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  • Dal mio bisogno di verità

    Quanto affermo a proposito di spiriti e di Spirito farà certamente ridere l’identità esclusivamente pratica e razionale. Sarei anch’io come quella se la vita non mi avesse fatto andare fuori la strada che avevo percorso senza particolare gloria o disonore. Mi buttò fuori strada (la vita) servendosi del lutto che patii per la morte di più tre quarti della vita che amavo secondo quanto dell’amare sentivo: il massimo che sentivo possibile indipendentemente da quello che sapevo. Incapace di accettare l’idea che non avevo più niente ricorsi alla medianità; ammesso il caso fu per quello. Nella medianità ho certamente trovato di che dissetare il prevalente deserto che ero diventato. Cominciai a badare al fango che c’era in quell’acqua man mano conobbi quell’acquitrino e man mano calava il mio bisogno di sete a qualsiasi condizione; e quando l’acqua diventò imbevibile sia per la ragione che per il mio bisogno di amare cercai un’altra fonte. Passai così, a cercare lo Spirito dopo che capii che lo spirito che avevo cercato era ancora lo sciagurato :) che era stato. Della strada “per Damasco” detta qui, allora, si può anche dire che secondo psicologia è l’elaborazione di un lutto e che secondo vita é il rientro di un particolare nel suo universale.

    Quando ho cominciato il rientro ero così:

    Ad un amico del tempo andato sembrai Silvio Pellico e le sue prigioni quando mi vide la prima volta. L’intuizione della Gaby fu più che vera ma all’epoca ero un imprigionato che non sapeva di essere la sua prigione e neanche il suo secondino.

  • LE FAVOLE

    Narciso

    Si specchiò la vanità nello stagno Chesisa! Come sono, si diceva! Sembro proprio una malìa. Passò la verità. Seccata dai bla – bla, la spogliò di proprietà, e la rivestì, via – via, a righe di psicologia.

    Un falco chiese alla luna

    Un falco chiese alla luna: cos’è la norma? La luna gli rispose: norma è differenza fra ciò che puoi secondo te e ciò che puoi secondo vita.

    La cicala e la formica

    Sopravvissuta all’invernata, la Cicala, rivide Formica ancora affaticata.

    Formichetta, formichetta! Guarda o cielo, guarda o mare! Smettila di faticare!

    Rispose la Formica, seccatina per la solita manfrina: chi no laora no magna e chi no magna sparagna!

    Lo so, lo so! (rispose la Cicala alla solita lagna) però, non t’ho detto di non lavorare! T’ho detto: di riposare.

    Già, come fai tu! Tutto il dì davanti la Tv!

    E’ vero, tutto il giorno me ne vado poco attorno, ma nel caldo della sera, accompagno chi ci spera.

    I consiglieri del re

    Il re Siloso, aveva due consiglieri: il Ma ed il Però. Se qualcuno gli diceva – Guardi che il punto è questo! – subito convocava il Ma. Se altri gli dicevano – Forse è meglio l’altro, oibò! – lo stesso faceva con il Però. Nella morale della storia si racconta, che i Ma ed i Però, sono l’onta di chi tergiversa l’opinione per non accogliere ragione.

    Farfalla innamorata

    Farfalla innamorata di Tulipano, gli domandò: perché non c’è lo stesso sentimento fra di noi? Gli rispose Tulipano: perché non mi è ala la tua ragione, e la mia, non ti è radice.

    Sogni e Bisogni

    Volendo essere un merlo, un passero si tinse il becco di giallo. Credendo l’accorgimento sufficiente, assieme ai merli andò alla fonte. Come quelli, mise il becco a mollo, è vero, ma lo ritrasse ancora nero. Morale della storia: una parte che non sia vera, dura un sorso e, buona sera!

    Papà Fiordaliso

    Decise Fiordaliso di adottare Giaggiolo e l’accolse nel vaso! Che strano fatto, miagolò Gatto, a Ortensia pensosa. Qui, cova qualcosa, disse, la Rosa. Lasciali dire, raccomandò Fiordaliso al suo piccolo fiore. Curati di quelli che sanno amare.

