Adamo ed Eva? Furono lo stato della vivenza, al principio originata in un unico stato dalla Sostanza pensata da Spinoza. E’ vero che penso a quella Sostanza con alterno attributo ma è anche vero che altro non cambia. In quanto vita simile ma non eguale all’assoluto principio (la vita del Principio) la sostanza originata dal Principio non poté non avere ed essere che infiniti stati della prima. I principi dell’umanità fondati dalla Sostanza prima sono due: il Determinante che i contastorie hanno nominato Adamo e l’Accogliente che hanno nominato Eva. Non per colpa ma per limiti (penso) i contastorie all’inizio non avevano capito che dato lo stato di infiniti stati della vita, il Determinante non può non essere anche Accogliente e l’Accogliente non può non essere anche Determinante. Altro Adamo (maschio secondo infiniti stati di Forza naturale e uomo secondo infiniti stati di Potenza culturale) ed altra Eva (Femmina secondo infiniti stati di Forza naturale e Donna secondo infiniti stati di Potenza culturale) ne sarebbero conseguiti per cosciente comunione, non, come di prevalenza succede, fra poteri in dissidio! E’ vero che secondo il detto non si può avere tutto ma è anche vero che Spinoza sta continuando a togliere la nostra mente dalle antiche peste!
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Dio é Sostanza?
Dio é Sostanza dice Spinoza? Fermo restando il senso e i significati si può dire la Parola con molte parole! Ad esempio io la dico Principio e lo concepisco come una Forza (naturale) che diventa corrispondente Potenza culturale dove la Forza, ponendo la sua sostanza nella materia pone vita nella materia. Il Principio della vita (la vita) è una Forza acefala. Con cefalo diventa dove vita diventa. Non per questo diventa l’identità della vita a cui ha dato vita. Della data identità a cui ha dato vita il Principio concede il suo principio (la vita) non la sua identità. Esemplificando: il Principio della vita che vivifica una rosa non per questo diventa una rosa. Questo vale anche per una vivificata umanità; è il Principio della Cosa non diventa la Cosa. No, Dio non salva perché non si perde chi è cosciente di essere parte del Tutto. Dio non salva neanche chi non è cosciente di essere parte del Tutto perché dove l’incosciente non lo è secondo pensiero lo è secondo sostanza. -
Patologia e Filosofia
Mentre ascoltavo il vostro discorso un’emozione altra mi girava per la mente. Ho potuto raggiungerla forse perché si è fermata dopo aver detto una sua che non ho capito, o forse perché un’altra emozione ha detto quanto ho capito, e cioè, che tutto si principia come vita ma che se non è cresciuta con lo spirito degli originali pensieri diventa la mummia per tutti gli altari. Al principio della storia che ha reso da patologia oltre che da filosofia l’opera di Spinoza, vedo, invece, della vita che bramava del bene per tutti, non, del potere su tutti. Vedo anche (ed è da secoli che l’abbiamo sotto gli occhi) che la brama di quell’iniziale bene è diventata fame di potere tanto quanto al Potere si è unita per lo scopo di tramandare quanto stava scemando (e si sta scemando) per consunzione dell’uso quando è errato. Si, ora vedo quel bene come vedo la medicina: può non poco per le carenti vitalità ma non più di tanto quando è carente la vita.
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Inferno, Paradiso, Purgatorio
Sia pure per strade diverse da quelle di Spinoza (non condivido le sue per casi che non ho ancora trovato) anch’io penso che non esiste l’Inferno come non esiste il Paradiso e, già che ci sono, neanche il Purgatorio. Non possono esistere, infatti, perché se la vita è (come penso) infinita corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati ne consegue che non può essere contenuta dentro perimetri in studiata convenzione. Nell’ulteriore stato della vita, invece, (ma sempre secondo stati di infiniti stati) ci sono figure (quelle che diciamo spiriti) che in ragione della loro forza e della raggiunta potenza sono prossimi al Principio della vita per aver vissuto (prossimi alla loro) i principi del Principio. Nella stessa misura e condizione vi sono, per lontananza dai principi del Principio, i non prossimi da quel Principio. Vi sono poi, quelli che in parte purgano e in parte non purgano perché sono per parte prossimi al Principio e per parte non prossimi. Se così in Basso, così non può non essere in Alto. Siccome la vita è uno stato di infiniti stati di vicinanza come di lontananza dai principi del Principio ne deriva che nessuno può dirsi, pensarsi, o temersi, o comunque presumere di essere sempre prossimo o sempre lontano dal Principio. Nessuno, inoltre, può affermare la misura della vicinanza come anche della lontananza dal Principio. La verità della misura sta solo in questo metro: sono vicino al Principio tanto quanto non sono lontano dal Principio. Per altro verso: sono lontano dal Principio tanto quanto non sono vicino al Principio. Giunti al punto vi potrà essere chi si chiede: da dove gli salta fuori tutta questa sapiente sicumera a Vitaliano? Semplice! L’ho trovata nella Parola dopo averla ripulita dalle parole. Nulla di che: lo possono fare tutti. Tornando a quanto dicono del Cristo evangelico mi limito a considerare che hanno raccontato quanto pensavano di sapere (o poter immaginare) e che è questo quello che ho fatto anch’io: ad ognuno il suo cielo. :)
ps. Non ricordo più dove ho letto il racconto di un filosofo greco (Socrate o Platone? ) a proposito di una visione onirica o mentale che sia stata. Se non ricordo male narrava di aver visto delle luci salire e scendere da due punti. E’ un racconto che per decenni mi è rimasto vincolato nella mente da non so cosa. Solo oggi, in questo commento è riuscito a liberarsi.
