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  • A PROPOSITO DI ANGELI DI ALIENI

    Lettera aperta al signor Biglino

    Nulla aggiungerò sugli alieni visti pur avendo di mio una certa alienità. :) Qualcosa di più penso di poter sostenere per trascorse esperienze nello spiritismo. Nello spiritismo si entra in contatto con gli spiriti: forze e potenze che furono in vita. Vi sono spiriti dello stato Alto della vita e vi sono spiriti dello stato Basso. Siccome, vita, è stato di infiniti stati di vita, ne può conseguire che ciò che è in Basso si può elevare e ciò che è in Alto si può abbassare. Ancora ne consegue che chi dell’Alto si abbassa quanto quanto ancora può essere detto spiritualmente Angelo e come tale creduto? E se vi è spirito che dal Basso si eleva all’alto, quanto al caso, possono esser detti diavoli e come tali osteggiati? Ne consegue ancora che lo stato di Alto e di Basso di uno spirito non è fisso. Non essendo fisso e non sapendo noi quanto in toto è il suo stato, la loro condizione di forza e di potenza non può che esser detta prevalentemente di uno stato o dell’altro. Non per ultimo, il male sa fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Se il male sa fingere sino ai termini detti come possiamo dire che lo spirito (come la penso io e un angelo come la pensano i credenti) è veramente quello che dice di essere? E siccome non ci è possibile verificare nulla perché si continua ad accettar caramelle dagli sconosciuti? Perché per certi versi siamo ancora bambini? Lo penso e lo temo. Lei ha notato che fra angeli e alieni è risultata poca la differenza. Per forza di cose, direi! Qualsiasi stato sia della vita, comunque agisce per gli stessi principi: Natura del bene in quello che è, Cultura del vero in quello che sa, Spirito del Giusto tanto quanto la Cultura del Bene corrisponde a quella dello spirito del Vero. Dove non vi è questo stato della corrispondenza fra tutti ed in tuttigli stati della vita vi è il Dissidio che porta all’Errore che porta al Dolore che porta al male o al Male nel senso di maggior stato del male ma non come maggior stato di un’identità spiritica o umana che sia o aliena che sia ma come maggior stato di opposizione ai principi dell vita: e questo può succedere per volontà ma anche per incoscienza da ignoranza o addirittura in buona fede! Viste così le cose quando parliamo di angeli nel senso fideistico ci stiamo basando solo sulla ripetizione culturale della nostra ignoranza. Anch’io, ovviamente, però nessuno ha mai smetito le mie opinioni che essendo razionali sono soggette a poterlo essere.

  • Amori amanti

    Quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. Sono del cibo che non appaga la fame. Nel dono di sé, invece, si appaga la vita.

  • Amore non amato

    Amore non amato Amor perdona chi non ha l’ha amato.

    Amore non amato (quello dell’amata o del amato) Amor perdona (l’Amore come principio deificato) chi (nell’amore dell’amata o dell’amato) non l’ha amato. L’Amore non può non perdonare perché è un principio e i principi (in quanto assoluti) non possono mutare il loro principio, quindi, se il Principio dell’Amore è l’amore ne deriva non può non amare anche chi non lo ama.

    Nell’amare non corrisposto non si sa le volte che ho usato la lente per ingrandire e la gomma per cancellare; ed è stata la mia Commedia. Malgrado il soggetto e/o la povertà di quanto mi tornava é anche vero che ne ho ricavato di che vivere e la vita, indipendentemente dal soggetto motivante “… é un piacer sì forte che come vedi, ancor non m’abbandona.”

  • Infiltrazioni e Meetup

    C’è un pericolosissimo infiltrato nei Referenti dei Meetup e/o fra i gerenti dei necessari progetti: il desiderio di Casta: sostanziale dove non formale. Sia ben chiaro: non intendo assolutamente mettere in forse l’idea del Grillo; solo qualche particolare. La mia corrispondenza con il Meetup di Verona è stata irrilevante, tuttavia é bastata per farmi escludere che nel gruppo che ho conosciuto vi sia ambizione da casta politica o di potere comunque voluto e/o finalizzato. C’è un desiderio di Casta però, che non è mai stato trattato, e a quel che mi risulta, mai posto in analisi: la Casta culturale.