    La sorpresa di Pero

    Ebbe Pero una brutta sorpresa! Per la vergogna coprì di foglie quella rogna, ma Mela, rubiconda, sbucava lo stesso dalla fronda. Scosse Pero tutto il suo tronco, e i rami si mise a scrollare ma non ci fu niente da fare! Cosa dirà il mio vicino?! Che figura ci faccio con quell’impiccio! Venne Contadino. Prese Mela con mano lesta la mise nella cesta. Dice la morale di quell’arte: ogni frutto può la sua parte.

    Parenti serpenti

    Filippo, aveva due parenti, velenosi come serpenti. Io – Sono, uno si affermava. Io – Faccio, l’altro gli diceva. Me ne impipo, Sono diceva a Faccio, quando discordava. Me ne impipo, Faccio diceva a Sono, quando si fermava. La storia durava, durava, ma un bel giorno Filippo si scocciò! Prese Sono e prese Faccio, e senza alcun però, in – dis – so – lubil – mente, li legò! La morale nulla dice, perché, ora, tutto tace.

    La luce di Luna

    Fra delle nuvole a corona una stella girava attorno alla Luna. Affascinata, si seppe colpita da tanta massa, ma, c’era un pareva che non la convinceva in quella matassa! Gira che ti rigira, infine, capì la lezione: la differenza fra brillante e zircone.

    Gallina curiosa

    Una gallina domandò (o era un pollo, non lo so) sono nata prima io, o l’uovo mio? Il Gallo rispose: prima di te c’ero io! Cala il rostro che te lo dimostro! Per chi non l’avesse capita, il gallo, è la vita.

    I turbamenti di Alberello

    Non tanto tempo fa, l’Alberello di un Bosco in sé turbato, chiede udienza al re dei boschi. Addentratosi nella sala degli ” Alberi che ora possono” e giunto alla presenza del re, s’inchinò, scuotendo con deferenza le sue foglie.

    Dagli antichi rami intrecciati a trono, il Sovrano, l’invitò a parlare.

    Mio signore: sento che la linfa stenta a percorrere le mie vene e tanto sono sovrastato da edere che la luce mi raggiunge poco. Guarda! Il verde delle mie foglie è opaco, e i bordi ingialliti. Sono a conca, non come quelle che raccolgono per dare, ma come mani che si protendono a elemosinare altra luce, che quella che hanno, le lascia come vedi. Se generalmente occorre un grammo di clorofilla per guadagnare il giorno, con la stessa quantità ne ho solo per qualche ora. Il poco guadagno messo a fronte della fatica, piega la mia vita al punto, che non so più come trovare la forza e/o le motivazioni, per raddrizzarmi. Riconoscerlo, è l’ulteriore veleno che ancora di più mi piega, così, l’ora di guadagno che mi si riduce sempre di più, è una costante usura della mia vitalità! Certamente non posso dire che sto morendo a me stesso, ma posso dire che sto vivendo, o almeno nella giusta misura e nel giusto luogo? Ecco! Il mio turbamento, sta nelle risposte che non so darmi. Il re fermò i commenti degli Alberi dei quali era Signore e, nel silenzio che seguì si raccolse in meditazione. La voce che giunse all’Alberello lo meravigliò, tanto pareva venire da dentro di lui, e, sul momento, ne fu quasi spaventato, ma poi udì come comunemente udiamo.

    Mio Alberello (disse il Re) neanche no, possiamo intervenire nelle leggi che regolano il luogo nel quale siamo. Per questo, tanto meno possiamo ordinare che ti sia maggiore lo spazio che occupi. Nel farlo, turberemmo le ragioni che del Bosco non tutte conosciamo. Se ti può consolare, sappi che il tuo turbamento fu anche degli “Alberi che ora possono”. Noi re, tuoi principi, possiamo solamente confermarti che il posto che occupi nel tuo bosco, è, nel bene e nel male, ciò che sino ad ora hai saputo, e/o voluto, e/o potuto raggiungere. Se ciò non ti soddisfa, in primo t’invitiamo a riflettere se il tuo nome, (ti sei presentato al nostro cospetto dicendoti della famiglia dei Castano), sia effettivamente quello che sostieni di essere. Se ti senti indebolire anzitempo, può essere perché il tuo nome (e, dunque, tutta la tua funzione di Albero nella tua famiglia) è diverso da ciò che pensi di conoscere. Come sapere se anziché Castano, sei Salice, o Robinia, o altro nome? E’ molto semplice! Confronta le tue foglie con le altre! Guardane il disegno! Se ha spine! Controlla il colore della tua scorza! Insomma, oltre che dirigere lo sguardo su te stesso, volgiti anche al Bosco non solo per vedere ciò che per te è più verde o forte, e, dunque, apprendere il modo di diventarlo, ma per vedere anche il Tutto.

