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CESIRA, LUIGI, ED IO.
COLLEGI
RICORDI
GUERRIER NON FUI

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Dall’affermazione ne consegue che non vi é vita che possa dire Aliena un’altra vita. Al più, si possono dire alieni altri vissuti. Ciò vale per la vita nota come anche per quella ignota.
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ERO MESSO COSI’.
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Gli amici avevano preso l’abidudine di chiamarmi Vita. I rimasti non più: la vita fa iniziare. La vita fa finire. Non ne ho mai fatto un problema.
ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985. Ero in stazione con un libro e un freddo cane anche nel furgone. Ad un amico del tempo andato sembrai Silvio Pellico e le sue prigioni quando mi vide la prima volta. L’intuizione della Gaby fu più che vera! all’epoca ero un imprigionato che non sapeva di essere la sua prigione e neanche il suo secondino.
NON PER ULTIMO:
ho lasciato la Religione dello Stato alle convinzioni altrui. Il mio crocefisso é la logica! Nell’Alto o nel Basso (tanto o poco) ci sono appeso da più di trent’anni: 34 per la precisione.
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Sia detto fra di noi: per me i congiuntivi sono come gli U.F.O. Non li ho mai visti.


L’assoluta risposta è già stata data: é nel silenzio. Il silenzio é il luogo della verità perché dove c’é il silenzio tace il dissidio. Dove tace il dissidio tace l’errore che può portare al dolore che può portare al male nella Natura, al Male nella Cultura. Tanto quanto é perseguito e tanto quanto può portare (l’Errore) al Male nello Spirito.
La Verità é un Assoluto, quindi, é dove l’Assoluto é: alla vita del Principio.
Capita ad un mal indirizzato bisogno di Verità di generare della volontà di Giudizio. La volontà di giudizio nasce anche da un mal intenzionato bisogno di potere: un intento non esclude l’altro.
Sento che è necessario precisare che per silenzio che permette la verità non intendo la cessazione della parola. Intendo, invece, la zona della rinuncia del titolo di verità che sta fra opinioni a confronto. La nostra verità non è, o meglio, è il massimo accordo fra opinioni in continua verifica. Volutamente o no e per infiniti stati di conoscenza, le ferme convinzioni stanno alla base dei poteri e/o delle vanità: un’ipotesi non esclude le altre.
POICHE’ NESSUNO CONOSCE LA VERITA’
se ne può dedurre che tutti i giudizi sono intrinsecamente erronei! Tanto più, quando giudichiamo dei percorsi di vita che non corrispondono ai prevalenti. Il vero bisogno di verità, invece, porta a considerare che
SIAMO DIVERSI PERCHE’ NOI STESSI O PERCHE’ NO
I PRINCIPI UNIVERSALI DELLA VITA SONO

il Bene per la Natura

il Vero per la Cultura
il Giusto per lo Spirito
che si origina dallo stato della corrispondenza
fra il Bene ed il Vero.


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FEDE E’ RAGIONE DELLA SPERANZA. RAGIONE E’ FEDE NELLA CONOSCENZA.

Circa l’Assoluto é meglio tacere su quanto siamo in grado di dire solo per fede. Per Fede abbiamo fatto e stiamo facendo macelli! Lo dimostra la Storia: nondimeno la mia.

Voluta o non voluta che sia ogni scelta da erroneo stato diventa la forma che forme altre forme. Ovviamente succede anche per le forme non erronee. Misericordiosa la Vita (nel caso delle erronee) che essendo stato di infiniti stati rende tali anche il Dolore, l’Errore, la Colpa ed il Male. Secondo ragione questo non ci prova oltre quanto possiamo provare. Può succedere, però, che menti travolte da aggiuntive immaginazioni possano confondere un meno con un più ma dobbiamo l’errore ad uno stato della nostra vita, non, allo stato della Vita (principio e principi) a cui dovremmo riferirci sempre; almeno secondo ideale. Altresì é vero che per capire in pieno questa faccenda ho dovuto ritrovarmi come si trovò l’Aretino Pietro (con una mano davanti ed una dietro) ma raggiunte “le placide acque” (non sempre ma va bè) capisco anche che tutto é stato necessario e che (lo si sappia o meno) la Vita macina la farina che trova: quasi mai per modo di dire.
Secondo l’immagine in uso giusto per semplificare la relazione
fra errore

dolore
e
male
si attua come si attua la vita: stato trinitario _ unitario dove al vertice del casuale discorso pongo
l”errore culturale

che da infinita forma
che da infinita forma
al dolore naturale e spirituale e/o al male di vivere se culturale e/o esistenziale e/o al vivere male se naturale e/o spirituale.