    La casta culturale si costituisce ogni qual volta delle pari titolarità di studio fra aderenti emergono delle maggiori personalità. Succede in ogni realtà. Il problema non è questo, però, il problema è la possibile chiusura (degli emergenti) verso delle conoscenze diverse e/o alterne; chiusura che potrebbe essere motivata anche da motivi non necessariamente ideologici. E’ certamente vero che conoscenze diverse e/o alterne hanno facoltà di scardinare l’omogeneità di un dato Gruppo. Altresì è vero che vanno riportate a comuni criteri.

    Criteri che forse non sono sempre raggiungibili, come dimostra il caso di un uscito dal Movimento perché si sentiva soffocare. Ci si può sentire soffocati da volontà maggiori ma ci si può sentire soffocati, ogni qual volta una cultura minore viene impedita da culture maggiori.

    Nel Gruppo veronese di quella sera, era emerso chiaramente che rispetto a quella dei presenti, di minore c’era solo la mia. Se mi sono allontanato dal Gruppo, allora, non é stato per qualche suo impedimento ma perché mi sono reso conto che sarei servito pressoché a niente. Come fermare il possibile scardinamento ideologico di un Gruppo senza per questo far sentire soffocata una alterna voce? Direi, facendo in modo di farla rientrare nella comune visione delle cose trattate. Operazione, questa, tanto più possibile, se ogni Referente e/o Operante considererà la sua cittadinanza politica (e dove c’è motivo anche quella esistenziale) non su quello che sa o opera, ma su quello che tutti paritariamente siamo: grilli con ognuno le sue antenne, la sua personale voce, la sua personalità.

    Impedirsi di diventare casta politica e/o culturale, quindi, è impedirsi di sentirsi superiori per bisogni di grandezza. So bene che solo una ferma auto disciplina impedisce la vanità di sentirsi Casta perché ci si sente oltre il basico ma arrivati a questo punto scagli la prima pietra contro il Movimento solo chi nella ricerca di consenso ha saputo rifiutare il suo bisogno emergere dal nulla che è stato, alla Casta culturale dove si collocano i qualcuno che sono diventati detentori di potere.

  • C.F.S. CONCETTI PER IMMAGINI

    Con Flebile Spirito Che Fatica Sopravvivere

    Vita, è lo stato di infiniti stati della trinitario – unitaria corrispondenza

    fra Natura

    Cultura                               Spirito

    Lo Spirito è forza tanto quanto alimenta il Corpo ed è vita tanto quanto alimenta la Mente.

    La forza dello Spirito non può essere maggiore della conoscenza (o l’opposto) se non ponendo dissidio fra gli stati della vita.

    Natura per quello che siamo

    Cultura                                 Spirito

    per quello che sappiamo <> per quello che sentiamo

    La Natura è il luogo del Bene

    La Cultura                         Lo Spirito

    è il luogo del Vero       è      il luogo del Giusto

    che si origina dalla corrispondenza fra il Bene ed il Vero.

    Nel corpo del nostro principio (la Natura) vi sono tre fondamentali emozioni:

    Depressione

    Esaltazione                                Pace

    Depressione: quando vi è difetto di forza nella vitalità. Esaltazione: quando vi è eccesso di forza nella vitalità. Pace: quando vi è corrispondente incontro di forza fra vitalità e vita.

    Come la vita, anche questi stati di forza sono stati di infiniti stati, così nessuno è depresso in assoluto, esaltato in assoluto, pacifico in assoluto.

    La Persona è quello che di prevalenza è perché la corrispondenza di vita fra gli stati non fissa nessun spirito (nessuna forza della vita) al dato stato.

    Del nostro stato di pace si può dire che è l’omeostasi spirituale della vita. Raggiungiamo quella condizione di forza, tanto quanto sappiamo estirpare i dissidi

    dal nostro Corpo

    dalla nostra Mente <> e <> dal nostro Spirito

    Lo stato della vita raggiunge la pace quando nei suoi stati è assente il dissidio. Con l’assenza del dissidio la vita mantiere e protrae sé stessa senza l’errore, senza il dolore e nella forza della vita senza deficitarie corrispondenze.