    Nel farlo, non trascurare di riflettere sulle radici di ciò che vedi, se vuoi imparare le cose, sino al loro principio. Noi sappiamo bene che gli ” Alberi che ora possono ” hanno in spregio quelli che ancora non possono, perché di non paritaria condizione di vita. Sappiamo anche, che gli “Alberi che ancora non possono”, sono reputati diversi e/o inferiori, ecc. ecc. Abbiamo sempre condannato, quest’arbitraria condizione, del giudizio di chi può, ma neanche noi, possiamo estirpare i nodi che ammalano di brutture la scorza dei nostri sudditi. Altresì sappiamo che per gli “Alberi che ancora non possono”, questo giudizio è un ulteriore peso, ma, sappiamo anche bene, che molti “Alberi che ancora non possono”, si reputano diversi, non perché giudicati tali, ma perché così si giudicano! In genere, ma in prevalenza, si giudicano così perché amerebbero essere l’idea che sognano al di là di ciò che effettivamente sono! Da questa impossibilità, in loro nasce scontentezza e senso di pochezza. Per quanto conosciamo, supponiamo che il genere di lamentela che forma il tuo turbamento, possa anche essersi originata da una scontentezza di te stesso in molti modi motivata più che dal luogo e/o dalla condizione in cui ti trovi a vivere la tua funzione di vita.

    Fra altre cose, la scontentezza di se stessi può essere la fuga dal Bosco che tanto più dimostra, che si vuole essere ciò che si vede con gli occhi del desiderio verso altro da sé, più che con quelli della ragione del proprio stato. Questo, in genere ma in prevalenza è ciò che maggiormente forma la matrice culturale del senso della diversità non solo sessuale. Se fosse ciò che supponiamo, non la condizione del Bosco, e/o le Edere, potrebbero essere la causa che ha motivato la tua presenza al nostro cospetto, ma lo sradicamento dalle tue radici, che fai ogni volta aspiri a non essere il tuo nome: vuoi perché non sai esserlo, o perché non sai come esserlo, o perché ti si impedisce di esserlo, o perché non accetti di esserlo, o per un insieme dei fattori che testé ti stiamo dicendo. Il re, poi, tacque. L’Alberello uscì dalla sala del trono. Tornò da dove era partito. Allo stesso vento oscillavano le sue foglie e i pensieri.

    Un certo Vi – talia – no

    A chi voleva ascoltarlo, un antico filosofo (un certo, Vi – talia – no), così raccontava. La vita è una scuola dove insegnano due saggi: il Maestro Stare – bene, ed il Maestro Stare – male. Gli alunni sono liberi di frequentare le lezioni dei docenti che preferiscono, ma, se nonostante il dolore che hanno appreso frequentando le lezioni del Maestro Stare – male, non seguono quelle del Maestro Stare – bene, vi pare che possa convincerli questa storiella?

  • I principi possono parola

    I principi possono parola solo nella

    MATERIA

    a cui danno

    CORPO  VITA

    Parola é l’emozione della vita che dice sé stessa.

  • L’azione dei principi

    I principi agiscono lo stato

    collegano gli stati >< formano lo stato

    Tanto quanto non sono vissuti e tanto quanto lo stato di Somiglianza con l’Immagine assume stato culturale e spirituale altro .

    I PRINCIPI SONO ASSOLUTI

    Non per questo permettono a chi li segue di giungere all’Assoluto. Non lo possono per un arci noto motivo: dove c’é un Assoluto non ci può essere un altro Assoluto. Ne consegue che da ogni genere di fanatico assolutismo é l’ultra compensativo cerotto che l’IO usa per curare quanto soffoca perché non si vuole com’é.

  • Tratti, Ritratti, Autotratti.

    Durante il mio percorso fui fuori dalla ragione convenuta al punto da chiedermi se con la testa c’ero ancora. Non la persi del tutto anche perché mi capitò di leggere:

    “…Non di men rimossa ogni menzogna tutta tua vision fa manifesta e lascia pur grattar dov’é la rogna …”

    Ciò mi permise di lasciar perdere non pochi dettagli e di trovar quiete in questo conclusivo pensiero: se sono un interesse della Vita, la vita curerà i suoi interessi. Se no, avrò comunque vissuto!

