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  • Gli esami non finiscono mai

    Al risveglio mi sono ricordato dei mie esami di Scuola Media. Alla tarda quando non torda età andai preparato da una Scuola privata, anche per le possibilità sindacali che a nessuno si negano. Sostenni l’esame a Oppeano: un paese vicino a Verona. Ricordo ancora la faccia dell’esaminante. Stava fra il non voler ridere e il non poter piangere! Mi chiese di parlargli del Foscolo! Solo per un attimo non ebbi risposta ma nel successivo venne quasi di corsa! Il Foscolo?! Ossignur! El pianse su le Are! El pianse su so mare! El pianse sul fradel! El pianse su Zante! Insomma, el pianse sempre! Fui promosso con la voce “Distinto”. Certamente dissi il vero sul Foscolo e molto probabilmente feci ridere tutti gli esaminanti. Anni dopo, però, dovetti ammettere di aver detto una miseranda sarcasticità! Me ne accorsi quando, non più tordo ma di anni più tardo, piansi sul niente che mi era rimasto.

  • La Strada

    “per Damasco” porta al principio e ai principi della vita.

    Il Principio della vita è indipendentemente dallo stato della Conoscenza di quanto è a Coscienza. Dove il Principio necessariamente è perché nulla è senza principio, necessariamente vi sono i principi del Principio:

    il Bene per la Natura della Vita

    Il Vero il Giusto

    per la Cultura della Vita <> per la Cultura dello Spirito.

    Senza la trinirario_unitaria alleanza fra questi principi non vi sarebbe vita, quindi, nessun

    Bene

    nessuna Verità <> nessuna Giustizia

    In assenza dei principi del Principio

    vivremmo stati del Dolore

    dell’Errore e del Caos

    che si origina quando la Forza della vita (il suo Spirito dato lo Spirito) entra in dissidio con la Potenza della Conoscenza fuor di Coscienza.

  • Con i patemi dell’età

    Con i problemi dell’età sto’ a zero perché ho vissuto. Provo inquietudine, invece, se penso al possibile destino di questo lavoro. Visto il mio momento non mi seguirà solo se salvato, penso. Privato o non privato che sia, nessuno mi deve e/o mi dovrà qualcosa, quindi, può farlo liberamente.

  • Il di_segno dello Spirito

    Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita animata dalla forza dello Spirito. La forza dello Spirito è la vita della Natura. La vita dello Spirito è la Forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

    La corona è simbolo di sovranità. La colomba è simbolo dello Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Perché forza che principia la vita, lo Spirito è principio sovrano. Perché sovrano principio della vita a cui da la sua forza, non può essere spodestato da nessun altro spirito. La sottomissione dello Spirito, quindi, indipendentemente da chi o cosa la procura, è errore contro la vita, contro il Principio, contro il suo principio, lo Spirito. Tanto quanto la sottomissione dello spirito è perseguita, è tanto quanto è male se diventa errore coscientemente perseguito.

    Correva il 92/93 quando ho trovato l’immagine originale in un mercatino di oggettistica: a Bolzano. Aveva uno sfondo a goccia: di plastica nera. Sordo a chi mi diceva che era un gabbiano (o un uccello simile) per decenni l’ho sempre intesa come l’interpretazione di una colomba da parte dell’autore; da quell’intendere, le conclusioni che ne ho tratto. Va beh! Vuol dire che è un O.S.M = Oggetto Spiritualmente Modificato; che è quello che da allora ho iniziato a diventare. Sopra la corona ho fatto aggiungere un brillantino. In quanto bianco, puro, e brillante, di quel diamantino si può dire che simbolizza la luce. La luce, simbolizza la verità. Elevando il pensiero, si può dire, allora, che sulla cima della corona che segna la sovranità, (dello Spirito, in questo caso) c’è la luce della verità.

  • Simbologia della Gru

    Secondo un’interpretazione scintoista la Gru simbolizza la

    “Cavalcatura degli Immortali”

    Per quello che penso sono Immortali i principi della vita:

    Il Bene per la Natura

    Il Vero per la Cultura > < il Giusto per lo Spirito

  • “Quando verrà il Consolatore”

    ATTENDENDO IL PARACLETO

    Più o meno dopo mangiato sono andato a letto un tantinello stanco devo dire a causa del tempo che investo per strutturare questi pensieri sul Sito. Mi sono svegliato verso le sei (epperò!) raccontandomi una tesi che in verità mi ero già detto da tempo ma non in modo così complessivamente pronto, unitario, limpido. (La voce narrante era la mia.) La lettera è lunga ma siccome é principalmente rivolta a quelli che non sanno, devo per forza partire dal principio.