    Naturalmente, anche questa verità è come la vita: mobile stato degli infiniti stati di verità. Si può dire pertanto che è immobile in quanto afferma ma di vita e di vitalità in prevalenza mobile. Per altro dire è Uno nel principio affermato ma che per vita e vitalità può essere ora di più od ora di meno. L’allontanamento dalla propria integrità naturalle, culturale e spirituale al principio che è l’Uno può portare a depressioni fisiche e psichiche. L’eccessivo avvicinamento culturale e spirituale, invece, alle esaltazioni fisiche e psichiche.

    Uno per la Natura, Uno per la Cultura, ed Uno per lo Spirito sono Uno della vita, perché, vita, (bene per la Natura e vero per la Cultura per poter essere giusta allo Spirito) è unità fra gli stati non addizione di stati. Una vita è somma tanto quanto è trinitario – unitaria. Con altre parole: sé stessa.

    Vi è dell’errore nella verità, e/o del male nel bene, e/o della carenza di forza nella vita, tanto quanto la trinitaria misura degli stati non permette l’unità.

    Ciò è dovuto a tre fondamentali errori: sbagliamo, quando ciò che siamo (Natura)non tiene conto di ciò che sappiamo: Cultura.

    Sbagliamo quando ciò che sappiamo non tiene conto di ciò che siamo: Natura.

    Sbagliamo quando ciò che siamo e sappiamo non tiene conto di quanto sentiamo: Spirito.

    Il raggiungimento dell’unità fra gli stati implica il ricorso alla mediazione. Uno Spirito non mediatore rischia di dare agli stati della vita della forza di contrastante stato. Per mero esempio:

    3 alla Natura

    1 alla Cultura <> e <> 8 per lo Spirito

    Nel caso in ipotesi, è vero che lo Spirito esalta il corpo ma è anche vero che lo fa a scapito della mente.

    Per rafforzare il proprio spirito vi è chi opera compensi per la propria Natura e/o per la propria Cultura quando li si avverte e/o li si teme (quegli stati dell’Essere) non corrispondenti all’idea che si aspira ad essere per propri bisogni e/o per bisogni comunque indotti. L’identità maggiora lo stato e/o la misura dei bisogni

    naturali

    culturali                        spirituali

    da adeguare perché pensati e/o temuti non adeguati concedendo maggior forza alla Natura

    Cultura                       Spirito

    e/o maggior conoscenza alla Cultura e/o maggior spirito alla vita.

    Concede maggior spirito alla Natura chi opera per favorire la forza del Corpo. Concede maggior spirito alla Cultura che opera per favorire la Conoscenza. Concede maggior forza alla vita chi opera per favorire il suo Spirito.

    La maggiorazione per compensazione è a termine per l’inevitabile declino dello stato naturale, culturale e spirituale.

    Affrontare quel declino è affrontare un lutto. Nel contesto del discorso, per lutto intendo la remissione della vanità e/o della forza aggiunta per ambizioni di potenza (fine a sé stessa o no) se questo è il caso.

    Di per sé, lo Spirito non è tanto e né poco: lo Spirito è forza. Ciò che la rende tanta o poca, (con altro dire, esaltata o depressa), è l’erronea corrispondenza con gli altri due stati.

    In ragione dell’equa corrispondenza la Natura conforma e conferma la vita della Cultura. La Cultura conforma e conferma la vita della Natura. Lo Spirito conforma e conferma la vita della Natura e della Cultura.

    L’equa interdipendenza fra gli stati, conforma e conferma la reciproca mediazione. Nella reciproca mediazione, ogni stato è il mediato mediatore della vita del corrispondente stato. Con altro dire, è paracleto del Paracleto.

    Cosa ci dice che lo Spirito manca di mediazione? Ce lo dice l’errore. Chi ci dice quando vi è errore? Dove ancora non lo sa la Mente o lo Spirito è incerto, con sicurezza lo dice il dolore.

    Il dolore è il male naturale

    e spirituale da errore culturale.

    Il dolore afferma questa verità in ogni lingua, ma, la voce della Natura media il peso di quella universale “cultura” dicendo:

    lo Spirito è medico quando

    la temperatura della mente <> ha gli stessi gradi del corpo.