    I MIEI STUDI

    FUI COME L’ARETINO PIETRO

    NON SI SFUGGE

    PER ALTO E PER BASSO

    “PER DAMASCO” IL MITOMANE?

    HO AVUTO BISOGNO DI ACQUA

    CON I PATEMI DELL’ETA’

    SPIRITO SAULINO E SPIRITO VITALIANO

    Tenuto conto delle differenze personali e di conoscenza, una parte dell’esperienza dell’autore di quest’opera può dirsi parallela a quella di Saulo di Tarso, poi s. Paolo. Mi riferisco “all’incontro” con uno spirito.

    segue

  • Per Natura intendo…

    Per Natura intendo il Corpo della vita comunque effigiata; per Cultura intendo il pensiero della vita comunque concepito; per Spirito intendo la Forza della vita comunque agita.

    Le Natura é il Luogo del Bene; la Cultura é il Luogo del Vero; lo Spirito é il luogo del Giusto tanto quanto la Forza del Bene corrisponde a quella del Vero.

    L’ipotesi é confermata dall’assenza del dolore: male naturale e spirituale da errore culturale.

    Vi é colpa e dolo quando l’errore che porta al dolore é attuato con pieno proposito e senza limiti. Vi é dolo ma non colpa quando un errore o un dolore (ambedue danni) é provocato da un cosciente dal limitato discernimento.

  • I principi possono parola

    I principi possono parola solo nella

    MATERIA

    a cui danno

    CORPO VITA

    PAROLA E’ L’EMOZIONE DELLA VITA CHE DICE SE’ STESSA

  • La genesi del principio di ogni identità

    IO

    SONO VITA

    Io Sono come genesi dell’Essere cosciente di sé e vita come parola che dice lo stato del suo iniziale stato.

    Poiché Parola al principio, il Principio é il Profeta che annuncia i suoi principi manifestandoli nella vita che forma e conferma ad immagine dei suoi.

  • Alto e Basso: emozioni e storie.

    L’EMOZIONE DICE LA CONDIZIONE DELLA FORZA CHE LA PROCURA

    Se elevante la Forza é dello stato Alto della vita. Se funzionale alla stabilità  dell’all’esistenza la Forza è dello stato Basso della vita. Alto  non necessariamente vuol dire divino e Basso non necessariamente vuol dire diabolico. Sono stati della conoscenza che sta più o meno nell’incoscienza. Sia nella vita personale che in quella non prossima alla personale, vita, é corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti gli stati. Ovviamente, la corrispondenza genera modifiche (sia dello stato che, sia nella vita di questo stato come anche nell’ulteriore) e le modifiche generano altre collocazioni e/o adattamenti. La corrispondenza fra stati genera modifiche di stato e di collocazione. La corrispondenza, infatti, non permette che lo stato (intendo la personale condizione) si fissi in un dato stato.

    La corrispondenza fra stati impedisce alla mente di rendersi stagno per rane affini. Dalla corrispondenza nulla resta come prima. Modifiche e adattamenti avvengono in pace tanto quanto sono affini le forze di chi vive le modifiche e/o gli adattamenti. Avvengono nel Dissidio, invece, tanto quanto le forze sono emozionalmente e spiriticamente conflittuali. Alla verifica della corrispondenza consegue che quelli dello stato Alto potrebbe giungere più in alto come anche che, dal loro Alto, scendere più in basso ma non per questo passare dallo stato Alto a quello Basso.  Così, anche quelli dello stato Basso possono diventare più bassi come anche meno bassi. I Bassi diventati meno bassi, allora, possono già cominciare a sentirsi più alti anche se non ancora in Alto dal loro Basso. Non vi dico quanto mi vien da ridere pensando a chi leggerà questa serie di verità che dico  verosimili perché ho i piedi ancora ben piantati per terra.  Forse non così ben piantata la testa si penserà ma tanto é come la Torre di Pisa: cade, cade, ma mai non va giù! E’ così da quando ho cominciato a chiedermi che cos’é lo Spirito. E’ stato più di quarant’anni fa!