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  • La verità del paracleto

    Non sono certamente in grado di provare quanta verità vi sia nel pensiero di Spinoza su Gesù. Certo è che se è non vero è molto più verosimile di quanto i Vangeli raccontano. Ora, mi permetta Spinoza :) di accostare il mio pensiero al suo. Il mio pensiero dice che Gesù fu un fondamentalista. Non tanto perché volle farlo intendere ma per un carattere che si ritrova in tutti i portatori di verità: generalmente incapaci di mediare fra fideistica convinzione e umana ragione. Non ne sono capaci perché non sono degli spiriti paracleti. Abbiamo il Paracleto sotto gli occhi da quando vi è vita ma stiamo ancora aspettandolo! Va bèh!

  • Romanzata Presenza

    Non sono in grado dii sapere se è una romanzata la descrizione della visita di una Presenza a Spinoza o se è storia ma in ambo i casi si racconta il rapporto extrasensoriale che accade nelle manifestazioni medianiche. Manifestazioni certamente corrispondenti alla storia di un filosofo particolarmente coinvolto (e per questo in medium) fra principi di conoscenza e principi di verità. La medianità si rivela tanto quanto una vita patisce stati di scissione nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nel suo Spirito: uno stato di scissione non esclude l’insieme degli stati. E’ massima scissione fra stati quando una vita scinde il suo essere dall’Essere. In questo stato (come negli altri detti) la scissione diventa l’apertura che permette l’ingresso nei propri stati (come anche nel proprio stato) di stati della vita altra: quella che diciamo soprannaturale. In quei casi di scissione si può parlare di malattia tanto quanto chi vive la conseguente medianità non rientra nel suo stato perché non sa, o perché non può, o perché non vuole o per l’insieme dei casi. Siccome non ci sono altri casi successi a Spinoza (almeno per quel niente che ne so io) quell’accaduto non gli divenne schizofrenia. Restò, bensì, via di elevata conoscenza. Penso, infine, che gli rimase unica perché non è mica facile reggerla (sia a livello psichico che a livello spirituale) quando raggiunge la globale intensità raggiunta da Spinoza. Sento di poter dire, quindi, che se ve ne furono altre, non furono accolte, oppure, non ritenne di doverle raccontare.

  • Il Potere religioso

    Il potere religioso si basa su gli Avvinti che si pensano Credenti, sui vinti ma non convinti e per questo protestanti, e sugli indifferenti tanto che per questo possono essere contati (quando assente il diniego) sia con gli Avvinti che con i Vinti. Se è vero che il Cristo evangelico disse di essere il Buon Seminatore è anche vero che il potere papale (religioso è cosa altra) non può far capire di essere invece l’Equivoco che alla trebbia non separa il grano (le verità funzionali al potere suo associato a quello politico) dalla pula: le verità non funzionali al suo potere e neanche a quello politico. Si basa, poi, sui bisognosi di Fede perché fuori di quelle non saprebbero come essere e stare. Si basa inoltre sulle incantanti forme della vita del Potere estorto a quello della Vita: Sostanza e Coscienza. Ogni illuminato dalla luce del Potere sulla vita è stato educato a piegare la mente quando non il ginocchio. Sollevare il ginocchio e la mente da quanto ci ha fatto inginocchiare é tutto fuorché facile ma facilitarci la liberazione entrando in altri conventi è prevalentemente inutile. Altro non faremmo, infatti, che uscire da una gabbia per entrare in un’altra. E nella Vita (il tutto dal Principio) che bisognerebbe entrare. E’ ben vero che anche la Vita può essere vissuta come una gabbia. Diversamente da quella del Potere, però, non ferma il passo di chi si sente ingabbiato. Sia pure percorrendo non si sa quante strade, infatti, quella libertà permette di raggiungere la vitale postura che più corrisponde al suo passo e alla sua mente.