    Il raggiungimento della mediazione fra gli stati della vita impedisce allo spirito di essere flebile, e per questo, di non patire la vita come pesante.

  • La Sindrome C.F.S. Lettera

    CON FLEBILE SPIRITO CHE FATICA SOPRAVVIVERE

    L’Istituto superiore della Sanità, incarica il Gruppo “C” di Verona, di studiare un malattia che deprime la vita pur non ledendo il corpo. Non vedo cosa ci sia di nuovo – mi dico. Sono cose che succedono, quando un insieme di fattori ammalano la forza della vita: lo spirito. Siccome pensavo, (e penso) di capire qualcosa sullo spirito, intervengo presso il dottor S. con questa lettera. Se anche con le immagini dei concetti non ricordo. Ricordo, però, di aver immediatamente tradotto il titolo a mio modo.

    L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa. Se nei “malati” da quella sindrome la Cfs si può dire Con Flebile Spirito, della mia Cfs potevo dirla, “Che Fatica Sopravvivere”. A proposito di sopravvivere, mi domando come farò a cavarmela dai casini che ho scritto, ma, quel che è peggio, mandati in giro. Per quanto cerchi, non trovo che una risposta: confessarseli, correggerseli e, rimandarli in giro. Mi domando, se anche per la cura della Cfs sia necessario applicare questa auto terapia: vedersi, non per quello che abbiamo sognato di essere, (o ci è stato detto che siamo), ma per quello che si è.

    Quindi, (sia pure con fatica), accettare la constatata identità. Terapia della rassegnazione? No! Terapia della sincerità! Ho la sensazione che con la sindrome da Cfs, la medicina tenti di entrare nella casa della Psichiatria. Secondo me, l’intrusione finirà con reciproco guadagno: per il paziente non lo so. Essendo sindrome, con il fare, dovrai considerare anche l’essere della Persona: soggetto, non meno sindrome del male che denuncia. Prima di inoltrarmi nel discorso, non posso non dire cosa intendo per Persona e qual è la sua immagine. La Persona è l’immagine dello stato unitario trinitario che si origina dalla corrispondenza fra i suoi stati:

    Natura

    Cultura Spirito.

    Tanto quanto i suoi stati corrispondono, è tanto quanto la Persona trinitaria è unitaria. Tanto quanto una persona è unitaria e tanto quanto è sé stessa e, quindi, integra. Per quanto riguarda il tuo essere di tecnico, pensa allo spirito come alla forza della vitalità. Allo Spirito come forza della Vita ci penso io. Pensare allo spirito come alla forza della vitalità, ti consentirà di procedere per la terra che conosci. Non dovrebbe meravigliare l’età dei malati. E’ l’età delle massime tensioni vitali, però, è anche l’età dei massimi contraccolpi. La Cfs, dice che un contraccolpo ha provocato un crepo.

    Ora, si tratta di trovare il luogo di quel crepo. Secondo l’immagine che ho introdotto sopra, il luogo può essere nella Natura: stato di principio, del principio della sua vita. Nel caso lo sia, ciò vuol dire che una Natura (la parte fisica dell’identità) ha emanato verso la vita una carica di vitalità (di forza) che non ha trovato sufficienti agganci, sviluppi, conferme nella Cultura come nello Spirito. Non avendole trovate quella vitalità è tornata al mittente con forza direttamente proporzionale all’emanazione se il soggetto ha in altro la sua base, (una confermante idea di sé) ma inversamente proporzionale alla emanazione se il soggetto non si fonda, anche in altra confermante base.

    Sia nel caso direttamente proporzionale che in quello inversamente proporzionale il contraccolpo può essere di segno + o di segno – per infiniti (la vita stato di infiniti stati di vita) e sindromatici fattori. Il segno + e – dicono il genere di sofferenza che si origina nella forza dello spirito di quella persona. Quando è + il contraccolpo nello spirito provoca delle esaltazioni. Quando è – provoca delle depressioni. Quello che vale per l’emanazione naturale, vale per quella culturale e spirituale. I contraccolpi sono originati da emozionali risposte non date dal corpo non date dalla mente, non date dallo spirito.

