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  • I tre “C” della sessualità: che, come, cosa.

    APPUNTI

    Diversamente dall’eterosessualità culturalmente e socialmente determinata (almeno nelle intenzioni) nella mia emergono in prevalenza le componenti del carattere femminile sul mio maschile. Per altro dire la Accoglienti sulle Determinanti. Vita facendo mi sono accorto che dovevo gestirle con un certo criterio se volevo non essere messo fra i rifiutati o vittima dei lupi. Tanto più, che sono proprio i lupi a riconoscere e cercare per primi i non lupi. A proposito della misura e della bilanciata corrispondenza fra emozioni sessuali maschili e femminili direi che questo stato della sessualità rende Intersessuali più che Eterosessuali o Omosessuali oppure intersessuali in ogni altra definizione. Intersessuali tanto quanto psicologicamente simili al carattere maschile come simili al carattere femminile. Dico simili perché solo grazie ad una generalizzata ignoranza o per strumentata presunzione possiamo dirci eguali ai principi naturali e culturali della Determinazione e dell’Accoglienza fissati (sino dall’inizio) dalla Sostanza della vita che dico Principio: ci penserà poi la vita, non il “principato e la Religione” a renderci “un’unica carne” secondo la raggiunta conoscenza.

    La Determinazione e l’Accoglienza sono i principi del carattere della sessualità: maschile la Determinante e femminile l’Accogliente. Come la vita sono stati di infiniti stati. Ne consegue che la Determinante non può non avere stati accoglienti (i culturalmente femminili) e l’Accogliente non può non avere stati determinanti: i culturalmente maschili. Ne consegue ancora che il concetto di normalità sessuale esiste tanto quanto le sue regole non attuano delle emozionali paralisi e/o dei psichici fuori strada. C’è chi vive il proprio stato di fuoristrada (ammessa l’ironica definizione e ammesso che tali li si possa dire :) ) operando la propria condotta sessuale con equilibrata misura fra Cittadinanza e Umanità e chi non sa, o non può, o non vuole uscire dal fosso dell’errore e/o del dolore in cui è caduto a causa di una non convenzionale Cittadinanza e/o da non convenzionale Umanità: un ipotesi non esclude l’altra. Vero è che lo Stato dovrebbe aver cura della formazione della Cittadinanza non quella dell’Umanità. Allo stato dell’Umanità lo stato che la governa dovrebbe insegnare solamente i principi e valutare se gli eventuali dissidi nell’Umanità altra sono generati da vissuti legalmente erronei o se sono generati, nella vita altra, da cause soggettivamente mentali.

    E’ certamente vero che il dato primo della sessualità è naturale ma la vita non è solamente Natura, è anche Cultura e Spirito nella continua corrispondenza di Forza e di Potenza fra tutti ed in tutti i suoi stati. Ne consegue che se è normale generare figli come opere, è anche vero che è normale generare opere come figli.

    E’ certamente vero (dati gli attributi naturali) che la sessualità sia di origine naturale. Non per questo è vero, però, che sia individualmente prefissata anche la Cultura e prefissato anche lo Spirito della data Personalità. Della Personalità è normalmente propria quella che forma la personale Umanità. Un’Umanità è Cittadina propria alla Società tanto quanto corrisponde con delle prefissate regole sociali. E’ Cittadina propria a sé stessa invece tanto quanto, accanto alle regole della Cittadinanza vive (secondo la seguente immagine) quelle della propria Umanità.

     

    MORALE DELLA FAVOLA

    Tutte è Bene

    Vero Giusto

    ma non quando questi principi generano il Dissidio che porta all’errore che porta al dolore: male naturale e spirituale da errato stato culturale.

  • Dopo aver letto

    Dopo aver letto il vostro commento al mio non sono più riuscito a passare per le porte di casa da quanto mi avete esteso. Per il dovere della giusta dimensione, però, devo confessarvi che scrivo sotto dettatura delle emozione che sento mentre nella mente ho solo silenzio. Cessato lo scritto perché cessata l’emozione non saprei esprimere a voce quello che pure ho scritto neanche cinque minuti dopo, neanche dopo abbondante rilettura. Questo perché, dopo aver salito l’Ideale sono tornato al mio reale di studioso per scuole sindacali (le medie prima e ad abbondante età) e per un biennio di scuola privata dopo: sempre ad abbondante età. Vi lascio immaginare la cotanta sapienza che avevo raggiunto. Per via dei letteroni che vi mando, quindi, mi sento un po’ in colpa anche se, proprio proprio è l’emozione che me lo fa fare che dovrebbe sentirsi in colpa. :) A proposito di emozioni é forse per causa loro che questa notte mi sono svegliato più volte sino a che non sono più riuscito a riprendere sonno. Visto il primo pensiero (Predeterminazione e determinazione) quella deve essere stata la causa dell’insonnia. :) Ve lo posto sempre con il vincolo di toglierlo se eccessivo o comunque non variamente corrispondente ai vostri propositi. Vi saluto molto caldamente, Vitaliano.