  • L’Inferno a mio capire

    A mio capire l’Inferno non è il luogo di un altro stato della vita. E’ lo stato, invece, della vita nel massimo errore che perdura (se perdura) sia in questo stato che in quella che diciamo soprannaturale. Nessuna vita è uguale ad un’altra, pertanto, non eguali gli errori e non eguali gli stati di spirituale sofferenza. Come afferma Dante e prova la vita naturale neanche può essere il luogo delle fiamme eterne. Non risulta a nessuno, infatti, che nelle fiamme eterne si digrignino i denti. I denti, invece, si digrignano al freddo. Per quale causa? In quella spirituale, direi per la mancanza della vitalità che patiscono i lontani dalle verità che scaldano ma non ardono: quelle della vita. Come sapeva Dante che negli stati infernali si digrignano i denti? Secondo me (ma non so quanto totalmente) perché ha conosciuto e vissuto delle esperienze spiritiche.

  • Noi due e la Spada

    La Verità è simbolizzata da una spada perché divide il bene dal male, il vero dal falso, il giusto da l’ingiusto. E’ una spada senza impugnatura perché la Verità è sia lama che impugnatura: non ha bisogno di impugnatura perché in alcun modo può ferire sé stessa. Come la spada, anche la Verità é a doppio taglio, così, si ferisce di Verità chi ferisce di Verità. Per quanto mi è dato di capire non vedo ferite da Verità nei pensieri di Spinoza: solo qualche taglio. Ad esempio dicendo volente Menzogna quello che per altro punto di vista potrebbe essere il necessario Errore (necessario almeno al principio) che solo dopo è diventato l’utile Menzogna per i poteri in costituzione. Ad ipotesi ammessa, comunque può dirla tale chi impugna l’indimostrabile Verità. Si può dire dimostrabile Errore, invece, quando si impugna la nostra correggibile verità. A proposito di errori, quasi mai la nostra umanità tiene conto della differenza che esiste fra spada e Spada o per altro dire fra verità e Verità: non è il caso di Spinoza.

  • Il Tutto é Uno

    E’ vero che al principio tutto è UNO. Lo è perché il Principio della vita (la Vita al principio) é assoluta congiunzione di stati fra tutti ed in tutti i suoi trinitario_unitari stati. E’ anche vero, però, che non può esserlo nel nostro principio. O meglio, lo è perché il Principio della vita (la vita al principio) è lo stesso in ogni piano della vita e non lo è perché il nostro principio segue quello al principio. Per quanto somigliante un principio che segue non può essere eguale al principio che precede. Vero per la ragione che per una religione non può non essere così anche perché dove il Principio è uno stato Assoluto non può esserci un altro stato Assoluto.

  • Giunto per ragionamento

    Alle stesse conclusioni di Spinoza sono giunto per ragionamento. Non l’ho potuto per matematica perché anche per fare 3×2 devo ricorrere alla calcolatrice. Deficienza a parte: se ammettiamo che Dio sia l’Assoluto principio della vita e che vita è perché ha posto il suo principio (la vita) in quanto ha vivificato, non può non conseguirne che non può emettere il suo assoluto principio (la vita) in quanto ha già posto in vita: Nome che precede ogni nome. Non per ultimo, se (come credo) il Principio della vita è l’Uno a motivo della suprema congiunzione fra i suoi stati ne consegue che non può dare più di quello che dal principio è: l’Uno. Se lo potesse, allora avremmo due Principi: per altro dire due Dio oppure un’inverosimile immagine del Primo. L’ipotesi non è ammessa dalla fede e neanche dalla ragione. Morale della favola: chi si lamenta delle sue condizioni veda meglio cosa fa o a cosa gli fa fare la vita in Basso che l’Alto al principio non centra proprio niente.