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Predeterminati, determinati o non determinati?
Dipende sempre da come si guarda la vita. Nel Tutto che siamo e in ragione di quanto è a coscienza la nostra conoscenza, noi siamo stati di infiniti stati di vivenza: vuoi di quella passata, vuoi di quella corrente. Ne consegue che è pressoché impossibile ammettere che non siamo determinati. Sarebbe come dire che si considera asciutto chi nuota nell’acqua: noto simbolo della vita. Al più, può sostenere momentaneamente asciutta una parte tolta. Ciò è possibile, però, in ragione dello stato del nuoto: la conoscenza. Si può dire, pertanto, che può considerarsi asciutto (non determinato) solo chi non é cosciente di esserlo per l’impossibilità di non esserlo totalmente. Vero è perché determinati, é anche vero dove siamo di predeterminata vivenza. Lo siamo nel principio dell’Essere: la vita. Il che vuol dire che siamo predeterminati dalla Sostanza o Forza che ha posto in vita la Natura? Nell’essere parte della vita della principiante Sostanza certamente sì. Il principio assoluto della Natura non può non essere il Bene. Non riesco, infatti, a pensare un Principio assoluto (un’assoluta Sostanza) che emani una Forza andicappata per mancanza e/o errato Bene. Nel caso avrebbe andicappato anche il suo stato di Assoluto. Ciò è inammissibile sia per fede che per ragione. Ammesso il Bene come assoluto principio della vita e quindi, necessariamente Determinante, nella nostra siamo determinati anche secondo Cultura e secondo Spirito? Direi nella misura in cui seguiamo il Bene che é Vero per quanto è Giusto. Siccome noi non possiamo vivere secondo principi assoluti (viviamo le parole, non, la Parola) ne consegue non assoluta la pur presente Determinazione. La misura dello stato dell’inevitabile determinazione ci é possibile sentirla tanto quanto si impone. Possiamo affermare di non sentirla, invece, dove i vincoli della determinazione ci sfuggono perché leggeri.
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Cortese Senatrice Segre
Cortese Senatrice Segre: le ho scritto due anni fa un paio di letteroni che non la finivano più. In quelli le raccontavo che per scrittura automatica (faccenda di anni prima) mi era giunto un invito che tutt’ora non so come prendere: Israele, aiuta il tuo popolo. Lo posso con quanto le invio adesso? Non ne ho la più pallida idea: solo qualche ideale speranza.
Con i miei più distinti saluti.
Secondo un pensiero che ho rivisto perché il precedente non mi convinceva del tutto, la Terra promessa non è da intendersi come uno spazio geografico, bensì come il Luogo dell’Ebreo che ha smesso di errare; errare sia nel senso di cammino sia nel senso di errore. Mi viene da pensarlo come il “Luogo” della sua anima. Ammessa l’ipotesi questo “Luogo” (vedi la fatalità, Stato) direi, necessariamente, sta dove l’Ebreo sta. Ammessa un’ulteriore ipotesi, quindi, stava anche nei campi del suo massimo dolore. Sostengo poi l’inattendibilità della Promessa perché uno Spirito assoluto può concedere solo l’assoluto che il suo principio é: la vita. Solo gli spiriti dello stato Basso della vita possono promettere quanto concerne la vivenza. I rapporti fra spiriti avvengono in ragione della somiglianza di forza e di potenza fra spirito incarnato e spirito disincarnato. L’incarnato che vive il suo spirito nel dissidio, quindi, corrisponderà con uno o più spiriti in dissidio. Uno spirito in dissidio non necessariamente è uno spirito coscientemente avverso ai principi della vita. Giusto per limitare i casi, può esserlo, però, per incoscienza da ignoranza. Maggiore l’incoscienza da ignoranza, maggiore il dissidio nella forza della vita e più in errore lo Spirito che si rivela. Nel caso di Mosè, poi, vincolando i suoi possibili dubbi ad una risposta valida “per tutte le stagioni”. Ammesso il dissidio in Mosè (per quanto si era promesso non poteva non averne e subirne un bel carico) ne consegue la fondante similitudine di intenti fra lo spirito apparso e lo spirito di Mosè: mostrare di più per potere di più. Questo “incasto connubio” fra umani ed ulteriori é dovuto alla ricerca di maggior forza e di maggior potenza. Si può manifestare anche dove la corrispondenza fra spiriti avviene fra incarnati. Ammesso quanto sostengo, la parte di Israele che sulla divinità di quello spirito nutre non pochi dubbi ha perfettamente ragione.
