la vedo a questo modo non posso non ridurre la dimensione dello sguardo. Lo faccio tornando al principio. Il principio della vita che Spinoza dice Sostanza io dico Spirito: forza naturale della vita e potenza culturale e spirituale quando comunque incarnata. Quanto incarnato è in ogni luogo. Così, direi necessariamente, in ogni luogo c’è la sua Forza e la sua Potenza: ovviamente, anche in noi. In noi è vita in ragione dello stato della corrispondenza fra tutti ed in tutti i nostri trinitario_unitari stati. Al principio (e dello stesso principio: Natura, Cultura, Spirito. Ora, il nostro spirito può sentire lo Spirito in ragione dello stato dell’elevazione della forza e della Potenza. In quello stato mentale e spirituale può succedere che il nostro spirito possa venir maggiormente influito dallo Spirito, esattamente come avvicinandosi ad un falò possiamo sentir maggior calore. In quei casi di maggior influsso possono succedere maggiori possibilità di vita o (a dire con Spinoza) la maggior sostanzialità che permette quell’irrazionale oltre che diciamo miracolo. Chiaro sia che non tutti sono da prendere senza molle.
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Per Alto e per Basso intendo
Per quanto mi pare di aver capito mi differenzio da Spinoza perché, per Alto, intendo i principi universali della vita (il Tutto dal principio e dello stesso Principio) e quanto (secondo stati di Xstati) vi corrisponde. Per Basso quanto la vita (Il Tutto del nostro principio) somiglia alla Vita e quanti (secondo stati di Xstati) vi corrispondono. Se ciò che è dell’immagine della nostra vita (da qui il mio pensiero) può non essere dell’Immagine della vita? Non lo è tanto quanto il Dissidio causato dall’Errore nega il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine dell’Alto (Principio che vanamente nominiamo Dio) e quanto è a sua Somiglianza: il Basso. Vero è che il Basso comincia a principiarsi già dall’Alto perché (sempre secondo stati di Xstati) è differenza dal Principio, non, scissione. Nello stato che si differenzia dal Principio a causa dello stato di Somiglianza inizia sia il principio materiale della nostra vita che la materiale conclusione del nostro scopo spirituale: perseguire i principi assoluti della Vita (il Bene, il Vero, ed il Giusto) per rinascere nel Bene, nel Vero, nel Giusto secondo quanto siamo, possiamo, e stiamo.

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Cristo al suo inizio
Secondo me Cristo al suo inizio non fu un’invenzione. Fu invece lo sconosciuto autore di un ideale (un emozionale concetto o di vita) che fu poi raccolto e portato avanti da quanti lo adattarono hai loro tempi e hai bisogni di una vita sorretta da storie e da sottesi poteri quando non di vanità. Ammettendo che il più noto di questi sia Saulo di Tarso. dobbiamo anche ammettere che il ricordo del personaggio Cristo durò non poco se Saulo lo poté riprendere una settantina di anni dopo. A mio pensare durò non poco perché fu tramandato come storia da raccontare davanti ad un fuoco più che in un tempio. A farla grande, in un tempio l’avrebbero dimenticato dopo una settimana: tanto più se fu un antipotere! Guaio è che i cantastorie sono come i pescatori: più parlano del pescato e più diventa grande. Così più raccontavano quella figura e più precisavano, arricchivano, aggiungevano. Non per bisogno di aggiungere falsità ad una storia ma solo per renderla più grande ed in questo rendere più grande il soggetto del racconto oltre che la fama di cantastorie sempre più bravi, importanti, grandi, potenti, ecc, ecc. Guaio è che nessuna storia dura a lungo se non è supportata da emozioni che creano emozioni. Se non succede, con le emozioni si dimentica anche la storia. Quella, ad esempio, provocata della morte (tanto più se tragica) di una persona, personalmente e popolarmente amata: tanto più se guida stimata o se re atteso. A portare avanti quel ricordo, allora, direi che inizialmente furono i prossimi a quel personaggio (amici e fratelli, ad esempio) e poi, quelli via via convinti dal suo pensiero e di quanti i “teologi” da evangeli gliene addebitarono in seguito. Si, quello che diciamo cristianesimo, tutto considerato lo dobbiamo a quello che diciamo elaborazione di un lutto per la morte di un Amato; di un figlio di Dio fu detto più tardi. Guaio è che all’epoca non c’era You Tube e che, direi necessariamente, le storie da raccontare erano più o meno sempre quelle. A maggior ragione se importanti, e se emozionalmente trainanti quando non travolgenti. Vero è che non c’era neanche Freud. C’era e c’è la vita, però, e questa prima o poi racconta sempre la sua: in genere, dopo aver tolto le inutili varianti.
ps. Chissà se fra i cantastorie prossimi a quello sconosciuto ci fu anche una donna. Una donna che per quanto sacra, fu magari una prostituta sacra, o perché no, un’Amata? Una donna davanti ad un fuoco dove ci poteva stare e parlare solo un uomo? Non c’è la vedo. Una donna che presa dall’elaborazione del lutto avrebbe reso “umano troppo umano” l’Amato non comune? Una donna che magari subì l’ostilità di quella che (almeno per quanto si racconta) il Cristo accolse ma non amò? Mah!