    Chi possa aver originato la vita a sua Somiglianza (la vita, non, la vivenza che é ben altra cosa!) è oltre la mia conoscenza. Direi oltre anche della fede generalmente intesa dai credenti (oltre che da me sino a che lo sono stato come quelli) perché (emozionalmente parlando) lo stato di assoluto rende quel principio pressoché emozionalmente estraneo alla nostra capacità di sentire.

    Alzi la mano, infatti, chi può dire di star amando veramente chi ne ha conosciuto l’esistenza solo per sentito dire. Per sentito dire si può restar affascinati ma non di certo convinti da idee rette da idee! Va bene che bisogna tornare fanciulli per conoscere il Padre, ma non senza la ragione che ci permette di dividere la sciocchezza dall’innocenza! Della mia innocenza, ad esempio, i credenti maggiori ne hanno fatto strame per decenni!

    Non emozionalmente estraneo per la fede, pensa, chi crede di poterlo sentire. Chi crede di poterlo, però, quanto può separare quello che sente del DIO in cui crede da quello che sente l’IO in cui magari non sa quanto crede o non crede di poter sentire quindi se capita si grida al miracolo della fede quando sarebbe forse più efficace un ansiolitico? Al credente, quindi, non resta che un’ultima fede? Cioè, confidare sul fatto che ha la capacità di saper riconoscere suoi? Ognuno creda quello che sa, può, o vuole. Il credente sappia capire, però, se questa libertà è data dalla Speranza che comunque giustifica, o se è data dalla fede che comunque giustifica.

    Comunque stiano le cose, ad ognuno il suo pensiero!

    Ammesso e non concesso che possa dirlo, il discorso che segue, invece, è mio. Mi auguro che il Lettore* abbia tempo e voglia di seguirlo. Se no, gli sarà più difficoltose capirlo.

    Al principio della vita vi è la Vita del Principio. Il Principio é il primo luogo della vita e (direi necessariamente) ne é il primo ventre: lo possiamo dire Padre anche per ragione perché è la parte naturale di un principio generante. Chi ha fecondato quella parte? Essendo Principio

     

    direi che il Principio ha fecondato il suo principio. Ovviamente, è un’idea non una certezza!

    Lo stato assoluto del Principio é dato dalla sovrana comunione fra i suoi stati:

    Forza come Natura

    Potenza Vita

    come Cultura <> come Esistenza

    L’assoluta Comunione fra questi principi ha fatto sì che il suo Trinitario stato diventasse un unico stato: lo diciamo l’UNO.

    La Comunione fra stati è possibile tanto quanto vi è mediazione fra stati. La mediazione fra stati è assoluta tanto quanto gli stati raggiungono la stessa misura di stato.

    Essendo al principio, il Principio di ogni principio può essere solamente 1. Quindi,

    1 per la Forza

    1 per la Conoscenza <> 1 per l’Esistenza

    La vita è corrispondenza di stati fra tutti ed in tutti suoi stati. Essendo al principio è certamente somma ma non per questo addizione. L’addizione fra stati è un’imprescindibile regola del Potere sulla vita, non, del Potere della Vita.

    Per quanto teorizzo, allora, si può sostenere che il Consolatore é da quando vita é. Chi nella Bibbia ne ha parlato certamente lo sapeva per mistica Speranza. Ha dimostrato, però, di non saperlo per certa Conoscenza. Ovviamente, neanch’io lo so per certa Conoscenza del della prima Parola: VITA. Lo so, però, per quanto si può dir di conoscere le parole che dicono la Parola.

    A quell’Immagine somigliante, anche la nostra vita possiede gli stessi principi

    Forza come Natura

    Potenza Vita

    come Cultura <> come Esistenza

    In noi si sono trinitariamente incarnati

    Come Vita del Corpo

    come vita  come vita

    della Mente dell’Esistenza

    Come vita dell’Esistenza è simile al Padre perché (in ragione dello stato della Comunione) la mediazione fra stati permette ai nostri principi di raggiungere un’unità.

    L‘unificazione dei nostri stati, però, non può ricongiungersi in assoluto al Centro del nostro Essere (l’Esistere) appunto perché al principio può esserci solamente Principio; e qui la Ragione conferma quello che conferma la Fede. Ambedue confermano inoltre che l’attesa del ritorno del Paraclito non ha senso: non se n’é mai andato!

    Ha senso seguirne la magistrale ragione, però, tanto quanto ci fa ricordare che, nello stato della nostra vita, la consolazione del Paraclito viene scostata dall’errore che porta la vita nel dissidio che porta al male

    naturale

    culturale spirituale

    che porta al dolore.

  • Nella forma la vita informa

    Tanto più una coscienza conosce la vita dello Spirito (conosce perché in ragione del suo stato ne sente la forza) e tanto più è piena di quella forza in ragione dello stato della forma della sua vita:

    Bene per la Natura

    Vero per la Cultura Giusto per la forza

    della Natura che corrisponde con la potenza della sua Cultura.