Ho spedito la stessa lettera a Moni Ovadia. Gliel’ho mandata senza premessa perché conosce l’Italiano meglio di me.
Ho spedito la stessa lettera anche al giornale israeliano haaretz.co.il Alla lettera però, ho premesso questo: Cortese Direttore: lascerò decidere a lei se con questa lettera le provo che sono andato fuori di testa, o se bisogna andare fuori di testa per poter andare in un’altra Testa. Nella lettera in italiano segue quella tradotta da Google. Non sapendo altra lingua a parte la mia non ho modo di accertare quanto sia giusta la traduzione. Con i miei più distinti saluti
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Diverso è chi non è simile
Mi sono detto Omosessuale da quando ho posto chiarezza nella mia sessualità. Ho impiegato ottant’anni per capire che sono stato precipitoso! E infatti, io sono quello che penso di essere, non, quello che mi ha indotto a pensare il resto della ciurma! Date le raggiunte conoscenza, infatti, posso dirmi un Intersessuale, non, un Omosessuale. Per gli amanti delle sigle, al più posso dirmi un InterHomo. InterHomo perché simile alla Determinazione: principio del carattere culturale e spirituale dell’Uomo. Nella stessa mente, simile all’Accoglienza: principio del carattere culturale e spirituale della Donna. Nella mia mente non c’é alcun dissidio fra il principio maschile e quello femminile. Al più, ma di volta in volta. la prevalenza del femminile sul maschile. Dire agli Etero come stanno le cose mi mette tristezza ma lo devo: non sono io il diverso: diverso è chi non sa di essere eguale.
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Culturalmente parlando
Culturalmente parlando “per Damasco” è strada che porta al principio e ai principi della vitaSECONDO NATURA

SECONDO CULTURA <> SECONDO SPIRITO
Vita è la tendente Unità di questa Trinità
Solo al Principio e nei principi della vita la tendenza raggiunge l’Assoluto.
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Circa la Terra Promessa
Secondo un pensiero che ho rivisto perché il precedente non mi convinceva del tutto, la Terra promessa non è da intendersi come uno spazio geografico, bensì come luogo dell’Ebreo che ha smesso di errare; errare sia nel senso di cammino sia nel senso di errore. Mi viene di pensarlo come il “luogo” della sua anima. Ammessa l’ipotesi questo “luogo” sta dove sta l’Ebreo. Ammessa un’ulteriore ipotesi, quindi, stava anche nei campi del suo massimo dolore. Sostengo poi l’inattendibilità della Promessa perché uno Spirito assoluto può concedere solo l’assoluto che il suo principio é: la vita. Solo gli spiriti dello stato Basso della vita possono promettere quanto concerne la vivenza. I rapporti fra spiriti avvengono in ragione della somiglianza di forza e di potenza fra spirito incarnato e spirito disincarnato. L’incarnato che vive il suo spirito nel dissidio, quindi, corrisponderà con uno o più spiriti in dissidio. Uno spirito in dissidio non necessariamente è uno spirito coscientemente avverso ai principi della vita. Giusto per limitare i casi, può esserlo, però, per incoscienza da ignoranza. Maggiore l’incoscienza da ignoranza, maggiore il dissidio nella forza della vita e più in errore lo spirito che si rivela. Nel caso di Mosè vincolando i suoi possibili dubbi ad una risposta valida “per tutte le stagioni”. Ammesso il dissidio in Mosè (per quanto si era promesso non poteva non averne e subirne un bel carico) ne consegue (direi per forza di cose) la similitudine di intenti fra lo spirito apparso e lo spirito di Mosè: mostrare di più per potere di più. Ammesso quanto sostengo, la parte di Israele che sulla divinità di quello spirito nutre non pochi dubbi ha perfettamente ragione.