    Le risposte mancate crepano la Persona quando i suoi ammortizzatori mentali (i dati del discernimento) sono scarichi perché demotivati, o carichi di una esistenzialità non corrispondente all’effettivo essere. In genere, una demotivazione copre un lutto interiore: la morte di una idea di sé. Può essere del sé naturale, di quello culturale, di quello esistenziale. Di quello cioè, che risponde ai perché vivere. Una esistenzialità impropria, (convenzionale al sociale ma non alla data individualità), è un pezzo della vita non originale per quella vita. Come succede per le macchine, i ricambi non originali corrispondono agli originali come forma ma non come sostanza, quindi, sono più soggetti ad usurarsi.

    La C.F.S. indica, che un pezzo non originale della vita di una persona si è definitivamente usurato Vi sono anche dei pezzi non originali che pur facendo cedere il soggetto non cedono nel soggetto. Sono estremamente cari: vedi ogni forma di droga.

  • All’Assistenza Anziani


    ALLA CORTESE ATTENZIONE dell’Assistente Sociale dott.sa S. e dell’Assessorato deputato all’Assistenza Anziani.

    In oggetto: Anziani, Servizi, Delegati… (Datata)

    Dandomi del cibo non convenuto (non consegnato è successo anche il Giorno di Natale!) un Consegnatario m’ha detto che non mi devo permettere di dire che “i Consegnatari non capiscono”. Ciò che evidentemente non capiscono (o non possono capire perché impediti a farlo) è molto semplice, per niente impegnativo, e neanche oltre ruolo: si tratta di capire questo. Soffro dei problemi che procura il pancreas quando non fa più quello che deve fare. Badando all’alimentazione e agli conseguenti effetti sulla ghiandola (li patisco già mentre sto mangiando) man mano ho capito di cosa posso cibarmi. E’ stata una selezione che, purtroppo, può anche aver spazientito qualche consegnatario.

    Quello che mi pareva bene oggi, infatti, magari non lo era più domani. Dagli e ridagli, però, ne sono venuto a capo. In primo, eliminando pressoché tutti i secondi per non dire della frutta e dei dolci da essere pagati ben poco da tanto erano di miserrimi qualità. In fondo in fondo poco male perché sono pure diabetico. In successione, ho eliminato tutti i contorni. Quasi sempre surgelati e pressochè crudi. Non digeribili quando non lo erano. Digeribili, invece, i fagiolini. Una volta alla settimana, un tempo, mentre adesso sto perdendo il ricordo dell’ultima volta che li ho visti. Ho dovuto eliminare la pasta al tonno, il tonno, e lo sgombro perché mi bloccavano la digestione per più giorni.

    A quelli nella mia condizione consigliano il pesce: troppo caro. Non cari i bastoncini ma tremenda la panatura e sconsigliabile la friggitura. Stante la situazione avevo chiesto una pasta in più e me l’hanno portata. La pasta è al pomodoro. Salvo rare eccezioni è generalmente mediocre, e da qualche tempo, al dente in eccesso. Può essere perché l’Assessorato deve risparmiare sul gas e sul servizio pasti dove non può risparmiare per riduzione del personale? Esperienza di vita può farlo pensare, ma a caval donato non si dovrebbe guardare in bocca! Vero, ma se magari ha il fiato che sa di sterco non farlo diventa impossibile?

    Le forme del risparmio che si possono attuare in una cucina non sono poche. Ciò comporta, però, quando quel genere di economia può reggersi se (volentemente o nolentemente) è viene retta da assistiti che non hanno voce in capitolo e che quando c’è l’hanno è grido nel deserto: l’ho constatato più volte. Ho dovuto rinunciare anche al baccala: industriale o no che sia stato era sempre buono. Mevavigliosa possibilità poterlo contatare perchè miserrima la quantità. Pesata una volta, risultò di 10 grammi più i cinque della vaschetta. Devo averlo detto a qualcuno perché le volte successive mi arrivò sopra la polente. Si poteva pesare lo stesso. Se non l’ho fatto è stato perché impedito da acida risata. Anche il risotto (ne ho la passione) è sempre stato degno di considerazione.