  • Nell’orfanezza di Cristo

    Ho immaginato il Cristo evangelico nella sua orfanezza più o meno come ho vissuto la mia. Anche nella mia non so chi sia il mio padre naturale e anche di quello adottivo ho pochi ricordi e pressoché nessun affetto. Era solo (più o meno presente) quello che mia madre aveva detto che era. Sotto l’aspetto paternità, quindi, sono stato un orfano abbastanza incurante del mio stato. In età adulta non fui per niente incurante, invece, quando mi mancò il principio guida che secondo il mio pensiero (non quello dell’epoca) mi fu padre e maschio tanto quanto determino la mia vita e mi fu madre e femmina tanto quanto l’accolse. L’amore è vero in ragione dello stato della comunione fra gli amanti. Non che ve ne fosse molta fra di noi devo dire ma lo stesso, la passione fu così potente da farlo sentire un bene nonostante l’errore che portò al dolore. Rimasto senza quella verità e nulla con cui sostituirla feci quello che non feci per la paternità: cercai la Verità che sostituisse quella che mi era mancata. L’elevazione verso un principio guida superiore è il massimo bisogno di chi si sente pesantemente orfano di una vita guida. Dato il pensiero sociale della sua epoca il Cristo evangelico si senti orfano, magari anche pesantemente. Cosicché, anche lui (condizionato tanto più da una orfanezza da giustificare) passò dalle verità paterne che non aveva avuto a quelle di un Padre più grande. In quello trovò l’amore che gli era mancato per mancante paternità. Può anche essere, però, che abbia amato il Padre che si è costruito per ideale afflato! Se è vero che nulla smentisce l’ipotesi, è anche vero che nulla la prova. Si può solamente dire, allora, che é fra le storie che stanno in mezzo. Luogo dove nessuno può veramente sapere per quale Via la Vita ci comunica le sue Verità. Men che meno mentre ancora si percorre le sue strade.

  • Resurrezione

    Condivido le ragioni di Spinoza sulla Resurrezione ma penso che le avrebbe dette diversamente (almeno in ipotesi) se solo la Natura non gli fosse stata il prevalente centro dei suoi pensieri. Per me, invece, è stato e continua ad essere lo Spirito: Forza della vita sino dal principio (e dello stesso Principio) che diviene Potenza culturale della vita che pone in vita. Ora se è chiaro (almeno per me) che lo Spirito al principio e dello stesso Principio non può finire proprio perché essendo principio è un assoluto, altrettanto è chiaro che non può rinascere perché lo stato di uno spirito assoluto non può essere soggetto a mutazioni. Sia pure nel diverso stato della Forza, così non può non essere anche per lo stato dello spirito della vita che origina. Nello stato della nostra vita, termina invece la Natura. Terminando la Natura (di certo le prove non mancano) necessariamente termina anche la corrispondente Cultura. Non risorge ma continua, invece, il nostro spirito in quanto è della stessa sostanza del Principio al principio. Se con la Natura necessariamente termina anche la sua Cultura per terminazione del supporto (il cervello) ne consegue che la continuità del nostro spirito non possiede più la potenza culturale che è stato in vita pur mantenendo (al caso aumentando o diminuendo) la potenza spirituale. In conseguenza della culturale tabula rasa che è diventato il nostro spirito ne consegue che torna ad essere una Natura nuova tanto quanto la sua sostanza (lo spirito) è simile alla Sostanza: lo Spirito. Se nuova Natura, nulla potrà ricordare e quindi sapere ed essere di quello che è stato. Chi dice di sapere e di essere quello che è stato, o mente, oppure è spiriticamente influito da uno spirito dello stato basso della vita, oppure, da bassi stati della sua: un’ipotesi non necessariamente esclude l’altra. Una vita nello stato basso, non necessariamente vive della diabolicità. Certamente vive, però, delle verità in carente stato. Ad esempio per poca conoscenza e per la conseguente incoscienza.

  • La sostanza del Bicchiere

    Da quanto fate sapere ( o da quanto mi è lecito capire) direi che Spinoza denuncia il bicchiere mezzo vuoto mentre io lo vedo mezzo pieno. Dove sta Zazà? Nel bicchiere. Per altro dire nella Sostanza intesa da Spinoza o nel Principio come intendo io. In questa convinzione (presunzione permettendo e sia pure a nostro modo) direi che lì ci siamo tutti e due.