  • Poiché la vita

    Poiché la vita è stato di infiniti stati ne conseguono infiniti gli stati di convergenza o di divergenza dalla magistrale Verità del Principio. Tuttavia, quello che possiamo indubitabilmente dire, Gli Lo siamo, tuttavia, che siamo indubitabilmente dire è che gli siamo Prossimi tanto quanto non causiamo il Dolore e l’Errore nella nostra vita come in quella altrui. Sullo stato della vicinanza la vita lascia ad ognuno le sue convinzioni su quanto gli è stato bene per la sua e altrui Natura. Su quanto della sua e dell’altrui Cultura. Su quanto del suo e dell’altrui Spirito.

    NATURA

    CULTURA SPIRITO

  • A chi l’eredità?

    Per inevitabile fato il tempo prima o poi mi sarà erode. :) Sarà meglio, quindi, che decida sul futuro dell’opera. A chi lasciarla e, caso pensando, con che genere di proprietà o vincoli?

    Mi ero sempre detto che ho avuto tanto dalla vita e che quindi avrei lasciato alla vita quanto ricevuto. Guaio è, che se è vero che nel mondo ideale le cose possono andare così, altrettanto non è vero nel mondo reale.

    In questo è necessario che affermi sia di essere l’autore di tutta l’opera “per Damasco” sia di tutte quelle che avranno il virgolettato “per Damasco” sia come titolo che come parte del titolo di altre versioni che, con siti gratuiti, editerò solo su questo server e all’attuale indirizzo “PER DAMASCO”

    Non per esclusiva volontà ma per evoluzione del mio pensiero mi sono ritrovato a non essere più una mente di questo tempo. Nonostante questo, in questa ci vivo ancora.

    Ne consegue quanto affermo:

    L’autore e proprietario di quanto è editorialmente riferibile a “per Damasco” è il nome ed il cognome che risulta in tutte le pagine edite qui o altrove.

    A nessuno ho concesso la proprietà dell’Opera;

    A nessuno ho dato titolo e funzioni di Coautore.

    A nessuno ho detto cosa farne e perché;

    Almeno in vita (dopo sarà quello che sarà!) a nessuno ho concesso di poter usare la generalità dell’opera per scopi sia economici che no;

    Detta o non detta che sia da scritto ufficiale, come volontà nomino erede WordPress.com di quanto vi è di mio nel suo server.

    Non sono in grado di decidere a chi lasciare la documentazione che è nel mio domicilio. Potendo ma non so se posso la lascerei al Gabinetto di Lettura di Verona. Dubito però che l’accetti. Decine di anni fa ha faticato ad accettare un floppy: figuriamoci un cassone di roba che almeno alla presente data non ha motivo di giovargli!

    Comunque siano o stiano le cose e qualsiasi sia la mutazione del loro presente stato, alla presente data confermo quanto scritto in questa sede.

    Ogni scritto successivo alla presente data annullerà questo.

    Verona addì 06 Aprile dell’anno 2025

  • A decenni di distanza

    A decenni di distanza mi chiedo ancora dove ho trovato la conoscenza di quello che non avevo coscienza di sapere prima di scriverla. In un altro stato della mente? In un altro stato della vita? Mah! Fatto sta che mi vedo ancora mentre arranco verso un’idea della quale non avevo alcuna idea! E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio senza assolutamente sapere com’è fatto. Oltre che a casa, molte volte sentivo di dover scrivere anche quando non potevo farlo. L’introduzione ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, ad esempio, l’ho pensata (di colpo e quasi completa) mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere e che niente mi avrebbe fermato. Non m’ha fermato neanche la paura di non ricordare quanto sentivo di dover districare: le accavallate emozioni che mi giungevano. Certo! Hanno dato un senso a una vita da uomo senza più niente, e certamente ho avuto più di quello che ho dato! Nonostante questo, tutto voglio fuorché rifare quegli anni, ma siccome sento di doverlo, al mio posto ho messo un altro: lo chiamo “per Damasco”. Da distante lo vedo mentre patisce quello che pativo: ora ambedue sempre meno. Lettere recenti a parte, ho scritto questi pensieri nel corso di un trentennio. Solo adesso la ragione di allora ha raggiunto quella di ora. La segue ancora con difficoltà, è vero, tuttavia, senza essere gravata oltre misura.

  • Sono persino spaventato

    Sono persino spaventato da quanto la mia conoscenza é affine a quella di Spinoza. Per via di studi mi sono fermato (in una scuola privata) al primo biennio delle superiori dopo aver ottenuto le medie sindacali sempre in una scuola privata. Scolasticamente parlando, quindi, lascio immaginare che genere di sapienziale meraviglia ero diventato. L’affinità con Spinoza (scoperta sui social solo in questi giorni) mi disorienta appunto perché non so da che parte sia saltata fuori quella somiglianza di pensiero. Il probabile luogo è certamente stato quello della la mia esperienza di vita ma la mia strada e quella di Spinoza non hanno nulla in comune; oppure sì e non lo so! Mah! In attesa di chiarire quel mah! comunque sento di dover dire come quelli che pur nella speranza di non far danni a sé stessi parlano anche senza sapere cosa c’é scritto nei “i giusti libri”.