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Cristo prima dell’invenzione
Secondo me Cristo non fu un’invenzione. Fu invece lo sconosciuto autore di un ideale (un emozionale concetto o di vita) che fu poi raccolto e portato avanti da quanti lo adattarono hai loro tempi e hai bisogni di una vita sorretta da storie e da sottesi poteri quando non di vanità. Ammettendo che il più noto di questi sia Saulo di Tarso (una settantina di anni fa dopo la morte di chi stiamo chiamando Cristo) dobbiamo anche ammettere che il ricordo del personaggio che dico durò non poco. A mio pensare durò non poco perché fu tramandato come storia da raccontare davanti ad un fuoco più che in un tempio. A farla grande, in un tempio l’avrebbero dimenticato dopo una settimana: tanto più se fu un antipotere! Guaio è che i cantastorie sono come i pescatori: più parlano del pescato e più diventa grande. Così più raccontavano di quella figura (hai cantastorie iniziali non sconosciuta) e più precisavano, arricchivano, aggiungevano. Non per bisogno di aggiungere falsità ad una storia ma solo per renderla più grande ed in questo rendere più grande il soggetto del racconto oltre che la fama di cantastorie sempre più bravi, importanti, grandi, potenti, ecc, ecc. Guaio è che nessuna storia dura a lungo se non è supportata da emozioni che creano emozioni. Quella, ad esempio, provocata della morte (tanto più se tragica) di una persona, personalmente e popolarmente amata: tanto più se guida stimata o se re atteso. A portare avanti quel ricordo, allora, direi che inizialmente furono i prossimi a quel personaggio (amici e fratelli, ad esempio) e poi, quelli via via convinti dal suo pensiero e di quanti “teologi” gliene addebitarono in seguito. Si, quello che diciamo cristianesimo, tutto considerato lo dobbiamo a quello che diciamo elaborazione di un lutto per la morte di un Amato; di un figlio di Dio fu detto più tardi. Guaio è che all’epoca non c’era You Tube e che, direi necessariamente, le storie da raccontare erano più o meno sempre quelle. A maggior ragione se importanti, e se emozionalmente trainanti quando non travolgenti. Vero è che non c’era neanche Freud. C’era e c’è la vita, però, e questa prima o poi racconta sempre la sua: in genere, dopo aver tolto le inutili varianti. ps. Chissà se fra i cantastorie prossimi a quello sconosciuto ci fu anche una donna. Una donna che per quanto sacra magari fu una prostituta o magari un’Amata? Una donna davanti ad un fuoco dove ci poteva stare e parlare solo un uomo? Una donna che presa dall’elaborazione del lutto avrebbe reso “umano troppo umano” l’Amato non comune? Mah!
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In Aristotile nolente me
Secoli che furono un blogger professore di scuola superiore mi fece notare che argomentando su Determinazione ed Accoglienza citavo Aristotile. Da me, nome a parte, totalmente sconosciuto. Diversamente, stavo citando la vita: Determinante umanità maschile tanto quanto penetrante e umanità femminile tanto quanto Accogliente. Ciò che è della Natura non può diventare anche della sua Cultura, così, ciò che è Determinante a livello naturale lo diventa anche a livello culturale. Lo stesso per l’Accoglienza, ciò che è naturale diventa anche culturale. Naturalmente non per questo il maschio muta il suo principio ma per questo muta il carattere della forza (dello Spirito) del suo principio: la determinazione che dice lo stato della sua virilità. La mutazione del carattere della sua forza che avviene tanto quanto di fa accogliente (culturalmente femminilizzato ma non di certo femmina) forma innumerevoli stati di mascolinità. Nella femminilità, invece, la determinazione culturale nell’accoglienza naturale forma innumerevoli stati di mascolinizzazione. Morale della favola: Maddalena è stata eliminata non perché altro volto magistrale di un’altra vita ma perché altro volto magistrale della stessa: ipotesi, al potere maschile separato dal femminile, tutt’ora ostica da accettare. Rileggendomi, con non poca sorpresa mi sono reso conto (dopo più di ottant’anni) di non essere un Omosessuale, bensì, un Intermedio o se proprio proprio un InterHomo nel senso di in medio, appunto perché nello Spirito simile a chi Determina (maschio o femmina che sia) come simile a chi Accoglie: femmina o maschio che sia. Vista la faccenda ancor più da vicino, ogni vita sessuale è un intermedio fra i due massimi caratteri dello Spirito della vita: la Determinazione e l’Accoglienza: a parte il sabato ebraico poso ogni altra etichetta nella millenaria differenziata. Lo salvo perché anche il Dio ebraico si fermò in quel giorno giusto per vedere se era cosa buona e giusta quanto aveva determinato. Poteva vederlo senza accoglierlo? Chiaro che no, quindi, anche Jaweh non può non essere (oltre che spiritualmente maschile) anche spiritualmente femminile; ammalato Sé la vita che non lo è. Quello che vale per ogni nome di Dio vale anche per ogni nome dei deificati principi della vita. Ammesso l’insieme delle ipotesi ciò nega percentuale verità ad ogni fondamentalismo dal carattere spirituale esclusivamente maschile.