    Non da qualche tempo: di grano ancora internamente crudo e da burro e/o margarina, assolutamente astinente. Anche le lasagne (industriali o no che sia) sono generalmente buone. Il ragù, invece, è scadente. Viene macinato con nervi e siccome si sentono come si sente l’odore e il gusto del grasso che lasciano, rinunciarvi non mi è costata alcuna fatica. Dopo sta fava e sta rava cosa mi è stato possibile chiedere? Mi è stato possibile chiedere tre paste in bianco. L’ho detto ad un consegnatario e il consegnatario l’ha detto al responsabile del servizio: ora ricordo, un certo Roberto.

    M’ha detto che lo dovevo dire a lui, non al consegnatario. Vero ma l’ho fatto perché la responsabile precedente, da qualche tempo non rispondeva più al telefono, quindi, a chi lo dico: ai muri? I muri tutti non hanno sempre sentito le mie proteste perché qualche volta ebbe a rispondermi il personale di cucina: sempre cortese. Dopo quanto dissi a un Consegnatario (cortese, paziente, disponibile e non di oggi) mi chiamò il signor Roberto. Dopo la chiamata mi vennero portate la paste solamente in bianco? Il giorno seguente no. Il successivo neanche. Nel terzo una in bianco e due in rosso. Perso la pazienza avevo voluto restituire quanto portato all’operatore del 21 c.m!

    Il Consegnatario non l’accetta e alterato ripete che io non mi devo permettere di dire quello che ho detto non mi ricordo a chi. Alterato scende dalle scale. A mia volta reso alterato lo rincorro con il sacchetto. Oltre che per le scale lo faccio anche per il cortile. L’operatore, infatti, (incurante delle mie chiamate) procede imperterrito verso la macchina. Ivi giunto l’apre, si siede, chiude la porta, non apre vetri per prendere il sacchetto che gli stavo porgendo, e l’avvia con la chiara intenzione di lasciarmi in strada con il sacchetto in mano! Prego?!!! Mi sono messo davanti la macchina e gli ho detto che avrei chiamato i carabinieri: sono più che capace di farlo come sono capace di esporre delle indubitabili ragioni!

    M’ha detto di chiamarli pure però ha aperto la portiera ed io gliel’ho buttato fra le braccia! Da gravemente cardiopatico sono tornato a casa senza fiato, senza forze, ma almeno senza nulla che mi facesse ulteriormente male e senza nulla da buttare per forza di cose. Nel primo pomeriggio sono andato a prendermi dei riso, del pomodoro in scatola, due jogurt e due formaggi: è quella è stata la mia cena e quella sarà domani come anche i successivi giorni, quando non avrò più la necessità di agire secondo gli armati motivi del Cavaliere Nero: celebre la barzelletta ed è anche sul YouTube.

    Giunti al punto, o l’Assistenza mi offre un’alterna mano, oppure, gli capiterà di dover restare, malgrado me, con le mani in mano. Se succedesse, nella raggiunta tranquillità me ne farò una miglior ragione: tanto più perché devo mangiare poco; per il niente mi sto preparando.

  • Al professor G. B.

    di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona

    Cortese Signore: sentivo da qualche tempo di dover portare questo papiro al suo Dipartimento ma, a chi? Fatta una ricerca, trovo una coincidenza cara ai ricordi. Conobbi un altro Bergamaschi: padre Aldo, ex Ordinario nella stessa sede. Porgo a lei questo lavoro, allora, forse perché il fato ha delle ragioni che la ragione non conosce. A padre Aldo (non l’ho conosciuto personalmente) commentai la prolusione “Principato e Religione”. Mi confermò che l’avevo capita benissimo: anche i potentati che all’epoca si stracciarono le vesti! Di padre Aldo non so più nulla ma spesso è nei miei pensieri.

  • Arrivo al dunque, Israele.

    Arrivo subito al dunque, Israele. Sei in uno stagno! Ne uscirai con le bombe? Illuso! Con gli omicidi mirati? Illuso! Ne uscirai con l’appoggio del Mondo Occidentale? Sino a che servi! Tu, hai solo un modo per uscire dal pantano in cui ti trovi: bonificarlo. Come? Togliendo acqua ad antichi stagni e ponendo verità in antiche credenze.