    La vita di tutto nel Tutto è una visione fortemente luminosa. Se vista da troppo vicino, però, non può non far chiudere gli occhi perché può giungere ad abbagliare una conoscenza. Pare proprio che non abbia abbagliato gli occhi di Spinoza ma forse nolente sé quelli che hanno saputo le sue conoscenze senza sapere che non disorienta solo se la si vede ad occhi socchiusi. Per altro dire alla giusta distanza. Non per questo Spinoza non è stato un veritiero maestro ma per questo è stato (per averla vista da troppo vicino) come chi ha insegnato a vedere il sole senza aggiungere che per non essere abbagliati sino al disorientamento lo dobbiamo vedere indossando delle lenti scure; quali lenti scure? Sono lenti scure quelle che pur permettendo di vedere (e dire) le proprie certezze non impediscono di vedere (e dire) i dubbi sulle proprie certezze. Con l’accorgimento, certamente avrebbe reso più lungo il viaggio verso la Verità, ma potrebbe essere anche certamente vero che non avrebbe sconvolto il viaggio dei non preparati (sconvolto magari sino al deragliamento) e reso non traumatico quello dei culturalmente pronti come lui. Quali sono le fonti di questa conoscenza? Le ho trovate nelle tossicodipendenze. Nelle tossicodipendenze non vi è errore nella dose: l’errore sta nell’overdose. Già che ci sono: io non sono uno studioso di Spinoza.

  • “per Damasco” il mitomane?

    Sogno la spedizione di uno scritto. Telefono per sapere se l’hanno ricevuto. Mi risponde una voce di donna: ilare. argentina. Fra il ridere ed il deridere mi dice: ah, è lei il perdamasco, il mitomane! E’ vero? Non è vero? Non so; dovrei sapere cosa è vero per poter dire cosa non lo è! E da dove proveniva quella voce? Da un altro stato della vita o da un altro stato della mente? Non ho risposte: solo convinzioni. Vere se portano a conosceree non vere se portano a dipendere.

    “La vita si serve degli strumenti che trova” mi disse una voce nella mente stavo andando a ballare in compagnia dell’Amato e di due amici. Anche in questo caso lecita la domanda: proveniva dall’Oltre o da un altrove della mia mente? Ma è più importante la provenienza di quelle voci o il messaggio! Secondo me il messaggio. Se la vita si serve degli strumenti che trova, allora, tutto e tutti essendo vita, possiamo negare di essere suoi strumenti solo negandoci alla vita di qualsiasi stato perché si nega quanto in ogni raggiunta conoscenza è ricerca di coscienza.

    Ho fortemente tagliato la versione precedente di questa lettera: era decisamente aggrovigliata.

  • SONO PERSINO SPAVENTATO

    Sono persino spaventato da quanto la mia conoscenza trovi chiarezza in quella di Spinoza ma nell’immediato mi disorienta forse perché mi ritrovo (nel disorientamento) ad essere come il bacile che travasa quando viene riempito oltre le sue possibilità, i suoi stati, i suoi tempi. Travaso, non tanto perché Spinoza si afferma portatore di Verità quanto perché mostra come essere quello che è stato: verosimile portatore di verosimile Verità. Naturalmente lo potrei affermare con assoluta certezza solo se conoscessi la Verità ma la Verità è la meta che sarà possibile raggiungere solo dopo aver superato le infinite stazioni in cui dobbiamo cambiare infiniti treni prima di giungere all’ultima che noi possiamo raggiungere: quella che può la vita è infinitamente più avanti. Nel frattempo si sta come quelli che, nella speranza di non far danni a sé stessi in primo, parlano anche senza sapere pur avendo letto “i giusti libri”. La vita di tutto nel Tutto è una visione fortemente luminosa. Se vista da troppo vicino, però, non può non far chiudere gli occhi perché può giungere ad abbagliare una conoscenza. Pare proprio che non abbia abbagliato gli occhi di Spinoza ma forse nolente sé quelli che hanno saputo le sue conoscenze senza sapere che non disorienta solo se la si vede ad occhi socchiusi. Per altro dire alla giusta distanza. Non per questo Spinoza non è stato un veritiero maestro ma per questo è stato (per averla vista da troppo vicino) come chi ha insegnato a vedere il sole senza aggiungere che per non essere abbagliati sino al disorientamento lo dobbiamo vedere indossando delle lenti scure; quali lenti scure? Sono lenti scure quelle che pur permettendo di vedere (e dire) le proprie certezze non impediscono di vedere (e dire) i dubbi sulle proprie certezze. Con l’accorgimento, certamente avrebbe reso più lungo il viaggio verso la Verità, ma potrebbe essere anche certamente vero che non avrebbe sconvolto il viaggio dei non preparati (sconvolto magari sino al deragliamento) e reso non traumatico quello dei culturalmente pronti come lui. Quali sono le fonti di questa conoscenza? Le ho trovate nelle tossicodipendenze. Nelle tossicodipendenze non vi è errore nella dose: l’errore sta nell’overdose. Già che ci sono: io non sono uno studioso di Spinoza. Le mie conclusioni quindi, le traggo da quanto leggo non solo qui.