  • Il senso della Soglia: la conoscenza.

    Una soglia è la zona di passaggio che sta fra due luoghi ma anche fra ciò che si sapeva e fra ciò che si sa, come pure, fra ciò che si era e ciò che si è. Viste così le cose, allora, è luogo esistenziale (naturale quanto soprannaturale) nel quale si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era) a quella seguente: coscienza di ciò che è. Soglia, allora, è il luogo, dove, la forza della Vita (sia nello stato naturale che fra il naturale ed il soprannaturale) muta lo spirito di chi non può non passare le infinite soglie degli stati della vita che stanno sia nella nostra vita che fra la nostra e quella dello Spirito. Ogni cambiamento è fatica ed ogni fatica ha la sua pena. In questo senso, Soglia è purgatorio: secondo lo stato del personale stato di spirito, luogo di chi capisce con pena culturale spirituale quando con fatica naturale. In ragione della corrispondenza di spirito fra vita e Vita, l’accettazione nella nostra Cultura delle ragioni della Vita è accettazione delle ragioni della Vita anche nella nostra Natura. Pertanto, mano a mano si attenuerà la nostra vitalità (lo spirito naturale) l’accettazione delle ragioni della Natura della Cultura della Vita, ausilieranno la forza della ragione naturale, culturale e spirituale della nostra. Le ragioni della Vita, ausilieranno quelle della nostra tanto quanto la forza delle ragioni dello spirito umano corrisponderà con la ragione dello Spirito della Vita. La Cultura della vita umana che rifiuta le ragioni della Vita è separata da se stessa e dalla Vita tanto quanto le rifiuta. Nel qual caso, non è certo la Natura della Cultura della Vita divina quella che abbandona un dolente a se stesso, bensì, è la Cultura della vita umana quella che, abbandonando quella della Vita, spoglia il dolente dell’ausilio della forza data dallo Spirito a quello umano. Succede però, che, superando la soglia, mano a mano ci si inoltra nella vita dello Spirito (nella sua forza) si inizi a conoscerla. Conoscendola, con la gradualità data dallo stato del trapasso fra vita e Vita, comunque non mancherà l’ausilio del suo Spirito.

  • Sulla Soglia: il Paraclito.

    Lo Spirito che è Calibro della Natura, arbitro della Cultura e giudice della vita

    Calibro perché misura il Bene

    Arbitro perché decide il Vero <> Giudice perché sentenzia il Giusto

    è la forza che non può non mediare la vita che calibra, arbitra e giudica. Non può non mediarla perché, la sua forza è vita tanto quanto i suoi stati corrispondono fra di loro ed è dolore (non vita della forza tanto quanto è dolore) tanto quanto non corrispondono. Nel trapasso fra uno stato e l’altro, mediando la vitalità della vita, in ambo gli stati ed in tutti i suoi stati, non può non mediare anche il dolore motivato dal male che indebolisce la forza naturale che informa quella culturale. Mi dirai: se lo Spirito è già misericordioso perché l’ausilio dato dalla sua forza media il dolore entro una data soglia, perché, già che c’è, non si fa più misericordioso togliendolo anche prima?

    E’ dolore fisico, il giudizio di male che una Natura da alla sua Cultura.

    E’ dolore culturale il giudizio di male che una Cultura da alla sua Natura.

    E’ dolore spirituale il giudizio di male che una data vita da a se stessa.

    Il bene (che è gioia naturale e culturale tanto quanto corrisponde a quella spirituale) ed il male (che è dolore naturale e culturale tanto quanto corrisponde a quello spirituale) sono i massimi termini di riferimento (naturale, culturale e spirituale) con i quali, in ragione degli stati della sua forza, la vita discerne su se stessa secondo la ragione (la forza) del suo spirito. Se la vitalità che lo Spirito soprannaturale da alla vita che passa fra uno stato e l’altro non alimenta il bene naturale per non condizionare il giudizio con una forza che non è della Persona, per lo stesso motivo non ne alimenta il male. Non lo può fare, appunto, se non interloquendo (con la Sua forza) sulla data vita che dovrà discernere su se stessa solamente in ragione di quanto ha personalmente capito perché personalmente sentito. Se la vita dello Spirito soprannaturale intervenisse anche minimamente sulla vita naturale che sta discernendo su se stessa, certamente interferirebbe sul giudizio che essa darà di sé. Ciò che dunque pare indifferenza è solamente giustizia. Che la Sua misericordia non possa passare la soglia della Sua giustizia non ci farà molto comodo, ma, lo sento così giusto, questo principio, che non può non essere che divino.