  • Proibizionismo o Antiproibizionismo? Possibilismo!

    Dagli interventi medi quando non mediocri dei politici presenti all’incontro di Mestre il suo è emerso per la passione che vi sottostava: chiaramente, super partes quella politica. Nonostante ciò, il fatto che la contingenza ”Droga” la metta accanto ai Partiti (a dirla con W. S. ”strani compagni di letto” e, secondo me, carriole d’intenzioni sulle quali chiedono la tangente della mano morta) ombra di sospetto le sue affermazioni di libertà, così, come la frequentazione di un qualsiasi genere di diverso ombra quella cultura (ad opinione altrui, ovviamente) una qualsiasi normalità.

    Sarà anche un sospetto che non la può toccare; ma essendo di per sé ingiusto vedere che può esserne toccato non è detto che faccia piacere a tutti: me compreso. Che il possibile sospetto non leda la sua Persona e/o la sua causa a Lei il giudizio, come a me, il solo fastidio di averlo anche dovuto considerare prima di escluderlo.

    Se la sua indipendente posizione, la rende al di sopra del sospetto che le dico in via di ipotesi, comunque, quanto la rende al di sopra del pensiero di essere da quelli strumentalizzato se non nella Persona, quantomeno nella sua Figura? Che anche questo aspetto sia nolente implicito (e/o positivo e/o negativo alla sua opera) solo suo può essere il giudizio.

    Ancora per quanto mi riguarda, mi prefiggo il solo scopo di farla ulteriormente riflettere. Lei sa bene perché ama ciò che fa (ed io so bene perché ho amato chi si faceva) che nella tossicodipendenza vi sono due predominanti fasi. Chiamo la prima, quella di ”Pinocchio nel Paese dei Balocchi ” e, la seconda, quella di ”Lucignolo alla Stanga“. 

    Il Tossicodipendente è nel Paese dei Balocchi nella fase della scoperta della droga e delle collegate emozioni e/o storie ancora potenti. I Lucignoli, invece sono identità di confermata tossicodipendenza e nessuna illusione. Di fatto, rami piegati che a raddrizzarli secondo norma si rischia di spezzarli di se stessi, o quanto meno di recare un dolore che per quanto motivato da un bene non per questo fa meno male. Si può evitare questo errore? Si, evitando gli interventi in over.

    In media, i Pinocchi che prima o poi si ritroveranno Lucignoli sono sulla trentina. Per la gran parte, fisicamente quanto psichicamente provati (anche gravemente quando non in maniera irreversibile) e, pertanto, oltre modo pessimisti sia verso sé che verso il mondo. Sono soggetti, difficilmente accettati in Comunità: con altri motivi perché rischiano di elevare le statistiche dei mancati recuperi.

    Anche qualora decidessero per l’ingresso comunitario le Personalità t.d. di questo livello si trovano a dover affrontare un pesante momento: quello, cioè, nel quale devono spogliarsi di ciò che sono per rivestirsi di ciò che (forse) riusciranno ad essere. Purtroppo, quell’atto di conversione culturale (ma anche esistenziale) deve accadere quando, essendo ”scoperti“ sono anche liberi ma appunto perché mentalmente liberi tutt’altro che pronti ad ancorarsi ai valori sociali che fanno il Cittadino.

    L’atto della spoliazione del vecchio vivere implica la forza di affrontare un periodo di transizione da nudi di sè. Per essere vestiti seppure nudi di sè, oltreché delle certezze di identità che solo una raggiunta personalità possiede ci vuole del coraggio: un coraggio che forse non hanno mai avuto dal momento che hanno sempre trovato la forza di affrontare la realtà (propria quanto altra) solo dopo aver anestetizzato, anche i dolori che procura oltre agli errori.

    Fatto sta, che anche per questo, gran pochi se la sentono di affrontare una Comunità che presso le Personalità in questione è anche vista come un galerante fallimento. E’ possibile fare di meglio? E’ amaro dirlo ma la droga permette di fare solo quello che si può. Sino all’ultima parola, il resto deve farlo la vita; e non c’é Congresso o Politica che tenga, tolga, o aggiunga.